Il terrore a Londra

londraA un anno esatto dal duplice attentato a Bruxelles, il terrore è ripiombato a Londra.

Un colpo a Westminster, la culla della democrazia.

Sarà banale ma è proprio questo che, assieme alla libertà, ci lega gli uni agli altri… Brexit o non Brexit. Ci affanniamo a cercare l’identità europea come fosse il Sacro Graal e non ci accorgiamo, invece, di quanto ci sia di europeo nel condividere valori come democrazia e libertà. Tutt’altro che scontati, a maggior ragione sessant’anni fa, quando ci stavamo appena risollevando dalle macerie della guerra. Non abbiamo una lingua comune, siamo una coacervo di tradizioni, abitudini, culture, perfino di architetture.

Ma quello che è accaduto ieri a Londra, e prima ancora a Berlino e Nizza, ad esempio, ci ricorda cosa siamo.
Una comunità che, nonostante le lingue diverse, per oltre metà secolo è riuscita a parlarsi e convivere in maniera pacifica, scongiurando la guerra.

Ripenso ad Altiero Spinelli, coraggioso antifascista, che scrisse in esilio sull’isola di Ventotene un manifesto, un sogno, un’idea, che ha potuto realizzarsi – almeno in parte – grazie al sacrificio di tanti che hanno creduto nella potenza di sostituire la forza del diritto a quella armata.

Di Europa si parla ancora troppo poco e molti di noi faticano a sentirsi veri cittadini europei.  Ma c’è un regista, Cédric Klapishc, che nel 2002 in qualche modo ha colto come la costituzione di un’identità passi anche dal riconoscimento delle differenze.  Un gioco di libertà che nella pellicola “L’appartamento spagnolo” porta una belga, un tedesco, un’inglese, un danese, un italiano e una spagnola a trovarsi per forza di cose vicini, nella stessa casa, a condividere e riscoprire un’identità comune, quella europea.

Come ha detto Matterella ieri, non ci possono essere ritorni ad un passato che non c’è più, nessuno di noi ventisette può farcela da solo. Nessun ritorno alle sovranità nazionali potrà garantirci la pace che tanto faticosamente, in sessant’anni, abbiamo preservato.

Se non vogliamo autodistruggerci e piombare in un regime di permanente emergenza allora dobbiamo riaffermarla questa Europa. Dobbiamo rispondere al nostro bisogno di sicurezza opponendoci all’idea che questo si possa fare alimentando il fenomeno che diciamo di voler scongiurare. Nessun tentennamento nel respingere chi oggi vorrebbe rispolverare vecchi egoismi nazionali. Nessun tentennamento nel riconoscere che l’immagine di Londra ferita racconta quanto, lei e noi, abbiamo perso quel 23 giugno 2016.

Il terrorismo colpisce e fa male, ma noi possiamo vincerlo con la forza dei nostri valori, quelli dell’Europa unita.

Articolo scritto in Blog Dem.



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