Archivi del mese: febbraio 2017

Milano, nata per correre

Bussolati

 

Ieri, dopo sei mesi, sono tornato a Citylife. È sorprendente quanto sia cambiata in così poco tempo.
Niente più impalcature né gru: la torre di Zaha Hadid, soprannominata lo Storto, svetta con i suoi 170 metri, di fianco  alla Isozaki e alla nascente Libeskind, nello skyline di Milano.
In quelle tre torri c’è tutto il futuro dell’architettura milanese, edifici storici adiacenti a grattacieli, il futuro che dialoga con la storia.
Milano si rinnova, si trasforma e non teme i cambiamenti, mentre a Roma la pioggia dei no, alle Olimpiadi, allo Stadio, alle Torri, rischiano di fare sprofondare la capitale nel nulla.

E mentre non accennano a diminuire le discussioni interne al partito che sembrano imbrigliare il Paese in noiosissime controversie tra correnti utili solo ai giornali e ben poco ai cittadini, ieri sera il Consiglio comunale ha approvato il bilancio e, grazie ad un emendamento sottoscritto da tutti i gruppi consiliari, è stato approvato il finanziamento agli asili nido per una quota di un milione di euro, che consentirà di non ridurre i posti nelle strutture convenzionate. Insomma, Milano non si ferma.

Solo due giorni fa abbiamo assistito alle immagini di una capitale paralizzata e messa a ferro e fuoco da tassisti inferociti. La nitida istantanea  di un pezzo di società che vorrebbe rimanere immobile e usa la violenza come arma per bloccare lo sviluppo tecnologico e di un gruppo politico che mostra solidarietà a chi lancia bombe carta, aggredisce, assalta sedi di partito e sfoggia saluti romani.

Da una parte c’è chi ha fatto dei “No” il proprio manifesto politico, che difende l’inerzia e le rendite di posizione che producono diseguaglianze. Dall’altra ci siamo noi, che lavoriamo per garantire libertà e opportunità, eguali per tutti, e tutele ai più deboli, in una società dove purtroppo la povertà avanza spaventosamente.

 

 

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Un romantico a Milano

Bussolati

“Il PD milanese è stata una delle realtà più innovative sul territorio”.

Ha detto così Matteo Renzi, ieri, durante la sua visita a sorpresa presso la nostra Federazione. Il suo è stato un arrivo inaspettato, ma molto speciale, perché ad accoglierlo c’erano anche i ragazzi della Prima D, la scuola di formazione politica targata PD che ha fatto il suo debutto circa un mese fa. Il grazie di Matteo Renzi ad ognuno dei presenti è stato il simbolo del riconoscimento al lavoro condotto da una grande comunità, prima ancora che di attivisti politici, di persone giovani e meno giovani, che ieri sera si sono fatte interpreti delle varie anime che la compongono.

Come Alessia, giovane ventiquattrenne, che è tornata a casa con un pezzettino di carta e i saluti personali del segretario alla zia che ci teneva tanto, o Ginetto dell’Ortica (quello scambiato per Umberto Eco da grillini inferociti) che ha voluto esserci per dire a Renzi di non mollare. Non ha voluto mancare neppure Giovanna, che dopo il lavoro è corsa in Federazione per incontrare il segretario e dirgli che il PD va mantenuto unito. E c’era anche Nerina, storica militante del partito, che ha messo in un abbraccio a Renzi tutto il suo incoraggiamento a farlo andare avanti.

Età, volti, idee e opinioni diversi, ma tutti accomunati dalla volontà di mantenere salda l’integrità del nostro partito. Questa è la bellezza di una comunità democratica, che trova il suo elemento innovativo nel sapere fondere valori della tradizione a quelli della modernità e nella capacità di tenere unito un gruppo di volontari di generazioni diverse.

Essere innovativi oggi vuol dire, infatti, fare cose che sappiano interpretare lo spirito del tempo, senza perdere il contatto con la realtà e con la base. In una parola: fare cose perfettamente in linea con lo spirito dinamico e innovativo di Milano.

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Democratici di nome e di fatto

Bussolati

 

Libertà è partecipazione, cantava Giorgio Gaber.

La democrazia vive nella libertà di partecipare, di scegliere, di dissentire.
Sembrerebbero concetti tutti molto scontati, ma oggi è evidente il diffondersi dell’idea che si possa fare a meno delle istituzioni.
“Democratici siamo tutti” disse qualcuno, ancora in tempi non sospetti, nel lontano 1999.

Ma democratico non è un partito ridotto e ripiegato sulle faccende di casa Arcore e dintorni, quello è un partito padronale e basta. Democratici non sono quelli delle “epurazioni”, che eleggono i loro candidati con 74 voti.
Democratico è un partito che un sabato e una domenica, piovosi, di febbraio porta alle urne oltre 60mila milanesi, convinti che partecipare e scegliere – attraverso il meccanismo delle primarie – il proprio candidato, sia un esercizio di democrazia e un modo per esprimersi, per contare.

Il Partito Democratico è ad oggi la sola forza politica che rivendica orgogliosamente i suoi valori nel nome, che affonda le sue radici nella cultura dei partiti che liberarono l’Italia dal fascismo e che difende strenuamente il valore e le funzioni delle Istituzioni, dalle minacce di quanti affermano che si possa farne a meno e che il meccanismo di deleghe e rappresentatività sia obsoleto.
Con la caduta del muro di Berlino e la fine delle ideologie la politica e il sistema partitico hanno smesso di far sognare i cittadini, per questo oggi ci serve avere un sogno.
Per tornare ad appassionare la gente e la convinca che affrontare i diritti civili, il tema del lavoro, la giustizia, il garantismo, significhi difendere i valori di una società avanzata. E ci serve, soprattutto, far recuperare fiducia nel meccanismo di rappresentatività, perché solo chi ha a cuore per davvero questi valori, li difende e produce un sistema di leggi che gli dia attuazione.
Nel nostro piccolo stiamo dimostrando di essere una comunità che non smette di lavorare, che vuole ascoltare tutti, perché crede che bisogna ripartire dal basso, con una classe dirigente immersa nei territori.
NordSudOvestEst rappresenta un bagno di realismo, un tour nelle idee e nelle proposte di molti, per dare forza al pluralismo, che è resterà uno dei valori cardine del nostro partito.

Non mi interessa fare polemica, non mi interessa tenere la discussione nel campo dei mal di pancia e delle divisioni, la mia, anzi la nostra sfida, è fare politica e bene, non distruggerla.

 

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Buona la prima!

Bussolati

 

I dibattiti sui giornali sono quotidianamente affollati da cattive notizie provenienti dall’estero e da quelle davvero poco entusiasmanti che riguardano scissioni e mal di pancia interni ai partiti. Dialogo e apertura ai cittadini sacrificati da insensati e noiosi litigi, di cui chi vive fuori dal partito non solo poco si interessa, ma fatica a seguire.

C’è voglia di partecipare, di confrontarsi, di dialogare, ma non virtualmente.
La conferma, mercoledì sera.
Al Municipio 3, prima tappa di Nord Sud Ovest Est, eravamo davvero in tanti.
Età, provenienza geografica, storie di vita completamente diverse, ma una grande voglia di unirsi attorno all’unico partito che oggi dà senso all’etichetta riformista e democratica.

Anche Ettore ha voluto esserci, nonostante la fatica a raggiungere la sede dell’incontro. Sessant’anni di militanza, una memoria storica esemplare, ma ancora tanta voglia di ascoltare e confrontarsi, soprattutto con chi di militanza ne ha davvero poca alle spalle. Come Renzo, vent’anni, concretezza, ideali, entusiasmo e grinta da vendere.

Questa è nostra la forza.

Abbiamo bisogno di tanti Ettore e tanti Renzo. E’ con il contributo di tutti loro che possiamo alimentare la passione e governare i cambiamenti, per non lasciare spazio a chi manca di visioni e crede nelle facili scorciatoie del populismo.

Prossima fermata del tour, Melzo. Non mancare!

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