Archivi del mese: febbraio 2016

Noi siamo Expo, loro fanno dentiere

di Pietro Bussolati

Bussolati Continuano i tentativi di screditare Expo, e il successo mondiale che ha avuto, per fini elettorali. Ho letto che qualcuno tira in ballo numeri del dopo Esposizione e li mette in relazione alla gestione dell’evento. Si tenta di fare confusione quando tutto è semplice: Expo ha chiuso con 14 milioni di attivo, caso più unico che raro nella storia dei grandi eventi, e ha portato benefici enormi a Milano e all’Italia. Di questo siamo orgogliosi tanto quanto lo sono i milanesi e i sessantamila che hanno partecipato alle primarie eleggendo Beppe Sala. Noi siamo così, come Expo: inclusivi, aperti al mondo, all’innovazione, alla modernità, nel solco dei nostri valori fondanti. Loro sono altro. Lega, Forza Italia e le altre sigle di destra parlano di sicurezza ma incrementano la paura. Dicono “prima gli italiani” ma poi li penalizzano e li imbarazzano con gli scandali sulla sanità al Pirellone, per ultimo quello sulle dentiere. Producono pasticci come la legge antimoschee bocciata dalla Corte Costituzionale. Adesso si ripresentano uniti per le elezioni di palazzo Marino. La stessa formazione degli ultimi governi Berlusconi. Gli stessi nomi: La Russa, Gelmini, Salvini. Con Parisi la destra pensa di poter far tornare Milano alla stagione buia finita con la giunta Moratti. La politica delle urla, dell’odio per il diverso, della repulsione. Così non si va da nessuna parte. L’unica sicurezza è che i milanesi non permetteranno loro di  tornare a Milano. I milanesi vogliono continuare nel solco della modernità, aperti al mondo con i loro valori, non ritrovarsi tra gli scandali come in Regione Lombardia.

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Pirellone, un modello fallito

di Pietro Bussolati

BussolatiReplicare il modello (politico) lombardo, un modello fallito. Fino a due giorni fa, fino a prima che scoppiasse l’ennesimo scandalo al Pirellone, il candidato sindaco della destra, Stefano Parisi, proponeva per palazzo Marino lo stesso equilibrio che da vent’anni domina la Lombardia, prima con Formigoni ora con Maroni. Stessi nomi, stesse sigle, stesse dinamiche: da Arcore passando per via Bellerio, fino al palazzo della Regione. In mezzo un paio di ramazze per ripulire le briciole del passato, salvo poi riscoprire che tutto è rimasto uguale. Pure le urla e gli slogan. E così anche a Milano si vorrebbe riproporre il nuovo che è avanzato: Fi, Lega, FdI, Ncd. Sembra l’ultimo governo Berlusconi, quello del 2008 finito come tutti sappiamo. Non è quello che vogliamo per la nostra città, né per la nostra Regione. Lo ripetiamo da anni. Nel 2011 siamo riusciti a far passare il nostro messaggio di buongoverno a palazzo Marino. Oggi siamo chiamati a rinnovarlo, e da lì potremo arrivare fino a palazzo Lombardia. Per far cadere un modello che non funziona e che continua ad imbarazzare i cittadini. Un modello fallito.

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