Archivi del mese: novembre 2015

Partecipazione, la risposta migliore

di Pietro Bussolati

Sui giornali leggiamo ricostruzioni e nuove disponibilità verso le primarie: l’offerta politica che il centrosinistra presenta alla sua comunità potrebbe ampliarsi di nuovi nomi autorevoli e importanti. Questo va nella direzione auspicata dal Pd che ha sempre promosso la più ampia partecipazione possibile a questo appuntamento fondamentale per la democrazia cittadina.

BussolatiManca ancora qualche giorno all’inizio della raccolta firme e per questo mi auguro che anche altre figure possano arricchire il campo. Milano esprime personalità di sicuro valore in grado di mettersi a disposizione di un progetto comune. Intanto la direzione metropolitana dell’altra sera si è conclusa in un clima positivo e con un mandato a rappresentare la situazione e la peculiarità milanese che ho richiesto e assumo con fiducia: sono sicuro che si troverà una soluzione condivisa. Di certo c’è che le primarie si faranno, come ha sempre detto il Pd, e che Lele, Pierfrancesco, Roberto e Antonio, che già hanno dato la loro disponibilità, e a questo punto chi si aggiungerà alla sfida, animeranno un bel confronto. E’ la risposta migliore che la nostra comunità può dare a chi, come nel movimento 5 Stelle, parla delle nostre consultazioni come di qualcosa che viene fuori da accordi di palazzo o di salotto. A scegliere il nostro candidato saranno le milanesi e i milanesi. Non abbiamo bisogno di quattro accordi. Andiamo avanti. Avanti Milano.

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La normalità contro la paura

di Pietro Bussolati

Bussolati Pensavo di scrivere poco, di non aggiungere altre parole alle tante che sono state dedicate agli attentati di Parigi. Pensavo di lasciare spazio al silenzio che segue la morte. E invece stamattina il rumore di nuove esplosioni ha impedito quel silenzio. Di fronte a quello che sta succedendo, le nostre faccende quotidiane si ridimensionano e il dibattito, il confronto, le polemiche, tutto sembra sminuirsi in queste ore. Pero è necessario continuare la vita di sempre, perché la migliore reazione alla paura è la ripresa della normalità. Quindi continuo nel mio lavoro cercando di tenere insieme le differenze che compongono la nostra comunità politica. Uniti si vince contro la destra e la politica della chiusura, dell’ottusità, delle barriere. Perché ha ragione Renzi quando dice che se chiudi le frontiere devi ammettere che lo fai per tenere dentro i nemici. Perché i terroristi nella maggior parte dei casi sono nati e cresciuti in Europa. In questo senso anche il nostro lavoro nelle città, l’accoglienza, il rispetto delle culture, la civile convivenza e l’istruzione, diventa a lungo termine l’arma principale per rendere la società più sicura. Questo abbiamo cercato di fare a Milano in questi cinque anni e questo faremo nei prossimi. Senza sottovalutare la sicurezza ma senza strumentalizzare la paura. Le nostre convinzioni sono altre e sono alte. Difendiamo la libertà a qualsiasi costo, ma siamo consapevoli che le sole armi non bastano. La nostra storia ci spinge in una direzione diversa. Il centrosinistra non abdicherà ai suoi valori fondanti, dunque nessuna possibilità di cedere alle destre, nessun tentennamento nel respingere il populismo e la grettezza.

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Un sindaco non basta

di Pietro Bussolati

Quello che ci vuole a Milano, pensavo l’altro giorno al Piccolo mentre parlava Matteo Renzi, è un sindaco capace, preparato, che sappia vedere lontano, oltre l’orizzonte limitato che spesso la politica impone in tempi di crisi. Ma da solo – pensavo – un sindaco così non basta. Ci vogliono anche le condizioni, il clima ideale perché i progetti a lungo termine possano realizzarsi. Ci vuole una rete di attivisti, militanti e volontari che animino la campagna elettorale e la partecipazione alle iniziative politiche. E in questo senso – pensavo – è stato fatto molto insieme ai militanti dei circoli, agli iscritti, ai volontari in maglietta gialla. Poi ci vogliono le idee, le proposte, il confronto. E anche in questa direzione – pensavo – abbiamo lavorato tanto: le varie edizioni di MilanoDomani, gli incontri, i dibattiti, i circoli e le tante proposte fatte. Infine ci vuole la politica, e a Milano ci vuole un centrosinistra che sappia guardare avanti, fissare un orizzonte più lungo dei cinque anni di un’amministrazione, in grado di superare rancori e personalismi, capace di unire e non di dividere e dividersi all’infinito. E di questo – oggi – sono un po’ preoccupato.

Bussolati Abbiamo fatto molto negli ultimi mesi per tenere insieme la coalizione che ha governato la città. Lo abbiamo fatto sempre in sintonia con i partiti, il sindaco Pisapia e la sinistra civica e arancione. Abbiamo fissato le regole, la Carta dei Valori e tracciato un percorso che prevedeva, come è ovvio, il leale sostegno al candidato vincente alle primarie. Poi qualcosa è cambiato. Spero solo che le divergenze, le distanze, i distinguo non siano dovuti a logiche politiche nazionali che nulla hanno a che vedere con la città. Continuo a sentire parlare, per esempio, del pericolo di aperture al centrodestra. Una minaccia inesistente. Tutt’al più un goffo tentativo di creare un diversivo. Abbiamo più volte detto, dichiarato e ribadito il nostro “no” a chi, come il centrodestra di Milano, ci è culturalmente e politicamente distante. Il PD propone un progetto politico di centrosinistra che prevede primarie con regole e valori decisi e sottoscritti insieme alle forze della coalizione. Siamo pronti a partire. E a chi vuole scaricare su di noi le lacerazioni interne ad altri partiti o i rancori nutriti da qualcuno nei confronti del Partito Democratico, dico:  non ci stiamo. Milano ha bisogno di un sindaco capace, che sappia dare una prospettiva e portare a termine progetti ambiziosi. Dovrebbe bastare questo a salvare quanto di buono è stato fatto in questi anni insieme a Pisapia. Dovrebbe bastare questo – pensavo – a tenerci uniti per scegliere insieme il miglior candidato. Come abbiamo fatto in passato.

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Milano partito aperto

di Pietro Bussolati

Bussolati“Milano diventerà un laboratorio”; “bisogna valorizzare le persone piu competenti al di là dell’appartenenza”; “nella vita bisogna saper anche rischiare”. Sono titoli di giornale dedicati alla mia elezione a segretario del Pd. Sono passati esattamente due anni da quel momento, ma questi virgolettati andrebbero bene anche per le interviste degli ultimi giorni. In fondo, che Milano sia stata e sia un laboratorio politico è un fatto: l’esperienza degli ultimi anni di governo ne è la dimostrazione.
La nuova missione, la scommessa di oggi, è fare sì che l’esperimento possa ripetersi anche senza il sindaco Pisapia che ha deciso di non ricandidarsi. E per questo dobbiamo essere in grado di “valorizzare le persone più competenti al di là della loro appartenenza”. Vuol dire che se qualcuno vale, e decide di spendersi per dare un contributo al nostro progetto politico, all’idea di Città che abbiamo, allora va messo nelle condizioni di farlo. Al pari degli altri. Del resto, proprio il sindaco, quando ha annunciato che non si sarebbe ricandidato lo ha fatto perché convinto che il progetto messo in piedi dal centrosinistra sia più forte del suo stesso nome e del suo (preziosissimo) contributo come primo cittadino.

Questa deve continuare ad essere la nostra forza: il progetto. Le uniche condizioni che possiamo porre a chi vuole partecipare alla vita politica insieme a noi sono quelle scritte nella Carta redatta dal Consiglio degli 11. Sono i valori primari del centrosinistra, l’antifascismo, la solidarietà, l’apertura e l’accoglienza. Al di là di questo, chi si arroga il diritto di dare etichette, patenti o di fare esami del sangue, sbaglia. Perché discrimina. In questi due anni ho cercato di aprire la segreteria a tutte le sensibilità interne al partito perché credo nel valore del pluralismo. Dall’esterno ho cercato di accogliere le forze migliori. MilanoDomani, la festa de l’Unità, sono solo gli ultimi esempi di questo tentativo di apertura. Continuerò a provarci anche in vista delle prossime elezioni amministrative, assicurandomi che, nel rispetto dei nostri valori, non ci siano barriere e porte chiuse per nessuno.

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