Noi, Patrioti Europei

BussolatiNel giorno in cui un pezzo del Governo, il sindaco Sala e Roberto Maroni volano a Londra per presentare la candidatura di Milano a ospitare l’Ema, sui giornali campeggia la brutta immagine dei consiglieri del Carroccio che sfoggiano un cappio. I leghisti che manifestano contro l’Europa sono l’emblema di un partito strabico e allo sbaraglio, vittima di se stesso e imbrigliato in visioni oramai anacronistiche, mentre Milano punta a diventare sempre più protagonista in Europa, come capitale dal volto internazionale, innovativa e aperta.

L’Unione non è in pericolo solo perché minacciata da un manipolo di leghisti che esibisce cartelli con su scritto “Basta Europa”, ma lo è perché in Francia c’è una candidata fieramente nemica dell’Unione che si fa largo proclamandosi campionessa della difesa dell’identità francese, perché dall’altra parte dell’Atlantico c’è un Presidente che rispolvera il politicamente scorretto per lanciare messaggi di fuoco all’Europa. E, soprattutto, perché ieri, nel giorno più triste per l’Unione Europea, a celebrare l’Indipendence day Nigel Farage non era da solo.

Altiero Spinelli, Ernesto Rossi , e poi Eugenio Colorni, poggiarono le basi per l’Europa di oggi, per sottrarla al destino di guerra cui era destinata. La più grande conquista di quel Manifesto, scritto a Ventotene, sembra oggi scontata e scalzata da venti nazionalistici e populisti che rifiutano l’idea di trovare soluzioni condivise.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di un’Europa unita, per ricomporre i pezzi sparsi di un sistema politico percorso nel continente da avvilenti risentimenti personali, nazionalisti e nostalgici fascisti.
Per questo, nel giorno della Liberazione, allo storico corteo, porteremo in piazza l’orgoglio europeo. Per riaffermare l’attualità della Resistenza come valore fondante dell’Europa unita.  L’unione, la solidarietà, la libertà e la pace rappresentano l’eredità più preziosa che ci è stata consegnata dalla Resistenza italiana ed europea.

Uno scatto d’orgoglio partendo dalla condivisione dei valori comuni, su tutti la libertà, l’antifascismo e la democrazia. Un sano patriottismo per portare avanti e rafforzare la strada dell’integrazione, verso l’obiettivo comune della costruzione degli Stati Uniti d’Europa.

Tocca a noi farlo. Noi, Patrioti Europei.

 

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Il terrore a Londra

londraA un anno esatto dal duplice attentato a Bruxelles, il terrore è ripiombato a Londra.

Un colpo a Westminster, la culla della democrazia.

Sarà banale ma è proprio questo che, assieme alla libertà, ci lega gli uni agli altri… Brexit o non Brexit. Ci affanniamo a cercare l’identità europea come fosse il Sacro Graal e non ci accorgiamo, invece, di quanto ci sia di europeo nel condividere valori come democrazia e libertà. Tutt’altro che scontati, a maggior ragione sessant’anni fa, quando ci stavamo appena risollevando dalle macerie della guerra. Non abbiamo una lingua comune, siamo una coacervo di tradizioni, abitudini, culture, perfino di architetture.

Ma quello che è accaduto ieri a Londra, e prima ancora a Berlino e Nizza, ad esempio, ci ricorda cosa siamo.
Una comunità che, nonostante le lingue diverse, per oltre metà secolo è riuscita a parlarsi e convivere in maniera pacifica, scongiurando la guerra.

Ripenso ad Altiero Spinelli, coraggioso antifascista, che scrisse in esilio sull’isola di Ventotene un manifesto, un sogno, un’idea, che ha potuto realizzarsi – almeno in parte – grazie al sacrificio di tanti che hanno creduto nella potenza di sostituire la forza del diritto a quella armata.

Di Europa si parla ancora troppo poco e molti di noi faticano a sentirsi veri cittadini europei.  Ma c’è un regista, Cédric Klapishc, che nel 2002 in qualche modo ha colto come la costituzione di un’identità passi anche dal riconoscimento delle differenze.  Un gioco di libertà che nella pellicola “L’appartamento spagnolo” porta una belga, un tedesco, un’inglese, un danese, un italiano e una spagnola a trovarsi per forza di cose vicini, nella stessa casa, a condividere e riscoprire un’identità comune, quella europea.

Come ha detto Matterella ieri, non ci possono essere ritorni ad un passato che non c’è più, nessuno di noi ventisette può farcela da solo. Nessun ritorno alle sovranità nazionali potrà garantirci la pace che tanto faticosamente, in sessant’anni, abbiamo preservato.

Se non vogliamo autodistruggerci e piombare in un regime di permanente emergenza allora dobbiamo riaffermarla questa Europa. Dobbiamo rispondere al nostro bisogno di sicurezza opponendoci all’idea che questo si possa fare alimentando il fenomeno che diciamo di voler scongiurare. Nessun tentennamento nel respingere chi oggi vorrebbe rispolverare vecchi egoismi nazionali. Nessun tentennamento nel riconoscere che l’immagine di Londra ferita racconta quanto, lei e noi, abbiamo perso quel 23 giugno 2016.

Il terrorismo colpisce e fa male, ma noi possiamo vincerlo con la forza dei nostri valori, quelli dell’Europa unita.

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#Grillorispondi

immagine profilo Pietro 2Ieri, ospite a Edicola Dem, ho letto l’oroscopo dei candidati al Congresso PD. Non è vero ma ci credo, si dice così spesso.
Il mio pronostica ”apparterrai al luogo in cui ti trovi ad essere e sarai sempre quello che sarai”.

Una certezza, insomma, no?
Almeno per me nessuno sdoppiamento di personalità all’orizzonte.

Al di là della facile ironia, c’è qualcuno che in questi giorni ha giocato a fare il comico dalle tante maschere e nessun volto. La faccenda di Grillo e il blog non è tanto una questione legale, quanto di responsabilità politica e morale. E’ la mancanza di trasparenza, un valore così sbandierato quanto difficile da realizzare, almeno per loro.

Post violenti che giudicano e non offrono possibilità di replica, ospitati su un blog denominato BeppeGrillo.it. Il nome di chi rimbalza colpe e responsabilità.

Nell’epoca della post – verità si ragiona spesso sul fatto che i fatti scompaiono scavalcati da quella che gli americani chiamano “truthness”, cioè il credere nelle notizie non tanto basate sul reale quanto su ciò che conferma i nostri preconcetti.
La “veritezza” si insidia perché ci consola, conferma le nostre convinzioni, a volte cavalca le nostre paure, facendo largo a narrazioni come quelle della retorica grillina che rinunciano ai fatti e scelgono la mistificazione e la demagogia.

Mentre Trump vorrebbe azzoppare l’informazione per fare della sua narrazione quella dominante, Grillo è il regista di costruzioni alternative ai processi democratici.
Traveste le epurazioni e trasforma l’elezione della candidata sindaca con 20 click in una vittoria della democrazia.
Dopo aver costruito la sua popolarità spargendo insulti e calunnie a destra e a manca, decide di tirarsi indietro e non togliere la maschera. Che tristezza.

 

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Siamo quello che mangiamo

Bussolati

 

Domani inizia il festival di Identità Golose la più importante manifestazione italiana sull’alimentazione.

Un viaggio attraverso cibo, show cooking e testimonianze, per parlare di sostenibilità alimentare e lotta agli sprechi.
Anche in tv si può fare cultura del cibo, ci pensavo ieri sera mentre guardavo la semifinale di Masterchef. Questa è senz’altro l’edizione che mi è piaciuta di più, con la gara zero sprechi e la doggy bag, lo show ha acceso i riflettori sull’importanza e la virtù del riciclo degli avanzi.

Sul tema del cibo non si può negare il ruolo rivestito da Milano, che due anni fa ha elevato straordinariamente il livello di conoscenza sulla promessa di costruire un pianeta migliore. Un pianeta che garantisce il diritto di cibarsi a tutti, nel rispetto dell’ambiente. Una promessa cui oltre venti milioni di visitatori non hanno voluto mancare.

La nostra città, infatti, fa da apripista e mostra vivacità sul tema. Nel 2015 Diocesi e Caritas, grazie alle intuizioni dello chef Massimo Bottura e del direttore artistico Davide Rampello, hanno tradotto in concreto un’idea di solidarietà attraverso il Refettorio Ambrosiano che, non solo in due anni ha distribuito circa 90 pasti al giorno, ma è oggi un manifesto mondiale, riprodotto anche a Rio De Janeiro in occasione delle Olimpiadi, per recuperare il cibo scartato.  E solo due giorni fa è stato inaugurato il  Ristorante Solidale, un nuovo progetto sviluppato da Caritas, Comune, Pony Zero e Just Eat, che trasforma le eccedenze alimentari in consegne solidali a chi ne ha più bisogno.

La più grande eredità di Expo si chiama Carta di Milano, tradotta concretamente nel Protocollo anti-spreco promosso dal Comune, che premia il mondo della ristorazione che recupera e redistribuisce le eccedenze alimentari. L’Esposizione universale ha messo Milano al centro del dibattito e la nostra città oggi ha in mano le redini per vincere un’altra grande sfida, una battaglia di civiltà importante.
La Milan “col coeur in man”, la Milano della solidarietà ambrosiana può farsi sponsor del valore etico dell’alimentazione esportando buone pratiche sul riciclo del cibo in favore di chi ha meno, in Italia e non solo.

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Milano, nata per correre

Bussolati

 

Ieri, dopo sei mesi, sono tornato a Citylife. È sorprendente quanto sia cambiata in così poco tempo.
Niente più impalcature né gru: la torre di Zaha Hadid, soprannominata lo Storto, svetta con i suoi 170 metri, di fianco  alla Isozaki e alla nascente Libeskind, nello skyline di Milano.
In quelle tre torri c’è tutto il futuro dell’architettura milanese, edifici storici adiacenti a grattacieli, il futuro che dialoga con la storia.
Milano si rinnova, si trasforma e non teme i cambiamenti, mentre a Roma la pioggia dei no, alle Olimpiadi, allo Stadio, alle Torri, rischiano di fare sprofondare la capitale nel nulla.

E mentre non accennano a diminuire le discussioni interne al partito che sembrano imbrigliare il Paese in noiosissime controversie tra correnti utili solo ai giornali e ben poco ai cittadini, ieri sera il Consiglio comunale ha approvato il bilancio e, grazie ad un emendamento sottoscritto da tutti i gruppi consiliari, è stato approvato il finanziamento agli asili nido per una quota di un milione di euro, che consentirà di non ridurre i posti nelle strutture convenzionate. Insomma, Milano non si ferma.

Solo due giorni fa abbiamo assistito alle immagini di una capitale paralizzata e messa a ferro e fuoco da tassisti inferociti. La nitida istantanea  di un pezzo di società che vorrebbe rimanere immobile e usa la violenza come arma per bloccare lo sviluppo tecnologico e di un gruppo politico che mostra solidarietà a chi lancia bombe carta, aggredisce, assalta sedi di partito e sfoggia saluti romani.

Da una parte c’è chi ha fatto dei “No” il proprio manifesto politico, che difende l’inerzia e le rendite di posizione che producono diseguaglianze. Dall’altra ci siamo noi, che lavoriamo per garantire libertà e opportunità, eguali per tutti, e tutele ai più deboli, in una società dove purtroppo la povertà avanza spaventosamente.

 

 

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Un romantico a Milano

Bussolati

“Il PD milanese è stata una delle realtà più innovative sul territorio”.

Ha detto così Matteo Renzi, ieri, durante la sua visita a sorpresa presso la nostra Federazione. Il suo è stato un arrivo inaspettato, ma molto speciale, perché ad accoglierlo c’erano anche i ragazzi della Prima D, la scuola di formazione politica targata PD che ha fatto il suo debutto circa un mese fa. Il grazie di Matteo Renzi ad ognuno dei presenti è stato il simbolo del riconoscimento al lavoro condotto da una grande comunità, prima ancora che di attivisti politici, di persone giovani e meno giovani, che ieri sera si sono fatte interpreti delle varie anime che la compongono.

Come Alessia, giovane ventiquattrenne, che è tornata a casa con un pezzettino di carta e i saluti personali del segretario alla zia che ci teneva tanto, o Ginetto dell’Ortica (quello scambiato per Umberto Eco da grillini inferociti) che ha voluto esserci per dire a Renzi di non mollare. Non ha voluto mancare neppure Giovanna, che dopo il lavoro è corsa in Federazione per incontrare il segretario e dirgli che il PD va mantenuto unito. E c’era anche Nerina, storica militante del partito, che ha messo in un abbraccio a Renzi tutto il suo incoraggiamento a farlo andare avanti.

Età, volti, idee e opinioni diversi, ma tutti accomunati dalla volontà di mantenere salda l’integrità del nostro partito. Questa è la bellezza di una comunità democratica, che trova il suo elemento innovativo nel sapere fondere valori della tradizione a quelli della modernità e nella capacità di tenere unito un gruppo di volontari di generazioni diverse.

Essere innovativi oggi vuol dire, infatti, fare cose che sappiano interpretare lo spirito del tempo, senza perdere il contatto con la realtà e con la base. In una parola: fare cose perfettamente in linea con lo spirito dinamico e innovativo di Milano.

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Democratici di nome e di fatto

Bussolati

 

Libertà è partecipazione, cantava Giorgio Gaber.

La democrazia vive nella libertà di partecipare, di scegliere, di dissentire.
Sembrerebbero concetti tutti molto scontati, ma oggi è evidente il diffondersi dell’idea che si possa fare a meno delle istituzioni.
“Democratici siamo tutti” disse qualcuno, ancora in tempi non sospetti, nel lontano 1999.

Ma democratico non è un partito ridotto e ripiegato sulle faccende di casa Arcore e dintorni, quello è un partito padronale e basta. Democratici non sono quelli delle “epurazioni”, che eleggono i loro candidati con 74 voti.
Democratico è un partito che un sabato e una domenica, piovosi, di febbraio porta alle urne oltre 60mila milanesi, convinti che partecipare e scegliere – attraverso il meccanismo delle primarie – il proprio candidato, sia un esercizio di democrazia e un modo per esprimersi, per contare.

Il Partito Democratico è ad oggi la sola forza politica che rivendica orgogliosamente i suoi valori nel nome, che affonda le sue radici nella cultura dei partiti che liberarono l’Italia dal fascismo e che difende strenuamente il valore e le funzioni delle Istituzioni, dalle minacce di quanti affermano che si possa farne a meno e che il meccanismo di deleghe e rappresentatività sia obsoleto.
Con la caduta del muro di Berlino e la fine delle ideologie la politica e il sistema partitico hanno smesso di far sognare i cittadini, per questo oggi ci serve avere un sogno.
Per tornare ad appassionare la gente e la convinca che affrontare i diritti civili, il tema del lavoro, la giustizia, il garantismo, significhi difendere i valori di una società avanzata. E ci serve, soprattutto, far recuperare fiducia nel meccanismo di rappresentatività, perché solo chi ha a cuore per davvero questi valori, li difende e produce un sistema di leggi che gli dia attuazione.
Nel nostro piccolo stiamo dimostrando di essere una comunità che non smette di lavorare, che vuole ascoltare tutti, perché crede che bisogna ripartire dal basso, con una classe dirigente immersa nei territori.
NordSudOvestEst rappresenta un bagno di realismo, un tour nelle idee e nelle proposte di molti, per dare forza al pluralismo, che è resterà uno dei valori cardine del nostro partito.

Non mi interessa fare polemica, non mi interessa tenere la discussione nel campo dei mal di pancia e delle divisioni, la mia, anzi la nostra sfida, è fare politica e bene, non distruggerla.

 

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Buona la prima!

Bussolati

 

I dibattiti sui giornali sono quotidianamente affollati da cattive notizie provenienti dall’estero e da quelle davvero poco entusiasmanti che riguardano scissioni e mal di pancia interni ai partiti. Dialogo e apertura ai cittadini sacrificati da insensati e noiosi litigi, di cui chi vive fuori dal partito non solo poco si interessa, ma fatica a seguire.

C’è voglia di partecipare, di confrontarsi, di dialogare, ma non virtualmente.
La conferma, mercoledì sera.
Al Municipio 3, prima tappa di Nord Sud Ovest Est, eravamo davvero in tanti.
Età, provenienza geografica, storie di vita completamente diverse, ma una grande voglia di unirsi attorno all’unico partito che oggi dà senso all’etichetta riformista e democratica.

Anche Ettore ha voluto esserci, nonostante la fatica a raggiungere la sede dell’incontro. Sessant’anni di militanza, una memoria storica esemplare, ma ancora tanta voglia di ascoltare e confrontarsi, soprattutto con chi di militanza ne ha davvero poca alle spalle. Come Renzo, vent’anni, concretezza, ideali, entusiasmo e grinta da vendere.

Questa è nostra la forza.

Abbiamo bisogno di tanti Ettore e tanti Renzo. E’ con il contributo di tutti loro che possiamo alimentare la passione e governare i cambiamenti, per non lasciare spazio a chi manca di visioni e crede nelle facili scorciatoie del populismo.

Prossima fermata del tour, Melzo. Non mancare!

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Mi dichiaro patriota europeo

 

Bussolati

 

L’insediamento di Trump alla Casa Bianca potrebbe cambiare il senso comune che tutti noi nutriamo per l’America, quello che prevale dal 6 giugno 1944.

Addio al volto del continente che ha accompagnato gli sforzi per far nascere l’Unione Europea, e con cui – dopo la dissoluzione dell’Urss – si è messo in piedi un blocco compatto, che ha trovato di recente la sua forza nella lotta ad un nemico comune, il terrorismo.

In Europa siamo accerchiati da focolai di tensione e, di certo, le posizioni del nuovo Presidente che deride il vecchio continente e affossa la Nato come organizzazione inutile, ci porta ad una sola certezza: la storica collaborazione oltre oceano non è più così certa. L’indipendenza degli spazi aerei dei paesi Baltici, ripetutamente violata dai russi, così come la stabilizzazione di Turchia, Medio Oriente e Nord Africa, da cui dipendono contenimento dei flussi migratori e lotta al terrorismo, sembrerebbero diventare improvvisamente un problema tutto nostro. E quando dico “nostro”, dico dell’Unione Europea.

Oggi, rispolverando un vecchio motto risorgimentale, credo ci sia un estremo bisogno di “fare gli europei”.
In qualche modo lo diceva anche Giuliano Ferrara qualche giorno fa in un ottimo editoriale, una sorta di chiamata alle armi per riscoprirci tutti noi dei patriottici europei. Calamandrei diceva che non basta avere un luogo per avere una patria, si parta dai valori comuni, su tutti quelli di libertà e democrazia. Insomma, un sano patriottismo che vive all’epoca dei localismi e della globalizzazione, delle minacce di Trump e di Putin, per proseguire nell’impervio ma necessario cammino, verso un futuro di integrazione e degli Stati Uniti di Europa.

Tocca a noi, forze progressiste e di sinistra, fare uno scatto per comprendere i motivi da cui si genera lo scontento sociale che ha alimentato, per esempio la Brexit e Trump. Tocca a noi, costruire in Italia, come in Europa, una visione strategica, partendo da valori e radici di progresso e democrazia che dobbiamo difendere con coraggio, da politiche che minacciano di cancellare l’ancora flebile identità europea.

 

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La Forte ipocrisia

Bussolati

 

Ieri un consigliere del centrodestra ha tenuto una conferenza stampa per denunciare i supposti legami tra il PD e una parte dell’islam politico, che professa estremismo. Addirittura un dossier, un’attività di dossieraggio per azzardare ipotesi inconsistenti, basate sul nulla.

Mi si chiama in causa per un’associazione nata nel 2010, cessata pochi mesi dopo, che ha fatto in tempo a realizzare un’unica iniziativa che ha ospitato un dibattito tra Maurizio Lupi e Stefano Boeri. Proprio due pericolosi terroristi. Nell’associazione avevo coinvolto l’allora presidente dei Giovani Musulmani italiani, così come esponenti di altre articolazioni sociali, culturali religiose e politiche di Milano. E quindi? Adesso dovremmo aspettarci la stessa attenzione e vigilanza nei confronti di tutte le istituzioni e le associazioni che hanno dialogato e coinvolto i GMI negli ultimi dieci anni. Chissà perché ho il sospetto che tale trattamento “privilegiato” il centrodestra abbia voluto riservarlo solo a noi.

Forzare argomentazioni del tutto inesistenti, produrre illazioni, farne dossieraggio e cavalcare la paura dei cittadini su un tema così importante, come il contrasto al terrorismo, per meri fini politico elettorali, sono tutte pratiche che appartengono a mondi lontani dai valori democratici, che deludono e amareggiano chi, come noi, fa politica pensando ad obiettivi alti e ben lontani dall’avventurismo politico di certi soggetti, che hanno scritto ieri una pagina politica davvero brutta e pericolosa.

Nella stessa conferenza stampa è divenuta bersaglio anche la consigliera Sumaya Abdel Qader, accusata per aver segnalato tramite post su Facebook, nel 2012, il caso di suo cugino, attenzionato anche da Amnesty International, perché detenuto senza un capo di accusa nelle carceri israeliane, in attesa di un processo. Nel post la consigliera scriveva che qualora suo cugino fosse stato colpevole avrebbe dovuto pagare, ma l’omissione di questo particolare giova alla costruzione di una storia lontana dal vero, e allora ancora meglio sorvolare pure sul fatto che il detenuto in questione verrà liberato nei prossimi mesi, perché estraneo alle accuse di terrorismo.

Il centrodestra, dunque, sceglie la via dei processi fai da te, non ha fiducia nelle forze dell’ordine, nei servizi segreti e butta tutto in caciara politica, perfino temi rilevanti come la lotta all’integralismo religioso, al solo fine di avere un titolo di giornale.

Intanto Forza Nuova organizza un presidio a Milano e non una parola, dal fronte dei moderati, si è levata per esprimere preoccupazione in merito ad un raduno di estremisti, alcuni negazionisti, che sbandierano svastiche e foto di Rommel. L’ipocrisia di chi si indigna a fasi alterne la lasciamo a loro, noi ci prendiamo la difesa di Milano e della sua medaglia d’oro alla Resistenza.

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