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Il mio saluto al Consiglio regionale e al Gruppo PD

Tra poco presenterò le dimissioni da Consigliere regionale, un atto che dopo la mia nomina a Sottosegretario presso il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali è sì previsto dalla legge ma è soprattutto doveroso da parte mia

La nomina a Sottosegretario, che mi onora profondamente, comporta l’impegno per un lavoro intenso, complesso, ma anche molto stimolante. Le questioni di cui mi dovrò occupare saranno, oltretutto, connesse a doppio filo con l’organizzazione di Expo 2015, e se già da Consigliere mi era chiaro come questo evento sarebbe stato centrale non soltanto per Milano ma per la Lombardia e per il Paese, ora questo legame appare ancora più evidente.

Sono davvero grato per l’incarico che mi è stato assegnato, ma lasciando il Consiglio non potrei non rivolgere un pensiero affettuoso al Gruppo regionale del PD, in cui in questi anni ho cercato di operare al meglio delle mie capacità. A tutti i miei amici e colleghi del Gruppo va l’augurio di un lavoro proficuo, e la promessa che continuerò a impegnarmi affinché si faccia squadra – tutti: Governo, Regione Lombardia, Comune di Milano, altre Istituzioni locali e Società di gestione – in vista del cruciale appuntamento cui mancano solo due anni.

Anche perché Expo 2015 va davvero oltre Milano: ha una chiave interpretativa internazionale, mondiale e insieme fortemente europea, si rispecchia nelle politiche agricole e alimentari di cui la nostra Regione è tra i protagonisti in Italia e in Europa, e avrà ricadute sia su tutti i territori lombardi sia su temi portanti nella nostra società ancora duramente colpita dalla crisi; tra questi credo che i principali siano quelli del lavoro e dello sviluppo. Assicuro a tutti che sarò su tutto questo un interlocutore attento e che metterò in questo lavoro ogni mia energia.

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Prezzo del latte: serve un indice di riferimento lombardo

La crisi dell’agricoltura sta arrivando a travolgere anche il comparto del latte: serve un’azione forte da parte della Regione Lombardia, di cui l’Assessorato all’Agricoltura deve essere protagonista. Il PD lo chiede da tempo

E’ un grido di allarme forte quello lanciato da Associazioni agricole e produttori di latte, che si ritrovano con un prezzo (mediamente di 38 centesimi/litro) che non è più sufficiente per coprire i costi di produzione trascinati al rialzo sia dall’aumento del prezzo del carburante necessario al trasporto del prodotto sia dalle gravi ricadute della siccità estiva sul costo dei prodotti di consumo.

Eppure ci sono alcune politiche chiare che si potrebbero attuare a stretto giro in materia. Una di queste è chiaramente legata all’indice di riferimento del prezzo del latte. Proprio per questo sono convinto che occorra un richiamo forte alla Regione Lombardia affinché si muova rapidamente per un’azione che ormai non è più rinviabile. Del resto si tratta di una richiesta che è stata fatta più volte dal Gruppo consiliare del Partito Democratico attraverso lo strumento dell’Ordine del Giorno (due quelli PD approvati in aula nel luglio del 2010 e nello stesso mese del 2011) e poi risollecitata presso l’VIII Commissione Agricoltura appena un paio di mesi fa. Perché l’individuazione di un indice di riferimento per il prezzo del latte lombardo – e conseguentemente nazionale – è ormai ineludibile, oltre che del tutto necessaria per garantire ai produttori un’entrata equa e sostenibile. E’ evidente che un prezzo legittimato dalla Regione, che faccia da riferimento per tutto il mercato, sarebbe oltremodo utile nello sbloccare la situazione.

Sono già durati troppo – oltre due anni – i tentennamenti su questo tema, ed è chiaro che a questo punto non è più possibile dilazionare ulteriormente una decisione che doveva già essere stata presa da tempo. Come Gruppo regionale PD Ci aspettiamo che prima della nuova definizione del prezzo tra le parti, quindi entro la fine del mese di settembre, la Regione Lombardia determini il suo prezzo e che esso venga indicato con parametri reali oltre che legittimato proprio dalla Regione mettendosi a fianco degli allevatori.

Come fare? L’Assessore all’Agricoltura ha a disposizione studi e parametri che gli saranno utilissimi e che già sono disponibili dal momento che esiste un vasto patrimonio lombardo di conoscenze condivise in questo senso. Quella che serve, e sarebbe la cosa più importante, è la volontà politica. Il Partito Democratico ce l’ha da tempo.

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Ospedale Papa Giovanni XXIII: chiarezza su tempi e costi

Presentata un’interrogazione sul nuovo polo ospedaliero: il PD chiede con forza di fare chiarezza tanto sui costi quanto sui tempi di realizzazione. Quello che Bergamo non si può permettere, però, è di veder sorgere una cattedrale nel deserto, ed ecco spiegato il nostro no al blocco degli stanziamenti
 
La vicenda del nuovo ospedale di Bergamo, di cui ho scritto qualche giorno fa, mi ha spinto a presentare un’interrogazione, con il consigliere Barboni, per chiedere chiarezza anche alla luce del fatto che nell’assestamento di bilancio – e in particolare nel fondo di rotazione per l’edilizia sanitaria – sono stati stanziati altri 76 milioni di Euro per le opere collegate proprio alla realizzazione del nuovo polo ospedaliero.

Gli ex-Ospedali riuniti destano preoccupazione, e credo vadano chiariti al più presto sia l’aumento dei costi sia i problemi di costruzione che si sono presentati, non ultimo quello delle infiltrazioni d’acqua; una risposta chiara, insieme con l’accertamento delle responsabilità, sono indispensabili. E’ per questo che abbiamo chiesto all’Assessore da un lato di fornire una distinta dettagliata dei costi sin qui affrontati dalla Regione e dagli altri attori coinvolti, dall’altro di chiarire i tempi di realizzazione e i costi della trincea drenante necessaria al collaudo dell’opera. Una chiarezza che va fatta, in Commissione, anche sull’impiego dei 76 milioni euro del Fondo rotativo regionale per l’edilizia sanitaria.

Proprio su questo tema il Gruppo PD ha ritenuto di votare contro l’ordine del giorno presentato dall’Italia dei Valori che chiedeva il blocco dello stanziamento di questi 76 milioni: un conto è infatti chiedere la dovuta chiarezza sull’operazione ma tutt’altro paio di maniche sarebbe bloccare le risorse perché ciò avrebbe inevitabili e pesantissime ricadute sul territorio. Il polo ospedaliero deve essere completato e collaudato: di sicuro Bergamo non si merita vedere una cattedrale nel deserto al posto del suo Ospedale.

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