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Expo 2015, presto il Commissario unico

E’ molto positivo che il Presidente Enrico Letta abbia annunciato che tra i primi atti del Governo ci sarà la nomina del Commissario unico per l’Expo milanese del 2015: mentre è ormai prossima “l’uscita di scena” di Roberto Formigoni emerge soprattutto la consapevolezza che il Paese non può mancare questa grande occasione

Mettere Expo al centro dell’attenzione del nuovo Governo presieduto da Enrico Letta è una priorità, ed è un fatto estremamente positivo che il Presidente del Consiglio nel discorso con cui ha chiesto la fiducia alla Camera abbia ricordato come non solo l’Italia ma anche il made in Italy rappresentino le carte migliori per la valorizzazione del nostro Paese.

Significa che la nomina del Commissario unico sarà uno de i primi atti del Governo in vista di questo grande evento, da cui ci separano solo due anni: una straordinaria occasione che non possiamo in nessun modo mancare. Quindi una svolta fondamentale per Expo 2015, perché gli impegni presi dal Presidente Letta sono necessari e li accogliamo con grande soddisfazione: la volontà del nuovo Governo è chiaramente quella di mettere tra i primi punti della propria agenda la portata nazionale di un evento che potrà davvero essere un grande strumento di rilancio per l’intero Paese.

Positivo anche il fatto che presto, già nei prossimi giorni, il Presidente del Consiglio sarà a Milano per presentare il decreto con cui lanciare “l’ultimo miglio” di questo percorso, così come è condivisibile la proposta del Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni di fare della Villa Reale di Monza la sede di rappresentanza di Expo 2015, soprattutto nell’ottica di valorizzare un patrimonio prezioso del territorio in vista di un momento in cui Milano, l’Italia e la Lombardia saranno al centro della scena mondiale.

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E ora la Lombardia

Sono state due domeniche di grande democrazia, quelle che hanno visto 440mila elettori al primo turno, il 25 novembre, e 398mila al secondo di ieri, 2 dicembre, votare per le Primarie del centrosinistra. L’impegno ora è quello di vincere in Lombardia e nel Paese

E’ davvero grande la soddisfazione nel constatare una partecipazione tanto forte nella nostra Regione, anche al ballottaggio di ieri che – con la netta vittoria di Pier Luigi Bersani – ci offre uno stimolo in più, da spendere sia in chiave nazionale sia per la Lombardia.

Bersani è da ieri sera, a tutti gli effetti, il nostro candidato alla guida del Governo, e certamente saprà interpretare al meglio l’esperienza di queste straordinarie Primarie affinché ciascuno dia il proprio apporto a uno sforzo che sarà grande ma anche entusiasmante.

Tutti noi, con lui, dobbiamo continuare il lavoro indispensabile per il centrosinistra e il Paese reale. In Lombardia il vento di queste primarie deve anche aiutarci nell’impresa cruciale che da tempo aspettiamo: vincere le prossime elezioni regionali e aprire la stagione del cambiamento al Pirellone. E’ per questo che non ci fermiamo qui ma già vediamo profilarsi la prossima tappa, quella delle Primarie del Patto Civico indette per sabato 15 dicembre.

Anche in quell’occasione saranno in campo le migliaia e migliaia di volontari che hanno mostrato e mostreranno ancora la loro encomiabile passione spendendo gratuitamente il loro tempo per il futuro dell’Italia e della Regione. E’ anche grazie al loro esempio che possiamo dirci fiduciosi e felici per tutto questo patrimonio di ottimismo che il centrosinistra ha saputo mostrare al Paese e alla Lombardia: ne facciamo tesoro, non lo disperderemo.

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Prezzo del latte: serve un indice di riferimento lombardo

La crisi dell’agricoltura sta arrivando a travolgere anche il comparto del latte: serve un’azione forte da parte della Regione Lombardia, di cui l’Assessorato all’Agricoltura deve essere protagonista. Il PD lo chiede da tempo

E’ un grido di allarme forte quello lanciato da Associazioni agricole e produttori di latte, che si ritrovano con un prezzo (mediamente di 38 centesimi/litro) che non è più sufficiente per coprire i costi di produzione trascinati al rialzo sia dall’aumento del prezzo del carburante necessario al trasporto del prodotto sia dalle gravi ricadute della siccità estiva sul costo dei prodotti di consumo.

Eppure ci sono alcune politiche chiare che si potrebbero attuare a stretto giro in materia. Una di queste è chiaramente legata all’indice di riferimento del prezzo del latte. Proprio per questo sono convinto che occorra un richiamo forte alla Regione Lombardia affinché si muova rapidamente per un’azione che ormai non è più rinviabile. Del resto si tratta di una richiesta che è stata fatta più volte dal Gruppo consiliare del Partito Democratico attraverso lo strumento dell’Ordine del Giorno (due quelli PD approvati in aula nel luglio del 2010 e nello stesso mese del 2011) e poi risollecitata presso l’VIII Commissione Agricoltura appena un paio di mesi fa. Perché l’individuazione di un indice di riferimento per il prezzo del latte lombardo – e conseguentemente nazionale – è ormai ineludibile, oltre che del tutto necessaria per garantire ai produttori un’entrata equa e sostenibile. E’ evidente che un prezzo legittimato dalla Regione, che faccia da riferimento per tutto il mercato, sarebbe oltremodo utile nello sbloccare la situazione.

Sono già durati troppo – oltre due anni – i tentennamenti su questo tema, ed è chiaro che a questo punto non è più possibile dilazionare ulteriormente una decisione che doveva già essere stata presa da tempo. Come Gruppo regionale PD Ci aspettiamo che prima della nuova definizione del prezzo tra le parti, quindi entro la fine del mese di settembre, la Regione Lombardia determini il suo prezzo e che esso venga indicato con parametri reali oltre che legittimato proprio dalla Regione mettendosi a fianco degli allevatori.

Come fare? L’Assessore all’Agricoltura ha a disposizione studi e parametri che gli saranno utilissimi e che già sono disponibili dal momento che esiste un vasto patrimonio lombardo di conoscenze condivise in questo senso. Quella che serve, e sarebbe la cosa più importante, è la volontà politica. Il Partito Democratico ce l’ha da tempo.

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Referendum: 1 e 2, due SÌ per l’acqua pubblica

Due schede, la prima rossa e la seconda gialla, e due SÌ: per fare in modo che l’acqua sia e continui a essere un patrimonio comune, che appartiene a tutti. Su cui nessuno possa mettere le mani, per nessun motivo e nessuna speculazione

L’acqua è un bene. Anzi, è un “patrimonio” che appartiene a tutti. E per questa banale, semplicissima ragione deve restare pubblica, accessibile a tutti con un servizio che garantisca in primo luogo la massima qualità e – in seconda battuta ma non certo per importanza – mantenendosi su tariffe eque.

Come? Con il governo pubblico dell’acqua: il PD propone l’istituzione di una authority nazionale e indipendente che sia compartecipata dalle Regioni e che si occupi della programmazione insieme ai Sindaci, regolando e controllando il buon uso di questa risorsa primaria. Anzi, dovrebbe semmai essere adottata una tariffa sociale, con costi più alti per coloro che l’acqua la sprecano.

In altre parole, le priorità vanno date a investimenti programmati e lungimiranti, al miglioramento di un servizio che deve potersi giovare di un fondo nazionale di riequilibrio tra le diverse zone del Paese, sempre però sotto controllo pubblico, in ogni sua fase.

Quindi il 12 e 13 giugno votiamo SÌ sulla scheda rossa per abrogare le norme che consentono attualmente di affidare la gestione dei servizi pubblici locali a operatori economici privati, e votiamo SÌ anche sulla scheda gialla per ottenere l’abrogazione delle norme che a oggi prevedono che la determinazione della tariffa per l’erogazione dell’acqua sia possibile al gestore anche remunerando il capitale investito.

Perché l’acqua è un bene dell’Italia, e soprattutto è un patrimonio di tutti.

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