Archivi del mese: maggio 2011

Silenzio elettorale

Dopo lunghi giorni di impegno e lavoro la parola sta per passare agli elettori e al loro voto. Ancora per qualche ora potremo continuare a spiegare le ragioni del PD e dei nostri candidati, a lavorare per la loro vittoria, poi attenderemo con serenità e fiducia pronti a ricominciare subito, fin da lunedì sera, a svolgere il nostro compito. Per dimostrare che la paura non vince, che onestà e serietà per la politica sono tutto

Siamo arrivati all’ultimo giorno di una campagna elettorale lunghissima. Alla mezzanotte di oggi scatteranno il “silenzio elettorale” e l’attesa per i risultati dei sedici ballottaggi che si terranno in Lombardia per le province di Mantova e Pavia e per i Comuni più grandi, tra cui spicca quello di Milano.

Non è stato facile lavorare per queste elezioni: tantissimi gli attacchi strumentali da parte della destra, troppi i colpi sotto la cintura denunciati anche da testate come Famiglia Cristiana e Avvenire, certo non sospettabili di “comunismo”. Ma la cosa meravigliosa della democrazia è che poi tocca al voto tirare le conclusioni.

Siamo stati capaci di non farci trascinare verso il basso dalla personalizzazione di questa campagna elettorale, voluta dal Presidente Berlusconi che ha parlato per primo di un “referendum” sulla sua persona salvo poi fare rapida marcia indietro davanti a risultati tutt’altro che favorevoli. Noi del PD siamo stati capaci di stringere le fila attorno ai nostri candidati, quale che fosse la loro provenienza, e di lavorare così sodo da ricevere la fiducia di tanti cittadini aumentando i consensi al nostro partito. Siamo soprattutto stati capaci di non cedere alle provocazioni, né a quelle aggressive degli insulti né a quelle più untuose e sottili delle “promesse” e dei gesti eclatanti, come quello con cui Formigoni ha, a pochi giorni dal voto, annunciato che aumenterà la spesa per il sociale (senza però dire – lo scopriremo solo a luglio – cosa sarà tagliato altrove per garantire il reintegro di quelle cifre).

Siamo stati capaci anche di non cadere nel tranello di una campagna elettorale che ha abbondonato presto il libro dei sogni per descrivere invece inverosimili scenari da incubo in caso di nostra vittoria nei ballottaggi.

Adesso la parola passa agli elettori: sono oltre 2 milioni in Lombardia, quasi un terzo degli aventi diritto. Ci avviciniamo a questo appuntamento con la serenità di chi ha fatto seriamente il proprio lavoro, con la fiducia e l’entusiasmo di chi si prepara a un lavoro che andrà fatto, dal giorno successivo, con tutto l’impegno, quali che siano i risultati.

Adesso ancora poche ore di campagna elettorale e poi il doveroso silenzio in attesa delle decisioni dei cittadini. La democrazia è una cosa seria, noi ci crediamo. Buon voto a tutti.

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Effetto Bob Dylan

Una metafora della Milano (della Lombardia? Dell’Italia?) di oggi, una città raccontata da destra come la terra del terrore dove – vincesse Pisapia – resterebbe solo da tapparsi in casa. Il protagonista però è uno dei geni assoluti del ‘900, e la morale che ne vien fuori può essere interessante

A luglio 2009 un uomo sta passeggiando a Long Branch, New Jersey, Stati Uniti. Piove e non ha l’ombrello, indossa una tuta da ginnastica con i pantaloni infilati negli stivali, l’impermeabile col cappuccio in testa. Vede il cartello di una casa in vendita e si avvicina per dare un’occhiata. E’ in quel momento che da un appartamento vicino parte una telefonata alla polizia per denunciare quel vecchio “barbone” che si aggira con “aria sospetta” nel quartiere. E una pattuglia della polizia americana, luci blu e rosse sulla macchina bianca, arriva in pochi minuti. Chiedono i documenti (non li ha) giudicano poco credibile che sia chi dice di essere e lo fanno salire sulla vettura: andranno all’albergo dove dice di alloggiare per verificare la storia. Se non altro gli risparmiano la visita in commissariato che vediamo ogni giorno in tanti telefilm d’oltreoceano.

Viene fuori che è tutto vero, quella persona è proprio Robert Allen Zimmermann da Duluth, Minnesota, nato nel 1941 (settant’anni il 24 maggio scorso, auguri) meglio conosciuto come Bob Dylan, l’immenso creatore di Blowing in the wind e Like a rolling stone, premio Pulitzer e più volte candidato al Nobel per la letteratura.

Lo ricordava qualche giorno fa Piergiorgio Odifreddi sul suo blog: è così che funziona il teorema del terrore. Uno se ne sta tutto il giorno tappato in casa, accende la tv o la radio e da mattina a sera gli dicono e ridicono che “deve” aver paura a ogni passo, che il mondo è un posto pericoloso, e persino i film e le serie tv non parlano d’altro. E che volete che succeda? Che tutti quelli che camminano fuori dalla sua finestra sono automaticamente “sospetti”, potenziali ladri e assassini.
L’equivoco per Dylan viene chiarito presto, il concierge dell’albergo, il manager, la band, tutti confermano la sua storia e la cosa finisce lì. Ma se uno non è Bob Dylan, se è un qualsiasi Mario Rossi da Terno d’Isola o da San Giovanni Bianco? Più complicato chiarire, temo.

A Dylan la giovane poliziotta non risparmia un rimbrotto: “però, anche lei… cosa le viene in mente di andarsene in giro da solo in una sera di pioggia?”. Risposta: “avevo voglia di fare due passi”.

Anche le cose più normali sono sospette, quando regna il terrore.

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Tra poveri e impoveriti

Nuova puntata del “gioco delle parole” inventato dal Governo, con cui i poveri diventano meno poveri, e il ceto medio diventa ricco. Ma le parole non sono moneta accettata in negozi e supermercati, e così mentre il rapporto della Corte dei Conti parla di cifre preoccupanti, si profila una “manovrina” di ben 46 miliardi di Euro

Il Ministro Tremonti parlava, il 24 maggio, alla Corte dei Conti. Senza addentrarci troppo nel tecnico, Tremonti si trovava davanti una platea di magistrati e alti dirigenti, suona quindi piuttosto ridicolo il richiamo con cui il Ministro ha invitato ad “alzare la mano” i poveri presenti in sala. Non credo fosse il luogo giusto, ecco.

La cosa che mi sembra paradossale è che Giulio Tremonti, che si trovava lì per commentare il rapporto 2011 sul coordinamento della finanza pubblica, abbia impostato il proprio intervento su un sistematico “minimizzare” i problemi. Eppure il rapporto parlava esplicitamente di “una perdita permanente di prodotto calcolata a fine 2010 in 140 miliardi e prevista a crescere a 160 miliardi nel 2013″. Mica bruscolini.

Tra l’altro il succo della questione è che non ci sarebbero spazi per una riduzione della pressione fiscale, definita perentoriamente “impraticabile”, il che è l’esatto contrario di quello che il Presidente Berlusconi va promettendo da giorni pur di risalire nei ballottaggi del prossimo fine settimana.

E l’annunciata manovra da 46 miliardi di Euro? Una “manovrina” secondo il quotidiano Libero, mentre in realtà è una manovra pesantissima, paragonabile a quella da 93mila miliardi di vecchie lire che il governo Amato varò nel 1992 per arginare il deficit ed entrare nella moneta unica. Quindi cifre grosse, non certo le sciocchezzuole che vogliono farci credere.

Ma più di tutto mi colpisce questo continuo giocare con le parole, confondere povertà e impoverimento. Che negli ultimi dieci anni le famiglie italiane si siano impoverite non mi sembra un segreto per nessuno, forse solo per Tremonti. Che risparmiare qualcosa a fine mese sia diventato arduo, impossibile addirittura se non ci sono due stipendi e i figli sono uno o due al massimo, mi sembra che sia lampante per chiunque.

E’ un calcolo rapido: ciascuno di noi può fare due conti nelle proprie tasche. E poi decidere liberamente se alla domanda di Tremonti, fatta in una qualunque piazza anche al nord, anche nella bergamasca, la propria mano l’avrebbe alzata. Io credo che sarebbero state parecchie.

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Bye bye, Lufthansa

Dopo il trasferimento a Roma di Alitalia, anche Lufthansa annuncia di rinunciare a fare di Malpensa il proprio quinto hub europeo. Spiace dire che “l’avevamo detto”, ma forse Pdl e Lega dovrebbero assumersi finalmente la responsabilità delle loro scelte sbagliate

La tattica è sempre la stessa, minimizzare. Far finta di nulla, “tutto va ben, madama la marchesa”. Intanto però anche Lufthansa abbandona Malpensa, e rivede la propria “strategia sullo scalo varesino” che da ottobre perderà i 167 voli settimanali garantiti dalla compagnia di bandiera tedesca.

Giusto tre anni fa il dibattito politico si era avvitato attorno al tema “salviamo Malpensa”: Pdl e Lega erano pronti a metterci centinaia di milioni di Euro (pubblici) come poi avrebbero fatto, accusando il Pd di fare la Cassandra mentre chiedevamo che la discussione fosse franca, seria e aperta anche sul ruolo delle Istituzioni milanesi.

Spiace dire “avevamo ragione”, ma alla prova dei fatti le cose sono andate come prevedevamo. Prima il “dehubbing” con cui Alitalia si era trasferita a Roma, e adesso l’annuncio di Lufthansa Italia, che non farà più di Malpensa – come aveva in precedenza annunciato – il proprio quinto Hub europeo.

La SEA minimizza, appunto: “Lufthansa Italia è solo uno dei 110 vettori presenti su Malpensa” ma il colpo è forte, soprattutto considerando che per ammissione proprio di SEA sarebbe stata la compagnia tedesca a dover costituire il perno della strategia sullo scalo varesino. E i lavoratori? Sono circa 200, e dato che Lufthansa Italia chiuderà i battenti dovrebbero essere tutti ricollocati all’interno del gruppo, ma anche su questo saremo vigili.

Del resto alle promesse da marinaio di Berlusconi dovremmo essere abituati, ma quel che è certo è che qualcuno dovrebbe cominciare ad assumersi le proprie responsabilità.

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Ma… siamo ancora fermi ai cosacchi?

Ci risiamo, Berlusconi ritrova la parola ma lo fa solo per comparire in ogni televisione (in barba a qualunque par condicio) per spaventare, evocare fantasmi, parlare all’Italia del 2011 come se fossimo ancora in piena guerra fredda. Lavoriamo sodo e teniamo duro in questi giorni: i nostri paesi, le nostre città, tutta l’Italia, si meritano ben altro che questa “maggioranza” allo sbando

Ecco qua, è accaduto, sta accadendo. Dopo sei giorni di silenzio il Presidente Berlusconi deborda in quasi tutti i telegiornali facendosi “intervistare” per non dire niente, per proporre il nulla. Davanti a un Paese che ha dimostrato con il voto di volere risposte riesce (con Bossi) solo ad agitare spauracchi, a evocare “aggressioni”, “zingari”, “islamici” e “orde”. E’ la vecchia tattica del terrore: suscitare la paura, spaventare irresponsabilmente per ottenere un vantaggio immediato, e pazienza se così si creano macerie che sarà difficile poi rimuovere.

Sapevamo che avrebbe tirato fuori di tutto ma lo stesso impressiona questo agitarsi senza muovere nulla nella realtà. Siamo passati dal libro dei sogni all’elenco degli incubi, e a tutto questo abbiamo il dovere di reagire con i fatti, con i programmi veri, con le proposte di cambiamento reale.

Non so se Berlusconi sia davvero ossessionato dal “comunismo” o se – più semplicemente – ritenga ancora utile ai propri interessi agitare questo spauracchio per tenere insieme le crepe della maggioranza che lo sostiene (a colpi di tranelli, per la verità). Quel che è certo è che era dagli anni ’50 (del secolo scorso!) che non si sentiva più questo tipo di retorica nel dibattito politico. Nel frattempo il muro è caduto, le dittature comuniste e comunistoidi sono scomparse ovunque tranne che in qualche Paese come la Bielorussia, il cui presidente è tanto sconosciuto a La Russa quanto ammirato da Berlusconi (vedere qui www.corriere.it/politica/09_novembre_30/berlusconi-viaggi-bonino-polemiche_24e2af82-ddd1-11de-a61b-00144f02aabc.shtml ad esempio). Intanto di argomenti non si vede l’ombra, solo riescono a favoleggiare di estremismo e comunismo, come fossimo ai tempi di Stalin.

Smascheriamo questo opportunismo irresponsabile, impegniamoci in questi giorni per mettere a nudo la pochezza di un simile atteggiamento. Poi potremo mostrare a tutti che il centrosinistra può governare – e governare bene, finalmente – anche una città come Milano: sarà una sorpresa solo per Silvio.

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Scuola: a Bergamo timori confermati

Cifre preoccupanti quelle che emergono dal Consiglio provinciale di Bergamo sulla scuola: se a febbraio scorso l’Amministrazione provinciale e l’Assessore competente “speravano” di recuperare risorse, pare proprio che la speranza sia andata delusa. Spiegheranno ai cittadini il perché?

Nel febbraio scorso avevo parlato del bilancio di previsione del Consiglio provinciale di Bergamo riguardo la scuola (qui www.blogdem.it/maurizio-martina/2011/02/11/provincia-di-bergamo-per-la-scuola-%e2%80%9csi-spera%e2%80%9d/ l’articolo sull’argomento) e avevo segnalato la sferzante critica da parte del Consigliere provinciale PD Mirosa Servidati, che aveva efficacemente mostrato come l’Amministrazione provinciale e l’Assessore Anelli, si limitassero a “sperare” (usavano proprio questo termine) in qualche misterioso aiuto del cielo. Ora, lunedì 16 maggio, è stato approvato il bilancio consuntivo da cui emerge come i nostri timori fossero più che giustificati.

La prova? A fronte di un bilancio di previsione pari a 358 milioni di Euro, ecco che il bilancio consuntivo riporta la cifra di 154 milioni, il che – tradotto in parole povere – significa che ancora una volta si farà ben poco di concreto. Lo si vede bene guardando all’edilizia scolastica, dove sono in ballo appena sei milioni di Euro, buoni solo per qualche manutenzione straordinaria benché manchino pesantemente nella nostra provincia non solo laboratori e palestre ma anche le aule, vale a dire gli spazi indispensabili per il lavoro educativo.

Si tratta di un tema che approfondiremo ancora ma che ci inquieta tutti: risparmiare sulla scuola è sciocco e controproducente, e purtroppo gli interventi “cosmetici” non serviranno a nulla.

Forse è il caso di sottolinearlo con la matita rossa.

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Argomenti? Zero

Il coordinatore del Pdl Verdini parla di “sostanziale pareggio se escludiamo Milano”, come dire che Claudio Bisio ha un bel ciuffo se non si bada troppo al fatto che è calvo. La verità è che abbiamo la possibilità di arrivare a un successo storico, e in questi dieci giorni dobbiamo impegnarci con tutte le nostre forze

E’ ricominciata subito, come era normale che fosse. Ma i toni di questa campagna elettorale sono di nuovo colorati a tinte fortissime da Pdl e Lega, che cercano di risollevarsi dalla batosta milanese (e non solo) a colpi di sparate ad alzo zero. Poco fa Bossi ha detto che Pisapia sarebbe “pazzo” – siamo quindi già all’insulto bello e buono – e al 29 maggio mancano ancora dieci giorni.

Teniamo d’occhio la palla, lo ripeto ancora una volta anche a rischio di sembrare noioso, qui c’è da lavorare, e sodo, fino all’ultimo minuto perché nulla è scontato, e ne sentiremo di tutti i colori. Un esempio? I titoli del maggiore Tg nazionale di ieri sera: tante notizie su “centri sociali” e “sinistra radicale” e nessun accenno all’assordante silenzio di Berlusconi o agli ammonimenti di Bossi sul tema del “non andremo a fondo col Pdl”.

Ma arriverà anche di peggio, quindi prepariamoci e non abbassiamo la guardia. Prestiamo ascolto a tutti quelli che guardano con speranza alla proclamazione dei risultati del ballottaggio, ascoltiamo anche (soprattutto?) gli sfiduciati, quelli che non riescono a credere che in politica non si sia affatto “tutti uguali”. Guardiamo loro con rispetto: non liquidiamoli con la categoria della “protesta”, perché esprimono anche un “bisogno”, cui noi abbiamo il dovere di rispondere. Le competenze le abbiamo, l’entusiasmo c’è ed è grande, abbiamo saputo indicare il progetto di un cambiamento profondo. Siamo e saremo all’altezza.

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Cava di Caravaggio, indispensabili altri approfondimenti

La Regione risponde alla mozione presentata dal PD nel novembre scorso e ascolta, in Commissione, i Sindaci sulla cava di Caravaggio. E’ una buona notizia: approfondimenti tecnici sono quanto mai necessari date le caratteristiche del terreno e dei livelli di falda

Conosciuta come ATEg38, la cava di Caravaggio è protagonista di una situazione in cui sono indispensabili parecchi approfondimenti, perché è chiaro che essa non potrà sorgere sopra i fontanili.

Era il novembre dello scorso anno quando il Consiglio regionale aveva approvato una mozione del Partito Democratico (qui www.blogdem.it/maurizio-martina/2010/11/23/cava-di-caravaggio-secondo-stop-dal-consiglio-regionale-approvata-mozione-del-pd/ maggiori info) in cui chiedevamo ulteriori approfondimenti, sia per ragioni tecniche sia per l’ampia mobilitazione dei Sindaci cremaschi e bergamaschi dato che l’apertura di una nuova indagine si era resa necessaria viste le risultanze tanto dei documenti tecnici quanto del lavoro dell’ARPA. Proprio per questo il 18 maggio si è tenuta in Regione un’audizione dei Sindaci da cui è scaturita una volta di più l’improponibilità della gestione di cava e la necessità di un’attenta vigilanza sul percorso intrapreso.

Il fatto è che dal territorio, e dagli Amministratori, arrivano segnali di forte preoccupazione: si rende man mano sempre più chiaro che esiste un’incompatibilità della cava con le particolari caratteristiche del terreno e i suoi livelli di falda mentre non è ancora stata presentata l’istanza di Valutazione di Impatto Ambientale da parte del privato.

Quel che è certo è che il Partito Democratico non intende stare a guardare: è dal novembre scorso che siamo impegnati per garantire la sicurezza e la salute dei cittadini, certamente non ci fermeremo proprio ora.

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Tagli alla scuola lombarda: la Regione pressi Roma

Insostenibili i nuovi tagli del Ministero dell’Istruzione per gli organici della scuola lombarda, anche per quelle di montagna che nella bergamasca sono molte: Formigoni ha il dovere di fare sentire la voce della nostra Regione al sedicente “Governo amico”, che sta tagliando indiscriminatamente proprio alla Lombardia

Sono davvero insostenibili per la Lombardia i nuovi tagli agli organici delle scuole: il Ministero dell’Istruzione ha annunciato nelle scorse settimane la bellezza di 2.415 posti in meno. C’è voluta una mozione del Partito Democratico per indurre la Giunta a chiedere al Ministero una revisione degli organici di insegnanti e del personale amministrativo, perché incertezza e confusione regnano sulla scuola lombarda e di questo passo non si può continuare.

I segnali sono preoccupanti, al punto che è messa a rischio addirittura la regolarità del prossimo anno scolastico dato che persino garantire la qualità formativa fin qui assicurata sembra a questo punto assai difficile.

Anzitutto ci sono le preoccupazioni  – più che legittime – degli insegnanti precari che corrono il rischio di vedersi scavalcati da colleghi provenienti da altre regioni nella lista di possibile assunzione se non saranno rispettate le graduatorie a esaurimento, e a questo si aggiunge l’incertezza di coloro che avranno la responsabilità di garantire il corretto svolgimento del prossimo anno scolastico facendo fronte ai pesanti tagli annunciati. Il nostro partito ha quindi espresso una forte richiesta alla Giunta regionale affinché intervenga presso il Miur (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca) così da scongiurare tagli che mettono a serio rischio la qualità formativa offerta dalla scuola in Lombardia: il complesso e articolato sistema produttivo di questa Regione ne sarebbe inevitabilmente compromesso.

Alla carenza ormai cronica di dirigenti scolastici nella nostra Regione (ne mancano più di 300) va aggiunta la necessità di un’adeguata valutazione di vari fattori quali l’integrazione degli studenti disabili, l’inserimento di quelli stranieri, le richieste di tempo pieno e la garanzia per i servizi mensa/trasporto. Senza dimenticare il tema delle scuole di montagna, che nella bergamasca è particolarmente sentito, e la necessità di tavoli di confronto provinciale a garanzia del coinvolgimento degli Enti locali nella gestione e nella risoluzione dei problemi organizzativi che sarebbero prodotti da questi tagli indiscriminati.

Ancora una volta, quindi, il Partito Democratico ha dovuto indicare alla maggioranza una linea di azione nei confronti del Governo “amico” di Roma. E sull’amicizia di certi “amici”, francamente, ci sarebbe da discutere.

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Riqualificazione stazioni, finalmente ascoltano il PD

Dal luglio scorso il PD chiedeva che ci fossero precisi impegni economici della Regione per fare in modo che il bando per la riqualificazione non restasse lettera morta. Dopo dieci mesi ci danno ragione: un po’ tardi, ma meglio che niente

In Lombardia vivono più di nove milioni e 900mila persone, e i pendolari sono 950mila di cui circa 600mila utilizzano il treno. Numeri importanti: praticamente il 22% dei pendolari ferroviari vive in Lombardia e paga tariffe più alte del 5/10% rispetto alle Regioni confinanti. Con quali benefici? Il PD ci ha ragionato sopra più volte, ottenendo spesso valutazioni sconfortanti. Anche in relazione allo stato delle stazioni, spesso fatiscenti e abbandonate all’incuria.

E’ anche per questo motivo che avevamo criticato fortemente proprio il bando regionale per la riqualificazione delle stazioni, che non prevedeva alcun tipo di finanziamento da parte della Lombardia ai Comuni interessati. La scarsa trasparenza con cui la Regione aveva diffuso i numeri sulle domande pervenute ci aveva subito insospettito, e infatti ora arriva la conferma che gli Enti comunali che hanno espresso interesse alla riqualificazione sono appena il 28% del totale, e nella provincia di Bergamo la richiesta è giunta solo da tre Comuni: Ponte San Pietro, Terno d’Isola e Treviglio.

Comprensibile: l’idea di dare nuova vita a una stazione inserendo attività museali, sedi di Protezione civile e Biblioteche, o di Associazioni o ancora di Centri di assistenza è di sicuro accattivante per molti Comuni, ma assai difficile da togliere dal libro dei sogni se poi l’apposito bando non prevede neanche un euro di finanziamento regionale.

Ora, finalmente, una buona notizia: l’Assessore Cattaneo ha anzitutto ammesso che i problemi esistono, poi ha annunciato che il bando sarà riaperto e soprattutto ha finalmente parlato di quello “stanziamento di risorse” che il Partito democratico ha chiesto da subito e che è indispensabile per trasformare l’ennesima bella favola in un impegno concreto.

Bene, era ora visto che sin da luglio 2010 chiedevamo alla Regione di mettere sul tavolo le risorse necessarie per promuovere accordi virtuosi tra Enti locali e RFI. Ora anche Pdl e Lega si sono resi conto che senza concretezza non può esserci impegno. Certo, non era necessario essere dei geni per capirlo, anche questo è vero, ma… meglio tardi che mai.

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