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Superticket in Lombardia

La toppa rischia di essere peggiore del buco. È questo in estrema sintesi il nostro giudizio sulla modulazione del “superticket” da dieci euro introdotto dalla manovra nazionale che, per decisione della Giunta regionale, sarà applicato dal primo di agosto in modo differenziato, da zero a trenta euro, in ragione del valore delle prestazioni. Nel dettaglio, per le ricette contenenti prestazioni sotto i 5 euro non ci saranno aggravi di spesa, mentre per le altre prestazioni dal valore superiore ai 5 euro si pagherà un contributo modulato in scaglioni fino ad un massimo di 66 euro, dunque trenta euro in più di quanto si pagava fino alla scorsa settimana. È il cosiddetto “modello lombardo”, che si contrappone alle decisioni assunte da molte altre Regioni che si sono dette contrarie all’applicazione del ticket e che per ora non lo fanno pagare in attesa di un confronto con il governo per ottenerne la revoca.

I numeri, denuncia il PD, non sono però rassicuranti: nel nomenclatore tariffario della specialistica oggi in vigore sono ricomprese 2017 diverse prestazioni, dall’emocromo alle ecografie. Solo 188 di queste, poco più del 9%, hanno un valore inferiore ai 5 euro e sono essenzialmente esami di laboratorio. Il problema è che raramente il medico prescrive un solo esame, perché tipicamente analisi come quelle del sangue ricomprendono la rilevazione di più valori, e il superticket alla lombarda si applica alla ricetta nel suo complesso. Oggi le ricette sotto i cinque euro sono il 2,8% del totale. Sono invece 696 le prestazioni che, prese singolarmente, costeranno al cittadino più dei 46 euro previsti dalla finanziaria nazionale (il 34,5%) e tra queste sono 362 quelle che raggiungeranno il valore limite dei 66 euro. Non si tratta solo di esami molto particolari ma anche di prestazioni abbastanza ordinarie.

Ecco alcuni esempi:

Fino al 17 luglio Oggi Dal 1 agosto
RADIOGRAFIA  DEL TRATTO GASTROINTESTINALE SUPERIORE € 36,15 € 46,15 € 55,00
DENSITOMETRIA OSSEA CON TECNICA DI ASSORBIMENTO A  RAGGI X € 36,15 € 46,15 € 55,00
ECOGRAFIA DELL’ ADDOME SUPERIORE € 36,15 € 46,15 € 55,70
PROVA DA SFORZO CARDIORESPIRATORIO € 36,15 € 46,15 € 66,00
ELETTROCARDIOGRAMMA DINAMICO (Holter) € 36,15 € 46,15 € 66,00
COLONSCOPIA € 36,15 € 46,15 € 66,00
TAC TORACE 36,15 46,16 66,00
MEDICAZIONE COMPLESSA 36,15 46,16 66,00

Il dato vero è che mentre le altre Regioni stanno decidendo come resistere all’introduzione del superticket la Lombardia ha individuato una soluzione ancora più gravosa per le tasche dei lombardi. Sono pochissimi i casi in cui i lombardi non pagheranno nulla di più, mentre per diversi esami, alcuni complessi e altri tutto sommato ordinari, come un Holter, una colonscopia o una tac del torace, indipendentemente dal reddito, pagheranno quasi il doppio rispetto quanto avveniva solo la settimana scorsa. Di più che nelle Regioni che hanno i conti sanitari in disordine, e ovviamente molto di più rispetto a quelle Regioni che hanno deciso di non far pagare il ticket da 10 euro e che stanno chiedendo al Governo di trovare soluzioni alternative. E come aggravante c’è il fatto che i maggiori costi si scaricheranno su chi si trova a dover fare accertamenti per malattie importanti. La Regione Lombardia ha scelto ancora una volta di lasciar ricadere sui cittadini gli effetti di una manovra nazionale che serve per fare cassa. Noi siamo contrari e ribadiamo la nostra proposta: nel bilancio sanitario regionale ci sono inefficienze che possono essere eliminate per trovare le risorse necessarie. Guardiamo al sistema della Carta sanitaria, che dal 2000 ad oggi è costata ai lombardi 1,6 miliardi di euro senza aver mantenuto le promesse fatte a più riprese. E poi c’è la vicenda del call center sanitario, che nel 2004 fu chiuso in Lombardia per essere aperto in Sicilia, a Paternò, e che ora la Regione vuole riaprire in Lombardia lasciando aperto, sicuramente per la prima fase, anche quello siciliano. Nell’assestamento di bilancio, che andrà in Aula la prossima settimana, per questa operazione è previsto un aumento di spesa di 5 milioni di euro, il necessario per porre le basi all’apertura del nuovo centro, mentre si prevede che per circa tre anni per ci sarà una duplicazione dei costi del call center: da venti a quaranta milioni di euro.

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Ticket: la Lombardia lo tolga

Togliere il ticket da 10 euro come stanno facendo altre nove regioni italiane. È quanto chiediamo in Consiglio regionale della Lombardia, ed è quanto abbiamo riaffermato con forza in conferenza stampa, confutando alcune tesi sostenute dalla Giunta regionale, oltre che formulando le proprie proposte alternative.

La Lombardia non è la Regione più virtuosa d’Italia, è una delle dieci che hanno i conti in ordine ma tra queste è anche la sola che fa pagare ai propri cittadini sia il ticket sui farmaci, già dal 2003, che l’addizionale regionale Irpef, così come sono chiamate a fare le Regioni con piani di rientro della spesa sanitaria, cioè con i conti pesantemente in disordine. Tra le Regioni in equilibrio solo due, Lombardia e Basilicata, hanno iniziato a far pagare il ticket di dieci euro da ieri, mentre tutte le altre lo hanno almeno sospeso.

Il PD critica anche l’affermazione della Regione secondo cui gli esenti in Lombardia sarebbero il 70% della popolazione. Su dieci milioni di abitanti, infatti, non pagano i minori di 14 anni, che sono 1,39 milioni circa, gli over 65 con reddito familiare inferiore a 38mila euro, dunque non tutti, e alcune categorie di persone in oggettiva difficoltà, come gli invalidi, i disoccupati e i cassintegrati. Tutti gli ultrasessantacinquenni, dunque anche quelli con redditi medi e medio alti, sono meno di due milioni, e le altre categorie sono per fortuna marginali: non si vede proprio come si potrebbe raggiungere la cifra di 7 milioni di esenti, come sostengono Formigoni e l’assessore Bresciani.

La proposta del PD è questa: La Regione Lombardia ha margini per ridurre alcune spese del bilancio sanitario, visti alcuni esempi di gestione poco razionale. Tra questi sicuramente la carta sanitaria, che è costata ai cittadini più di 1,6 miliardi di euro in undici anni senza che ancora se ne vedano i benefici promessi, e il call center della sanità che è stato spostato qualche anno fa a Paternò, in Sicilia, e di cui ora verrà sperimentato lo spostamento, o almeno l’apertura di un secondo centro, in Lombardia, dov’era fino a che la Regione non decise di chiuderlo.

La Lombardia può sospenderlo e aprire un tavolo tra le Regioni e i ministeri della Sanità e dell’Economia: è una questione politica che non può essere affrontata unicamente in punta di diritto. Ma occorre anche ricordare che quando il ticket di dieci euro fu introdotto, nel 2007, dal Governo Prodi fu per un’operazione politica, ovvero per trovare risorse per finanziare la spesa sociale, per la famiglia, per i non autosufficienti, per il sostegno all’affitto, per la costruzione degli asili nido. Il ticket del Governo Berlusconi ha il solo scopo di fare cassa.

I lombardi da gennaio a maggio hanno versato alle casse della Regione per i ticket sanitari 94 milioni di euro. Il 16% in più dello stesso periodo dello scorso anno. Per non dire dei farmaci equivalenti, a brevetto scaduto, per i quali i cittadini stanno pagando dal 15 aprile una specie di ticket che è dovuto alla differenza tra il prezzo a cui lo rimborsa lo Stato, allineato al ribasso per decisione dell’AIFA, e il prezzo applicato dalle case farmaceutiche. I lombardi, dunque, già pagano molto senza il nuovo ticket da dieci euro che, peraltro, in un solo set di esami, se quelli prescritti sono di specialistiche diverse, può essere applicato due, tre, anche quattro volte.

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Ticket: con la rimodulazione, i cittadini pagano di più

Il governatore Formigoni e l’assessore alla sanità Bresciani hanno dichiarato non solo di non voler disapplicare il ticket, come l’opposizione ha chiesto con voce unanime, ma di rimodularlo tra zero e trenta euro in ragione del costo di esami e visite a cui si applica.

E’ una scelta sbagliata, e per i cittadini è una soluzione ancora più gravosa del ticket da 10 euro. Saranno pochissime le prestazioni su cui non si applicherà la maggiorazione e invece il conto sarà ben più salato, di 66 euro, per più di un terzo delle 2017 prestazioni incluse nel tariffario regionale, e tra queste ve ne sono di ordinarie, come ad esempio l’ecografia all’addome.

La Regione ha ribadito la scelta di far ricadere sui cittadini una manovra che serve per fare cassa: una soluzione che ci vede fermamente contrari. Più giusto ed equo sarebbe recuperare risorse dalle inefficienze riscontrate nella gestione della carta dei servizi e del call center sanitario che sta per essere duplicato.

Quanto alla polemica con il governo Prodi, che Formigoni ha oggi indicato come responsabile dell’introduzione del ticket di dieci euro nella finanziaria per il 2007 (rimase in vigore fino a maggio e poi furono trovate nel bilancio nazionale le risorse per revocarlo) ricordiamo che allora la compartecipazione fu introdotta per recuperare risorse per finanziare fondi strutturali di sostegno alla famiglia, quali quello nazionale per le politiche sociali e quello per la non autosufficienza, mentre oggi il ticket serve solamente per coprire i buchi fatti da questo governo.

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NO a nuovi ticket

Il Governo annuncia che non coprirà ulteriormente il finanziamento al fondo che permette di “sterilizzare” i ticket da dieci euro sulle prestazioni specialistiche ambulatoriali. Dunque, senza ulteriori interventi regionali, questi ticket entreranno in vigore quanto prima.

Il Governo, con una manovra finanziaria insostenibile, sta colpendo ancora una volta i cittadini nel loro diritto alla salute imponendo una gabella su visite ed esami. In Lombardia già si pagano ticket sulla specialistica di 36 euro e ticket sui farmaci, fino a 4 euro per ricetta: non si avverte certo la necessità di un balzello ulteriore. La Regione Lombardia, che da anni vanta un bilancio in pareggio, farebbe bene a trovare nelle pieghe dei propri conti le risorse per togliere ai cittadini questo ultimo ticket!

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Ticket: la Giunta intervenga subito

La Giunta regionale intervenga subito per evitare ulteriori balzelli sulle prestazioni ambulatoriali e sui farmaci

Una giungla di balzelli di vario genere è quella nella quale si devono districare continuamente i cittadini bergamaschi per accedere a esami e visite o per acquistare farmaci. Dato che la coperta si fa sempre più corta e i trasferimenti statali più esigui, tocca infatti agli utenti farsi carico delle eventuali quote aggiuntive. Come è accaduto ad aprile quando i bergamaschi hanno pagato il 23% in più rispetto all’aprile dell’anno precedente a causa del mancato allineamento del prezzo di alcuni generici da parte delle aziende produttrici.

Il Pd ha appena depositato un’interrogazione e una mozione per evitare che nuovi aggravi economici si abbattano sugli utenti. Nell’interrogazione sulla compartecipazione alla spesa farmaceutica chiediamo alla Giunta quali iniziative intenda assumere per evitare che i cittadini debbano far fronte ad ulteriori costi per avere dei farmaci generici, dato che, da oggi 1 giugno, scade la copertura stabilita dalla Regione per colmare il gap tra il prezzo dei medicinali e la copertura assicurata dal servizio sanitario nazionale: auspichiamo che Regione Lombardia come ha già fatto Regione Toscana colmi definitivamente la differenza con risorse proprie . Con la mozione vorremmo invece che Regione Lombardia si impegnasse ad intervenire presso il Governo per garantire le risorse necessarie che eviterebbero l’introduzione di un ulteriore ticket da 10 euro per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale (che andrebbe ad aggiungersi ai 36 euro che oggi si pagano) per il periodo che va da adesso a dicembre.

In assenza del provvedimento di copertura da parte del Governo sarà la Regione a doversi occupare della quota aggiuntiva. O, se non si corre al più presto ai ripari, i soliti cittadini tartassati.

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Farmaci generici: aumenterà il ticket

Da pochi giorni a questa parte come conseguenza della Finanziaria nazionale i cittadini si trovano a dover pagare ancora di più per i farmaci generici, anche se acquistati con la ricetta. Infatti l’Agenzia italiana per il Farmaco ha abbassato i rimborsi per i farmaci cosiddetti equivalenti così da far risparmiare al sistema sanitario 600 milioni di euro l’anno. Ma, come era prevedibile, le aziende farmaceutiche mantengono invariato il prezzo dei loro prodotti e la differenza la pagano gli utenti all’acquisto del farmaco generico, anche se prescritto dal medico curante.

Apprendiamo dalle agenzie che la Regione Lombardia ha dato la colpa a una legge scritta male, ma in una regione come la nostra in cui i cittadini pagano già 200 milioni di euro l’anno di ticket regionali sui farmaci, e di questi ben 21 milioni escono dalle tasche dei bergamaschi, non è pensabile scaricare altri costi per la spesa farmaceutica. Regioni virtuose come la Toscana che, ricordiamo, hanno i conti sanitari in pareggio senza aver introdotto alcun ticket, hanno scelto di compensare con risorse proprie la differenza. Ci aspettiamo dunque che Regione Lombardia segua rapidamente questa strada in attesa che il Governo colmi questo vuoto normativo.

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