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Vigili del fuoco volontari: mozione PD

Nell’aula del Pirellone passa all’unanimità la mozione del PD sul sostegno della Regione

Sostegno della Regione ai corsi di formazione obbligatori che i Comandi provinciali dei Vigili del Fuoco organizzano per i propri volontari, e convenzioni tra Pirellone e Asl per fare in modo che questi possano effettuare gratuitamente le periodiche e obbligatorie visite mediche e attitudinali anche presso le strutture sanitarie più vicine ai comuni di residenza, e non nell’unico centro di Milano, come avviene oggi.

Queste sono le richieste contenute in una mozione presentata in Consiglio regionale  dal Gruppo regionale del Pd e approvata all’unanimità dall’Aula. In Lombardia i Vigili del Fuoco volontari sono circa 1600, dislocati in 56 distaccamenti, e affiancano l’attività dei 2700 Vigili del Fuoco permanenti  dislocati nei 39 distaccamenti effettivi.

Oltre ai pochi fondi disponibili per i corsi di formazione, a cui la mozione chiede di porre rimedio, l’altro problema per i volontari è che in Lombardia, in seguito a una convenzione siglata tra il Dipartimento nazionale dei Vigili del Fuoco e la direzione Sanità dell’Ente Rete ferroviaria italiana-Gruppo Ferrovie dello Stato, l’unica struttura in cui tutti i volontari possono sottoporsi gratuitamente alle visite mediche periodiche è a Milano, con grande disagio per chi abita in altri comuni e con perdite di intere giornate di lavoro. Crediamo che chi presta volontariamente il proprio tempo, per un compito per altro difficile e pericoloso, debba essere messo nella migliore condizione per farlo, soprattutto per quel che riguarda gli adempimenti a cui deve obbligatoriamente sottoporsi.

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Legge sui parchi: la maggioranza si scioglie

Il Consiglio regionale della Lombardia vota contro il commissario regionale negli enti gestori dei parchi, grazie a un emendamento del Gruppo del Pd, e la maggioranza Lega-Pdl, la stessa che ha permesso di cassare l’ipotesi centralista di un controllore imposto dall’alto, chiede di rinviare il progetto di legge in Commissione. Un successo, ottenuto ieri in Aula, per il Partito Democratico che ha a lungo battagliato, a partire proprio dalla Commissione ambiente, in favore di una legge sui parchi che sia di vera riforma, a quasi trent’anni dalla prima, e di un provvedimento sulla governance (previsto nel milleproroghe) che sia il più possibile delegato ai territori e alle loro comunità.

Un primo segnale di cedimento della maggioranza si è avuto al voto sull’emendamento sulla forma giuridica degli enti gestori dei parchi, sempre proposto dal Pd, che è stato bocciato con pochi voti di scarto.

Al secondo voto segreto la maggioranza si è sciolta come neve al sole. Lo dicono i numeri: 39 favorevoli e 35 contrari – fatti i calcoli e considerati i 28 presenti della minoranza – significa che 11 consiglieri di maggioranza non sono d’accordo che il presidente convochi la comunità del parco per l’elezione dei componenti il consiglio di gestione “previa acquisizione del nominativo del componente designato dalla Regione”. Si tratta di quello il Pd ha sempre definito come una sorta di commissario e controllore del potere regionale.

In questo modo la stessa maggioranza ha affossato il centralismo del Governo Formigoni che, dopo la sanità, voleva allungare le mani anche sull’ambiente e sulle nostre aree protette.

E, infatti, Pdl e Lega si sono sentiti in evidente imbarazzo, non potendo far altro che chiedere il ritiro del progetto di legge, dopo settimane di discussione, per ripartire da capo in Commissione.

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Scuole dell’infanzia paritarie: Roma rimandi i soldi in Lombardia

Ieri, martedì 28 giugno, è stata approvata all’unanimità in Consiglio regionale la mozione presentata dal Gruppo regionale del PD, primo firmatario il consigliere regionale Fabio Pizzul, sui finanziamenti alle scuole dell’infanzia paritarie.

Una seconda sollecitazione, dopo una prima mozione già votata dall’Aula in primavera, perché, come ho dovuto rispondere ad un commento provocatorio della Lega, nonostante le nostre richieste, il Governo di Roma non ha ancora mandato i soldi in Lombardia per sostenere i bilanci di un servizio che la scuola pubblica, in molte zone della regione, soprattutto nelle valli montane, non offre.

Fabio Pizzul ha illustrato i motivi della reiterata richiesta, gli stessi che hanno portato diversi consiglieri regionali del Pd due sabati fa in piazza a protestare assieme alle scuole stesse e ai genitori: “Le scuole d’infanzia paritarie esercitano un’elevata funzione educativa sul territorio lombardo, in quanto si tratta di 1.768 unità con un numero di bambini che ammonta 156.933. Sono attive nell’80% dei comuni lombardi e soddisfano il diritto educativo del 57% dei bambini della Lombardia”.

I tagli governativi quest’anno arrivano al 54% dell’intera somma assegnata: si tratta di una riduzione di oltre la metà del contributo annuo di 539 milioni, e generano una situazione insostenibile e ingiustificabile in un settore delicato come è quello dell’infanzia.

Il Gruppo regionale del Pd ha chiesto quindi nella mozione al Presidente della Regione Lombardia e all’assessore Rossoni, che si è detto sostanzialmente d’accordo, “di intervenire presso il Governo nazionale affinché vi sia il recupero della somma prevista di 526 milioni di euro dalla legge finanziaria 2011, per garantire il sostegno alle scuole dell’infanzia paritarie e concreti attenzione e intervento per gli alunni diversamente abili; di dare concretezza, in sede di assestamento di bilancio, all’impegno preso da Regione Lombardia di erogare i fondi regionali, spettanti alle scuole dell’infanzia paritarie”.

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Modifiche urgenti ai piani d’emergenza

Su proposta mia e di Maurizio Martina, i Partito Democratico ha presentato una mozione urgente in Consiglio regionale per chiedere alla Giunta del Pirellone di modificare la delibera relativa a frane e calamità naturali nella quale si prevede la compartecipazione dei Comuni agli interventi di “somma urgenza” nella misura del 20% delle spese sostenute.

Come noto, il provvedimento ha generato forti preoccupazioni in particolare sul territorio montano. Tanti Comuni infatti, già a corto di risorse, hanno denunciato l’impossibilità di garantire autonomamente fondi specifici per interventi di questa natura. Proprio per questo la mozione Pd chiede concretamente alla Giunta di modificare la normativa innanzitutto esentando dalla compartecipazione di questi costi i Comuni sotto i 5000 abitanti. Tra le nostre richieste anche la proroga dei tempi per la realizzazione dei Piani d’Emergenza e la conferma del sostegno tecnico della Regione verso le realtà coinvolte da questi eventi anche tramite le strutture operative ex Genio civile.

Il testo completo della mozione del PD

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Invalidità civile: disagi e ritardi. Intervenga la Regione

Disguidi e ritardi stanno rendendo la vita difficile ai cittadini invalidi di Bergamo e provincia. Dal 30 luglio 2010 le competenze in merito al sistema di accertamento e concessione delle provvidenze economiche in materia di invalidità civile sono state trasferite all’Inps. Le domande per ottenere i benefici da parte degli invalidi devono essere presentate per via telematica all’istituto che, a sua volta, le trasmette all’Asl per l’attivazione della visita di accertamento, la quale poi avviene in presenza di un medico inviato dall’Inps. Quest’ultimo ha 120 giorni di tempo per provvedere all’attribuzione delle competenze economiche. Ma oggi anche i cittadini invalidi bergamaschi già riconosciuti si ritrovano in difficoltà a causa di un problema ‘tecnico’ e di comunicazione tra Inps e Asl. I due sistemi informatici, infatti, non dialogano tra di loro, cioè non c’è modo di facilitare i passaggi, nell’era della tecnologia spinta, e tutto si blocca ancora davanti a una montagna di carta da inserire banalmente a computer.

Ho chiesto che, per avere i dovuti chiarimenti, venga subito fatta un’audizione in III Commissione Sanità del Consiglio regionale con l’assessore alla Solidarietà sociale Giulio Boscagli e la direzione regionale dell’Inps. Nel frattempo, ho sottoscritto un’interrogazione a risposta scritta alla Giunta e all’assessore stesso per sapere se corrisponde al vero quanto riferito in merito ai disguidi e ai ritardi nello svolgimento delle pratiche per la concessione delle provvidenze economiche in caso di invalidità civile. In caso affermativo, quali provvedimenti intenda assumere il Governo Formigoni per evitare ai cittadini, già pesantemente provati dalla malattia, i forti disagi causati dall’allungamento dei tempi relativi all’iter burocratico e dalle incomprensibili lacune nello svolgimento di pratiche che richiederebbero risposte chiare e tempestive.

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AREU e CRI: si trovino i soldi e si salvaguardi la professionalità

Come prima cosa, Maurizio Martina ed io vogliamo esprimere la nostra stima e vicinanza a tutti i volontari che garantiscono gli interventi di emergenza in Lombardia, soprattutto nelle ore notturne. Guai se passasse il messaggio che esistono operatori di serie A e di serie B.

La situazione che si è creata fra Regione, Areu (Azienda regionale emergenza urgenza), Croce rossa e sindacati ha portato a uno stallo inaccettabile che mette a rischio il servizio di pronto intervento nella nostra regione. Tutti i soggetti coinvolti devono fare un passo indietro per farne due avanti nell’interesse dei cittadini.

Mercoledì 26 gennaio è stata ipotizzata una soluzione ponte che dovrebbe permettere a Croce Rossa di continuare senza interruzione il servizio fino a giugno 2011.

Siamo contenti che sia stata accolta la nostra proposta di prorogare fino a giugno le convenzioni. Tuttavia la tregua di ieri pomeriggio è un primo passo, ma non basta.

Le priorità per noi del gruppo consiliare del PD sono tre: per prima cosa, Regione Lombardia deve trovare altri 350mila euro a titolo di rimborso parziale per l’Irap. Poi, la Croce rossa si impegni a garantire la stessa qualità del servizio erogata finora e a salvaguardare le professionalità che meritano e che da molto tempo lavorano senza alcuna stabilizzazione. Inoltre, insieme ai sindacati, avvii rapidamente un tavolo per superare le disparità contrattuali, ormai insostenibili, fra i diversi operatori dell’emergenza. In particolare, dovranno essere recuperate risorse dalla revisione dell’attuale livello dei buoni pasto e dall’applicazione di un nuovo contratto in linea con quelli applicati dalle Onlus, che in Lombardia operano interventi di emergenza con simili standard qualitativi. La soluzione potrebbe proprio essere quella di trasformare i comitati locali della Cri in Onlus.

Per approfondire questi temi il Gruppo regionale del Pd ha chiesto una nuova audizione in III Commissione Sanità e assistenza, già per la prossima settimana, del direttore generale dell’Areu e dei vertici della Cri.

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Lettera aperta sui fatti di questi giorni

Dopo aver sentito e letto i numerosi interventi di questi giorni sulle vicende giudiziarie del Presidente del Consiglio, non sentiamo il bisogno di intervenire sul merito delle questioni che occupano da troppi giorni le prime pagine dei giornali. Come politici che tentano di offrire la loro testimonianza cristiana nel servizio alle istituzioni e a questo nostro Paese, ci sentiamo piuttosto in dovere di manifestare la nostra preoccupazione per la deriva che sta interessando in modo sempre più evidente la vita pubblica italiana.
Un’intera generazione politica, e non facciamo differenze di schieramento, rischia di venire precipitata in un formalismo che accompagna alla proclamazione di valori e tradizioni che spesso vengono qualificati con l’impegnativo aggettivo di cristiani, una serie di comportamenti pratici che sconfinano nella categoria dell’a-moralità e pretendono di non diventare oggetto di giudizio in nome dell’assoluta intangibilità della sfera privata e della libertà, altrettanto assoluta, di scelta dell’individuo.
Per chi fa politica la dimensione pubblica non è un accidente o un qualcosa di totalmente separato dalla propria esperienza di vita (anche privata), tanto quanto per chi si definisce credente la testimonianza quotidiana non può essere separata dalle proprie abitudini di vita, anche privatissime. Non si tratta di ergersi a giudici di nessuno; per questo esiste la magistratura nella città terrena e il buon Dio in quella celeste.
Il punto è un altro: il patrimonio morale e culturale di un popolo o di una nazione non sono indipendenti dal comportamento e dalle abitudini di chi in essi riveste ruoli di responsabilità, a qualsiasi livello.
Il Vangelo non è tenero con chi si definisce cristiano e rischia di recare scandalo, ovvero di offrire una testimonianza dissonante e contraria rispetto a quanto proclama o afferma di credere: meglio che si leghi una macina al collo e si getti nel mare.
La rilevanza penale di un comportamento è fondamentale per il giudizio terreno di chi è investito del compito di vigilare sul rispetto delle leggi, ma le conseguenze morali e culturali di ogni nostro comportamento vanno oltre il codice penale e toccano elementi più profondi e radicali quali l’ethos collettivo e la possibilità di indicare criteri per vivere una vita buona.
La grave preoccupazione per l’emergenza educativa che ha spinto i vescovi italiani a dedicare un intero decennio della comunità cristiana proprio al tema della trasmissione dei valori, suona purtroppo come profetica: quali modelli offriamo ai giovani? Quali prospettive educative si aprono di fronte ai più piccoli? Che cittadini stiamo formando?
Sono domande che, se guardiamo a quello che sta accadendo in questi mesi, rischiano di condurci attraverso riflessioni colme di smarrimento se non di angoscia.
La politica farà le sue scelte e adotterà le sue strategie che condurranno probabilmente a un duro scontro tra chi difende le ragioni del Presidente del Consiglio e chi ritiene che i suoi comportamenti siano lesivi della dignità dell’intero Paese. Questo non toglie però nulla alla necessità di una profonda riflessione sulle conseguenze che abitudini e comportamenti che si trascinano da tempo e di cui i protagonisti si sono a più riprese vantati, rischiano di far precipitare sull’intera società italiana. Anche dalle gerarchie ecclesiastiche si sono opportunamente levate, negli ultimi giorni e non solo, voci preoccupate al proposito.
Nessuno ha titolo per considerarsi paladino esclusivo del cristianesimo in politica e nessuno può arrogarsi il diritto di invocare i valori cristiani, e tanto meno il Vangelo, per difendere le proprie scelte politiche che rimangono, è bene ricordarlo, nel campo dell’opinabile e del provvisorio.
Ci piace richiamare, per concludere, un passaggio della Lettera a Diogneto, uno scritto del padri apostolici: i cristiani “dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi. Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati. (…) Sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto abbondano” (V,9-11.13).
Anche oggi c’è bisogno di cristiani così e di politici che, dicendosi cristiani, abbiano l’umiltà di servire e rifuggano l’arroganza del potere.
Giuseppe Adamoli, Alessandro Alfieri, Emanuela Baio, Mario Barboni, Giovanni Bianchi, Luigi Bobba, Carlo Borghetti, Daniele Bosone, Gianluca Bracchi, Virginio Brivio, Giovanni Burtone, Ezio Casati, Mario Cavallaro, Eugenio Comincini, Paolo Corsini, Silvia Costa, Paolo Cova, Paolo Danuvola, Lino Duilio, Andrea Fanzago, Enrico Farinone, Luca Gaffuri, Francesco Garofani, Gianantonio Girelli, Marco Granelli, Lorenzo Guerini, Daniela Mazzuconi, Alessia Mosca, Giovanni Orsenigo, Beppe Pagani, Flavio Pertoldi, Fabio Pizzul, Gigi Ponti, Francesco Prina, Marco Riboldi, Matteo Richetti, Ettore Rosato, Antonio Rusconi, Giovanni Sanga, Fabrizio Santantonio, Carlo Spreafico, Gianluca Susta, Patrizia Toia
Milano, 23 gennaio 2011
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Poliambulatorio di Ponte S. Pietro: Lega voltafaccia, interrogazione PD

I sindaci ed il Consiglio provinciale si sono da tempo pronunciati negativamente sullo spostamento del Poliambulatorio di Ponte S. Pietro a Brembate Sopra. Il presidio è, infatti, prezioso per il territorio e la decisione di trasferirlo, presa dal direttore dell’Azienda Ospedaliera di Treviglio, presidente dei “medici padani”, dimostra indifferenza alla volontà delle comunità e disprezzo delle istituzioni locali.

Il voltafaccia della Lega in particolare sulla questione del Poliambulatorio di Ponte San Pietro si commenta da solo ma va denunciato in tutta la sua gravità. Questo comportamento va smascherato e spiegato ai cittadini. Maurizio Martina ed io presenteremo immediatamente un’interrogazione all’Assessore regionale alla Sanità per fare chiarezza al fine di mantenere il Poliambulatorio nell’attuale sede. Spostare il presidio medico penalizzerebbe l’utenza, oltretutto in una zona dove il trasporto pubblico è carente.

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