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Crocifisso: strumentalizzazione di una Lega incoerente

Il Consiglio regionale della Lombardia ieri ha approvato il progetto di legge della Lega sull’esposizione del crocefisso negli immobili regionali. Noi eravamo fuori dall’Aula, per segnare la netta contrarietà a una visione strumentale di un simbolo altamente religioso.

In Aula il Pd ha prima proposto di votare una pregiudiziale contro la legittimità costituzionale dei consigli regionali a legiferare sul tema. La maggioranza l’ha bocciata. Quindi, dopo una lunga discussione sul significato del crocefisso per noi e per loro, abbiamo deciso di abbandonare l’Aula.

La nostra posizione è chiara: non si fa politica con il crocifisso! Ben venga il crocifisso e la sua presenza, ma la Lega lo strumentalizza, obbligando ad esporlo. Il Carroccio e il Pdl non hanno colto la differenza tra la facoltà di esporre e l’obbligo di farlo. Le sentenze delle varie corti italiane ed europee, che sono state citate, sono sempre intervenute in merito alla richiesta di togliere il crocifisso e non riguardo la possibilità di imporre per legge la sua esposizione. E c’è qualcosa da dire anche a proposito dello strumento usato.  Non bastava un regolamento (come quello a cui si fa riferimento quando si parla di crocifisso nelle aule scolastiche)? Non era sufficiente una circolare (come quella che ha imposto, dal 1926, la presenza del crocifisso nei tribunali)? Nessuno mi toglie il sospetto che si sia voluto utilizzare uno strumento forte per marcare meglio il territorio e l’identità. Ma il crocifisso non può essere utilizzato come simbolo esclusivamente identitario e non può neppure essere imposto a qualcuno.

Attenzione: non sono certo io a non voler esporre il crocifisso. Vorrei, però, continuare a credere che ciò che il crocefisso rappresenta debba essere condiviso anche nei comportamenti normali della vita e non solo in una strumentale richiesta di esposizione per legge nelle sedi istituzionali. Anche perché è difficile accettare lezioni sul crocefisso da chi, come la Lega, nella sua storia ha spesso dileggiato i valori cristiani e nel suo agire politico utilizza costantemente temi lontani anni luce dal Vangelo. Ma questa volta un simbolo tanto importante, e spesso da loro dimenticato nei fatti, è diventato “utile”: e così il consigliere leghista promotore della legge non ha visto l’ora di farsi fotografare con in braccio il crocefisso che intende far esporre al Pirellone.

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Ospedali Riuniti: sarebbe stato meglio garantire continuità nella gestione

Per gli Ospedali Riuniti di Bergamo i prossimi mesi saranno intensi e lo spostamento definitivo nella nuova struttura della Trucca sarà un passaggio assai delicato e cruciale. Per questa ragione sarebbe stato decisamente più utile garantire una continuità di gestione alla principale azienda ospedaliera del nostro territorio. Per una questione di tempi e di conoscenza delle complessità delle problematiche ancora aperte. Non è andata così per quanto riguarda il rinnovo dell’incarico di Direttore Generale dell’Azienda ed è chiaro che Regione Lombardia si è assunta una responsabilità pesante nel decidere questo cambiamento. Come temevamo, ancora una volta sono stati privilegiati gli equilibri politici complessivi del centrodestra sullo scacchiere delle nomine. Ci auguriamo che ora non venga stravolto l’importante lavoro fatto.

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Acqua, troppa fretta senza nessun motivo

Il Governo nazionale dà una proroga che consente a tutte le Regioni di aspettare i pronunciamenti della Corte costituzionale, l’indizione del referendum e di fatto una condizione legislativa più chiara. Ma Regione Lombardia, con 39 consiglieri su 80, quindi una minoranza, approva la legge sull’acqua. L’opposizione ha fatto fino all’ultimo ostruzionismo e, al momento del voto, ha abbandonato l’Aula. Ma nonostante mancasse evidentemente il numero legale, la maggioranza Pdl-Lega ha deciso di continuare e di votare il progetto di legge.
Eppure è una legge sull’acqua che non aveva i termini dell’urgenza. Non c’era fretta per votare una norma che esautora i Comuni dalla gestione del servizio idrico, facendo una rivoluzione indipendentemente dal quadro normativo nazionale; che non permette più la gestione in house; che mette mano in un settore che, attualmente, ha le tariffe più basse d’Europa; che costringe le Ato a riaffidare entro il 31 dicembre il servizio; che inserisce elementi normativi in contrasto con sentenze della Corte costituzionale.
Per questo motivo abbiamo fatto il nostro dovere fino in fondo. La maggioranza di Governo di questa regione ancora una volta non ha dato ascolta a centinaia di migliaia di cittadini referendari, ai tanti che avevano manifestato la propria preoccupazione, alle innumerevoli proposte emendative fatte al testo, e si è arroccata con una posizione difficilmente comprensibile. Ma questo Formigoni e i suoi lo dovranno spiegare ai Comuni e ai cittadini lombardi.

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