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Proroga per l’approvazione dei PGT

Regione Lombardia ha prorogato di un ulteriore anno e mezzo il termine per l’approvazione dei Piani di Governo del Territorio (PGT). I comuni lombardi dovranno adeguarsi alla normativa vigente, approvata ormai nel febbraio di sei anni fa, entro il 31 dicembre 2012, anziché entro il marzo di quest’anno. La proroga è stata resa necessaria dall’alto numero di comuni (oltre il 70%) che non ha ancora conluso l’iter di approvazione. La provincia di Bergamo è sotto la media regionale: a fine gennaio, infatti, avevano approvato il PGT soltanto 68 comuni su 244, il 28%.

Secondo quanto prevede la modifica della legge approvata ieri dal Consiglio regionale i comuni non potranno però continuare a utilizzare i vecchi PRG, approvando i relativi piani integrati, se entro la fine di quest’anno non avranno almeno adottato (approvato in prima lettura) il proprio piano di governo del territorio.

Si tratta dell’ ennesima, necessaria proroga. L’approvazione del PGT solo in un minimo numero di comuni è un problema legato alle complicazioni della legge urbanistica ma soprattutto alla mancanza di risorse, in particolar modo per i comuni piccoli. Prorogare i termini è giusto, ma c’è un evidente problema nel sistema se i comuni non hanno avuto modo di approvare il PGT o, peggio, se hanno avuto in alcuni casi convenienza a continuare ad approvare varianti e piani integrati sui vecchi piani regolatori, in barba alla nuova programmazione urbanistica. Noi del PD abbiamo dato il nostro voto favorevole  a condizione che non ci siano altre proroghe e che, com’è scritto nel testo, non sia concesso ai comuni di continuare a programmare in deroga.

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Tangenziale ovest in Commissione Territorio

La bretella tangenziale di Treviglio è un’opera necessaria che deve essere realizzata contestualmente alla Brebemi. È quanto il sindaco Ariella Borghi ha rappresentato oggi a Milano di fronte alla commissione Territorio del Consiglio regionale. Un audizione, quella di Borghi che, anche grazie agli interventi dei consiglieri del PD, ha portato all’impegno da parte del presidente della commissione Giorgio Pozzi a trasmettere all’ufficio competente dell’assessorato alla mobilità le richieste dell’amministrazione cittadina.

Il sindaco ha rappresentato alla commissione un problema reale e molto sentito dai cittadini di Treviglio e non ha ancora avuto le risposte necessarie. Maurizio Martina ed io abbiamo chiesto al presidente Pozzi di rappresentare il problema all’assessorato alla mobilità e infrastrutture e prendiamo atto con soddisfazione della sua disponibilità. A questo punto ci aspettiamo che quanto prima l’assessore Raffaele Cattaneo possa dare una risposta positiva alla legittima richiesta di realizzare il collegamento stradale che porterebbe fuori dall’abitato il traffico attuale e quello che si creerà al momento dell’apertura della Brebemi.

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Modifiche urgenti ai piani d’emergenza

Su proposta mia e di Maurizio Martina, i Partito Democratico ha presentato una mozione urgente in Consiglio regionale per chiedere alla Giunta del Pirellone di modificare la delibera relativa a frane e calamità naturali nella quale si prevede la compartecipazione dei Comuni agli interventi di “somma urgenza” nella misura del 20% delle spese sostenute.

Come noto, il provvedimento ha generato forti preoccupazioni in particolare sul territorio montano. Tanti Comuni infatti, già a corto di risorse, hanno denunciato l’impossibilità di garantire autonomamente fondi specifici per interventi di questa natura. Proprio per questo la mozione Pd chiede concretamente alla Giunta di modificare la normativa innanzitutto esentando dalla compartecipazione di questi costi i Comuni sotto i 5000 abitanti. Tra le nostre richieste anche la proroga dei tempi per la realizzazione dei Piani d’Emergenza e la conferma del sostegno tecnico della Regione verso le realtà coinvolte da questi eventi anche tramite le strutture operative ex Genio civile.

Il testo completo della mozione del PD

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Invalidità civile: disagi e ritardi. Intervenga la Regione

Disguidi e ritardi stanno rendendo la vita difficile ai cittadini invalidi di Bergamo e provincia. Dal 30 luglio 2010 le competenze in merito al sistema di accertamento e concessione delle provvidenze economiche in materia di invalidità civile sono state trasferite all’Inps. Le domande per ottenere i benefici da parte degli invalidi devono essere presentate per via telematica all’istituto che, a sua volta, le trasmette all’Asl per l’attivazione della visita di accertamento, la quale poi avviene in presenza di un medico inviato dall’Inps. Quest’ultimo ha 120 giorni di tempo per provvedere all’attribuzione delle competenze economiche. Ma oggi anche i cittadini invalidi bergamaschi già riconosciuti si ritrovano in difficoltà a causa di un problema ‘tecnico’ e di comunicazione tra Inps e Asl. I due sistemi informatici, infatti, non dialogano tra di loro, cioè non c’è modo di facilitare i passaggi, nell’era della tecnologia spinta, e tutto si blocca ancora davanti a una montagna di carta da inserire banalmente a computer.

Ho chiesto che, per avere i dovuti chiarimenti, venga subito fatta un’audizione in III Commissione Sanità del Consiglio regionale con l’assessore alla Solidarietà sociale Giulio Boscagli e la direzione regionale dell’Inps. Nel frattempo, ho sottoscritto un’interrogazione a risposta scritta alla Giunta e all’assessore stesso per sapere se corrisponde al vero quanto riferito in merito ai disguidi e ai ritardi nello svolgimento delle pratiche per la concessione delle provvidenze economiche in caso di invalidità civile. In caso affermativo, quali provvedimenti intenda assumere il Governo Formigoni per evitare ai cittadini, già pesantemente provati dalla malattia, i forti disagi causati dall’allungamento dei tempi relativi all’iter burocratico e dalle incomprensibili lacune nello svolgimento di pratiche che richiederebbero risposte chiare e tempestive.

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AREU e CRI: si trovino i soldi e si salvaguardi la professionalità

Come prima cosa, Maurizio Martina ed io vogliamo esprimere la nostra stima e vicinanza a tutti i volontari che garantiscono gli interventi di emergenza in Lombardia, soprattutto nelle ore notturne. Guai se passasse il messaggio che esistono operatori di serie A e di serie B.

La situazione che si è creata fra Regione, Areu (Azienda regionale emergenza urgenza), Croce rossa e sindacati ha portato a uno stallo inaccettabile che mette a rischio il servizio di pronto intervento nella nostra regione. Tutti i soggetti coinvolti devono fare un passo indietro per farne due avanti nell’interesse dei cittadini.

Mercoledì 26 gennaio è stata ipotizzata una soluzione ponte che dovrebbe permettere a Croce Rossa di continuare senza interruzione il servizio fino a giugno 2011.

Siamo contenti che sia stata accolta la nostra proposta di prorogare fino a giugno le convenzioni. Tuttavia la tregua di ieri pomeriggio è un primo passo, ma non basta.

Le priorità per noi del gruppo consiliare del PD sono tre: per prima cosa, Regione Lombardia deve trovare altri 350mila euro a titolo di rimborso parziale per l’Irap. Poi, la Croce rossa si impegni a garantire la stessa qualità del servizio erogata finora e a salvaguardare le professionalità che meritano e che da molto tempo lavorano senza alcuna stabilizzazione. Inoltre, insieme ai sindacati, avvii rapidamente un tavolo per superare le disparità contrattuali, ormai insostenibili, fra i diversi operatori dell’emergenza. In particolare, dovranno essere recuperate risorse dalla revisione dell’attuale livello dei buoni pasto e dall’applicazione di un nuovo contratto in linea con quelli applicati dalle Onlus, che in Lombardia operano interventi di emergenza con simili standard qualitativi. La soluzione potrebbe proprio essere quella di trasformare i comitati locali della Cri in Onlus.

Per approfondire questi temi il Gruppo regionale del Pd ha chiesto una nuova audizione in III Commissione Sanità e assistenza, già per la prossima settimana, del direttore generale dell’Areu e dei vertici della Cri.

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Salute mentale: Approvata mozione PD

L’integrazione tra ospedale e strutture residenziali per le cure sub acute, a cui si fa riferimento nel Piano socio sanitario regionale, passa anche per la riorganizzazione dell’ospitalità dei malati psichiatrici presso le strutture  dedicate. Per questo ieri il Pd ha fatto approvare una mozione specifica su questo tema, che impegna la Giunta a rendere meno rigide le prescrizioni riferite alla durata dei programmi terapeutici e ad intervenire sulla cronicità psichiatrica con un livello di gravità elevato al fine di prolungare i programmi per questo tipo di degenti evitando loro passaggi burocratici che il più delle volte hanno solo un effetto a “porta girevole” e complicano la vita alle famiglie.

Siamo soddisfatti per l’approvazione della mozione che prende in considerazione una situazione grave e difficile da affrontare per molte famiglie lombarde: non tutti i pazienti infatti guariscono al termine del percorso riabilitativo e non per tutti è indicato il percorso della residenzialità leggera. Va quindi data continuità terapeutica a tutti quei pazienti che anche concluso il ciclo necessitano di continuità delle cure.

Il testo della mozione approvata

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Caso Pezzano: nomina inopportuna, ci aspettiamo dimissioni

Il Consiglio regionale ha respinto per un soffio la mozione che chiedeva la revoca di Pezzano a direttore generale dell’Asl Milano 1 da parte del presidente Formigoni. Con 32 no e 31 sì (2 astenuti), assenti i 3 consiglieri UdC, la mozione che non è stata approvata ieri in Consiglio chiedeva un passo indietro e una condivisione del principio di prudenza e di opportunità politica sul caso Pezzano secondo la dimensione che attiene ai compiti della politica, che non entra nel merito giudiziario.

Non era in discussione la colpevolezza di nessuno. Il piano della riflessione  a proposito della nomina di Pezzano deve essere esclusivamente politico ed è peraltro lo stesso piano sul quale si sono svolte le nomine: una dimensione che è stata addirittura certificata dallo stesso assessore alla Sanità. Il Consiglio Regionale si è impegnato in maniera forte sul contrasto alla criminalità, in maniera bipartisan. Lo dimostra il lavoro che si sta svolgendo in Commissione Affari istituzionali.  Basta dunque il fatto che il direttore della Asl Milano  1 sia coinvolto in indagini a rendere la sua nomina inopportuna, così come ritengono sindaci e rappresentanti istituzionali del territorio, che, peraltro, hanno anche un ruolo, previsto dalle leggi, rispetto al mondo della sanità regionale.

Non resta che sia lo stesso Pezzano a fare a questo punto un passo indietro. Rimettiamo nelle sue mani l’esito di questa vicenda. Le sue dimissioni offerte spontaneamente non sarebbero un’ammissione di responsabilità ma offrirebero la possibilità di un lavoro più sereno a tutti.

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Ospedali Riuniti: sarebbe stato meglio garantire continuità nella gestione

Per gli Ospedali Riuniti di Bergamo i prossimi mesi saranno intensi e lo spostamento definitivo nella nuova struttura della Trucca sarà un passaggio assai delicato e cruciale. Per questa ragione sarebbe stato decisamente più utile garantire una continuità di gestione alla principale azienda ospedaliera del nostro territorio. Per una questione di tempi e di conoscenza delle complessità delle problematiche ancora aperte. Non è andata così per quanto riguarda il rinnovo dell’incarico di Direttore Generale dell’Azienda ed è chiaro che Regione Lombardia si è assunta una responsabilità pesante nel decidere questo cambiamento. Come temevamo, ancora una volta sono stati privilegiati gli equilibri politici complessivi del centrodestra sullo scacchiere delle nomine. Ci auguriamo che ora non venga stravolto l’importante lavoro fatto.

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Acqua, troppa fretta senza nessun motivo

Il Governo nazionale dà una proroga che consente a tutte le Regioni di aspettare i pronunciamenti della Corte costituzionale, l’indizione del referendum e di fatto una condizione legislativa più chiara. Ma Regione Lombardia, con 39 consiglieri su 80, quindi una minoranza, approva la legge sull’acqua. L’opposizione ha fatto fino all’ultimo ostruzionismo e, al momento del voto, ha abbandonato l’Aula. Ma nonostante mancasse evidentemente il numero legale, la maggioranza Pdl-Lega ha deciso di continuare e di votare il progetto di legge.
Eppure è una legge sull’acqua che non aveva i termini dell’urgenza. Non c’era fretta per votare una norma che esautora i Comuni dalla gestione del servizio idrico, facendo una rivoluzione indipendentemente dal quadro normativo nazionale; che non permette più la gestione in house; che mette mano in un settore che, attualmente, ha le tariffe più basse d’Europa; che costringe le Ato a riaffidare entro il 31 dicembre il servizio; che inserisce elementi normativi in contrasto con sentenze della Corte costituzionale.
Per questo motivo abbiamo fatto il nostro dovere fino in fondo. La maggioranza di Governo di questa regione ancora una volta non ha dato ascolta a centinaia di migliaia di cittadini referendari, ai tanti che avevano manifestato la propria preoccupazione, alle innumerevoli proposte emendative fatte al testo, e si è arroccata con una posizione difficilmente comprensibile. Ma questo Formigoni e i suoi lo dovranno spiegare ai Comuni e ai cittadini lombardi.

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