Riforma sanitaria: è solo redistribuzione di poltrone

Sanità: non è una riforma, è solo redistribuzione di poltrone

La maggioranza ha votato da sola, con l’opposizione fuori dall’Aula per protesta, la riforma della “governance” della sanità, ovvero ciò che rimane dell’iniziale progetto di riforma della sanità lombarda. Ma sulla geografia dei nuovi ospedali, con le otto Aziende Territoriali della Salute e le nuove Aziende Socio Sanitarie Territoriali, sono mancati i voti di Forza Italia (partito dell’assessore alla Sanità) e di Fratelli d’Italia, che si sono astenuti, oltre che dei due consiglieri di Pensionati e gruppo misto, assenti. Le nuove aggregazioni territoriali stanno infatti suscitando molto malcontento sui territori, e Bergamo non fa eccezione.

Questa non è una riforma, è solo una redistribuzione delle poltrone fatta a colpi di emendamenti “last minute”. Con l’ennesimo blitz è stato stralciato tutto ciò che non riguarda la governance: rapporto con l’università, salute mentale, prevenzione, ruolo del terzo settore, per fare solo degli esempi. Di questi temi non ci è stato possibile neppure parlare, con l’ennesimo artificio regolamentare. E la “riforma” rimane zoppa su tutto ciò che riguarda i controlli, i criteri di nomina dei direttori generali, i tempi di attesa, i ticket, il ruolo dei comuni. I continui appelli alla condivisione, di Maroni e degli altri, risultano sempre più ridicoli. Per noi questo testo non è accettabile: i problemi della sanità lombarda rimarranno irrisolti.

Per quanto riguarda Bergamo non si comprende perché l’ospedale di San Giovanni Bianco venga accorpato all’Azienda ospedaliera Papa Giovanni XXIII, mentre i suoi distretti ASL, com’è logico, ricadono nell’ASST Bergamo Est con le altre valli del bergamasco. Oltretutto, se si vuol continuare a mantenere il Papa Giovanni XXIII come azienda di alta specializzazione, centro di alta intensità medico scientifica, sarebbe certamente molto più opportuno che rimanesse indipendente, ovviamente a servizio di tutta la provincia. Ancora, se la nuova organizzazione vede nelle ASST un forte punto di integrazione dei servizi sanitari e sociosanitari sul territorio, non ha senso che ci si debba trovare con la valle Brembana e la valle Imagna a parlare di servizi territoriali in una ASST e di servizi ospedalieri con il Papa Giovanni XXIII. Come la mettiamo con la continuità
ospedale-territorio, le cure ospedaliere più generali e la sanità di montagna, tanto richiamate nell’innovativa (sic!) riforma della sanità di Regione Lombardia?

Articolo scritto in Sanità e welfare.



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