Archivi del mese: ottobre 2014

Eusalp: un sostegno alla vita e alle attività in montagna. La Regione si faccia parte attiva.

È stata approvata ieri, martedì 14 ottobre 2014, in Consiglio regionale, la risoluzione che rappresenta il contributo dell’assemblea alla consultazione pubblica promossa dalla Commissione europea ‘Una strategia Ue per la Regione alpina (Eusalp)’. Il documento intende individuare, insieme a istituzioni, istanze sociali e cittadinanza dei territori interessati, le linee di azione della nascente macroregione europea delle Alpi.

Accolti già in sede di Commissione gli emendamenti al testo della risoluzione che il Gruppo del PD ha proposto e che intendevano mettere in risalto, all’interno della strategia macroregionale, l’attenzione che deve essere riservata alle aree specificamente montane.
Tra le proposte, frutto delle riflessioni avviate negli scorsi anni dai gruppi consiliari del Pd delle regioni e province autonome alpine, vi sono il sostegno alla permanenza delle attività economiche e alla residenzialità in montagna, una compensazione delle maggiori difficoltà che richiede gestire servizi e mantenere il territorio in area montana, quindi anche il riconoscimento del contributo che l’agricoltura di montagna fornisce nell’interesse generale alla cura e conservazione del paesaggio e alla prevenzione dei rischi naturali.

Sono convinto che Eusalp debba e possa fornire le risposte necessarie alle sfide che da sempre le regioni alpine devono affrontare: i grossi mutamenti strutturali in agricoltura e turismo, il divario digitale, la protezione dell’ambiente, la qualità della vita delle zone alpine e non ultimo uno sviluppo economico che possa consentire non solo la permanenza in montagna, ma anche una dignitosa indipendenza economica. La facilitazione
e lo sviluppo della mobilità sia delle merci che delle persone saranno anch’esse una priorità.

E alla Regione ho chiesto di sostenere il rafforzamento dei servizi di interesse regionale, la valorizzazione coordinata delle eccellenze alpine, lo stimolo all’occupazione e alla permanenza della gente di montagna nei propri territori, il miglioramento e il rafforzamento dell’intermodalità e dell’operabilità nel settore del trasporto, l’aumento dell’efficienza energetica e la produzione delle energie alternative e
rinnovabili, la gestione sostenibile ed efficiente delle risorse naturali e culturali, la gestione dei rischi territoriali e idrogeologici.

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Patrimonio mobiliare ospedali.

LE DISMISSIONI DEVONO SEGUIRE IL PRINCIPIO DELLA DONAZIONE A SCOPI UMANITARI

Pollice verso del Partito democratico al parere sulla delibera che dovrebbe stabilire i criteri per la dismissione del patrimonio mobiliare delle strutture sanitarie e sociosanitarie.
Bene la procedura di semplificazione e l’ampliamento della categoria dei soggetti che intendono dismettere gratuitamente così come l’allargamento della categoria dei destinatari, ma si tuteli il vincolo dei motivi umanitari.
Regione Lombardia ha sempre donato a scopi umanitari, in diversi Paesi del mondo, queste attrezzature e apparecchiature, ora la nuova delibera rischia di vanificare il processo. Le indicazioni date dalla Giunta rischiano infatti di introdurre un principio più commerciale che umanitario.

Ed è proprio quello che noi non vogliamo, quelle attrezzature, anche se da noi sono ritenute vecchie, per molte realtà dei Paesi più poveri sono di grande aiuto a medici e chirurghi che vi operano.

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Ospedale San Giovanni Bianco, chiusura punto nascita.

PERCHE’ SI E’ RINUNCIATO A POTENZIARE UN PRESIDIO COSI’ IMPORTANTE PER LA VAL BREMBANA?

Ci sono responsabilità precise da identificare e non basta appellarsi al principio dell’incremento dei livelli di sicurezza in merito al depotenziamento dell’Ospedale San Giovanni Bianco; chiedo a Regione Lombardia perché arrivare a chiudere l’unico punto nascita della Val Brembana.

Quale miopia ha portato chi governa a lasciar diventare non più sicuro un punto nascita che rappresentava l’unico presidio per le mamme della Val Brembana?
Oggi è troppo tardi, ci dicono. Ma allora perché non intervenire prima che lo fosse? Non è forse più possibile pensare ad un possibile rafforzamento in modo che le partorienti della
zona si fermino in valle invece che doversi recare negli ospedali cittadini dato che è un territorio difficile dal punto di vista viabilistico? Nella delibera inoltre, paradossalmente,
s’identifica il potenziamento dell’offerta di alcuni servizi dedicati alle partorienti, a maggior ragione allora perché non agganciarci l’adeguamento invece che la dismissione del punto nascita?

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Un flop il taglio dei ticket regionali sui farmaci

UN FLOP IL TAGLIO DEI TICKET REGIONALI SUI FARMACI, I LOMBARDI VERSANO PIÙ DI PRIMA

I dati della provincia di Bergamo: in soli cinque mesi i cittadini hanno pagato 147mila euro in più rispetto al 2013.

Il presidente della Regione Lombardia è tornato lunedì ad annunciare l’intenzione di cancellare i ticket sanitari regionali, con un primo intervento nel 2015. Intanto, però, la prima manovra fatta dall’amministrazione Maroni sui ticket farmaceutici, in vigore da aprile 2014, si sta dimostrando un flop.

Al momento della presentazione dell’intervento Maroni spiegò che la Regione avrebbe investito 40 milioni di euro per cancellare i ticket farmaceutici a 800mila lombardi (su 10 milioni). Fu anche lanciata la campagna di comunicazione “zero ticket”, con affissioni di manifesti in tutte le città lombarde, per il costo dichiarato di 200mila euro a carico dei contribuenti.

Nei fatti, la Regione estendeva l’esenzione del ticket farmaceutico per gli anziani over65 poco abbienti, spostando il limite di reddito massimo da 11 a 18mila euro.

Alla luce dei dati ufficiali, su ormai cinque mesi di applicazione, per la Regione si è trattato di un’operazione a costo zero, anzi, con un relativo guadagno economico. Da aprile ad agosto l’ammontare dei ticket pagati dai lombardi non solo non è diminuito, ma è addirittura cresciuto. Nei cinque mesi i lombardi hanno pagato circa due milioni di euro in più rispetto agli stessi mesi dello scorso anno (+1,87%), quando la misura non era in atto. Sempre nello stesso periodo, rispetto allo scorso anno, i cittadini di Bergamo e provincia hanno pagato in ticket sui farmaci 147mila euro in più rispetto al 2013.
E se i cittadini hanno pagato di più, la Regione ha invece risparmiato, perché la spesa farmaceutica complessiva (quanto Palazzo Pirelli deve alle farmacie per i farmaci acquistati dai lombardi) è sostanzialmente diminuita per oltre 25 milioni di euro, grazie soprattutto alla maggior diffusione dei farmaci generici. Per la regione c’è dunque un guadagno netto, l’esatto contrario di quanto prospettato.

Sul taglio dei ticket Maroni aveva puntato molto in campagna elettorale e anche ora non passa giorno senza che ne prometta l’abolizione; un taglio è certamente necessario, e noi da tempo sosteniamo che occorre esentare totalmente, da tutti i tipi di ticket sanitari, chi ha un reddito fino a 30mila euro. Le risorse già ci sono. La giunta ha preferito fare questa limatura sull’esenzione per gli anziani del solo ticket farmaceutico, ma alla luce dei dati è evidente che la misura è poco più di uno spot. Aveva promesso un taglio per 40 milioni ma ha fatto male i conti e quei soldi sono ancora in cassa, anzi, ce n’è anche di più. Quindi è ora di tagliare veramente, non solo i ticket farmaceutici ma soprattutto il superticket su visite ed esami, nel segno dell’equità.

Il flop del taglio dei ticket sui farmaci potrebbe avere diverse motivazioni, ma la più significativa riguarda il numero dei beneficiari: gli ultrasessantacinquenni in Lombardia sono circa due milioni, è quindi improbabile che quasi la metà (800mila dichiarati dalla giunta) sia nella fascia di reddito compresa tra 11 e 18mila euro.

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