Archivi del mese: settembre 2012

Legge sport: necessaria, ma più attenzione all’aspetto educativo

Dopo un lungo dibattito con una trentina di emendamenti presentati, e sebbene il risultato che abbiamo ottenuto sia sicuramente perfettibile, ieri non abbiamo comunque avuto dubbi ad approvare il progetto di legge sul “Riordino normativo in materia di attività motorie e sportive”.

 L’approvazione della legge è un fatto positivo, perché è un buon tentativo di semplificazione delle norme e di risposta alle esigenze dello sport lombardo. Tuttavia, non basta una legge tutto sommato buona: è necessario che vengano ripristinati congrui finanziamenti a bilancio, anche perché sui territori ci sono sempre meno sponsorizzazioni da parte delle aziende private, visto il momento di crisi economica.

Il rischio è che le scelte fatte non valorizzino abbastanza lo sport di base e dilettantistico, mentre per noi del Pd rimane prioritario e fondamentale tutelare l’aspetto sociale ed educativo dell’attività sportiva.

Ad ogni modo, sono molto contento che la Commissione abbia deciso di inserire un nostro emendamento riguardo “un’attenzione particolare allo sport praticato in carcere”.

Per quanto concerne le attività sportive praticate sulla neve, avremmo preferito una maggior attenzione nei confronti degli enti di promozione sportiva dilettantistici e amatoriali e verso coloro che praticano discipline come lo scialpinismo, che non devono essere penalizzati nelle proprie attività da un’eccessiva rigidità dei gestori di strutture sciistiche e di impianti.

 Sempre grazie ad un emendamento del Pd è stata recepita una preoccupazione, espressa soprattutto dal Cai, sulla possibile limitazione della libertà di praticare attività come lo scialpinismo o l’escursionismo fuori pista.

 In sintesi salutiamo con favore l’approvazione della nuova legge, che verrà definitivamente ratificata dal Consiglio nella seduta del 9 ottobre, e ci auguriamo che la Giunta sia conseguente e, ribadisco, metta a disposizione del settore sportivo le risorse che nel 2011 e 2012 sono progressivamente scomparse dal bilancio. Lo sport lombardo è stufo di ricevere complimenti, premi e pacche sulle spalle ma chiede di essere sostenuto concretamente.

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Ospedale di Bergamo: pronti a portare la questione in Aula

L’appello che oggi CGIL, CISL e UIL hanno promosso in relazione al nuovo Ospedale di Bergamo esprime con chiarezza le preoccupazioni e le aspettative di tutta la comunità bergamasca. Maurizio Martina ed io. In particolare, per parte nostra, rilanceremo già nel Consiglio regionale di martedì prossimo le tre questioni cruciali che vengono poste all’attenzione della Regione: una chiara assunzione di responsabilità circa i tempi di piena operatività della nuova struttura, la garanzia di sicurezza e affidabilità dei livelli assistenziali nella vecchia struttura fino alla fine, la totale trasparenza circa cause e responsabilità dei gravi ritardi e dei maggiori costi sostenuti”. Il nuovo Ospedale di Bergamo è un’opera cruciale per il territorio per questo martedì in Aula il Pd è pronto ad interrogare la Giunta. Occorre che tutti i soggetti preposti facciano seriamente fino all’ultimo la propria parte per assicurare alla comunità bergamasca una struttura all’altezza del territorio che la ospita. L’appello unitario delle organizzazioni sindacali offre a tutti l’occasione per una mobilitazione consapevole dell’importanza straordinaria di questo progetto.

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Chiesa di San Giorgio: la Giunta tuteli questo patrimonio inestimabile

Il Comune di Almenno San Salvatore prevede nel PGT una nuova espansione residenziale, anche nelle aree adiacenti alla chiesa romanica S. Giorgio e lungo il percorso di collegamento tra le chiese – che è stato realizzato sul sedime della strada Regia di epoca romana. Il PGT è attualmente in sede di Valutazione Ambientale Strategica, e metterebbe a repentaglio le condizioni d’ambiente necessarie all’integrità del bene culturale.

Condividendo le preoccupazioni delle associazioni Italia nostra, Antenna europea del romanico e del Comitato Lemine, ho depositato ieri un’ interrogazione a risposta orale in Commissione per l’assessore regionale al Territorio Daniele Belotti, allo scopo di capire quali siano le intenzioni della Giunta in merito a questa situazione.

La proposta del PGT del comune di Almenno San Salvatore prevede una serie di trasformazioni di destinazione e di previsioni edificatorie in un’area interessata da importanti beni pubblici, non tenendo in considerazione la possibilità di riutilizzare edifici sfitti o invenduti. Nella redazione del documento, inoltre, il comune non ha avviato alcun processo partecipativo, così come prevede la legge, e addirittura l’Amministrazione Provinciale di Bergamo ha evidenziato forti criticità all’interno del progetto, in quanto in contrasto con quanto previsto dal Piano Territoriale della Provincia.

Su questi presupposti voglio sentire l’assessore Belotti, per capire se la Regione Lombardia abbia intenzione di mettere in pratica strumenti che garantiscano la tutela di questo inestimabile patrimonio storico e artistico: la modifica del Piano di governo del territorio va esattamente in direzione opposta alla politica regionale di riduzione del consumo di suolo e di contenimento e valorizzazione del suolo.

Sarebbe opportuno che la Regione fornisca, con una circolare da inviare a tutti comuni lombardi, una chiara indicazione volta a contenere le previsioni edificatorie a favore del recupero delle aree dismesse. Nel caso specifico, infine, mi auguro che si mettano in atto azioni politico istituzionali che guardino all’ apertura di un Parco del Romanico, che assieme alle chiese e agli altri reperti, rappresentano un importante patrimonio da salvaguardare per le future generazioni.

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Caccia in deroga: Lega e PDL tradiscono i cacciatori

Il Consiglio regionale ha approvato martedì la questione pregiudiziale sui progetti di legge che volevano regolamentare la caccia in deroga. Il voto, a scrutionio segreto (42 i sì, 28 i no e 3 gli astenuti) ha  affossato un provvedimento che era nato già a rischio di infrazione europea e quindi di multa salata per i cittadini lombardi, e dunque non ha risolto una volta per tutte la questione della caccia in deroga.

Sulla vicenda abbiamo sempre tenuto un atteggiamento costruttivo e cercato di portare il nostro contributo. Anche di fronte a un provvedimento scritto in maniera frettolosa e poco lungimirante, senza il consenso dei territori, che avrebbe messo in difficoltà le Province, non avremmo fatto mancare il nostro sostegno.

Alla fine, però, la maggioranza è scivolata inesorabilmente, dimostrando tutte le sue divisioni interne. Così facendo Lega e Pdl ancora una volta tradiscono le attese del mondo venatorio. La loro gestione farraginosa e pressappochista della questione  ha portato anche quest’anno a un esito infausto per la partita delle deroghe. Avremmo preferito meno promesse e più impegno concreto.

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Prezzo del latte: serve un indice di riferimento

La crisi dell’agricoltura sta travolgendo anche il comparto del latte, in particolare in montagna. Le associazioni agricole ed i produttori sono ormai ridotti allo stremo. Il prezzo attuale del latte, pari in media a 38 centesimi al litro, non è più sufficiente a coprire i costi di produzione, trascinati al rialzo dall’aumento dei costi dei carburanti e dagli effetti delle ricadute della siccità estiva sui prezzi dei prodotti di consumo.

Le politiche che si possono attuare in materia sono molte. Una è l’indice di riferimento del prezzo del latte.

Si tratta di un’azione forte che non più rinviabile. Come gruppo consiliare del Pd abbiamo presentato ordini del giorno, approvati in aula a luglio 2010 e 2011, e siamo tornati a sollecitarla in VIII Commissione Agricoltura solo un paio di mesi fa.

L’individuazione di un indice di rferimento per il prezzo lombardo del latte, e conseguentemente nazionale, è ormai ineludibile; è necessario garantire un’entrata equa e sostenibile per i produttori. Si dovrà individuare un prezzo legittimato da Regione Lombardia che farà da riferimento per tutto il mercato. Dopo due anni di tentennamenti, oggi non è più possibile dilazionare ulteriormente. Come gruppo del PD e consiglieri bergamaschi ci aspettiamo che entro la fine del mese, e comunque prima della nuova definizione del prezzo tra le parti, Regione Lombardia determini il suo di prezzo. E che sia indicato con parametri reali e legittimato dalla Regione a fianco degli allevatori.

L’assessorato all’Agricoltura dovrebbe utilizzare gli studi e i parametri disponibili, visto che c’è già un patrimonio lombardo di conoscenze condivise in questo senso. Bisogna ricordare soprattutto le gravose difficoltà di esercizio e di lavoro nelle zone montane, dove l’attività e la presenza degli allevatori assicura un’alta qualità del prodotto latte, oltre che una forte cura del territorio e dell’ambiente montano in generale.

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Macroregione alpina: incontro al passo dello Stelvio

Un incontro sovra regionale, con la Lombardia in prima fila e il Partito democratico come organizzatore, nella suggestiva cornice del passo dello Stelvio si è tradotto in un momento di sintesi per definire un “sistema alpino europeo”. I rappresentanti dei Gruppi consiliari del Pd di Lombardia, con Luca Gaffuri, capogruppo, Carlo Spreafico, consigliere segretario dell’Ufficio di presidenza ed io, Piemonte (il consigliere Mino Taricco), Veneto (il consigliere Sergio Reolon) insieme ai sindaci di Trento Alessandro Andreatta e Bolzano Luigi Spagnolli, e all’Uncem (l’Unione nazionale comuni comunità enti montani), si sono riuniti per discutere di montagna e delle necessità dei suoi centri e dei suoi abitanti. Obiettivo: rilanciare l’attenzione verso questo difficile territorio.

Dall’incontro è emerso il convinto sostegno al riconoscimento da parte dell’Unione europea di una macroregione alpina, sull’esempio di quanto è già avvenuto per i territori del Danubio e per le zone che si affacciano sul mar Baltico. Si è deciso, poi, di sostenere il processo di riordino del sistema di “governance” locale del territorio montano, garantendo anche nel nuovo assetto provinciale una deroga per le attuali province montane e di riconoscere la differenza dei costi di gestione, manutenzione e sviluppo economico del sistema alpino. Tra le proposte anche il riequilibrio, con gli opportuni correttivi, del peso della rappresentanza delle zone di montagna, notoriamente a scarsa densità abitativa, nelle sedi della politica e delle istituzioni. Insomma, una sorta di ‘quote rosa’ della montagna.

Vogliamo evitare qualsiasi tipo di contrapposizione tra aree di montagna e di pianura, ma intendiamo far rioccupare alla montagna un posto preciso nel vuoto di rappresentanza che è stato determinato dalla strumentale e infruttuosa azione della Lega Nord che per anni ha promesso a questi territori, e alla loro popolazione, traguardi mai raggiunti. Oggi le montagne risultano ancora più isolate e quindi hanno bisogno di una maggiore attenzione politica. L’obiettivo che ci prefiggiamo è quello di valorizzare il patrimonio comune delle Alpi, preservandolo per le future generazioni anche attraverso la cooperazione transnazionale tra le nazioni alpine, rafforzando amministrativamente i territori e le loro autorità locali, nonché valorizzando caratteri e peculiarità a livello civile ed economico.

Il sistema alpino europeo che vogliamo  deve essere un’opportunità per i territori montani, al fine di evitare un loro ulteriore spopolamento. Il rischio concreto per questi territori è quello di un ulteriore, progressivo e grave abbandono.

 Operativamente i rappresentanti dei diversi gruppi consiliari regionali hanno deciso di sottoscrivere una lettera che sarà al più presto inviata ai Gruppi parlamentari del Pd di Camera e Senato per sostenere la proposta sulla deroga per le attuali province montane e organizzare un convegno nazionale che rilanci l’attenzione sull’importanza della montagna, rifiutando ogni logica di appalto esterno della rappresentanza delle problematiche di questi territori.

 Per quanto riguarda, in particolare, la Lombardia, il Pd ha deciso un piano di lavoro molto concreto che ha già prodotto, in Consiglio regionale, la legge sulla montagna, quella sui rifugi alpini e una particolare attenzione al tema del turismo e delle politiche agricole.

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Cava Vailata: Lega e PDL vogliono la discarica che il territorio non vuole

Il Consiglio regionale della Lombardia ha bocciato, a maggioranza, la mia sulla contrarietà alla discarica di cemento amianto di Cava Vailata, in Comune di Treviglio. Nel documento si ricordavano le criticità più evidenti, ad esempio, l’interferenza con il pianto territoriale della Provincia di Bergamo, che prevede nell’ambito dell’ex cava un ambito di valorizzazione, riqualificazione e progettazione paesaggistica; il contrasto con i livelli di falda di progetto; il mancato rispetto del Piano regionale per la gestione dei rifiuti che prevede una distanza minima tra il primo strato di impermeabilizzazione e l’altezza massima della falda; l’interferenza con la realizzazione della Brebemi e della Tav.

La mozione chiedeva al Consiglio regionale di esprimere la propria contrarietà all’ipotesi di previsione della discarica e impegnava la Giunta ad assumere tutti gli atti necessari affinché questa ipotesi venisse definitivamente scongiurata.

Ma la maggioranza Pdl-Lega ha deciso di non approvare la richiesta, bocciando la mozione.

 Era l’occasione da parte del Consiglio regionale di bloccare l’operazione Cava Vailata per il conferimento e lo smaltimento di amianto, a fronte soprattutto del fatto che non vi è un piano di governo per lo smaltimento di rifiuti speciali, amianto compreso, che possa essere davvero e seriamente governato e possa mettere in sicurezza i territori nei quali queste eventuali discariche verrebbero insediate. La bocciatura di questa mozione va anche contro la volontà delle comunità e delle amministrazioni comunali di Treviglio e dei comuni confinanti di Casirate e Calvenzano, che hanno annunciato ricorso al Tar, al contrario di quanto sostenuto in Aula dall’assessore al Territorio e urbanistica Belotti. Sappiamo benissimo anche noi che la necessità di trovare soluzioni allo smaltimento del cemento amianto è forte, in particolare in provincia di Bergamo, ma senza un piano di controllo coordinato e sorvegliato non vediamo la necessaria sicurezza.

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