Archivi del mese: febbraio 2012

Caccia: ennesima spaccatura tra PDL e Lega

La Lega ed il Pdl si sono di nuovo spaccati in Consiglio regionale della Lombardia, questa volta su una questione cara al Carroccio come la caccia.

Ieri in VIII Commissione Agricoltura si discuteva una mozione sulle inadempienze dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, di cui il primo firmatario era il consigliere Pdl Parolini, che ora è anche presidente della Commissione stessa.

Per qualche bega interna alla maggioranza, di quelle che ormai si ripresentano fin troppo stesso, prima della discussione della mozione i consiglieri leghisti hanno abbandonato l’aula.

Prima del voto la mozione è stata molto rivista, al punto che ha convinto anche noi ed è stata approvata all’unanimità.

Il documento impegna l’assessore regionale alla Caccia De Capitani ad attuare ogni iniziativa utile a obbligare l’Ispra a svolgere le funzioni per le quali è nata, cioè fornire i dati relativi alla consistenza della popolazione degli uccelli migratori che passano nel nostro Paese ed esprime il parere in merito alla ‘piccola quantità’ delle specie cacciabili e in deroga, secondo i criteri fissati dall’Unione europea e che oggi dichiara di non essere in grado di fare.

Inoltre, la mozione chiede di dare avvio entro aprile all’Osservatorio regionale degli habitat naturali e delle popolazioni faunistiche, rafforzando la collaborazione con le altre regioni interessate.

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Combattere la dipendenza da gioco d’azzardo

La provincia di Bergamo è all’undicesimo posto in Italia nella classifica del gioco d’azzardo legale, con un importo procapite giocato in euro che si attesta sui 1238 euro all’anno, mentre oltre 120 persone l’anno accedono ai Sert locali per problematiche relative questo tipo di dipendenza.

Si tratta, però e purtroppo, di un dato poco rappresentativo del fenomeno, visto che solo in pochi si rivolgono alle strutture pubbliche perché riconoscono di essere affetti dalla patologia compulsiva del gioco.

Questo è il motivo per cui il PD ha appena presentato un progetto di legge innovativo, rispetto a quelli già in cantiere in Liguria, Piemonte e Trentino, che tende a caratterizzarsi per l’approccio socio assistenziale. E’ una proposta di legge che mira alla prevenzione e al trattamento delle cosiddette ludopatie: chiede l’istituzione di un apposito Osservatorio, oltre a unità operative specializzate nel trattamento della dipendenza, all’interno dei Dipartimenti siti presso le Asl.

Inoltre, la novità dell’approccio sta anche nel promuovere l’obbligo, presso i soggetti gestori o concessionari di slot machines, di un lettore capace di leggere la banda magnetica della tessera sanitaria in modo da impedire l’accesso al gioco d’azzardo ai minori e, nel rispetto della privacy, avere così uno strumento di monitoraggio del fenomeno, che oggi è in gran parte ancora non tracciato.

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Il fattore famiglia è un pasticcio

La Commissione Sanità del Consiglio regionale della Lombardia, dopo un lungo e travagliato iter durato nove mesi, ha approvato la legge sulla compartecipazione degli utenti ai costi dei servizi sociosanitari. Tutta l’opposizione (oltre a noi, Udc, Idv e Sel) ha espresso voto contrario.

Il centrodestra afferma di aver approvato con questa legge il cosiddetto Fattore Famiglia: non è così. In realtà il minor costo dei servizi che sarà sopportato da alcune famiglie con disagio socioeconomico, sarà caricato sulle spalle delle altre famiglie lombarde. I dati regionali di cui disponiamo indicano che l’obiettivo della maggior equità nella distribuzione dei costi sociosanitari non sarà ottenuto con questa legge che, oltretutto, dovrà essere rivista fra tre mesi quando il Governo avrà approvato, come previsto dal decreto “Salva Italia”, la riforma dell’Isee, cioè dell’indicatore nazionale che determina la compartecipazione.

La legge prevede una sperimentazione di un anno (del costo di 1,5 milioni di euro), che sarà attuata presso solo 15 comuni lombardi, mentre per tutti gli altri 1500 comuni si dovrà attendere un anno prima dell’applicazione di nuovi criteri. Con questa decisione assurda, si approva una legge prima di conoscere gli esiti di una sperimentazione concepita per definirne i contenuti, senza contare che Regione Lombardia ha commissionato uno studio di oltre 4 milioni di euro per la definizione di un nuovo modello di welfare lombardo: perché allora tutta questa fretta per approvare una legge dagli esiti dubbi? Mi viene il dubbio che sia per avere una bandiera da sventolare per l’incontro del Papa con le famiglie previsto a fine maggio…

Il testo sarà portato martedì prossimo in Consiglio, ma intanto ha visto ancora oggi in Commissione molte perplessità all’interno della stessa maggioranza, in particolare per la parte relativa alla compartecipazione nella spesa sanitaria dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). In questo modo, si sancisce il principio che i lombardi pagheranno anche le prestazioni sanitarie che dovrebbero essere garantite universalmente: viene da chiedersi se l’Assessorato alla Sanità ne sia al corrente; e, a parte questo, ho fortissimi dubbi che un simile provvedimento sia legittimo.

Resto convinto che sia necessario aiutare le famiglie lombarde, soprattutto in un momento di crisi come l’attuale: ma questo non può essere fatto senza apporre nuove risorse, come stanno dimostrando, per altro,  altre Regioni. Va finanziato il Fondo regionale per la Non Autosufficienza!

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Fonti rinnovabili: linee guida in ritardo e incomplete

Ieri l’assessore all’ambiente Raimondi ha risposto ad una nostra interrogazione sulle linee guida per i “procedimenti autorizzativi degli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili”.

Rilevavamo, infatti, che nei territori della Lombardia la mancanza di Linee Guida che pongano regole di programmazione e di pianificazione sta creando grandi problemi di carattere ambientale, per il proliferare disordinato di un gran numero di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Tra l’altro, l’8 novembre il Consiglio si era impegnato a redigere le linee guida entro il gennaio 2012, e successivamente ad individuare le aree non idonee per la localizzazione degli impianti.

Come Partito Democratico, ci siamo fatti portavoce della grande preoccupazione espressa anche dalle Province lombarde. E su questo Regione Lombardia è una delle poche regioni importanti che non ha adempiuto alle normative vigenti e non ha ancora deliberato al riguardo.

Abbiamo chiesto all’assessore, allora, quali siano i motivi e le ragioni che non hanno permesso, entro i termini indicati dal Consiglio regionale, di emanare le Linee guida e il successivo documento con l’individuazione delle aree non idonee alla localizzazione, lasciando le Province e i territori della Lombardia in una gravissima difficoltà ambientale.

Le rassicurazioni dell’assessore, che si è impegnato a presentare le Linee Guida nella prossima Giunta utile, non nascondono il fatto che i ritardi che ci sono stati. E, comunque, in attesa che all’annuncio facciano seguito i fatti, ci consideriamo solo parzialmente soddisfatti: non si è detto ancora nulla, infatti, riguardo il successivo atto che il Consiglio regionale richiedeva a novembre, cioè l’individuazione delle aree non idonee alla localizzazione i questi impianti.

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Piano cave: subito un’audizione

Mercoledì ho indirizzato, insieme ad altri consiglieri di minoranza, una richiesta di audizione al presidente della VI Commissione Consiliare Ambiente.

Il Piano cave della provincia di Bergamo, infatti, rischia ogni giorno di più di diventare carta straccia, ma intanto mette in moto tutta una serie di attività e aziende che, a loro volta, corrono il pericolo di vedere inficiato il proprio lavoro.

La situazione relativa al Piano cave della Provincia di Bergamo è sempre più confusa e precaria. Si susseguono ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato per fare valere o per fare rispettare possibili diritti acquisiti. Amministrazioni comunali e operatori del settore sono in balia degli eventi giudiziari che non consentono alcuna seria programmazione estrattiva e di bilancio.

A questo punto, crediamo sia necessaria una valutazione sullo stato attuale dell’attuazione del Piano cave orobico. Abbiamo invitato a partecipare all’audizione l’assessore Raimondi, il presidente della Provincia di Bergamo, le associazioni di settore (cavatori e costruttori) e Legambiente.

Non si possono tenere sulla corda le aziende, gli enti locali e chiunque abbia a che fare con la cave perché da un giorno all’altro una sentenza di tribunale potrebbe ribaltare completamente il senso di questo piano.

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