Archivi del mese: novembre 2011

Istruzione, cultura e sport a secco nel Bilancio 2012

E’ chiaro a noi tutti consiglieri del PD che per l’istruzione, la cultura e lo sport  la legge finanziaria 2012 e il bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2012 – presentati ieri, in VII Commissione consiliare, alla presenza dell’assessore regionale allo Sport Monica Rizzi – la Giunta Regionale ha lasciato le briciole.

Il bilancio presentato, infatti, è di sole spese obbligatorie. E’ in crisi l’intera programmazione per i settori formazione, istruzione, cultura e sport. Questo si ripercuote con violenza sulle realtà territoriali e sulla loro sostenibilità, come nel caso delle associazioni sportive. Lo stesso assessore ha affermato che lo sport lombardo subirà un contraccolpo mortale con una manovra regionale così impostata, se non verranno reintegrati i fondi almeno pari allo scorso anno. Inoltre, la variabile tempo è fondamentale per chi opera sul territorio, perché avere la consapevolezza di risorse da gestire può essere un elemento di programmazione e sviluppo. Averli in ritardo e con incertezza blocca interamente il sistema di programmazione per comuni, enti e associazioni.

E proprio nel giorno in cui si scopre che intere poste di bilancio rimarranno all’asciutto, la Lega si sveglia e si accorge che Dote scuola rischia di essere usata per fare la spesa, anziché per sostenere i ragazzi nel loro percorso didattico: finalmente il Carroccio si è accorto dei possibili abusi di questo strumento regionale per il diritto allo studio!

Infine, la ciliegina sulla povera torta di Regione Lombardia: come se non bastasse tutto il resto, nel bilancio di previsione sono scomparsi i fondi per le materne paritarie e per il diritto allo studio.

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Autismo: le madri chiedono finanziamenti

Come opposizione ci siamo spesi per sostenere le famiglie concretamente! Il convegno che abbiamo organizzato non voleva essere una passerella di politici che ricevevano applausi ma un momento di confronto tra le istituzioni. Capiamo le difficoltà quotidiane delle famiglie, che spesso sfociano in disperazione. Per questo come Pd abbiamo chiesto, già da tempo, con due ordini del giorno al bilancio di intervenire proprio sugli aspetti di carattere economico. Che ci siano dunque finalmente dei finanziamenti dedicati a questa specifica disabilità e non più interventi spot e a bando o sperimentazioni in poche province. Le sperimentazioni svolte a Monza, Milano e Cremona sono state positive, ma è finita l’epoca della sperimentazione, ora occorre passare alla quotidianità. Per questo, come gruppo consiliare del Pd torna a chiedere all’Assessore una voce dedicata di finanziamento regionale che faccia parte di un piano strutturato e di un progetto a lungo termine.

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Unioni dei piccoli comuni: la Regione accoglie la nostra proposta e va contro il governo

Si apre uno spiraglio per i piccoli comuni lombardi, costretti da un articolo dell’ultima manovra correttiva a costituire unioni o convenzioni di comuni di almeno cinquemila o diecimila abitanti (a seconda che si tratti di comuni sotto i mille abitanti o tra mille e cinquemila) senza tener conto dell’omogeneità territoriale. La novità è che ieri, dopo l’impegno assunto in Consiglio sulla spinta di una nostra mozione, caldeggiata fortemente da Maurizio Martina e da me, soprattutto per tutelare i piccoli comuni e per poter salvaguardare le unioni comunali già esistenti, la giunta regionale ha deciso di ricorrere alla Consulta contro la decisione del Governo Berlusconi, in particolar modo contro l’articolo 16 del decreto legge n. 138, convertito in legge nel mese di settembre. Non solo, la Regione, come ha spiegato oggi in Aula l’assessore alla semplificazione Carlo Maccari, si impegna anche a presentare nel collegato ordinamentale, in discussione durante la sessione di bilancio, una norma che riduca i limiti demografici nel rispetto di criteri di omogeneità territoriale e che preveda fasce differenziate per i comuni montani.

Il ricorso, presentato all’ultimo momento nell’ordine del giorno della seduta di Giunta dello scorso mercoledì è stata approvato solo ieri, durante una seduta straordinaria dedicata solo a questo punto.

C’è stato un tentativo di ostruzionismo da parte della Lega, a cui appartiene la paternità a livello nazionale della norma, scritta dal ministro Calderoli. Il Governo ha scritto una norma contraddittoria e controproducente, che è inapplicabile e che fa saltare le unioni dei comuni esistenti, per le quali erano state investite risorse pubbliche che andrebbero sprecate. È sbagliato anche estendere ai centri sotto i cinquemila abitanti, già oggetto di pesanti tagli, la camicia di forza del patto di stabilità. Siamo soddisfatti che la Regione abbia deciso di impugnare l’articolo 16, come peraltro avevamo noi per primi sostenuto in Consiglio regionale a metà ottobre. Ora si lavori insieme per approvare entro dicembre una nuova norma che abbassi i limiti demografici, che favorisca realmente l’unione dei piccoli comuni e garantisca efficienza e qualità dei servizi alle nostre comunità locali.

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Crocifisso: strumentalizzazione di una Lega incoerente

Il Consiglio regionale della Lombardia ieri ha approvato il progetto di legge della Lega sull’esposizione del crocefisso negli immobili regionali. Noi eravamo fuori dall’Aula, per segnare la netta contrarietà a una visione strumentale di un simbolo altamente religioso.

In Aula il Pd ha prima proposto di votare una pregiudiziale contro la legittimità costituzionale dei consigli regionali a legiferare sul tema. La maggioranza l’ha bocciata. Quindi, dopo una lunga discussione sul significato del crocefisso per noi e per loro, abbiamo deciso di abbandonare l’Aula.

La nostra posizione è chiara: non si fa politica con il crocifisso! Ben venga il crocifisso e la sua presenza, ma la Lega lo strumentalizza, obbligando ad esporlo. Il Carroccio e il Pdl non hanno colto la differenza tra la facoltà di esporre e l’obbligo di farlo. Le sentenze delle varie corti italiane ed europee, che sono state citate, sono sempre intervenute in merito alla richiesta di togliere il crocifisso e non riguardo la possibilità di imporre per legge la sua esposizione. E c’è qualcosa da dire anche a proposito dello strumento usato.  Non bastava un regolamento (come quello a cui si fa riferimento quando si parla di crocifisso nelle aule scolastiche)? Non era sufficiente una circolare (come quella che ha imposto, dal 1926, la presenza del crocifisso nei tribunali)? Nessuno mi toglie il sospetto che si sia voluto utilizzare uno strumento forte per marcare meglio il territorio e l’identità. Ma il crocifisso non può essere utilizzato come simbolo esclusivamente identitario e non può neppure essere imposto a qualcuno.

Attenzione: non sono certo io a non voler esporre il crocifisso. Vorrei, però, continuare a credere che ciò che il crocefisso rappresenta debba essere condiviso anche nei comportamenti normali della vita e non solo in una strumentale richiesta di esposizione per legge nelle sedi istituzionali. Anche perché è difficile accettare lezioni sul crocefisso da chi, come la Lega, nella sua storia ha spesso dileggiato i valori cristiani e nel suo agire politico utilizza costantemente temi lontani anni luce dal Vangelo. Ma questa volta un simbolo tanto importante, e spesso da loro dimenticato nei fatti, è diventato “utile”: e così il consigliere leghista promotore della legge non ha visto l’ora di farsi fotografare con in braccio il crocefisso che intende far esporre al Pirellone.

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REA, il centrodestra vota contro lo stop

Lega e Pdl si contraddicono da soli. Il testo riprende la mozione approvata da tutti in Consiglio comunale a Dalmine

Oggi in Consiglio regionale Pdl e Lega hanno votato contro l’emendamento al Piano Stategico annuale regionale presentato da Maurizio Martina e me, con il quale chiedevamo un pronunciamento contrario all’ipotesi di costruzione della terza linea dell’impianto Rea di Dalmine.

Al Pirellone Lega e Pdl votano contro i loro stessi rappresentanti territoriali. Avevamo proposto un emendamento che ricalcava esattamente la mozione, contraria alla terza linea Rea, che tutto il Consiglio comunale di Dalmine, guidata da un sindaco della Lega, ha votato qualche giorno fa. I casi sono due: o non si sono parlati o sono divisi rispetto all’ipotesi di implementazione dell’impianto di Dalmine. Comunque due errori gravi. Si è persa un’occasione importante per fare chiarezza, così facendo le contraddizioni e le ambiguità di Lega e Pdl si aggravano ulteriormente.

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Uffici scolastici: bene ma i risparmi siano concreti

Dopo l’audizione del Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale Colosio dell’altra settimana, oggi l’assessore all’Istruzione Rossoni ha preso impegni dei quali siamo molto soddisfatti. C’è bisogno, però, di particolare attenzione affinché le promesse di Regione Lombardia siano mantenute, non solo per quanto riguarda le sedi e gli spazi necessari agli uffici scolastici, ma anche sul fronte del personale e della sua tutela e del dimensionamento delle autonomie scolastiche.

 La collaborazione tra l’Ufficio scolastico regionale e Regione Lombardia è un’ottima cosa, nell’ottica di una riorganizzazione degli uffici provinciali che sia finalizzata al mantenimento del presidio territoriale in tutte le province, nel rispetto delle specificità territoriali e delle esigenze del personale impiegato nelle diverse sedi.

 A fronte dei tagli draconiani imposti dal Governo, il tentativo di razionalizzazione risponde all’esigenza di non penalizzare alcuni territori e di non diminuire il servizio. Ci auguriamo che i risparmi siano concreti e che questa operazione porti a un migliore utilizzo delle sedi territoriali della Regione (Ster) per trasformarle in luoghi realmente al servizio dei cittadini. Riteniamo positivo il fatto che l’assessore Rossoni abbia assunto come linea regionale sul tema del dimensionamento delle autonomie scolastiche quanto emerso dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome che chiede al Ministero di poter applicare i tagli in un triennio e con maggiore flessibilità sui numeri.

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