Ticket: con la rimodulazione, i cittadini pagano di più

Il governatore Formigoni e l’assessore alla sanità Bresciani hanno dichiarato non solo di non voler disapplicare il ticket, come l’opposizione ha chiesto con voce unanime, ma di rimodularlo tra zero e trenta euro in ragione del costo di esami e visite a cui si applica.

E’ una scelta sbagliata, e per i cittadini è una soluzione ancora più gravosa del ticket da 10 euro. Saranno pochissime le prestazioni su cui non si applicherà la maggiorazione e invece il conto sarà ben più salato, di 66 euro, per più di un terzo delle 2017 prestazioni incluse nel tariffario regionale, e tra queste ve ne sono di ordinarie, come ad esempio l’ecografia all’addome.

La Regione ha ribadito la scelta di far ricadere sui cittadini una manovra che serve per fare cassa: una soluzione che ci vede fermamente contrari. Più giusto ed equo sarebbe recuperare risorse dalle inefficienze riscontrate nella gestione della carta dei servizi e del call center sanitario che sta per essere duplicato.

Quanto alla polemica con il governo Prodi, che Formigoni ha oggi indicato come responsabile dell’introduzione del ticket di dieci euro nella finanziaria per il 2007 (rimase in vigore fino a maggio e poi furono trovate nel bilancio nazionale le risorse per revocarlo) ricordiamo che allora la compartecipazione fu introdotta per recuperare risorse per finanziare fondi strutturali di sostegno alla famiglia, quali quello nazionale per le politiche sociali e quello per la non autosufficienza, mentre oggi il ticket serve solamente per coprire i buchi fatti da questo governo.

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