Archivi del mese: luglio 2011

Approvata la caccia in deroga

Approvata per la prossima stagione la caccia in deroga. Il provvedimento è stato votato questa sera, in Consiglio regionale, dopo una lunga giornata di dibattimento anche sul tema dei parchi.

I cacciatori bergamaschi e bresciani potranno, dopo un anno di stop, praticare nuovamente il loro sport preferito grazie anche al fatto che noi abbiamo garantito il numero legale in Aula. Questa approvazione dimostra, inoltre, che quando si lavora fianco a fianco, maggioranza e opposizione, su temi che riguardano specifici territori, i risultati si ottengono.

E’ stato approvato poi un ordine del giorno del Pd, di cui sono firmatario anch’io, che chiede al Governo nazionale di risolvere i problemi legati ai rapporti con la Comunità europea e di sbloccare una volta per tutte la questione Ispra.

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Blocco delle risorse per l’Ospedale di Bergamo: il PD vota no

Il PD ha votato oggi in Aula contro l’ordine del giorno presentato dall’Italia dei Valori che chiedeva il blocco dello stanziamento dei 76 milioni del Fondo rotativo per l’edilizia sanitaria. Tema sul quale, peraltro, il PD ha appena presentato un’interrogazione, per conoscere esattamente costi, tempi e impegni della realizzazione degli ex Riuniti.

Maurizio Martina ed io, insieme a tutto il gruppo del PD, chiediamo sì chiarezza sull’operazione,  ma non il blocco delle risorse perché questo avrebbe ricadute pesantissime sul territorio. L’ospedale deve essere completato e collaudato, e Bergamo non merita di veder sorgere una cattedrale nel deserto.

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Lega e crocifisso: solo una suppellettile

La VII commissione Cultura del consiglio regionale ha approvato oggi il disegno di legge che prevede l’esposizione del crocifisso in tutti gli stabili di Regione Lombardia. Nonostante le insistenze del Partito Democratico e il parere critico del servizio assistenza legislativa e legale del Consiglio, che hanno sottolineano i possibili problemi di costituzionalità e la non competenza legislativa della regione in questa materia (riservata dall’art. 117 della Costituzione allo Stato), Lega e Pdl hanno voluto approvare una legge che prevede che la Regione stanzi 2500 euro per l’acquisto di crocifissi da esporre in tutti gli stabili di proprietà della regione. L’obiettivo, si legge nel testo, è di “riconoscere i valori storico-culturali e sociali e le radici giudaico-cristiane” di Regione Lombardia.

Sottolineando che la Regione ha il diritto di esporre ciò che vuole nei suoi locali, come avviene per la Rosa Camuna o altri simboli civili, la Lega ha inteso promuovere la presenza del crocifisso come simbolo laico  di fratellanza e tolleranza, spogliandolo di gran parte del suo significato religioso e identificandolo come simbolo identitario e tradizionale.

La sensazione è che ci sia stata una pervicace volontà di approvare una legge non necessaria, e forse anche al di fuori delle competenze della Regione unicamente per marcare una primogenitura nella difesa di valori che andrebbero vissuti più che solamente proclamati e che non possono certo essere promossi con la semplice esposizione di quello che la legge rischia di trasformare in un semplice elemento di arredo. Va anche sottolineato come non sia necessaria una legge regionale per prevedere l’esposizione del crocifisso nei locali della Regione, sarebbe bastata una circolare della Giunta o della Presidenza del Consiglio ma che evidentemente non avrebbe però avuto lo stesso valore mediatico.

Al di là del fatto che l’esposizione del crocifisso non faccia del male a nessuno, rimangono tutti i dubbi relativamente allo strumento e alla modalità scelte per portare a casa questo risultato: fin qui lo Stato ha sempre agito con disposizioni regolamentari e il fatto che in Lombardia si sia scelto la legge crea più di un dubbio riguardo alla cultura istituzionale, al rispetto delle competenze, al riconoscimento della laicità dello Stato e alla effettiva volontà di rispettare il crocifisso più che di condurre una battaglia ideologico politica. Lo stesso inserimento della frase “radici giudaico-cristiane” (della Lombardia!) nell’articolo 1 della legge è una spia di queste possibili derive.

Il Pd ha votato contro per sottolineare il disagio rispetto alla scarsa attenzione ai possibili problemi costituzionali e istituzionali e per evidenziare come una generica definizione del crocifisso come simbolo storico-culturale rischi di depotenziarne il significato e di trasformarlo in una sorta di suppellettile legata a una tradizione che non si è in grado o non si vuole rendere attuale con l’unica cosa che davvero conta, ovvero la testimonianza concreta dei valori che il crocifisso porta con sé e che non sempre sembra siano stati presenti nella storia della Lega.

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Superticket in Lombardia

La toppa rischia di essere peggiore del buco. È questo in estrema sintesi il nostro giudizio sulla modulazione del “superticket” da dieci euro introdotto dalla manovra nazionale che, per decisione della Giunta regionale, sarà applicato dal primo di agosto in modo differenziato, da zero a trenta euro, in ragione del valore delle prestazioni. Nel dettaglio, per le ricette contenenti prestazioni sotto i 5 euro non ci saranno aggravi di spesa, mentre per le altre prestazioni dal valore superiore ai 5 euro si pagherà un contributo modulato in scaglioni fino ad un massimo di 66 euro, dunque trenta euro in più di quanto si pagava fino alla scorsa settimana. È il cosiddetto “modello lombardo”, che si contrappone alle decisioni assunte da molte altre Regioni che si sono dette contrarie all’applicazione del ticket e che per ora non lo fanno pagare in attesa di un confronto con il governo per ottenerne la revoca.

I numeri, denuncia il PD, non sono però rassicuranti: nel nomenclatore tariffario della specialistica oggi in vigore sono ricomprese 2017 diverse prestazioni, dall’emocromo alle ecografie. Solo 188 di queste, poco più del 9%, hanno un valore inferiore ai 5 euro e sono essenzialmente esami di laboratorio. Il problema è che raramente il medico prescrive un solo esame, perché tipicamente analisi come quelle del sangue ricomprendono la rilevazione di più valori, e il superticket alla lombarda si applica alla ricetta nel suo complesso. Oggi le ricette sotto i cinque euro sono il 2,8% del totale. Sono invece 696 le prestazioni che, prese singolarmente, costeranno al cittadino più dei 46 euro previsti dalla finanziaria nazionale (il 34,5%) e tra queste sono 362 quelle che raggiungeranno il valore limite dei 66 euro. Non si tratta solo di esami molto particolari ma anche di prestazioni abbastanza ordinarie.

Ecco alcuni esempi:

Fino al 17 luglio Oggi Dal 1 agosto
RADIOGRAFIA  DEL TRATTO GASTROINTESTINALE SUPERIORE € 36,15 € 46,15 € 55,00
DENSITOMETRIA OSSEA CON TECNICA DI ASSORBIMENTO A  RAGGI X € 36,15 € 46,15 € 55,00
ECOGRAFIA DELL’ ADDOME SUPERIORE € 36,15 € 46,15 € 55,70
PROVA DA SFORZO CARDIORESPIRATORIO € 36,15 € 46,15 € 66,00
ELETTROCARDIOGRAMMA DINAMICO (Holter) € 36,15 € 46,15 € 66,00
COLONSCOPIA € 36,15 € 46,15 € 66,00
TAC TORACE 36,15 46,16 66,00
MEDICAZIONE COMPLESSA 36,15 46,16 66,00

Il dato vero è che mentre le altre Regioni stanno decidendo come resistere all’introduzione del superticket la Lombardia ha individuato una soluzione ancora più gravosa per le tasche dei lombardi. Sono pochissimi i casi in cui i lombardi non pagheranno nulla di più, mentre per diversi esami, alcuni complessi e altri tutto sommato ordinari, come un Holter, una colonscopia o una tac del torace, indipendentemente dal reddito, pagheranno quasi il doppio rispetto quanto avveniva solo la settimana scorsa. Di più che nelle Regioni che hanno i conti sanitari in disordine, e ovviamente molto di più rispetto a quelle Regioni che hanno deciso di non far pagare il ticket da 10 euro e che stanno chiedendo al Governo di trovare soluzioni alternative. E come aggravante c’è il fatto che i maggiori costi si scaricheranno su chi si trova a dover fare accertamenti per malattie importanti. La Regione Lombardia ha scelto ancora una volta di lasciar ricadere sui cittadini gli effetti di una manovra nazionale che serve per fare cassa. Noi siamo contrari e ribadiamo la nostra proposta: nel bilancio sanitario regionale ci sono inefficienze che possono essere eliminate per trovare le risorse necessarie. Guardiamo al sistema della Carta sanitaria, che dal 2000 ad oggi è costata ai lombardi 1,6 miliardi di euro senza aver mantenuto le promesse fatte a più riprese. E poi c’è la vicenda del call center sanitario, che nel 2004 fu chiuso in Lombardia per essere aperto in Sicilia, a Paternò, e che ora la Regione vuole riaprire in Lombardia lasciando aperto, sicuramente per la prima fase, anche quello siciliano. Nell’assestamento di bilancio, che andrà in Aula la prossima settimana, per questa operazione è previsto un aumento di spesa di 5 milioni di euro, il necessario per porre le basi all’apertura del nuovo centro, mentre si prevede che per circa tre anni per ci sarà una duplicazione dei costi del call center: da venti a quaranta milioni di euro.

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Ticket: la Lombardia lo tolga

Togliere il ticket da 10 euro come stanno facendo altre nove regioni italiane. È quanto chiediamo in Consiglio regionale della Lombardia, ed è quanto abbiamo riaffermato con forza in conferenza stampa, confutando alcune tesi sostenute dalla Giunta regionale, oltre che formulando le proprie proposte alternative.

La Lombardia non è la Regione più virtuosa d’Italia, è una delle dieci che hanno i conti in ordine ma tra queste è anche la sola che fa pagare ai propri cittadini sia il ticket sui farmaci, già dal 2003, che l’addizionale regionale Irpef, così come sono chiamate a fare le Regioni con piani di rientro della spesa sanitaria, cioè con i conti pesantemente in disordine. Tra le Regioni in equilibrio solo due, Lombardia e Basilicata, hanno iniziato a far pagare il ticket di dieci euro da ieri, mentre tutte le altre lo hanno almeno sospeso.

Il PD critica anche l’affermazione della Regione secondo cui gli esenti in Lombardia sarebbero il 70% della popolazione. Su dieci milioni di abitanti, infatti, non pagano i minori di 14 anni, che sono 1,39 milioni circa, gli over 65 con reddito familiare inferiore a 38mila euro, dunque non tutti, e alcune categorie di persone in oggettiva difficoltà, come gli invalidi, i disoccupati e i cassintegrati. Tutti gli ultrasessantacinquenni, dunque anche quelli con redditi medi e medio alti, sono meno di due milioni, e le altre categorie sono per fortuna marginali: non si vede proprio come si potrebbe raggiungere la cifra di 7 milioni di esenti, come sostengono Formigoni e l’assessore Bresciani.

La proposta del PD è questa: La Regione Lombardia ha margini per ridurre alcune spese del bilancio sanitario, visti alcuni esempi di gestione poco razionale. Tra questi sicuramente la carta sanitaria, che è costata ai cittadini più di 1,6 miliardi di euro in undici anni senza che ancora se ne vedano i benefici promessi, e il call center della sanità che è stato spostato qualche anno fa a Paternò, in Sicilia, e di cui ora verrà sperimentato lo spostamento, o almeno l’apertura di un secondo centro, in Lombardia, dov’era fino a che la Regione non decise di chiuderlo.

La Lombardia può sospenderlo e aprire un tavolo tra le Regioni e i ministeri della Sanità e dell’Economia: è una questione politica che non può essere affrontata unicamente in punta di diritto. Ma occorre anche ricordare che quando il ticket di dieci euro fu introdotto, nel 2007, dal Governo Prodi fu per un’operazione politica, ovvero per trovare risorse per finanziare la spesa sociale, per la famiglia, per i non autosufficienti, per il sostegno all’affitto, per la costruzione degli asili nido. Il ticket del Governo Berlusconi ha il solo scopo di fare cassa.

I lombardi da gennaio a maggio hanno versato alle casse della Regione per i ticket sanitari 94 milioni di euro. Il 16% in più dello stesso periodo dello scorso anno. Per non dire dei farmaci equivalenti, a brevetto scaduto, per i quali i cittadini stanno pagando dal 15 aprile una specie di ticket che è dovuto alla differenza tra il prezzo a cui lo rimborsa lo Stato, allineato al ribasso per decisione dell’AIFA, e il prezzo applicato dalle case farmaceutiche. I lombardi, dunque, già pagano molto senza il nuovo ticket da dieci euro che, peraltro, in un solo set di esami, se quelli prescritti sono di specialistiche diverse, può essere applicato due, tre, anche quattro volte.

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Ticket: con la rimodulazione, i cittadini pagano di più

Il governatore Formigoni e l’assessore alla sanità Bresciani hanno dichiarato non solo di non voler disapplicare il ticket, come l’opposizione ha chiesto con voce unanime, ma di rimodularlo tra zero e trenta euro in ragione del costo di esami e visite a cui si applica.

E’ una scelta sbagliata, e per i cittadini è una soluzione ancora più gravosa del ticket da 10 euro. Saranno pochissime le prestazioni su cui non si applicherà la maggiorazione e invece il conto sarà ben più salato, di 66 euro, per più di un terzo delle 2017 prestazioni incluse nel tariffario regionale, e tra queste ve ne sono di ordinarie, come ad esempio l’ecografia all’addome.

La Regione ha ribadito la scelta di far ricadere sui cittadini una manovra che serve per fare cassa: una soluzione che ci vede fermamente contrari. Più giusto ed equo sarebbe recuperare risorse dalle inefficienze riscontrate nella gestione della carta dei servizi e del call center sanitario che sta per essere duplicato.

Quanto alla polemica con il governo Prodi, che Formigoni ha oggi indicato come responsabile dell’introduzione del ticket di dieci euro nella finanziaria per il 2007 (rimase in vigore fino a maggio e poi furono trovate nel bilancio nazionale le risorse per revocarlo) ricordiamo che allora la compartecipazione fu introdotta per recuperare risorse per finanziare fondi strutturali di sostegno alla famiglia, quali quello nazionale per le politiche sociali e quello per la non autosufficienza, mentre oggi il ticket serve solamente per coprire i buchi fatti da questo governo.

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Parchi: la maggioranza espropria i comuni

RETROMARCIA DELLA MAGGIORANZA: ADESSO APPROVA IL COMMISSARIO. ED ESPROPRIA I COMUNI DALLA GESTIONE DELLE LORO AREE VERDI PROTETTE

Per la seconda volta voto il Gruppo consiliare del Pd ha espresso voto contrario durante una Commissione Agricoltura fiume, sul progetto di legge sui parchi lombardi, tornato indietro dal Consiglio regionale, dopo che 11 consiglieri di maggioranza avevano votato a favore dell’emendamento della minoranza contro la figura di una sorta di “commissario” di nomina regionale all’interno degli enti gestori.

Ed è da qui che volevano ripartire i rappresentanti dell’opposizione, richiamando alla loro prima scelta quei consiglieri di Lega e Pdl che in Aula si erano schierati più verso la posizione di Pd, Idv, Udc, Sel e Pensionati che a favore della Giunta Formigoni.

Ma l’invito non è servito e, a pochi giorni dal primo voto, le forze di maggioranza si sono ricompattate, bocciando quasi tutti gli emendamenti presentati da Pd e Udc, tranne qualche timida apertura, come l’astensione (che per la maggioranza significa la volontà di approfondimento) su temi come la partecipazione delle associazioni territoriali alla comunità del parco, o l’emendamento che riguarda le figure dei guardiaparco.

Invece, sui temi cruciali della forma giuridica, del commissario regionale, delle modifiche dei confini e della possibilità di deroghe per nuove strade e autostrade, non solo non c’è stato alcun passo avanti, ma addirittura è stato respinto l’emendamento sul “componente designato dalla Regione” che in Consiglio era stato approvato.

A nulla è valso l’invito del Pd, rivolto in particolare ai colleghi della Lega durante la seduta: gli abbiamo fatto presente che in Consiglio era stato chiaro l’atteggiamento di alcuni consiglieri di maggioranza che decantano tanto il federalismo e il municipalismo opponendolo al centralismo ministeriale del territorio. E la carta della coerenza politica è tremendamente importante. Ma oggi è stato chiaro anche che, volendo ripartire dall’inizio nella trattazione del testo, le forze politiche di maggioranza si erano già messe d’accordo.

E’ stato, poi, riconfermato il voto contrario della precedente commissione, perché di fatto gli elementi di sostanza su cui si poteva lavorare sono rimasti inalterati, ma anche perché con questo progetto di legge la Regione espropria i Comuni della gestione dei parchi di cui sono sempre stati vivi e attivi protagonisti.

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Microcredito per salvare dalla povertà

Ho presentato una nuova proposta di legge del PD sulle nuove forme di povertà: gli enti locali devono fare rete per promuovere interventi efficaci sulle criticità. Occorre creare un modello di welfare innovativo che tenga conto dei cambiamenti avvenuti dentro la società e li sappia leggere.

Interventi sociali di microcredito a sostegno delle famiglie che si trovano in temporanea difficoltà economica per eventi imprevedibili e straordinari punta al sostegno di nuovi target di popolazione lombarda a rischio di disagio sociale. Non più solo le famiglie numerose o le giovani coppie con mutui pluridecennali alle spalle.

C’è infatti, anche in Lombardia, una zona grigia che troppo spesso sfugge agli indicatori socio economici e alle misure di welfare messe in campo dal legislatore, quella della povertà relativa. La povertà relativa e temporanea, diversamente dalla povertà assoluta, è più difficilmente misurabile e quantificabile ma coinvolge oggi sempre più individui. Eventi straordinari e imprevedibili, come la disoccupazione, una spesa inaspettata, un divorzio, la malattia di un familiare, possono essere causa di un improvviso impoverimento ed esporre le famiglie più vulnerabili ad un indebitamento che può rischiare di cronicizzarsi esponendole all’incapacità di provvedere alle spese.

Per questo la proposta di legge appena presentata dal Pd ha lo scopo di proporre interventi di microcredito (sino ad un massimo di 3000 euro), senza interessi per il richiedente, a favore delle persone e famiglie che si trovano in temporanea difficoltà per spese non differibili nel tempo. Oltre alla predisposizione, in tempi brevi, di un Piano operativo regionale di contrasto a tutte le forme di povertà anche sulla base delle direttive del Consiglio Europeo.

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Vigili del fuoco volontari: mozione PD

Nell’aula del Pirellone passa all’unanimità la mozione del PD sul sostegno della Regione

Sostegno della Regione ai corsi di formazione obbligatori che i Comandi provinciali dei Vigili del Fuoco organizzano per i propri volontari, e convenzioni tra Pirellone e Asl per fare in modo che questi possano effettuare gratuitamente le periodiche e obbligatorie visite mediche e attitudinali anche presso le strutture sanitarie più vicine ai comuni di residenza, e non nell’unico centro di Milano, come avviene oggi.

Queste sono le richieste contenute in una mozione presentata in Consiglio regionale  dal Gruppo regionale del Pd e approvata all’unanimità dall’Aula. In Lombardia i Vigili del Fuoco volontari sono circa 1600, dislocati in 56 distaccamenti, e affiancano l’attività dei 2700 Vigili del Fuoco permanenti  dislocati nei 39 distaccamenti effettivi.

Oltre ai pochi fondi disponibili per i corsi di formazione, a cui la mozione chiede di porre rimedio, l’altro problema per i volontari è che in Lombardia, in seguito a una convenzione siglata tra il Dipartimento nazionale dei Vigili del Fuoco e la direzione Sanità dell’Ente Rete ferroviaria italiana-Gruppo Ferrovie dello Stato, l’unica struttura in cui tutti i volontari possono sottoporsi gratuitamente alle visite mediche periodiche è a Milano, con grande disagio per chi abita in altri comuni e con perdite di intere giornate di lavoro. Crediamo che chi presta volontariamente il proprio tempo, per un compito per altro difficile e pericoloso, debba essere messo nella migliore condizione per farlo, soprattutto per quel che riguarda gli adempimenti a cui deve obbligatoriamente sottoporsi.

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PD e mobilità: volantinaggio in stazione e rassegna stampa

Mercoledì mattina, dalle 7 alle 9, ho volantinato nella Stazione FS di Bergamo insieme a Maurizio Martina per incontrare i pendolari e spiegare loro la posizione del PD e le nostre iniziative contro la politica di Regione Lombardia sul trasporto pubblico.

Qui di seguito si trovano gli articoli dell’Eco di Bergamo che riprendono l’iniziativa e che spiegano la nostra posizione, come nel post precedente.

Volantinaggio in stazione

PD e trasporto pubblico locale

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