Studenti disabili, la Regione si impegna per nuovi contributi, ma i tempi devono essere rapidi

Regione Lombardia garantirà particolare attenzione ai casi più gravi e nuove risorse per le esigenze più urgenti, con un occhio di riguardo per la situazione di Bergamo: lo ha assicurato l’assessore all’Istruzione Aprea rispondendo a un’interrogazione a risposta immediata del Pd, questa mattina, in Consiglio regionale, sul tema dell’assistenza educativa scolastica per gli studenti disabili che necessitano di piani personalizzati nell’ambito della formazione professionale.

“In Lombardia esistono delle linee guida per lo svolgimento dei servizi connessi all’assistenza per questi ragazzi – spiega Mario Barboni, consigliere regionale del Pd, componente della VII Commissione Istruzione e firmatario della question time –. Ma ci sono arrivate diverse segnalazioni dal territorio, anche da quello bergamasco, che denunciano preoccupazioni riguardo alla copertura degli interventi educativi per gli allievi disabili che hanno bisogno di percorsi personalizzati e sono iscritti ai corsi di formazione professionale. Invece, come dicevamo nell’interrogazione, è fondamentale garantire loro l’affiancamento individuale di un educatore professionale, poiché alcuni studenti non sono in grado di assistere in maniera autonoma a una lezione frontale”.

E mentre a luglio, durante un’analoga discussione in Commissione, Barboni e il Pd avevano avuto l’impressione di “una chiusura da parte dell’assessorato, oggi ci è stata data una risposta soddisfacente: grazie alle nuove competenze dei servizi per l’assistenza scolastica, l’Aprea ha assicurato che la Regione darà adeguato supporto agli studenti con situazione particolarmente grave nella formazione professionale. L’assessore ha riconosciuto che esistono esigenze ulteriori. Per questo partirà un iter di analisi dei casi più gravi e complessi che necessitano di ulteriori Percorsi personalizzati disabili e, in accordo con l’assessore al Bilancio, saranno inserite nuove risorse in base a esigenze motivate”. In particolare, l’assessore Aprea ha assicurato attenzione ad alcune eccellenze che sono presenti sul territorio regionale, “soprattutto in provincia di Bergamo, che si sono trovate in difficoltà rispetto ai servizi erogati da istituzioni territoriali che negli anni si sono particolarmente specializzate in questi ruoli”.

I consiglieri Pd si augurano solo che, “se questo impegno dell’assessore ci rassicura riguardo le perplessità sollevate a luglio, i tempi siano rapidissimi, altrimenti si rischia di rendere impossibile la frequenza alle lezioni di molti studenti”.

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Grazie al PD sei milioni di euro al fondo valli prealpine

Partenza con il botto per il Gruppo regionale del Pd sull’ultimo assestamento di bilancio di Regione Lombardia prima della scadenza della legislatura: a maggioranza è stato approvato un emendamento presentato dal consigliere democratico Mario Barboni che incrementa di 6 milioni di euro su due anni il Fondo regionale territoriale per lo sviluppo delle valli prealpine.

L’emendamento recita esattamente: “Ai fini del finanziamento del Fondo regionale territoriale per lo sviluppo delle valli prealpine di cui all’articolo 5 bis della legge regionale sugli ‘Interventi regionali in favore della popolazione dei territori montani’, per ciascuno degli esercizi finanziari degli anni 2018 e 2019 è autorizzata una ulteriore spesa di 3 milioni di euro alla missione sullo ‘Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente’, programma sullo ‘Sviluppo sostenibile territorio montano piccoli comuni’”.

Una grande soddisfazione. Una parte della maggioranza ha votato decisamente con noi e la richiesta è passata. Meno male! Se avessimo aspettato Maroni e i suoi fedelissimi, a quel capitolo avrebbero continuato ad esserci esattamente zero euro. Invece, il nostro ragionamento ha convinto diversi consiglieri anche della stessa Lega, soprattutto quelli che provengono dai territori montani: per finanziare le terre alte abbiamo chiesto corrispondenti riduzioni di spesa di 3 milioni di euro alla missione sui ‘Servizi istituzionali, generali e di gestione’ per le spese correnti per il 2018, e altrettanti alla missione sui ‘Fondi e accantonamenti’ per le spese in conto capitale per il 2019.

Il capogruppo della Lega aveva chiesto al Pd di decidere esattamente a quali altre richieste di spesa rinunciare per poter ottenere l’approvazione, ma nonostante non ci sia stata risposta alla domanda, l’emendamento è passato lo stesso. Immediata la sospensione della seduta con una riunione dei gruppi di maggioranza.

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Legge sul turismo: il PD vota contro

Il pessimo compromesso del centrodestra crea un danno al turismo lombardo

Una pezza peggiore del buco. L’emendamento che ha fatto ritardare l’approvazione della legge sul turismo, che penalizza gli albergatori che ospitano profughi, è l’ennesima zeppa ideologica inserita dentro una legge che poteva essere votata; noi abbiamo espresso voto negativo.
Si è prevista una penalizzazione per chi si è dedicato all’accoglienza dei profughi. La maggioranza ha così riscritto un emendamento confuso, che introdurrà in futuro difficoltà interpretative, solo per un accordo al ribasso tra Lega e Ncd. Potenzialmente, tra l’altro, questo emendamento colpisce anche chi ha ospitato, negli ultimi tre anni, altre attività non turistiche, dai convegni aziendali alle serate danzanti. Non è accettabile che si inseriscano in legge emendamenti che non centrano niente col turismo ma servono solo per strumentalizzare una situazione di emergenza (quella dei profughi) che oltretutto non durerà negli anni; una legge è fatta per durare nel tempo. In Lombardia si cerca un turismo di ricchi e sani, perché persino i disabili non erano inclusi nel provvedimento, se non per un emendamento che il Partito Democratico ha fatto approvare e che chiede che tutte le strutture abbiano l’obbligatorietà di diventare accessibili, anche le locande che si ammodernano.
Insomma un lavoro di mesi buttato in propaganda politica, un danno all’istituzione. Il provvedimento sul turismo, la cui discussione è cominciata lo scorso novembre e al quale, come Partito Democratico, abbiamo alacremente lavorato per portare a casa un buon risultato, è stato invece buttato via solo per fare propaganda; per questo abbiamo votato contro.

www.mariobarboni.it

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Superassessorato al welfare

Superassessorato. Rumors su Paleari

Eco di Bergamo, 7 agosto 2015

Chiudere la partita sul nuovo superassessore al Welfare entro la fine di agosto: lo ha annunciato il governatore Maroni ieri, presentando la riforma sanitaria, approvata dal Consiglio mercoledì e dà il via libera alla costituzione di un assessorato unico al Welfare che riunisce l’ assessorato alla Salute, attualmente guidato da Mario Mantovani (Forza Italia), e quello alla Famiglia e Solidarietà sociale dove c’ è una fedelissima di Maroni, Cristina Cantù (Lega Nord).
[...]
Il consigliere del Pd Mario Barboni consiglia di scegliere come assessore al Welfare «un tecnico che abbia le giuste competenze, perché altrimenti la sua maggioranza già frammentata rischia di andare in pezzi».

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No all’esclusione del Papa Giovanni XXIII dall’elenco delle Aziende Ospedaliere

No all’esclusione del Papa Giovanni XXIII dall’elenco delle Aziende Ospedaliere

Il monitoraggio non basta. La proposta di Maroni per un check autunnale a riforma approvata non è sufficientemente rassicurante. Porteremo in Aula un subemendamento con la lista delle aziende ospedaliere da tutelare, come il Papa Giovanni XXIII. L’idea di parificare un grande ospedale ad alte specialità come il nostro con dei piccoli ospedali di territorio non è accettabile. Significherebbe disperdere un patrimonio che ha a che fare con la storia del Papa Giovanni e con la sua stessa vocazione scientifica internazionale.
Nella lista ci devono essere quelle aziende ospedaliere che, come da decreto Balduzzi, si caratterizzano per essere “hub” per via della presenza di almeno 5 alte specialità (EAS) per
gli interventi a più elevata intensità e complessità dedicate all’emergenza urgenza e alla tipologia di specialità medico chirurgiche e di servizi di supporto e del collegamento con la ricerca scientifica. In Lombardia, dunque, il Niguarda, gli Spedali Civili di Brescia, il Papa Giovanni XXIII di Bergamo, il Circolo di Varese e Fondazione Macchi e il San Gerardo di Monza.

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Montagna: approvati in bilancio 50 milioni di euro per il dissesto idrogeologico

Cinquanta milioni di euro per il dissesto idrogeologico che andranno in gran parte a coprire le necessità dei territori montani. È la cifra approvata ieri dal Consiglio regionale della Lombardia dentro l’assestamento del bilancio, grazie al maxi mutuo che la Regione potrà accendere in seguito allo sblocco degli investimenti consentito dal Governo Renzi.

Alla luce di questo non si può certo parlare di tagli da parte del Governo centrale, ma di opportunità che vengono date a Regioni come la Lombardia dove è possibile utilizzare questi fondi per opere di investimento. Grazie a questi soldi, assieme a quelli che arrivano dall’Europa, per i territori montani sarà possibile fare interventi attesi da tempo e quindi consentire che l’economia possa continuare ed evolversi in maniera più positiva.

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Riforma sanitaria: è solo redistribuzione di poltrone

Sanità: non è una riforma, è solo redistribuzione di poltrone

La maggioranza ha votato da sola, con l’opposizione fuori dall’Aula per protesta, la riforma della “governance” della sanità, ovvero ciò che rimane dell’iniziale progetto di riforma della sanità lombarda. Ma sulla geografia dei nuovi ospedali, con le otto Aziende Territoriali della Salute e le nuove Aziende Socio Sanitarie Territoriali, sono mancati i voti di Forza Italia (partito dell’assessore alla Sanità) e di Fratelli d’Italia, che si sono astenuti, oltre che dei due consiglieri di Pensionati e gruppo misto, assenti. Le nuove aggregazioni territoriali stanno infatti suscitando molto malcontento sui territori, e Bergamo non fa eccezione.

Questa non è una riforma, è solo una redistribuzione delle poltrone fatta a colpi di emendamenti “last minute”. Con l’ennesimo blitz è stato stralciato tutto ciò che non riguarda la governance: rapporto con l’università, salute mentale, prevenzione, ruolo del terzo settore, per fare solo degli esempi. Di questi temi non ci è stato possibile neppure parlare, con l’ennesimo artificio regolamentare. E la “riforma” rimane zoppa su tutto ciò che riguarda i controlli, i criteri di nomina dei direttori generali, i tempi di attesa, i ticket, il ruolo dei comuni. I continui appelli alla condivisione, di Maroni e degli altri, risultano sempre più ridicoli. Per noi questo testo non è accettabile: i problemi della sanità lombarda rimarranno irrisolti.

Per quanto riguarda Bergamo non si comprende perché l’ospedale di San Giovanni Bianco venga accorpato all’Azienda ospedaliera Papa Giovanni XXIII, mentre i suoi distretti ASL, com’è logico, ricadono nell’ASST Bergamo Est con le altre valli del bergamasco. Oltretutto, se si vuol continuare a mantenere il Papa Giovanni XXIII come azienda di alta specializzazione, centro di alta intensità medico scientifica, sarebbe certamente molto più opportuno che rimanesse indipendente, ovviamente a servizio di tutta la provincia. Ancora, se la nuova organizzazione vede nelle ASST un forte punto di integrazione dei servizi sanitari e sociosanitari sul territorio, non ha senso che ci si debba trovare con la valle Brembana e la valle Imagna a parlare di servizi territoriali in una ASST e di servizi ospedalieri con il Papa Giovanni XXIII. Come la mettiamo con la continuità
ospedale-territorio, le cure ospedaliere più generali e la sanità di montagna, tanto richiamate nell’innovativa (sic!) riforma della sanità di Regione Lombardia?

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La Regione dice NO al rilancio dell’Ospedale di San Giovanni Bianco.

Il centrodestra dice no al rilancio del presidio ospedaliero di San Giovanni Bianco. Il Consiglio regionale ha infatti bocciato ieri sera con 31 no contro 24 sì la mozione sottoscritta da diversi consiglieri regionali bergamaschi. Non è bastata la richiesta di voto segreto, da me avanzata, per ottenere un massiccio voto a favore dai banchi della maggioranza.
La mozione chiedeva di prendere atto della presa di posizione dei sindaci della Valle Brembana, particolarmente critica verso la dirigenze dell’azienda ospedaliera di Treviglio – a cui afferisce l’ospedale di San Giovanni Bianco – e di quella del presidio stesso; a riconsiderare l’accorpamento con Treviglio e a indicare con chiarezza un ruolo per questo ospedale di montagna, ma soprattutto ad assicurare un ricambio qualificato dei medici
e dei dirigenti che hanno cessato il servizio o che si sono trasferiti.
La Regione ha perso un’ulteriore occasione per dire con chiarezza quale debba essere la prospettiva dell’ospedale di San Giovanni Bianco, che è l’unico presidio pubblico della Valle Brembana e riferimento anche per la Valle Imagna. Abbiamo chiesto all’assessore Mantovani di conoscere una volta per tutte quali siano gli obiettivi della Regione in merito, perché non è pensabile un continuo ridimensionamento dei servizi forniti dalla struttura ospedaliera. Non abbiamo ottenuto una risposta soddisfacente. Ricordiamo che un servizio sanitario efficiente ed efficace è importante non solo, ovviamente, per la salute dei cittadini, ma anche come deterrente contro il continuo spopolamento dei territori dell’alta montagna.

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Gioco d’azzardo: sì a regole sempre più stringenti che aiutino i sindaci lombardi

Voto positivo del Pd al progetto di legge che dà un giro di vite alle autorizzazioni per il rinnovo delle licenze per l’installazione di macchinette in bar e sale da gioco. Il testo va a definire meglio il concetto di nuova installazione e introduce un nuovo obbligo: quello di indicare sull’apparecchio oltre alla già prevista data di collegamento alla rete telematica anche quella di scadenza del contratto stipulato tra esercente e concessionario.

Il distanziometro, ossia la regola che stabilisce la distanza minima dai luoghi sensibili per le sale da gioco e aiuta i Comuni a combattere le ludopatie, sarà applicato, d’ora in avanti, non solo alle nuove aperture ma anche agli esercizi già esistenti. Continuiamo dunque sulla strada intrapresa oltre un anno fa con la legge approvata all’unanimità che ha permesso di diminuire il numero delle macchinette in Lombardia. Faremo pressione perché, anche a livello nazionale, la legislazione vada nella direzione di aiutare gli enti locali e gli amministratori che si trovano in prima linea a fronteggiare questa piaga.

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Gioco d’azzardo: vogliamo continuare sulla strada intrapresa

Gioco d’azzardo: vogliamo continuare sulla strada intrapresa da oltre un anno: ce lo chiedono i sindaci lombardi.

Voto positivo del PD al progetto di legge che dà un giro di vite alle autorizzazioni per il rinnovo delle licenze per l’installazione di macchinette in bar e sale da gioco.
Il cosiddetto distanziometro, che aiuta i Comuni a combattere con regole certe le ludopatie, sarà applicato, d’ora in avanti, non appena il provvedimento sarà approvato anche dall’Aula, non solo alle nuove aperture ma anche agli esercizi già esistenti. Del resto i sindaci, che sono i primi ad essere in trincea nel contrasto al gioco d’azzardo, ce lo hanno chiesto attraverso un vero e proprio Manifesto. Continuiamo dunque sulla strada intrapresa oltre un anno fa con la legge approvata all’unanimità che ha permesso di diminuire il numero delle macchinette, certi che questa sia la direzione giusta per combattere la piaga, sempre più diffusa, delle ludopatie.

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