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Sanità: aboliamo subito i superticket

imageNon possiamo che essere d’accordo con la decisione del ministro della Salute Lorenzin e delle Regioni di avviare nuovamente un tavolo di confronto che studi, se possibile, l’abolizione dei ticket o, quantomeno, che li ridisegni alleggerendone il peso in base al reddito. Sappiamo bene , però, che trovare la copertura economica per un importo pari a 3 mld non sarà semplice.
Una soluzione immediata comunque, all’interno di una più ampia revisione della compartecipazione alla spesa che porti ad un progressivo superamento dei ticket è l’abolizione del cosiddetto ‘superticket’ da 10 euro sulla ricetta medica, a distanza di quasi 6 anni dalla Finanziaria 2011 che lo introdusse. Un investimento, intanto, da 834 mln, che possono essere stanziati come minori introiti, per una sanità sempre più equa e vicina ai bisogni dei pazienti, soprattutto in questo periodo di crisi economica.

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Ticket: riduzione senza equità

imageUna riduzione del ticket nella regione dove la sanità è la più costosa d’Italia è sempre una buona notizia, ma la ricetta di Maroni è sbagliata e oltretutto non è quella che ha più volte promesso ai lombardi, cioè l’azzeramento dei ticket. Con la nuova delibera per la maggior parte dei casi i cittadini non vedranno differenze, perché l’abbattimento di 15 euro vale solo per le prestazioni più care, e chi pagava fino a 51 euro di ticket continuerà a pagare come prima.Questo annuncio è una presa in giro dei cittadini, che si aspettano di pagare la metà rispetto al passato e invece si ritroveranno ad avere una spesa inferiore solo per alcune prestazioni. D’altronde la matematica non è un’opinione, ma una scienza esatta e se il ticket per la Lombardia vale 130 milioni di euro, la decurtazione di 25 milioni di euro complessivi  non è la metà ma il 19,23% in meno ( come da semplice calcolo della mia calcolatrice portatile, ma sicuramente in Regione avranno software di calcolo ben più tecnologici visto quanto spendono per Lombardia Informatica). Una considerazione poi è da fare sull’equità di questa misura che è uguale per tutti, indipendentemente dal reddito. Sono infatti moltissimi e sempre in aumento, i cittadini che rinunciano a esami e servizi sanitari perché non possono pagare. La maggior parte sono anziani, oppure immigrati, ma anche tante giovani famiglie si trovano nell’angoscia di non potersi curare. Il problema per tutti è il ticket, aumentato ormai fino a superare anche il costo della stessa prestazione in una struttura privata. Una spesa eccessiva che chi ha problemi di portafoglio non può e vuole più affrontare. La strada giusta, lo diciamo da tempo, è l’esenzione totale per i redditi fino a 30mila euro e la rimodulazione per reddito di quelli superiori.

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Flop dello sbandierato taglio dei ticket sui farmaci

Doveva essere un sollievo dal ticket farmaceutico per 800mila lombardi, lo è stato per 75mila. Meno di un decimo. I lombardi avrebbero dovuto pagare 40 milioni in meno e invece hanno pagato 6,7 milioni in più. Sono queste le misure del flop del provvedimento della Regione Lombardia chiamato pomposamente “Zero Ticket” e pubblicizzato con una campagna costata quasi 300mila euro nel corso del 2014. I dati relativi al periodo 1 aprile 2014 – 31 marzo 2015 sono stati resi noti  dall’assessore Mario Mantovani che ha risposto ad una interrogazione del Pd. Il ticket farmaceutico è una voce della compartecipazione alla spesa da parte dei cittadini e costa in media ad ogni lombardo 3,22 euro per ogni acquisto in farmacia. È la quota più alta in Italia. È un flop clamoroso e i dati di un anno lo dimostrano. Annunciano un nuovo taglio? Speriamo sinceramente che questa volta sia effettivo ed efficace. La strada giusta è quella che indichiamo da tempo: esentare i lombardi con redditi inferiori a 30mila euro da tutti i ticket regionali e oltre quella soglia modularli per fasce di reddito, tenendo i livelli attuali solo per la fascia più alta.

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Riforma sanità: convocata seduta straordinaria oggi per domani

Il centrodestra ci riprova a far partire la riforma della sanità lombarda con un blitz, in assenza di un accordo tra la maggioranza. E infatti, con una decisione inedita, il presidente della commissione sanità Fabio Rizzi ha convocato con un preavviso di sole 24 ore la seduta per domani, con procedura urgente. Scopo della maggioranza è evidentemente quello di rimettere sul tavolo il progetto di legge approvato dalla giunta il 16 gennaio scorso, riservandosi in un secondo momento di sostituirlo con un maxiemendamento che modificherà tutto il testo quando avranno trovato l’accordo, ma tentando così di dribblare l’abbinamento con gli altri progetti di legge già depositati, tra cui quelli alternativi di Forza Italia e Ncd. La sanità è evidentemente il tallone d’Achille della maggioranza, il campo su cui stanno dimostrando più chiaramente di non sapere mantenere le promesse, a partire da quella di abolire i ticket. Questa forzatura a che cosa serve? A rimettere in carreggiata un progetto di legge finto, una scatola vuota, perché già sanno che lo cambieranno non appena avranno trovato un accordo accettabile, certamente al ribasso. Ma noi abbiamo il nostro progetto di legge depositato da tempo e chiediamo che venga discusso, tanto più che Maroni ha sempre detto che vuole una discussione aperta ai contributi di tutti. Speriamo che davvero non vogliano cancellare con un tratto di penna tutti gli altri progetti di legge già depositati, compresi quelli di maggioranza. Sarebbe inaccettabile

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Ogni mese Maroni promette l’abolizione dei ticket sanitari, poi sparisce

Sulla rimodulazione dei ticket sanitari  Maroni non ha ancora capito che il tempo della campagna elettorale è finito. Non passa mese che si prometta l’abolizione salvo poi battere in ritirata. Adesso l’assessore al Bilancio Massimo Garavaglia dichiara che  starebbe lavorando per ridurre il ticket sanitario in Lombardia di almeno 100 milioni di euro. L’unica azione che abbiamo visto finora, in due anni di legislatura, dopo le promesse elettorali, è stata l’annunciata riduzione di 40 milioni di euro sui ticket farmaceutici per gli over 65, abasso reddito, che si è rivelata un vero flop.

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Riforma della sanità ancora in alto mare

L’intesa nel centrodestra sulla riforma della sanità ancora non c’è, ma in settimana sui giornali è comparso un abbozzo di ciò che potrebbe essere, come il taglio previsto delle “poltrone”, con la riduzione delle aziende ospedaliere da ventinove a tre e con la scomparsa delle Asl in favore di una sola agenzia territoriale per la salute (ATS). Nascerebbe così la netta separazione tra chi programma – l’Ats -, chi cura i pazienti – le quindici agenzie sociosanitarie territoriali – e l’agenzia preposta al controllo. Una versione che non ha sopito le critiche di Ncd, che a stretto giro ha fatto appello a Maroni perché convochi un incontro in cui discuterne. Ma i resoconti dei giornali non dicono tutto: la lettura attenta del documento, che gira ancora in modo semiclandestino, è allarmante almeno sotto tre profili. Le nomine dei vertici di ospedali e agenzie, prima di tutto, sarebbero ancora a discrezione piena della politica. È prevista una commissione esterna, ma solo per la valutazione dei requisiti dei candidati. Del taglio dei ticket, inoltre, non c’è traccia: si ribadisce il ricorso alla compartecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria, senza cambiamenti rispetto a com’è ora. E del riequilibrio di risorse e ruolo in favore della sanità pubblica, che era un obiettivo della prima bozza leghista, non c’è più traccia. Insommai profila un clamoroso tradimento delle promesse fatte dalla Lega in questi due anni.

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Zero ticket? Si paga più di prima

Altro che zero ticket: zero risultati. Parliamo della  spesa per ticket in Lombardia e del primo intervento della giunta Maroni sui costosi ticket lombardi: l’estensione dell’esenzione dal ticket regionale sui farmaci per i cittadini over65, con l’aumento della soglia di reddito da 11 a 18mila euro. La misura è in vigore dal primo di aprile di quest’anno e nelle intenzioni della giunta, dichiarate a più riprese, avrebbe dovuto interessare 800mila lombardi e costare alla Regione 40 milioni di euro in termini di mancato introito.
Con i dati ufficiali messi a disposizione di Federfarma, abbiamo dimostrato che non solo i cittadini, nel loro complesso, non hanno pagato di meno, ma che addirittura la Regione ha finito per incassare di più.Facendo il confronto con i dati del 2013, nei cinque mesi di applicazione della misura i lombardi hanno versato alla Regione, attraverso i ticket sui farmaci, quasi due milioni in più (1.963.000 euro), che salgono a 2,44 milioni se si prendono in considerazione anche i primi quattro mesi dell’anno. In totale, dunque, la spesa per ticket del 2014, fino al mese di agosto compreso, ammonta a 172,341 milioni di euro, rispetto a poco meno di 170 milioni nello stesso periodo del 2013. Un dato in crescita, nonostante la misura “zero ticket”, propagandata dalla Regione con una campagna di comunicazione e di affissioni da 200mila euro.

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Zero ticket? Balle

maroni_mantovaniI dati della provincia di Mantova: in soli cinque mesi i cittadini hanno pagato 124mila euro in più rispetto al 2013.  Il presidente della Regione Lombardia è tornato lunedì ad annunciare l’intenzione di cancellare i ticket sanitari regionali, con un primo intervento nel 2015. Intanto, però, la prima manovra fatta dall’amministrazione Maroni sui ticket farmaceutici, in vigore da aprile 2014, si sta dimostrando un flop. Al momento della presentazione dell’intervento Maroni spiegò che la Regione avrebbe investito 40 milioni di euro per cancellare i ticket farmaceutici a 800mila lombardi (su 10 milioni). Fu anche lanciata la campagna di comunicazione “zero ticket”, con affissioni di manifesti in tutte le città lombarde, per il costo dichiarato di 200mila euro. Nei fatti, la Regione estendeva l’esenzione del ticket farmaceutico per gli anziani over65 poco abbienti, spostando il limite di reddito massimo da 11 a 18mila euro. Alla luce dei dati ufficiali, su ormai cinque mesi di applicazione, i numeri danno torto alla Regione. Da aprile ad agosto l’ammontare dei ticket pagati dai lombardi non solo non è diminuito, ma è costantemente cresciuto, seppure di poco. Nei cinque mesi i lombardi hanno pagato circa due milioni di euro in più rispetto agli stessi mesi dello scorso anno (+1,87%), quando la misura non era in atto. Sempre nello stesso periodo, rispetto allo scorso anno, i cittadini di Mantova e provincia hanno pagato in ticket sui farmaci 124mila euro in più rispetto al 2013. E se i cittadini hanno pagato di più, la Regione ha invece risparmiato, perché la spesa farmaceutica complessiva (quanto Palazzo Pirelli deve alle farmacie per i farmaci acquistati dai lombardi) è sostanzialmente diminuita per oltre 25 milioni di euro, grazie soprattutto alla maggior diffusione dei farmaci generici. Per la regione c’è dunque un guadagno netto, l’esatto contrario di quanto prospettato. 

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Basta parole, vogliamo che Maroni abbassi i ticket

sanità lombardiaSui ticket abbiamo sentito già troppe promesse e l’unico ritocco fatto finora è stato sostanzialmente un flop. Maroni si prodiga in annunci continui, forse anche per coprire le difficoltà della maggioranza sulla riforma della sanità, che non è ancora stata scritta perché ci sono visioni evidentemente discordanti tra i partiti del centrodestra. Sui ticket però il governatore si gioca la faccia, soprattutto ora che le risorse ci sono, garantite dal Governo nel patto per la salute. Noi vigileremo e pungoleremo, perché siamo convinti che la riduzione dei ticket sia opera di equità e giustizia sociale.

 

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Flop della sbandierata riduzione dei ticket sanitari: i lombardi pagano più di prima

Il taglio dei ticket sui farmaci operato dalla giunta Maroni a dicembre scorso non sta avendo i risultati attesi. I dati ufficiali di Federfarma Lombardia sono chiari: la misura taglia ticket, tanto propagandata negli ultimi mesi con lo slogan “zero ticket”, non sta realmente portando sollievo ai cittadini. Tutto ciò nonostante la Regione avesse previsto, e scritto in delibera, una riduzione degli introiti di 40 milioni di euro l’anno, pari a 3,3 milioni al mese (l’ammontare totale del 2013 è stato di 253,53 milioni). Il confronto sul primo mese di applicazione, aprile 2014, rispetto allo stesso mese dello scorso anno, non solo non registra una riduzione, ma mostra addirittura un aumento di spesa del 2,23%: i lombardi hanno pagato 470mila euro in più in ticket, anziché 3,3 milioni in meno.

Ricordo che su visite ed esami i cittadini continuano a pagare un superticket che arriva, unico caso in Italia, fino a 66 euro ed è uguale per tutte le fasce di reddito. La nostra proposta rimane la più concreta: occorre esentare dai ticket regionali tutti i lombardi con redditi fino a trentamila euro e modularli per fasce di reddito a partire da quella soglia. In questo modo i lombardi avvertirebbero finalmente la differenza”.

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