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Costi standard sanità, la Lombardia non è tra le Regioni di riferimento

marco 5Sentiamo sempre parlare in Lombardia di quanto sia eccellente e virtuoso il sistema sanitario, però saranno Marche, Umbria e Veneto le tre Regioni punto di riferimento per determinare i costi standard in sanità utili per arrivare a stabilire le quote di riparto del Fondo sanitario nazionale (le cosiddette “Regioni benchmark”).
È quanto ha deciso la Conferenza delle Regioni.Le Regioni scelte guidano la classifica della qualità dei servizi dei sistemi sanitari regionali e quindi sono state scelte come riferimento per la definizione dei criteri di qualità dei servizi erogati, appropriatezza ed efficienza ai fini della determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario.La valutazione avviene attraverso una serie di indicatori relativi sia alla qualità assistenziale che alla qualità della spesa. Tra i 19 indicatori presi in considerazione sono stati considerati il punteggio della griglia dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), i risultati di esercizio valutati dal tavolo degli adempimenti relativi al 2013, la degenza media pre-operatoria, la spesa farmaceutica pro capite e il costo medio dei ricoveri.

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Presidio Ospedaliero di Bozzolo ancora al palo

Lo aveva promesso la Giunta un anno fa: un impegno di spesa concreto a favore del presidio ospedaliero di Bozzolo pari a 1 milione 670mila euro all’interno del fondo di 200 milioni di euro destinato all’edilizia sanitaria. Invece, a distanza di un anno, l’impegno è rimasto sulla carta. Perciò ho presentato un nuovo emendamento all’assestamento di bilancio 2016, bocciato dall’Aula. Provo grande delusione, dato che l’assessore lo scorso anno si era impegnato su mia richiesta esplicita a garantire questo finanziamento. E’ un tradimento degli impegni presi davanti all’intera Aula. Il presidio ospedaliero mantovano fa parte di quei 19 presidi ospedalieri territoriali per i quali già dal 2014 erano stati previsti fondi ad hoc al fine di essere adeguati alle nuove esigenze e ai bisogni emergenti, secondo la strategia di programmazione di Regione Lombardia sulla riqualificazione delle strutture esistenti per dare avvio ad un’evoluzione della rete ospedaliera regionale attraverso un modello di presidio territoriale.

Non abbiamo visto né un euro né un mattone. Non è mai stato fatto un bando per assegnare i lavori. La maggioranza ancora una volta ha votato contro il finanziamento delle risorse necessarie all’adeguamento di una struttura strategica che potrebbe essere utile ai bisogni dei cittadini, il cui progetto è già stato per altro validato dalla Giunta. Cosa ne dice il centrodestra mantovano che esultava per la decisione dello scorso anno?

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Le promesse non mantenute di Regione Lombardia sulla sanità di Bozzolo e Oglio Po

La mozione del Consiglio Provinciale sulle tematiche del POT di Bozzolo e sull’Ospedale Oglio Po, approvata all’unanimità. richiama la Regione alle proprie responsabilità e allo scandalo delle promesse non mantenute, anche se fatte con atti ufficiali, che dimostra il menefreghismo della maggioranza verso quei territori. Sul POT di Bozzolo rammento che già il 23 dicembre 2014 il consiglio regionale ha bocciato a maggioranza un mio emendamento al bilancio 2015-17 che lo inseriva nella programmazione finanziaria. Il 27 aprile 2015, rispondendo a una mia interrogazione in Commissione, l’allora assessore Mantovani ci ha assicurato che entro il 2015 anche il POT di Bozzolo sarebbe stato finanziato, rientrando nelle strutture che, secondo la strategia di programmazione regionale, avrebbero dovuto essere riqualificate a partire dalla terza fase del piano. Infine il 29 luglio 2015 doveva esserci finalmente l’ufficialità del finanziamento. Infatti l’assessore al Bilancio Massimo Garavaglia mi chiedeva in Aula, durante la sessione di assestamento del bilancio, di ritirare il mio emendamento per inserire l’impegno di spesa del POT di Bozzolo all’interno del fondo di 200 milioni di euro destinato all’edilizia sanitaria. Tutto è restato lettera morta. Dire che occorre razionalizzare la rete degli ospedali e poi non finanziare gli adeguamenti delle piccole e medie strutture per trasformarle in presidi territoriali è un controsenso. Con il PoT unito alla Riabilitazione, l’Ospedale di Bozzolo trova una propria vocazione e diventa presidio sanitario di fondamentale importanza per un’ampia parte del territorio tra il mantovano e il cremonese, collegandosi più direttamente anche all’Ospedale Oglio Po. E anche sull’Ospedale, numerose sono state le promesse non mantenute. Regione è stata invitata più volte a prendere coscienza sia delle criticità della situazione socio-sanitaria territoriale che dell’importanza strategica dell’Ospedale Oglio Po, inteso come ospedale per acuti, la cui funzione viene costantemente minacciata dalla politica dei mancati investimenti strutturali e dalla drastica riduzione, ormai ai limiti dell’operatività, degli organici medici ed infermieristici. A fronte di questi appelli  siamo stati rassicurati più volte su un potenziamento della struttura mentre nel contempo vediamo, al contrario, un depauperamento costante nel disinteresse di chi governa la Regione. Non dimentichiamo infine i tagli operati dall’Asl negli scorsi anni che hanno depotenziato i servizi, in particolare a Campitello, costringendo i cittadini a notevoli disagi

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Bilancio sanità ( 18 miliardi): salta l’approvazione in commissione per assenza della maggioranza

La maggioranza ha fatto mancare il numero legale, in Commissione Sanità e assistenza, così che non è stato possibile votare il documento di previsione del bilancio 2016 per il comparto sociosanitario. Un fatto grave, secondo noi che, pur presenti,avevamio annunciato di non prendere parte alla votazione. Noi non  facciamo la stampella della maggioranza, che non è nemmeno in grado di votarsi un provvedimento se manca la partecipazione delle opposizioni. La mancanza degli assessori alla discussione di oggi poi, oltre a quella di diversi consiglieri della maggioranza e del relatore, è comunque una circostanza grave che fa sì che ci troviamo nella stessa situazione dello scorso anno quando il documento è arrivato in Aula senza essere stato prima votato nella commissione competente. Quando si cerca di fare programmazione sociosanitaria e manca la politica, si sceglie un metodo sbagliato e inaccettabile che, oltretutto, non permette all’opposizione di fare la sua parte. Infatti, anche la tempistica è del tutto fuori luogo, dato che, se non fosse mancato il numero legale, avremmo dovuto votare senza praticamente alcuna discussione, un provvedimento importante che avrebbe bisogno invece di approfondimento, di diversi contributi e di molto più tempo. Nel merito, poi, la quota sociosanitaria dentro questa programmazione finanziaria è totalmente insufficiente.

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Sanità: riforma già da modificare per ottenere il via libera dal Ministero.

La legge approvata ad agosto è già da modificare a dicembre. Non abbiamo partecipato al voto in Commissione sul progetto di legge di modifica, come imposto dal Ministero della Salute, perché non c’è stato nemmeno il tempo di discuterlo. In due giorni consecutivi, questo è il secondo sfregio alla sovranità della Commissione. Ieri non è stato possibile votare il bilancio sociosanitario per mancanza del numero legale (che così andrà in Aula senza essere passato al vaglio della commissione deputata), e oggi la maggioranza si è approvata in fretta e furia un provvedimento che non aveva alcuna urgenza e nemmeno illustrato. Il Ministero, che ha chiesto tra le altre cose di considerare “sperimentale” la legge di riordino del sistema, non ha imposto alcuna scadenza temporale a Regione Lombardia, ma la scelta politica della Giunta è di dare avvio al nuovo sistema dal 1 gennaio 2016 a tutti i costi, indipendentemente dai correttivi necessari rispetto a vari punti. Posto che la riforma della sanità lombarda è stata messa sotto tutela dal Ministero, che ha chiesto di poterla verificare tra tre anni, lo scopo del voto senza discussione e senza modifiche di oggi è solo quello di accelerare per partire formalmente il primo gennaio, anche se le aziende non saranno pronte, e questo ci rende ancora più preoccupati sulla tenuta del sistema.

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Riforma sanità: ecco i punti che abbiamo illustrato a Maroni nel tavolo di confronto

 Ho partecipato questa mattina in Consiglio regionale nella delegazione del PD alla prima riunione del tavolo di confronto sulla riforma della sanità, primo risultato positivo di una contrapposizione che ha visto la minoranza depositare 24mila ordini del giorno, e quindi di bloccare i lavori d’Aula, proprio per aprire una discussione sulla modifica del testo unico sulla sanità lombarda, giunto in Consiglio regionale a suon di blitz in commissione.

Proposte condivise dalla minoranza: PD – Patto Civico Ambrosoli – M5S

a)    TICKET: introdurre il principio della progressività del superticket e l’esenzione totale per redditi annui al di sotto dei 32 mila euro.

 b) AGENZIA di CONTROLLO: rafforzarne l’indipendenza; prevederne l’attività diretta sugli erogatori con diffusione pubblica dei risultati; prevederne anche attività di valutazione della soddisfazione degli utenti.

 c) STABILIZZAZIONE E VALORIZZAZIONE DEL PERSONALE PRECARIO

 d) NOMINE MANAGER: prevedere la creazione di una short-list dei migliori candidati, individuata dalla Commissione di valutazione; prevedere la valutazione dei manager anche secondo criteri attinenti i risultati di salute e i miglioramenti organizzativi.

 e) RUOLO ENTI LOCALI: individuare e organizzare i Distretti sociosanitari come articolazione delle ASST prevedendo la partecipazione degli Enti Locali anche a questo livello, anche attraverso la previsione del Piano Sociosanitario Territoriale.

 f) PREVENZIONE: rafforzare gli interventi di prevenzione favorendone una gestione integrata tra i sistemi delle politiche ambientali, formative e culturali, attraverso un’integrazione tra i dipartimenti delle ATS e i servizi territoriali delle ASST.

 g) SPOSTAMENTO PRESA IN CARICO E CURE PRIMARIE DA ATS NELLE ASST: prevedere gestione, organizzazione, amministrazione dei Medici di Medicina Generale nelle ASST.

 h) REVISIONE DEL SISTEMA DI FINANZIAMENTO: abolizione della ex l. 34/2007 (Legge Daccò); funzioni non tariffabili: drastica riduzione degli indicatori delle FnT, lasciando a forfait solo quelle impossibili da tariffare; individuare un sistema di DRG premiante l’appropriatezza.

 i) SEMPLIFICAZIONE DELL’ACCESSO AI SERVIZI E TRASPARENZA: Prevedere il pagamento del ticket e il ritiro dei referti degli esami anche on line e in tutte le farmacie; trasparenza e obbligo pubblicazione delle performance degli ospedali.

 l) RIDUZIONE DELLE ATS, semplificazione dell’organismo di programmazione.

 Il presidente Maroni ha dichiarato di non avere contrarietà pregiudiziale a nessuno di questi punti e ha chiesto di riconvocare il tavolo mercoledì mattina, sempre in Consiglio regionale, per dare il tempo ai tecnici e alla maggioranza di valutare le proposte. Le opposizioni hanno accolto la disponibilità e attendono di conoscere le considerazioni e le proposte della maggioranza. Agli esiti del tavolo è condizionata la decisione di rinunciare o mantenere l’ostruzionismo.

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10 proposte per una vera riforma della sanità

Abbiamo selezionato dieci punti che, se attuati, potrebbero riuscire a imprimere un vero cambiamento. Li porteremo nel dibattito in Aula:

1. Occorre semplificare, non complicare. Le 8 Agenzie di Tutela della Salute (Ats) e le 22 Aziende Socio-Sanitarie Territoriali (Asst) previste ad oggi, moltiplicano i livelli di governo, comportano una riorganizzazione complicata, lunga, costosa e sgradita ai territori. Sono sufficienti le Asst, una per ogni area vasta, e un’organizzazione specifica per la montagna e la città metropolitana;

2. La partecipazione dei Comuni fa bene ai servizi. L’attuale proposta cancella i Distretti Sociosanitari: è una follìa. Sono la dimensione consolidata ormai da anni dell’organizzazione dei servizi territoriali e dei Piani Sociali di Zona dei Comuni: i Distretti Sociosanitari vanno mantenuti e riorganizzati in coerenza con la riorganizzazione delle aree vaste e della città metropolitana;

3. Più merito, meno ingerenza. E’ rimasto invariato il sistema delle nomine dei Direttori Generali: è il merito che va premiato, il ruolo della politica deve essere ridimensionato. Va creata una short list dei migliori candidati all’interno della quale la Giunta può fare le proprie scelte. I manager in carica vanno valutati attraverso indicatori di risultato che devono riguardare l’efficienza, la qualità dei servizi, la riduzione delle liste d’attesa e gli esiti sulla salute dei cittadini e non esclusivamente il rispetto dei budget;

4. Una programmazione a misura di territorio. Per un disegno dei servizi che garantisca l’integrazione, va istituito il Piano Socio-Sanitario Territoriale di ogni Asst, che va costruito in modo da assicurare una programmazione coordinata e condivisa con i Piani Sociali di zona dei Comuni;

5. L’ospedale che cura meglio va premiato. Per combattere l’inappropriatezza e gli abusi, che bruciano oltre un miliardo di euro all’anno destinati alla sanità, vanno elaborati dei DRG particolari o più dettagliati secondo indicatori che misurino le performance, i tempi di attesa e la qualità, premiando le migliori prassi e penalizzando le peggiori;

6. Controlli frequenti ed indipendenti. Per evitare gli scandali del passato, l’Agenzia di Controllo deve essere un organismo indipendente (non controllato dalla Giunta, come previsto ora!), che faccia le verifiche amministrative e di appropriatezza clinica direttamente sugli erogatori dei servizi;

7. Meno discrezionalità, meno corruzione. Per stabilire un finanziamento più corretto e non discrezionale alle strutture, vanno eliminate le funzioni non tariffate (sono i rimborsi a forfait, un miliardo di euro l’anno) che sono state alla base di molti scandali. Vanno sostituite modulando le attuali tariffe in base alla complessità delle funzioni;

8. Meno code, più servizi online e in farmacia. Per facilitare il paziente-cittadino va prevista la possibilità di prenotare visite ed esami, pagare il relativo ticket e ottenere i referti on-line, oppure direttamente in farmacia;

9. Accorpamenti sì, ma con criterio. La rete ospedaliera va ridisegnata non in base agli interessi di campanile ma ad indicatori di mobilità sanitaria dei cittadini, che già oggi scelgono le strutture in base alla qualità, e non solo in base alla vicinanza. Sia precisato il ruolo e l’identità dei singoli presidi;

10. La Salute non sia un privilegio. La compartecipazione dei cittadini lombardi oggi è troppo alta e iniqua. Bisogna rimodulare tutti i ticket in base al reddito esentando tutti coloro che hanno un reddito sotto i 30 mila euro annui, e vanno introdotti elementi di equità per le rette di servizi come le Case di Riposo e i centri per la disabilità.

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Riforma sanità: non si parla di salute ma solo di geografia

Il brutto di questa riforma della sanità è che per i cittadini lombardi non cambierà quasi nulla. È una riforma zoppa e gattopardesca, che non riduce le liste d’attesa, non rende i ticket meno onerosi e più equi, lascia intatto il sistema della lottizzazione politica delle nomine, non dice nulla sulla prevenzione, non aiuta chi ha patologie rare, chi ha il diabete, chi è portatore di fragilità psichiche. Maroni ha deciso di limitarsi a riorganizzare un po’ le strutture sul territorio e di rivedere, finora senza successo, la distribuzione delle poltrone. I problemi della sanità lombarda però rimangono inalterati e gli scandali che hanno affossato il sistema formigoniano non sono affatto scongiurati. Siamo ridotti a discutere solo di geografia, dove sarà la sede delle future aziende e quali territori interessino, con il solito tentativo di impoverire il mantovano, al quale mi opporrò fino alla fine.

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Sanità: diciamo no allo smembramento del territorio mantovano

E’ iniziata in Commissione Sanità la discussione sull’ennesima bozza di legge per portare a termine, entro luglio, la riforma della sanità lombarda.  Per quanto riguarda la specificità mantovana, il territorio rischia di essere penalizzato dall’ultima, ennesima riorganizzazione. Insieme a Como, che però ha la specificità della montagna, Mantova è infatti l’unico territorio per il quale il bacino della futra Azienda socio sanitaria non coinciderebbe con quello provinciale. Chiediamo che la Conferenza dei sindaci del distretto di Viadana, che risulta nell’ultima bozza incomprensibilmente accorpato con l’Asst di Cremona, si esprima per capire se c’è accordo, o se è una decisione calata dall’alto dalla Regione. Ci sono infatti comuni che, in questo schema riorganizzativo, si troverebbe governati da un ente avulso dal territorio mantovano. Inoltre ci auguriamo che la direzione della futura Agenzia di tutela della salute, che sostituirà le ASL limitandosi però alle funzioni di programmazione, acquisto e controllo e che accorperà Mantova e Cremona, sia a Mantova, per una questione di numero di cittadini e quindi di utenti e di prestazioni erogate.

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Riforma sanità sul territorio mantovano

Leggiamo spesso sulla stampa di imminenti rivoluzioni nella sanità lombarda, con accorpamenti di ospedali, la scomparsa delle Asl e la cancellazione dei ticket su farmaci, visite ed esami, temi che interessano molto anche i cittadini mantovani, in particolare nel comprendere come sarà organizzato il sistema sanitario territoriale. Magari i ticket stessero davvero per sparire! In realtà, nella lontana Milano, dichiarazioni e promesse a parte, sta succedendo qualcosa di diverso. La riforma organizzativa della sanità era uno degli impegni di campagna elettorale di entrambe le parti. Anche il centrodestra si rendeva conto che occorreva chiudere con la stagione degli scandali e con certe storture provenienti dall’era formigoniana: in particolare l’invadenza della politica negli ospedali, l’eccessivo spazio lasciato a chi con la sanità voleva solo fare soldi, il prolungarsi delle liste d’attesa e i costi al cittadino, più alti che nel resto d’Italia, applicati a prescindere dal reddito del paziente. Gli impegni di Maroni e alleati sono però presto entrati nella più padana delle nebbie. Tralasciamo i mesi di ascolto intorno al “libro bianco” e veniamo al 2015: un testo vero di riforma condivisa tra le varie anime  della maggioranza, ancora non c’è e sono pronto a scommettere che il testo cambierà in continuazione  in Commissione e anche successivamente fino alla definitiva approvazione in aula. Ogni tanto affiorano ipotesi di intesa in seno alla maggioranza di Maroni che subito vengono sconfessate da questa o da quella parte. I nodi maggiori? Il ruolo degli ospedali e degli operatori privati, l’accorpamento dell’assessorato alla salute con quello all’assistenza sociale, chi debba fare la programmazione e se debba o meno occuparsi anche delle cure, come razionalizzare la rete degli ospedali e delle cure territoriali. Temi seri, a cui il Pd ha dato una risposta nel proprio progetto di legge ormai diversi mesi fa e su cui vorrebbe finalmente iniziare a discutere. Su una cosa, invece, la maggioranza si trova d’accordo: le nomine dei vertici di ospedali e Asl, o ciò che le sostituirà, devono rimanere a discrezione di chi governa, com’è stato fino ad oggi. E intanto nelle province e nelle città si scatenano voci allarmate: chiuderanno questo ospedale? Manterranno questo reparto? Lasceranno autonomia decisionale e direttiva?  Quello che appare certo è che le ASL saranno sostituite dalle ATS ( Agenzie di Tutela della Salute) più grandi rispetto ai confini delle ASL esistenti e che avranno solo le funzioni di programmazione, acquisto e controllo, mentre tutte le prestazioni sanitarie, territoriali e ospedaliere andranno in capo alle ASST (Aziende Socio Sanitarie e Territoriali). Per quanto riguarda il nostro territorio, sono assolutamente contrario ad auna ATS che accorpi le ASL di Mantova, Cremona e Brescia; anche se si tratta di un ente il cui compito principale è la programmazione e non eroga direttamente prestazioni, credo che Mantova stia bene da sola o, al massimo accorpata con Cremona, mantenedo nella nostra città la Direzione. Diverso è il discorso delle future ASST che comprendono Ospedali e prestazioni territoriali. In questo caso ho sempre chiesto con forza che Mantova mantenga una propria Azienda che potrebbe addirittura accorpare i territori dell’Oglio Po cremonese e quelli, sempre del cremonese, che gravitano sull’Ospedale di Asola. Solo in questo modo il sistema socio sanitario del nostro territorio potrebbe ulteriormente svilupparsi in termini di qualità e quantità; in caso contrario sarebbe una preoccupante penalizzazione.

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