Archivi tag: Roberto maroni

Sicurezza sui treni: la montagna della Lega partorisce il topolino

Dei pistoleri minacciati da Maroni e delle guardie giurate proposte dalla Lega ciò che rimane è un progetto di legge che finanzierà semplicemente corsi di formazione per i controllori a bordo treno. E’ proprio il caso di dirlo: la montagna ha partorito il topolino. Il testo della legge, in discussione in Commissione Trasporti, proposto dalla maggioranza volto a conferire alle guardie giurate specifiche potestà di controllo dei documenti e dei titoli di viaggio viene totalmente depotenziato. Dei vigilantes non c’è più traccia ma si parla solo di corsi di formazione per il personale già regolarmente formato e assunto dalle aziende e cosa peraltro prevista nella legge regionale del trasporto. Un provvedimento inutile e ridondante che dimostra quanto la Lega sia maestra a sparare alto, per cavalcare l’emotività e guadagnare qualche titolo di giornale, e poi, al momento opportuno, fare marcia indietro.

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Reddito minimo di cittadinanza: applichiamo anche in Lombardia il modello trentino

A me il tema interessa molto, ma Maroni, dopo un mese, è venuto in Aula a raccontarci la wikipedia del reddito di cittadinanza: ha elencato molte proposte diverse senza dirci quale sia quella che intende attuare in Lombardia. Ha anche detto che ci sono risorse messe a disposizione dall’ Europa, il che fa pensare che la Lega non voglia più uscire dall’euro, mentre non è affatto chiaro quali siano i 250 milioni presi dal bilancio regionale. Da quali voci? Su cosa taglierà? Finora c’è solo grande confusione, come sempre. In realtà esiste anche in Italia un’applicazione sostenibile di reddito minimo di cittadinanza, infatti l’esperienza del reddito di garanzia nella provincia di Trento dimostra che anche nel nostro paese si possono avviare serie misure contro la povertà, basate sul criterio dell’universalismo selettivo, senza far saltare i bilanci pubblici. Si tratta di un trasferimento monetario che porta a 6.500 euro annui il reddito disponibile equivalente (in base all’Icef, l’indicatore della situazione economica familiare trentino, una versione affinata dell’Isee nazionale), accompagnato da azioni di integrazione sociale e di attivazione al lavoro.  Andare a lezione dai trentini per applicare anche da noi il reddito minimo, sarebbe la miglior cosa da fare anche in Lombardia, lasciando da parte proclami sull’eccellenza lombarda o addirittura sul fatto che saremmo apripista in Italia di questo sostegno. Io mi auguro davvero che si possa adottare il modello del reddito di garanzia trentino in modo da dare un sostegno certo volto all’inclusione sociale a tutti coloro che si trovano in situazione di povertà.

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operazione zero ticket, un flop: i dati di Mantova e provincia

Doveva essere un sollievo dal ticket farmaceutico per 800mila lombardi, lo è stato per 75mila. Meno di un decimo. I lombardi avrebbero dovuto pagare 40 milioni in meno e invece hanno pagato 6,7 milioni in più. Sono queste le misure del flop del provvedimento della Regione Lombardia chiamato pomposamente “Zero Ticket” e pubblicizzato con una campagna massiccia di manifesti costata quasi 300mila euro nel corso del 2014. I dati relativi al periodo 1 aprile 2014 – 31 marzo 2015 sono stati resi dall’assessore regionale alla salute Mario Mantovani rispondendo in Aula ad un’interrogazione del Pd. Il ticket farmaceutico è una voce della compartecipazione alla spesa da parte dei cittadini e costa in media ad ogni lombardo 3,22 euro per ogni acquisto in farmacia. È la quota più alta in Italia.I dati relativi alla provincia di Mantova sono leggermente più alti, comunque ben lontani dagli obiettivi prefissati: i cittadini che hanno fatto richiesta sono stati solo 4.088, su una platea stimata di aventi diritto di circa 35mila persone, circa 11,5%.I mantovani, quindi, hanno pagato di ticket farmaceutici nel 2014 361mila euro in più rispetto all’anno precedente, a riprova che la misura “zero ticket” non ha avuto effetto.

Importo ticket sui farmaci pagati dai cittadini in provincia di Mantova

2013                 € 11.203.000

2014                 € 11.564.000

+ 361.000 euro pari al 3,1%

Abitanti da 66 anni in provincia di Mantova: 87.772

Stima platea beneficiari annunciata da Maroni in provincia di Mantova:35.108

n. esenzioni effettivamente attivate ASL Mantova (rilasciate dal 1 aprile 2014 al 31 marzo 2015)     4.088

 

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Ogni mese Maroni promette l’abolizione dei ticket sanitari, poi sparisce

Sulla rimodulazione dei ticket sanitari  Maroni non ha ancora capito che il tempo della campagna elettorale è finito. Non passa mese che si prometta l’abolizione salvo poi battere in ritirata. Adesso l’assessore al Bilancio Massimo Garavaglia dichiara che  starebbe lavorando per ridurre il ticket sanitario in Lombardia di almeno 100 milioni di euro. L’unica azione che abbiamo visto finora, in due anni di legislatura, dopo le promesse elettorali, è stata l’annunciata riduzione di 40 milioni di euro sui ticket farmaceutici per gli over 65, abasso reddito, che si è rivelata un vero flop.

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Riforma della sanità: perfino i privati sono in confusione e chiedono chiarezza

Ancora pochi giorni e anche la fase delle audizioni sarà terminata, ma della riforma sanitaria dell’era Maroni non si conoscono ancora né i dettagli né, soprattutto, il destino. Il testo definitivo ancora non c’è, mentre Lega, Forza Italia e Ncd girano in autonomia il territorio regionale per sostenere le ragioni del proprio testo di legge e per prendere le distanze da quelli altrui. Ormai non c’è più da restare stupiti, ma se l’assessore alla sanità parla di riforma a una platea di operatori, di amministratori o di cittadini, non lo fa a nome di quella Regione di cui è anche vicepresidente, ma solo del proprio partito, Forza Italia. Lo stesso vale per il presidente della commissione Sanità, il leghista Fabio Rizzi, e per gli uomini di Alfano. A suggellare questo stato di cose basta il giudizio che il presidente nazionale dell’associazione degli ospedali privati (AIOP) Gabriele Pelissero ha espresso mercoledì a margine dell’audizione in commissione sanità: manca chiarezza su che cosa sarà questa riforma. Del resto proprio il ruolo dei privati, divenuto così importante durante gli anni di Formigoni, è stato tra gli argomenti maggiormente discussi anche in maggioranza, e se i primi proclami della Lega assegnavano alla sanità privata una funzione sussidiaria e complementare della sanità pubblica, nell’ultima bozza, ancora clandestina, la parificazione tra pubblico e privato viene se possibile rinforzata.

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Maroni attacca le province

Mi riprendo tutte le competenze. Così Maroni, in una battuta volante con i giornalisti, ha di fatto minacciato le province di voler chiudere la trattativa in corso con una chiusura totale. La ragione, ancora una volta, sarebbe economica, di risorse che la Regione lesina e le province chiedono per continuare a fornire i servizi che gli competono. Secondo la legge Delrio, infatti, tocca alle Regioni stabilire quali competenze, oltre quelle fondamentali debbano essere delegate ai nuovi enti, diventati nel frattempo di secondo livello. E la Lombardia, però, non ha le carte in regola. Infatti la Regione avrebbe dovuto approvare entro il 31 marzo la legge di organizzazione delle nuove province e non l’ha fatto, a differenza di altre Regioni. Per la Lombardia, che è la più importante Regione italiana, è un ritardo grave e non giustificato. Stiamo parlando di servizi importanti per i cittadini e di tanti dipendenti delle ex province che attendono risposte. Dieci delle undici province lombarde, più la città metropolitana, sono oggi governate da un presidente di provincia del Pd. Fa eccezione Sondrio, governata dalla Lega: è l’unica per la quale Maroni ha deciso il trasferimento di più competenze e di più risorse. Questo aiuta ad inquadrare meglio la questione.

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Riforma della sanità ancora in alto mare

L’intesa nel centrodestra sulla riforma della sanità ancora non c’è, ma in settimana sui giornali è comparso un abbozzo di ciò che potrebbe essere, come il taglio previsto delle “poltrone”, con la riduzione delle aziende ospedaliere da ventinove a tre e con la scomparsa delle Asl in favore di una sola agenzia territoriale per la salute (ATS). Nascerebbe così la netta separazione tra chi programma – l’Ats -, chi cura i pazienti – le quindici agenzie sociosanitarie territoriali – e l’agenzia preposta al controllo. Una versione che non ha sopito le critiche di Ncd, che a stretto giro ha fatto appello a Maroni perché convochi un incontro in cui discuterne. Ma i resoconti dei giornali non dicono tutto: la lettura attenta del documento, che gira ancora in modo semiclandestino, è allarmante almeno sotto tre profili. Le nomine dei vertici di ospedali e agenzie, prima di tutto, sarebbero ancora a discrezione piena della politica. È prevista una commissione esterna, ma solo per la valutazione dei requisiti dei candidati. Del taglio dei ticket, inoltre, non c’è traccia: si ribadisce il ricorso alla compartecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria, senza cambiamenti rispetto a com’è ora. E del riequilibrio di risorse e ruolo in favore della sanità pubblica, che era un obiettivo della prima bozza leghista, non c’è più traccia. Insommai profila un clamoroso tradimento delle promesse fatte dalla Lega in questi due anni.

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Expo: la Regione onori gli impegni con il territorio

Sono sconcertato sui fondi promessi per i progetti di Expo, nei quali peraltro Mantova si è distinta. Però la Regione non ha più scuse per non dare le risorse. Il governo per Expo ha fatto anche più di quanto gli competeva e ha messo a disposizione anche i sessanta milioni di euro della Provincia. Ora tocca a Maroni onorare gli impegni a partire dai progetti territoriali delle Camere di commercio e dei Comuni a cui mancano sette milioni di euro sui dieci promessi.

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AL referendum di Maroni non crede nemmeno Salvini

Al referendum di Maroni non ci crede nessuno, nemmeno il suo capo Salvini, che non ha ancora speso nemmeno una parola di soddisfazione per il via libera alla consultazione. Anzi, Salvini ha chiamato Grillo per proporgli di fare insieme  il referendum contro l’euro, senza nemmeno accennare al referendum lombardo, passato con il voto decisivo dei grillini.  Del resto la Lega è in forte crisi di identità e chissà se quando si celebrerà il referendum avrà ancora “la Lombardia in testa”, che è stato lo slogan della campagna elettorale del 2013. Una cosa è certa, se la Lombardia avesse davvero voluto ottenere maggiore autonomia avrebbe scelto la strada molto più lineare, veloce e senza costi che abbiamo proposto noi., con l’avvio della procedura prevista dall’art. 116 della Costituzione. 

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Il nostro no al referendum di Maroni

Abbiamo detto no perchè tutti siamo già d’accordo nel richiedere maggiore autonomia e per questo c’è uno strumento già previsto dalla legge senza di fare un referendum che costa costa 30 milioni di euro e rinvia peraltro di due anni la richiesta di maggiore autonomia. Abbiamo tentato in tutti i modi di convincere Maroni ad aprire subito l’interlocuzione con il Governo, prevista già dall’articolo 116 della Costituzione, a costo zero ovviamente. Maroni insegue bandierine ideologiche, ma siamo ormai ai saldi di fine stagione. Sul referendum era partito con l’indipendenza della Padania, poi è passato al referendum sullo Statuto speciale, ora siamo a un referendum inutile per chiedere ciò che la Costituzione già prevede, cioè il trasferimento di competenze in più alle singole regioni. Il tema dell’autonomia è un tema fondamentale per il nostro territorio, lo sappiamo bene. A Maroni invece interessa solo a parole: anche sul tema degli enti di area vasta, che hanno sostituito le Province, la Regione deve dare risposte chiare. Siamo contrari alla logica del dare i soldi con il contagocce per tenere gli amministratori sotto scacco. Se Maroni non è in grado di dare certezze, credo che i presidenti degli enti di area vasta farebbero bene a restituire le funzioni che la Regione gli ha delegato, con il relativo personale. Se si chiede l’autonomia bisogna praticarla nei fatti.

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