Archivi tag: Roberto maroni

Ticket: riduzione senza equità

imageUna riduzione del ticket nella regione dove la sanità è la più costosa d’Italia è sempre una buona notizia, ma la ricetta di Maroni è sbagliata e oltretutto non è quella che ha più volte promesso ai lombardi, cioè l’azzeramento dei ticket. Con la nuova delibera per la maggior parte dei casi i cittadini non vedranno differenze, perché l’abbattimento di 15 euro vale solo per le prestazioni più care, e chi pagava fino a 51 euro di ticket continuerà a pagare come prima.Questo annuncio è una presa in giro dei cittadini, che si aspettano di pagare la metà rispetto al passato e invece si ritroveranno ad avere una spesa inferiore solo per alcune prestazioni. D’altronde la matematica non è un’opinione, ma una scienza esatta e se il ticket per la Lombardia vale 130 milioni di euro, la decurtazione di 25 milioni di euro complessivi  non è la metà ma il 19,23% in meno ( come da semplice calcolo della mia calcolatrice portatile, ma sicuramente in Regione avranno software di calcolo ben più tecnologici visto quanto spendono per Lombardia Informatica). Una considerazione poi è da fare sull’equità di questa misura che è uguale per tutti, indipendentemente dal reddito. Sono infatti moltissimi e sempre in aumento, i cittadini che rinunciano a esami e servizi sanitari perché non possono pagare. La maggior parte sono anziani, oppure immigrati, ma anche tante giovani famiglie si trovano nell’angoscia di non potersi curare. Il problema per tutti è il ticket, aumentato ormai fino a superare anche il costo della stessa prestazione in una struttura privata. Una spesa eccessiva che chi ha problemi di portafoglio non può e vuole più affrontare. La strada giusta, lo diciamo da tempo, è l’esenzione totale per i redditi fino a 30mila euro e la rimodulazione per reddito di quelli superiori.

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Un errore la chiusura del punto nascite dell’ospedale Oglio Po

Maroni non faccia il furbo e si assuma le sue responsabilità. L’organizzazione della sanità è di competenza regionale, non faccia scaricabarile su Roma. Come Maroni sa benissimo, quella di chiudere i punti nascite al di sotto dei 500 parti annui, è una decisione presa dal Governo Berlusconi, di cui lui era ministro, poi confermata dall’intesa tra Stato e Regioni. Per la Lombardia l’ok venne dato dall’allora assessore alla Salute il leghista Luciano Bresciani. Nel 2015, su insistenza del Pd, il Governo Renzi ha introdotto la possibilità di prevedere deroghe per casi particolari. Se Maroni avesse voluto, avrebbe avuto tutto il tempo di risolvere la questione dell’Oglio Po, anche perché è in possesso di tutti gli standard di sicurezza, compresa la terapia intensiva attiva ventiquattro ore al giorno e ci sono buoni motivi per ritenere che con adeguati investimenti sul personale ostetrico e il corretto presidio dei consultori territoriali il numero dei parti aumenterebbe considerevolmente, recuperando le tante persone che oggi si recano a partorire fuori regione.

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Maroni e la Terzi si mettano d’accordo su quanti parchi vogliono

Maroni e la Terzi si devono mettere d’accordo: uno vuole che i parchi coincidano con i Cantoni, quindi da 24 dovrebbero diventare 8, l’altra si aspetta che siano i gestori stessi a proporre il numero e la dimensione delle nuove aggregazioni. È fondamentale saperlo mentre stiamo affrontando il progetto di legge sulla riorganizzazione del sistema lombardo di gestione e tutela delle aree regionali protette e delle altre forme di tutela presenti sul territorio. Delle due l’una: o Maroni ha già deciso e quindi non ha senso proseguire una discussione su un provvedimento per altro già calendarizzato per il 25 ottobre, oppure, il presidente faccia una passo indietro e noi continuiamo a discutere il progetto di legge presentato. Dopo una marea di audizioni con tutti i soggetti interessati e preoccupati di quello che cambierà in vista delle aggregazioni richieste dal progetto della Giunta, dobbiamo cominciare a entrare nel vivo della discussione del pdl e come Gruppo Pd abbiamo posto il problema. Se l’idea dell’assessore Terzi è di favorire l’integrazione tra le diverse aree regionali protette, d’altra parte il suo presidente Maroni ha già definito che le aggregazioni dovranno essere solo 8.

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Connessione con banda larga: 450 milioni per la Lombardia

Un investimento di 450 milioni di euro per l’introduzione della Banda larga sull’intero territorio regionale. Questo è il contenuto di un accordo sottoscritto tra Regione Lombardia e il Governo in linea con gli obiettivi della banda digitale europea e con il Piano Operativo Regionale. Secondo l’accordo entro il 2020 tutti i cittadini dovranno avere a disposizione una connessione a 30 mbps e almeno l’85% a 100 mbps.
È molto positivo che in Lombardia parta questo  progetto, che è  frutto, a differenza di quanto fa intendere la giunta Maroni, di un piano nazionale e di un accordo con la Regione che prevede stanziamenti da parte del governo di 381 milioni e dei restanti 69 da parte di Palazzo Lombardia. Già, proprio quel governo che secondo Maroni e i suoi assessori non farebbe altro che tagliare fondi alla Lombardia.

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Legge anti moschee: i rilievi della Corte Costituzionale

Primo punto: la Regione non può discriminare un culto rispetto ad un altro perché ciò è in contrasto con la Costituzione. Il diritto di culto non può essere sottoposto a giudizi preventivi da parte della Regione, che ha competenze unicamente urbanistiche (“Non è consentito al legislatore regionale, all’interno della legge sul governo del territorio, introdurre disposizioni che ostacolino o compromettano la libertà di religione…”) , e quindi nemmeno di ordine pubblico, che sono esclusive dello Stato. Quindi, è cancellato il comma che distingue tra religioni riconosciute e non riconosciute ed è cancellata la Consulta. È cancellato il parere preventivo delle forze dell’ordine e con esso anche quello di organizzazioni e comitati di cittadini, e non sarà imposto il sistema di videosorveglianza collegato con le forze dell’ordine. Il referendum consultivo comunale è cancellato dalla norma, ma la Consulta spiega che era pleonastico: i referendum si possono fare a prescindere dalla legge urbanistica, purché il loro esito non vada a interferire con le leggi in vigore. Vietare l’espressione della libertà di culto, ragionevolmente, lo sarebbe. Quanto alla congruità urbanistica con il paesaggio lombardo (campanili sì, minareti no, è il principio sotteso), la Consulta spiega che la norma rimanda a quanto prevederà il Piano territoriale regionale, e che quindi non si può dire a priori che la Regione non possa prevedere regole in materia, ma che se queste violeranno la legge, a partire dai principi costituzionali, ovviamente saranno valutabili nelle sedi giudiziarie adeguate. Rimangono invece in vigore la necessità per i comuni di adottare il Piano delle attrezzature religiose e le altre prescrizioni connesse, dai parcheggi alla viabilità, ai servizi pubblici. Senza di esso tutto rimane bloccato. Quanto al paesaggio, occorrerà vedere come e quando verrà approvato il Ptr.

 

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Maroni vuole salvare solo se stesso

Il progetto di legge regionale che istituisce l’ARAC è essenzialmente un paravento per Maroni in evidente difficoltà. L’ufficio legislativo del Consiglio ha di fatto confermato la nostra convinzione: l’agenzia regionale è nel complesso un doppione dell’Authority nazionale anti corruzione e per di più il testo predisposto dalla Giunta presenta evidenti profili di incostituzionalità.  La Regione ha già diversi organismi di controllo, come il Comitato di controllo sulla legalità degli appalti e l’Agenzia dei controlli in sanità, c’è perfino un sottosegretario alla trasparenza, serve davvero creare una nuova struttura che prevede un ulteriori costi per la Regione?”. Maroni per salvare se stesso mette in difficoltà tutte le strutture regionali sia della Giunta che del Consiglio. Detta di fatto i tempi compatibili solo con la sua voglia di difendersi senza mettere in condizione chi di dovere di affrontare seriamente il provvedimento. E’ l’ennesima forzatura fatta da questo presidente in tre anni di legislatura.

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Maroni taglia i fondi alle famiglie

Non basta accendere le luci del Pirellone e portare il Gonfalone al Family day: le politiche per le famiglie in Lombardia hanno subito da Maroni tagli molto pesanti e ora chiediamo di revocarli. Anzi, di fare molto di più. Noi crediamo davvero nella famiglia e vogliamo sostenerla perché troppo spesso è citata ad esempio, ma poi lasciata sola. Ecco i tagli che il Pd ha messo in fila: il Fondo regionale a favore della famiglia e dei suoi componenti fragili, istituito con nel 2013, prevedeva una dotazione annua ottimale di 330 milioni di euro, ridotta per il 2016 a soli 50 milioni di euro; i fondi a sostegno della maternità sono passati dai 9 milioni del 2012 a 860mila euro del 2016; il Fondo Sociale regionale, destinato ai servizi per minori, anziani e disabili gestiti dai Comuni è passato da 70 milioni del 2015 a 54 milioni del 2016; il fondo per il sostegno alle famiglie che assumono una badante, finanziato con 700mila euro del 2015 nel 2016 è stato azzerato. Inoltre, le risorse destinate a sostenere il diritto allo studio hanno visto una progressiva diminuzione negli anni; infine, il cosiddetto “reddito di autonomia lombardo” si è ridotto a un provvedimento una tantum destinato a una ridottissima platea di destinatari di interventi sociali spot. Tutto questo nonostante il Governo nazionale abbia aumentato per il 2016 la quota parte della Lombardia del Fondo Nazionale Politiche Sociali, ripristinato il Fondo per la Non Autosufficienza e aumentato la quota parte della Lombardia del Fondo Sanitario Nazionale. Le politiche per la famiglia della giunta Maroni sono contenute in pochi numeri, tutti in forte diminuzione, ma forse questo al Family day non è stato detto – attacca Carra -. La Regione può recuperare nel suo bilancio centinaia di milioni di euro tagliando gli stanziamenti del 2016 previsti per la comunicazione istituzionale, per la tessera sanitaria regionale lombarda in via di sostituzione con la tessera nazionale e per l’inutile e costoso referendum consultivo regionale per l’autonomia. Con queste risorse può e deve ripristinare per il 2016 le misure di sostegno alle famiglie lombarde almeno a quanto stanziato nel 2015. Ma non basta, occorre rivedere le misure per la maternità ed estenderle oltre i primi mesi di vita, anche aiutando le donne che lavorano a conciliare i tempi di cura dei figli con il lavoro. Pensiamo alla riduzione dell’addizionale regionale Irpef per chi ha figli minori, introdurre dei voucher di 100 ore per le baby-sitter e un fondo per prolungare il periodo di astensione lavorativo. Poi occorre ridurre davvero le rette delle case di riposo. Tutte queste misure devono essere estese alle famiglie monogenitoriali, che sono ormai il 13% del totale e in crescita costante, e, una volta disciplinate per legge, alle unioni civili.

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Mantova sede della nuova azienda tutela salute che raggruppa Mantova e Cremona

Sono soddisfatto dell’indicazione di Mantova come sede della nuova ATS della Val Padana, che accorpa le ASL di Mantova e Cremona. La questione era già stata posta a Maroni da parte mia, durante gli incontri per definire la legge di riforma sanitaria ed era stato previsto che, in caso di accorpamenti, la direzione sarebbe stata nella provincia più grande e popolosa. Nel nostro caso quindi Mantova. La decisione era già stata annunciata dallo
stesso Maroni in visita a Mantova ed oggi è ufficiale. Per il nostro territorio è un giusto riconoscimento e valorizzazione, considerata anche la lontananza da Milano. Finalmente viene riconosciuto il ruolo ed il peso della nostra provincia.

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Rinnovamento e discontinuità per la sanità mantovana

La valutazione e la short list per i direttori generali della sanità lombarda ci sono perché ai primi dello scorso agosto, dopo averlo proposto invano per anni, il Pd ha preteso che fossero inseriti in legge. Fu quello uno dei punti fondant chiesti a Maroni in cambio del ritiro delle migliaia di emendamenti e ordini del giorno che avrebbero bloccato per mesi l’approvazione della riforma. Bene, a questo punto il rinnovamento ci sarà per forza e finalmente terrà conto di criteri oggettivi, riducendo la discrezionalità della politica nella scelta. Ho letto i curriculum dei promossi e vi ho trovato in larga parte competenze e professionalità, a riprova che il lavoro della commissione è stato esauriente, pur con il poco tempo a disposizione. Fa piacere anche che vi siano molti direttori provenienti da altre regioni,in particolare Emilia, Piemonte e Veneto, che aspirano a misurarsi anche in Lombardia. Auspico che il rinnovamento interessi in modo particolare la provincia di Mantova, segnando una totale discontinuità con chi ha ricoperto i ruoli dirigenziali negli ultimi anni a guida delle aziende sanitarie mantovane, nell’ottica di un rilancio delle nostre strutture, sia come programmazione, sia come erogazione di servizi, al fine di sfruttare le potenzialità del nostro territorio. Ora spetta a Maroni fare sintesi e nominare i direttori. Conto sul fatto che, come ha detto più volte, scelga i più adatti per lo sviluppo di una zona di confine come la nostra.

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Riforma sanità: ecco i punti che abbiamo illustrato a Maroni nel tavolo di confronto

 Ho partecipato questa mattina in Consiglio regionale nella delegazione del PD alla prima riunione del tavolo di confronto sulla riforma della sanità, primo risultato positivo di una contrapposizione che ha visto la minoranza depositare 24mila ordini del giorno, e quindi di bloccare i lavori d’Aula, proprio per aprire una discussione sulla modifica del testo unico sulla sanità lombarda, giunto in Consiglio regionale a suon di blitz in commissione.

Proposte condivise dalla minoranza: PD – Patto Civico Ambrosoli – M5S

a)    TICKET: introdurre il principio della progressività del superticket e l’esenzione totale per redditi annui al di sotto dei 32 mila euro.

 b) AGENZIA di CONTROLLO: rafforzarne l’indipendenza; prevederne l’attività diretta sugli erogatori con diffusione pubblica dei risultati; prevederne anche attività di valutazione della soddisfazione degli utenti.

 c) STABILIZZAZIONE E VALORIZZAZIONE DEL PERSONALE PRECARIO

 d) NOMINE MANAGER: prevedere la creazione di una short-list dei migliori candidati, individuata dalla Commissione di valutazione; prevedere la valutazione dei manager anche secondo criteri attinenti i risultati di salute e i miglioramenti organizzativi.

 e) RUOLO ENTI LOCALI: individuare e organizzare i Distretti sociosanitari come articolazione delle ASST prevedendo la partecipazione degli Enti Locali anche a questo livello, anche attraverso la previsione del Piano Sociosanitario Territoriale.

 f) PREVENZIONE: rafforzare gli interventi di prevenzione favorendone una gestione integrata tra i sistemi delle politiche ambientali, formative e culturali, attraverso un’integrazione tra i dipartimenti delle ATS e i servizi territoriali delle ASST.

 g) SPOSTAMENTO PRESA IN CARICO E CURE PRIMARIE DA ATS NELLE ASST: prevedere gestione, organizzazione, amministrazione dei Medici di Medicina Generale nelle ASST.

 h) REVISIONE DEL SISTEMA DI FINANZIAMENTO: abolizione della ex l. 34/2007 (Legge Daccò); funzioni non tariffabili: drastica riduzione degli indicatori delle FnT, lasciando a forfait solo quelle impossibili da tariffare; individuare un sistema di DRG premiante l’appropriatezza.

 i) SEMPLIFICAZIONE DELL’ACCESSO AI SERVIZI E TRASPARENZA: Prevedere il pagamento del ticket e il ritiro dei referti degli esami anche on line e in tutte le farmacie; trasparenza e obbligo pubblicazione delle performance degli ospedali.

 l) RIDUZIONE DELLE ATS, semplificazione dell’organismo di programmazione.

 Il presidente Maroni ha dichiarato di non avere contrarietà pregiudiziale a nessuno di questi punti e ha chiesto di riconvocare il tavolo mercoledì mattina, sempre in Consiglio regionale, per dare il tempo ai tecnici e alla maggioranza di valutare le proposte. Le opposizioni hanno accolto la disponibilità e attendono di conoscere le considerazioni e le proposte della maggioranza. Agli esiti del tavolo è condizionata la decisione di rinunciare o mantenere l’ostruzionismo.

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