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Sanità: non ci stiamo allo spezzatino

marco 5Via libera in Aula, col nostro voto contrario alla terza parte della legge di riorganizzazione del sistema socio sanitario regionale, relativa a malattia diabetica, organizzazione delle donazioni di sangue, organi e tessuti, assistenza farmaceutica e prevenzione. Troppe le questioni irrisolte, troppe le criticità inevase, assoluta irrilevanza della dotazione finanziaria per cambiare il sistema. Il nostro voto al provvedimento nel suo complesso è stato contrario perché, come dimostra sia lo stato di confusione che ha contraddistinto oggi la discussione da parte di Giunta e maggioranza in Aula che quello nel quale si trovano ancora oggi le strutture socio sanitarie regionali, il metodo “a spezzatino” con cui si è proceduto si è dimostrato inefficace, come del resto avevamo detto da subito. E la discrasia temporale e il ritardo organizzativo sulla ripartizione delle funzioni tra ATS e ASST hanno portato problemi pratici e conseguenti disservizi sull’utenza, tra l’altro nell’ambito dell’erogazione di servizi di prevenzione importanti come le vaccinazioni.  Nessun vero correttivo è stato introdotto nell’impianto se non l’accoglimento di qualche nostra utile proposta, come la richiesta che Regione Lombardia destini almeno il 5% del fondo sanitario regionale in prevenzione e che gli stessi proventi delle sanzioni derivanti dai controlli sui luoghi di lavoro siano reinvestiti proprio sulla prevenzione, oltre alla valorizzazione dei servizi dedicati alle malattie sessualmente trasmissibili e l’approvazione di altri ordini del giorno: non abbastanza comunque per un voto positivo. Per lo meno sul tema del diabete sono stati accolti i nostri ordini del giorno, così come chiedevano le associazioni dei malati e dagli specialisti, come la costituzione di una rete clinico assistenziale entro 180 giorni dall’approvazione della legge e l’istituzione di centri specialistici, essenziale per dare ai malati la certezza della cura, che nella legge mancavano. Infine sull’ampliamento delle prestazioni offerte dalle farmacie abbiamo ottenuto l’impegno a trovare nuove risorse così da garantire alle farmacie la possibilità di erogare nuovi servizi direttamente sul territorio, permettendo così agli utenti di fare meno code senza dover pagare di tasca propria. E, non ultimo, abbiamo ottenuto l’impegno della Regione a fare entro 3 mesi il nuovo piano sangue scaduto da ben 8 anni, in accordo con il mondo associativo e scientifico.

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Sanità: la riforma a puntate non funziona

Una riforma spezzatino, senza un’idea generale, che replica, anche in questa seconda parte “spacchettata” (228 bis), lo schema dello scorso agosto, secondo il Pd, contrario da sempre ad un’evoluzione non adeguata ai territori e ai bisogni dei lombardi. I servizi ne stanno già pagando le conseguenze, perché c’è agitazione e preoccupazione in questa riorganizzazione, come abbiamo visto incontrando i rappresentanti di alcune Asst; ma il problema vero di questa riforma resta la norma finanziaria che non permette risorse aggiuntive a carico del bilancio: non si possono avviare dei cambiamenti così sostanziali a costo zero. Abbiamo fatto una legge senza ascoltare effettivamente i portatori d’interesse. Questo metodo è profondamente sbagliato e lo abbiamo sempre ribadito. Non si tratta dell’evoluzione del sistema sociosanitario ma della sua involuzione. I servizi territoriali restano la Cenerentola rispetto alla rete ospedaliera, anche in questa seconda parte di una riforma che  proprio sul territorio avrebbe dovuto puntare, lì dove i bisogni sono più forti, soprattutto sul disagio psichico e le nuove fragilità. Abbiamo votato contro quindi perché anche questo pezzo di riordino non migliorerà le risposte ai bisogni più urgenti dei cittadini: riorganizzazione dei servizi, presa in carico e monitoraggio delle risorse restano senza garanzie.

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Sanità: riforma già da modificare per ottenere il via libera dal Ministero.

La legge approvata ad agosto è già da modificare a dicembre. Non abbiamo partecipato al voto in Commissione sul progetto di legge di modifica, come imposto dal Ministero della Salute, perché non c’è stato nemmeno il tempo di discuterlo. In due giorni consecutivi, questo è il secondo sfregio alla sovranità della Commissione. Ieri non è stato possibile votare il bilancio sociosanitario per mancanza del numero legale (che così andrà in Aula senza essere passato al vaglio della commissione deputata), e oggi la maggioranza si è approvata in fretta e furia un provvedimento che non aveva alcuna urgenza e nemmeno illustrato. Il Ministero, che ha chiesto tra le altre cose di considerare “sperimentale” la legge di riordino del sistema, non ha imposto alcuna scadenza temporale a Regione Lombardia, ma la scelta politica della Giunta è di dare avvio al nuovo sistema dal 1 gennaio 2016 a tutti i costi, indipendentemente dai correttivi necessari rispetto a vari punti. Posto che la riforma della sanità lombarda è stata messa sotto tutela dal Ministero, che ha chiesto di poterla verificare tra tre anni, lo scopo del voto senza discussione e senza modifiche di oggi è solo quello di accelerare per partire formalmente il primo gennaio, anche se le aziende non saranno pronte, e questo ci rende ancora più preoccupati sulla tenuta del sistema.

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10 proposte per una vera riforma della sanità

Abbiamo selezionato dieci punti che, se attuati, potrebbero riuscire a imprimere un vero cambiamento. Li porteremo nel dibattito in Aula:

1. Occorre semplificare, non complicare. Le 8 Agenzie di Tutela della Salute (Ats) e le 22 Aziende Socio-Sanitarie Territoriali (Asst) previste ad oggi, moltiplicano i livelli di governo, comportano una riorganizzazione complicata, lunga, costosa e sgradita ai territori. Sono sufficienti le Asst, una per ogni area vasta, e un’organizzazione specifica per la montagna e la città metropolitana;

2. La partecipazione dei Comuni fa bene ai servizi. L’attuale proposta cancella i Distretti Sociosanitari: è una follìa. Sono la dimensione consolidata ormai da anni dell’organizzazione dei servizi territoriali e dei Piani Sociali di Zona dei Comuni: i Distretti Sociosanitari vanno mantenuti e riorganizzati in coerenza con la riorganizzazione delle aree vaste e della città metropolitana;

3. Più merito, meno ingerenza. E’ rimasto invariato il sistema delle nomine dei Direttori Generali: è il merito che va premiato, il ruolo della politica deve essere ridimensionato. Va creata una short list dei migliori candidati all’interno della quale la Giunta può fare le proprie scelte. I manager in carica vanno valutati attraverso indicatori di risultato che devono riguardare l’efficienza, la qualità dei servizi, la riduzione delle liste d’attesa e gli esiti sulla salute dei cittadini e non esclusivamente il rispetto dei budget;

4. Una programmazione a misura di territorio. Per un disegno dei servizi che garantisca l’integrazione, va istituito il Piano Socio-Sanitario Territoriale di ogni Asst, che va costruito in modo da assicurare una programmazione coordinata e condivisa con i Piani Sociali di zona dei Comuni;

5. L’ospedale che cura meglio va premiato. Per combattere l’inappropriatezza e gli abusi, che bruciano oltre un miliardo di euro all’anno destinati alla sanità, vanno elaborati dei DRG particolari o più dettagliati secondo indicatori che misurino le performance, i tempi di attesa e la qualità, premiando le migliori prassi e penalizzando le peggiori;

6. Controlli frequenti ed indipendenti. Per evitare gli scandali del passato, l’Agenzia di Controllo deve essere un organismo indipendente (non controllato dalla Giunta, come previsto ora!), che faccia le verifiche amministrative e di appropriatezza clinica direttamente sugli erogatori dei servizi;

7. Meno discrezionalità, meno corruzione. Per stabilire un finanziamento più corretto e non discrezionale alle strutture, vanno eliminate le funzioni non tariffate (sono i rimborsi a forfait, un miliardo di euro l’anno) che sono state alla base di molti scandali. Vanno sostituite modulando le attuali tariffe in base alla complessità delle funzioni;

8. Meno code, più servizi online e in farmacia. Per facilitare il paziente-cittadino va prevista la possibilità di prenotare visite ed esami, pagare il relativo ticket e ottenere i referti on-line, oppure direttamente in farmacia;

9. Accorpamenti sì, ma con criterio. La rete ospedaliera va ridisegnata non in base agli interessi di campanile ma ad indicatori di mobilità sanitaria dei cittadini, che già oggi scelgono le strutture in base alla qualità, e non solo in base alla vicinanza. Sia precisato il ruolo e l’identità dei singoli presidi;

10. La Salute non sia un privilegio. La compartecipazione dei cittadini lombardi oggi è troppo alta e iniqua. Bisogna rimodulare tutti i ticket in base al reddito esentando tutti coloro che hanno un reddito sotto i 30 mila euro annui, e vanno introdotti elementi di equità per le rette di servizi come le Case di Riposo e i centri per la disabilità.

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Sindaci mantovani mobilitati contro la riforma sanitaria che penalizza il mantovano

La mobilitazione dei sindaci è il segnale fortissimo che il nostro territorio è contrario allo smembramento della provincia di Mantova approvato lunedì in commissione sanità al Pirellone. I consiglieri regionali mantovani devono  sostenere e farsi portavoce di questa reazione del territorio. C’è ancora tempo per far cambiare idea alla Lega e agli altri partiti del centrodestra che hanno pensato e approvato questo nuovo schema organizzativo, ma occorre una risposta corale anche con una manifestazione sotto gli uffici di Maroni o una raccolta di firme tra i cittadini. La firma della quasi unanimità dei sindaci alle richieste di
cambiare gli accorpamenti va ascoltata dalla maggioranza. Non solo non fanno una vera riforma della sanità, ma sono anche incapaci di ascoltare i territori a ulteriore dimostrazione dell’autoreferenzialitá di questa maggioranza avulsa e staccata dalla gente.

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Sanità: diciamo no allo smembramento del territorio mantovano

E’ iniziata in Commissione Sanità la discussione sull’ennesima bozza di legge per portare a termine, entro luglio, la riforma della sanità lombarda.  Per quanto riguarda la specificità mantovana, il territorio rischia di essere penalizzato dall’ultima, ennesima riorganizzazione. Insieme a Como, che però ha la specificità della montagna, Mantova è infatti l’unico territorio per il quale il bacino della futra Azienda socio sanitaria non coinciderebbe con quello provinciale. Chiediamo che la Conferenza dei sindaci del distretto di Viadana, che risulta nell’ultima bozza incomprensibilmente accorpato con l’Asst di Cremona, si esprima per capire se c’è accordo, o se è una decisione calata dall’alto dalla Regione. Ci sono infatti comuni che, in questo schema riorganizzativo, si troverebbe governati da un ente avulso dal territorio mantovano. Inoltre ci auguriamo che la direzione della futura Agenzia di tutela della salute, che sostituirà le ASL limitandosi però alle funzioni di programmazione, acquisto e controllo e che accorperà Mantova e Cremona, sia a Mantova, per una questione di numero di cittadini e quindi di utenti e di prestazioni erogate.

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Riforma sanità: ora si discuta dopo che ci sono voluti 795 giorni per trovare l’accordo tra i partiti della maggioranza

Domani verrà depositato il testo di riforma frutto dell’accordo di maggioranza, dopo che hanno litigato furiosamente, arrivando a presentare tre testi completamente opposti tra loro. Ci sono voluti 795 giorni dall’elezione di Maroni perché la maggioranza potesse finalmente annunciare un accordo sulla riforma della sanità. A che prezzo lo vedremo quando finalmente potremo esaminare le carte. Ma è chiaro che non sono possibili scorciatoie: se ne deve discutere in commissione in modo aperto, senza preclusioni e coinvolgendo i tanti attori che ruotano attorno al mondo della sanità. Il Pd vuole la riforma, le nostre proposte sono note da tempo, ora chiediamo che si apra finalmente la discussione, per arrivare a una riforma vera.

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Riforma sanità: colpo di spugna su tutto il lavoro fatto finora

Il centrodestra ha scelto una strada sbagliata, cancellando con un’alzata di mano tutto il lavoro fatto sin qui dalle forze di maggioranza e soprattutto di opposizione. Maroni e soci hanno scelto di blindare un accordo che si preannuncia al ribasso e in un colpo solo hanno cancellato tutti i buoni propositi di apertura al dialogo e alla collaborazione: il Pd ne prende atto e si comporterà di conseguenza. Oggi infatti la commissione sanità ha deciso  di riportare in discussione il progetto di legge approvato, seppure senza i voti degli assessori di Ncd, il 16 gennaio scorso e di negare l’abbinamento con i progetti di legge già depositati dal Pd e dalle altre forze politiche, anche di maggioranza. La forzatura è stata talmente grave che la commissione è stata convocata in via straordinaria 24 ore prima, cosa ammissibile soltanto per ragioni di urgenza ed io ho contestato con forza l’urgenza, dato che sono anni che si parla di riformare la sanità lombarda. Insomma un blitz vero e proprio che mortifica la discussione e impedisce alla minoranza il dibattito.

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Riforma sanità: convocata seduta straordinaria oggi per domani

Il centrodestra ci riprova a far partire la riforma della sanità lombarda con un blitz, in assenza di un accordo tra la maggioranza. E infatti, con una decisione inedita, il presidente della commissione sanità Fabio Rizzi ha convocato con un preavviso di sole 24 ore la seduta per domani, con procedura urgente. Scopo della maggioranza è evidentemente quello di rimettere sul tavolo il progetto di legge approvato dalla giunta il 16 gennaio scorso, riservandosi in un secondo momento di sostituirlo con un maxiemendamento che modificherà tutto il testo quando avranno trovato l’accordo, ma tentando così di dribblare l’abbinamento con gli altri progetti di legge già depositati, tra cui quelli alternativi di Forza Italia e Ncd. La sanità è evidentemente il tallone d’Achille della maggioranza, il campo su cui stanno dimostrando più chiaramente di non sapere mantenere le promesse, a partire da quella di abolire i ticket. Questa forzatura a che cosa serve? A rimettere in carreggiata un progetto di legge finto, una scatola vuota, perché già sanno che lo cambieranno non appena avranno trovato un accordo accettabile, certamente al ribasso. Ma noi abbiamo il nostro progetto di legge depositato da tempo e chiediamo che venga discusso, tanto più che Maroni ha sempre detto che vuole una discussione aperta ai contributi di tutti. Speriamo che davvero non vogliano cancellare con un tratto di penna tutti gli altri progetti di legge già depositati, compresi quelli di maggioranza. Sarebbe inaccettabile

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Riforma sanità: ancora uno stop in Commissione

Stop di un’altra settimana in commissione per la riforma della sanità. L’ha dovuto disporre il presidente della Commissione Fabio Rizzi dopo aver tentato, inutilmente, di forzare la mano e di portare la discussione al punto zero, ovvero al testo di riforma approvato dalla giunta il 16 gennaio, peraltro senza il voto degli assessori di Ncd e senza la firma dell’assessorato alla sanità. Pur non negando la prossima presentazione, da parte della maggioranza, di un maxiemendamento largamente sostitutivo della bozza di giunta, frutto della difficile mediazione tra le forze politiche,  ha proposto alle forze politiche di iniziare a presentare emendamenti sul testo della giunta. Ha inoltre tentato di impedire – fatto del tutto inedito – l’abbinamento con gli altri testi di riforma sin qui presentati, inclusi quelli alternativi di Forza Italia e Ncd. La dura protesta delle opposizioni – l’unico emendamento che siamo disposti a presentare è quello abrogativo del testo della giunta per sostituirlo con il nostro progetto di legge – e il richiamo alla verifica e al rispetto del regolamento hanno convinto Rizzi a congelare la situazione fino alla prossima seduta, prevista tra sette giorni. Il testo della giunta è stato peraltro bocciato in più punti dal servizio legislativo del Consiglio regionale. Il centrodestra non può prenderci in giro, ci dicano quando avranno trovato un accordo su un progetto di legge e allora inizieremo a discuterne e a confrontarlo con le nostre proposte, che sono note da tempo.

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