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Riforma sanità: ecco i punti che abbiamo illustrato a Maroni nel tavolo di confronto

 Ho partecipato questa mattina in Consiglio regionale nella delegazione del PD alla prima riunione del tavolo di confronto sulla riforma della sanità, primo risultato positivo di una contrapposizione che ha visto la minoranza depositare 24mila ordini del giorno, e quindi di bloccare i lavori d’Aula, proprio per aprire una discussione sulla modifica del testo unico sulla sanità lombarda, giunto in Consiglio regionale a suon di blitz in commissione.

Proposte condivise dalla minoranza: PD – Patto Civico Ambrosoli – M5S

a)    TICKET: introdurre il principio della progressività del superticket e l’esenzione totale per redditi annui al di sotto dei 32 mila euro.

 b) AGENZIA di CONTROLLO: rafforzarne l’indipendenza; prevederne l’attività diretta sugli erogatori con diffusione pubblica dei risultati; prevederne anche attività di valutazione della soddisfazione degli utenti.

 c) STABILIZZAZIONE E VALORIZZAZIONE DEL PERSONALE PRECARIO

 d) NOMINE MANAGER: prevedere la creazione di una short-list dei migliori candidati, individuata dalla Commissione di valutazione; prevedere la valutazione dei manager anche secondo criteri attinenti i risultati di salute e i miglioramenti organizzativi.

 e) RUOLO ENTI LOCALI: individuare e organizzare i Distretti sociosanitari come articolazione delle ASST prevedendo la partecipazione degli Enti Locali anche a questo livello, anche attraverso la previsione del Piano Sociosanitario Territoriale.

 f) PREVENZIONE: rafforzare gli interventi di prevenzione favorendone una gestione integrata tra i sistemi delle politiche ambientali, formative e culturali, attraverso un’integrazione tra i dipartimenti delle ATS e i servizi territoriali delle ASST.

 g) SPOSTAMENTO PRESA IN CARICO E CURE PRIMARIE DA ATS NELLE ASST: prevedere gestione, organizzazione, amministrazione dei Medici di Medicina Generale nelle ASST.

 h) REVISIONE DEL SISTEMA DI FINANZIAMENTO: abolizione della ex l. 34/2007 (Legge Daccò); funzioni non tariffabili: drastica riduzione degli indicatori delle FnT, lasciando a forfait solo quelle impossibili da tariffare; individuare un sistema di DRG premiante l’appropriatezza.

 i) SEMPLIFICAZIONE DELL’ACCESSO AI SERVIZI E TRASPARENZA: Prevedere il pagamento del ticket e il ritiro dei referti degli esami anche on line e in tutte le farmacie; trasparenza e obbligo pubblicazione delle performance degli ospedali.

 l) RIDUZIONE DELLE ATS, semplificazione dell’organismo di programmazione.

 Il presidente Maroni ha dichiarato di non avere contrarietà pregiudiziale a nessuno di questi punti e ha chiesto di riconvocare il tavolo mercoledì mattina, sempre in Consiglio regionale, per dare il tempo ai tecnici e alla maggioranza di valutare le proposte. Le opposizioni hanno accolto la disponibilità e attendono di conoscere le considerazioni e le proposte della maggioranza. Agli esiti del tavolo è condizionata la decisione di rinunciare o mantenere l’ostruzionismo.

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10 proposte per una vera riforma della sanità

Abbiamo selezionato dieci punti che, se attuati, potrebbero riuscire a imprimere un vero cambiamento. Li porteremo nel dibattito in Aula:

1. Occorre semplificare, non complicare. Le 8 Agenzie di Tutela della Salute (Ats) e le 22 Aziende Socio-Sanitarie Territoriali (Asst) previste ad oggi, moltiplicano i livelli di governo, comportano una riorganizzazione complicata, lunga, costosa e sgradita ai territori. Sono sufficienti le Asst, una per ogni area vasta, e un’organizzazione specifica per la montagna e la città metropolitana;

2. La partecipazione dei Comuni fa bene ai servizi. L’attuale proposta cancella i Distretti Sociosanitari: è una follìa. Sono la dimensione consolidata ormai da anni dell’organizzazione dei servizi territoriali e dei Piani Sociali di Zona dei Comuni: i Distretti Sociosanitari vanno mantenuti e riorganizzati in coerenza con la riorganizzazione delle aree vaste e della città metropolitana;

3. Più merito, meno ingerenza. E’ rimasto invariato il sistema delle nomine dei Direttori Generali: è il merito che va premiato, il ruolo della politica deve essere ridimensionato. Va creata una short list dei migliori candidati all’interno della quale la Giunta può fare le proprie scelte. I manager in carica vanno valutati attraverso indicatori di risultato che devono riguardare l’efficienza, la qualità dei servizi, la riduzione delle liste d’attesa e gli esiti sulla salute dei cittadini e non esclusivamente il rispetto dei budget;

4. Una programmazione a misura di territorio. Per un disegno dei servizi che garantisca l’integrazione, va istituito il Piano Socio-Sanitario Territoriale di ogni Asst, che va costruito in modo da assicurare una programmazione coordinata e condivisa con i Piani Sociali di zona dei Comuni;

5. L’ospedale che cura meglio va premiato. Per combattere l’inappropriatezza e gli abusi, che bruciano oltre un miliardo di euro all’anno destinati alla sanità, vanno elaborati dei DRG particolari o più dettagliati secondo indicatori che misurino le performance, i tempi di attesa e la qualità, premiando le migliori prassi e penalizzando le peggiori;

6. Controlli frequenti ed indipendenti. Per evitare gli scandali del passato, l’Agenzia di Controllo deve essere un organismo indipendente (non controllato dalla Giunta, come previsto ora!), che faccia le verifiche amministrative e di appropriatezza clinica direttamente sugli erogatori dei servizi;

7. Meno discrezionalità, meno corruzione. Per stabilire un finanziamento più corretto e non discrezionale alle strutture, vanno eliminate le funzioni non tariffate (sono i rimborsi a forfait, un miliardo di euro l’anno) che sono state alla base di molti scandali. Vanno sostituite modulando le attuali tariffe in base alla complessità delle funzioni;

8. Meno code, più servizi online e in farmacia. Per facilitare il paziente-cittadino va prevista la possibilità di prenotare visite ed esami, pagare il relativo ticket e ottenere i referti on-line, oppure direttamente in farmacia;

9. Accorpamenti sì, ma con criterio. La rete ospedaliera va ridisegnata non in base agli interessi di campanile ma ad indicatori di mobilità sanitaria dei cittadini, che già oggi scelgono le strutture in base alla qualità, e non solo in base alla vicinanza. Sia precisato il ruolo e l’identità dei singoli presidi;

10. La Salute non sia un privilegio. La compartecipazione dei cittadini lombardi oggi è troppo alta e iniqua. Bisogna rimodulare tutti i ticket in base al reddito esentando tutti coloro che hanno un reddito sotto i 30 mila euro annui, e vanno introdotti elementi di equità per le rette di servizi come le Case di Riposo e i centri per la disabilità.

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Sindaci mantovani mobilitati contro la riforma sanitaria che penalizza il mantovano

La mobilitazione dei sindaci è il segnale fortissimo che il nostro territorio è contrario allo smembramento della provincia di Mantova approvato lunedì in commissione sanità al Pirellone. I consiglieri regionali mantovani devono  sostenere e farsi portavoce di questa reazione del territorio. C’è ancora tempo per far cambiare idea alla Lega e agli altri partiti del centrodestra che hanno pensato e approvato questo nuovo schema organizzativo, ma occorre una risposta corale anche con una manifestazione sotto gli uffici di Maroni o una raccolta di firme tra i cittadini. La firma della quasi unanimità dei sindaci alle richieste di
cambiare gli accorpamenti va ascoltata dalla maggioranza. Non solo non fanno una vera riforma della sanità, ma sono anche incapaci di ascoltare i territori a ulteriore dimostrazione dell’autoreferenzialitá di questa maggioranza avulsa e staccata dalla gente.

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Riforma sanità: non si parla di salute ma solo di geografia

Il brutto di questa riforma della sanità è che per i cittadini lombardi non cambierà quasi nulla. È una riforma zoppa e gattopardesca, che non riduce le liste d’attesa, non rende i ticket meno onerosi e più equi, lascia intatto il sistema della lottizzazione politica delle nomine, non dice nulla sulla prevenzione, non aiuta chi ha patologie rare, chi ha il diabete, chi è portatore di fragilità psichiche. Maroni ha deciso di limitarsi a riorganizzare un po’ le strutture sul territorio e di rivedere, finora senza successo, la distribuzione delle poltrone. I problemi della sanità lombarda però rimangono inalterati e gli scandali che hanno affossato il sistema formigoniano non sono affatto scongiurati. Siamo ridotti a discutere solo di geografia, dove sarà la sede delle future aziende e quali territori interessino, con il solito tentativo di impoverire il mantovano, al quale mi opporrò fino alla fine.

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Riforma sanità: ora si discuta dopo che ci sono voluti 795 giorni per trovare l’accordo tra i partiti della maggioranza

Domani verrà depositato il testo di riforma frutto dell’accordo di maggioranza, dopo che hanno litigato furiosamente, arrivando a presentare tre testi completamente opposti tra loro. Ci sono voluti 795 giorni dall’elezione di Maroni perché la maggioranza potesse finalmente annunciare un accordo sulla riforma della sanità. A che prezzo lo vedremo quando finalmente potremo esaminare le carte. Ma è chiaro che non sono possibili scorciatoie: se ne deve discutere in commissione in modo aperto, senza preclusioni e coinvolgendo i tanti attori che ruotano attorno al mondo della sanità. Il Pd vuole la riforma, le nostre proposte sono note da tempo, ora chiediamo che si apra finalmente la discussione, per arrivare a una riforma vera.

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Riforma sanità: colpo di spugna su tutto il lavoro fatto finora

Il centrodestra ha scelto una strada sbagliata, cancellando con un’alzata di mano tutto il lavoro fatto sin qui dalle forze di maggioranza e soprattutto di opposizione. Maroni e soci hanno scelto di blindare un accordo che si preannuncia al ribasso e in un colpo solo hanno cancellato tutti i buoni propositi di apertura al dialogo e alla collaborazione: il Pd ne prende atto e si comporterà di conseguenza. Oggi infatti la commissione sanità ha deciso  di riportare in discussione il progetto di legge approvato, seppure senza i voti degli assessori di Ncd, il 16 gennaio scorso e di negare l’abbinamento con i progetti di legge già depositati dal Pd e dalle altre forze politiche, anche di maggioranza. La forzatura è stata talmente grave che la commissione è stata convocata in via straordinaria 24 ore prima, cosa ammissibile soltanto per ragioni di urgenza ed io ho contestato con forza l’urgenza, dato che sono anni che si parla di riformare la sanità lombarda. Insomma un blitz vero e proprio che mortifica la discussione e impedisce alla minoranza il dibattito.

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Riforma sanità: convocata seduta straordinaria oggi per domani

Il centrodestra ci riprova a far partire la riforma della sanità lombarda con un blitz, in assenza di un accordo tra la maggioranza. E infatti, con una decisione inedita, il presidente della commissione sanità Fabio Rizzi ha convocato con un preavviso di sole 24 ore la seduta per domani, con procedura urgente. Scopo della maggioranza è evidentemente quello di rimettere sul tavolo il progetto di legge approvato dalla giunta il 16 gennaio scorso, riservandosi in un secondo momento di sostituirlo con un maxiemendamento che modificherà tutto il testo quando avranno trovato l’accordo, ma tentando così di dribblare l’abbinamento con gli altri progetti di legge già depositati, tra cui quelli alternativi di Forza Italia e Ncd. La sanità è evidentemente il tallone d’Achille della maggioranza, il campo su cui stanno dimostrando più chiaramente di non sapere mantenere le promesse, a partire da quella di abolire i ticket. Questa forzatura a che cosa serve? A rimettere in carreggiata un progetto di legge finto, una scatola vuota, perché già sanno che lo cambieranno non appena avranno trovato un accordo accettabile, certamente al ribasso. Ma noi abbiamo il nostro progetto di legge depositato da tempo e chiediamo che venga discusso, tanto più che Maroni ha sempre detto che vuole una discussione aperta ai contributi di tutti. Speriamo che davvero non vogliano cancellare con un tratto di penna tutti gli altri progetti di legge già depositati, compresi quelli di maggioranza. Sarebbe inaccettabile

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Riforma della sanità: perfino i privati sono in confusione e chiedono chiarezza

Ancora pochi giorni e anche la fase delle audizioni sarà terminata, ma della riforma sanitaria dell’era Maroni non si conoscono ancora né i dettagli né, soprattutto, il destino. Il testo definitivo ancora non c’è, mentre Lega, Forza Italia e Ncd girano in autonomia il territorio regionale per sostenere le ragioni del proprio testo di legge e per prendere le distanze da quelli altrui. Ormai non c’è più da restare stupiti, ma se l’assessore alla sanità parla di riforma a una platea di operatori, di amministratori o di cittadini, non lo fa a nome di quella Regione di cui è anche vicepresidente, ma solo del proprio partito, Forza Italia. Lo stesso vale per il presidente della commissione Sanità, il leghista Fabio Rizzi, e per gli uomini di Alfano. A suggellare questo stato di cose basta il giudizio che il presidente nazionale dell’associazione degli ospedali privati (AIOP) Gabriele Pelissero ha espresso mercoledì a margine dell’audizione in commissione sanità: manca chiarezza su che cosa sarà questa riforma. Del resto proprio il ruolo dei privati, divenuto così importante durante gli anni di Formigoni, è stato tra gli argomenti maggiormente discussi anche in maggioranza, e se i primi proclami della Lega assegnavano alla sanità privata una funzione sussidiaria e complementare della sanità pubblica, nell’ultima bozza, ancora clandestina, la parificazione tra pubblico e privato viene se possibile rinforzata.

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Riforma della sanità ancora in alto mare

L’intesa nel centrodestra sulla riforma della sanità ancora non c’è, ma in settimana sui giornali è comparso un abbozzo di ciò che potrebbe essere, come il taglio previsto delle “poltrone”, con la riduzione delle aziende ospedaliere da ventinove a tre e con la scomparsa delle Asl in favore di una sola agenzia territoriale per la salute (ATS). Nascerebbe così la netta separazione tra chi programma – l’Ats -, chi cura i pazienti – le quindici agenzie sociosanitarie territoriali – e l’agenzia preposta al controllo. Una versione che non ha sopito le critiche di Ncd, che a stretto giro ha fatto appello a Maroni perché convochi un incontro in cui discuterne. Ma i resoconti dei giornali non dicono tutto: la lettura attenta del documento, che gira ancora in modo semiclandestino, è allarmante almeno sotto tre profili. Le nomine dei vertici di ospedali e agenzie, prima di tutto, sarebbero ancora a discrezione piena della politica. È prevista una commissione esterna, ma solo per la valutazione dei requisiti dei candidati. Del taglio dei ticket, inoltre, non c’è traccia: si ribadisce il ricorso alla compartecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria, senza cambiamenti rispetto a com’è ora. E del riequilibrio di risorse e ruolo in favore della sanità pubblica, che era un obiettivo della prima bozza leghista, non c’è più traccia. Insommai profila un clamoroso tradimento delle promesse fatte dalla Lega in questi due anni.

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Sanità: Maroni non ha ancora risolto nulla

La giunta Maroni ha archiviato la brutta figura ma non ha ancora risolto nulla. Il tavolo politico convocato dal governatore dovrà affrontare tutti i nodi che la “bozza Rizzi” non risolve e intanto il testo non sarà discusso in commissione nemmeno la prossima settimana. Attendiamo, non troppo fiduciosi, di poter trattare la riforma nei luoghi deputati, confrontandola con la proposta che abbiamo depositato già da mesi.

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