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Sospensione della caccia nelle zone incendiate e in quelle limitrofe, per me è atto dovuto

imageA fronte dei numerosi incendi  in Lombardia, è stato chiesto alla Regione di modificare il calendario venatorio e sospendere le attività di caccia nei territori interessati dai roghi e in quelli limitrofi, come consigliato dall’Ispra e visto il provvedimento analogo adottato dal Piemonte. E’ stato chiesto anche maggiore impegno nella lotta contro il bracconaggio.Ho annunciato in Consiglio il voto favorevole del Gruppo PD alla mozione presentata dalla consigliere Cremonesi, opportunamente modificata nel senso da noi richiesto ma la maggioranza ha votato pregiudizialmente in maniera contraria. E’ vero che che la legge regionale sulla caccia, all’articolo 43 (comma 1 lettera m), stabilisce il divieto a chiunque di cacciare su terreni pregiudicati da incendi per un minimo di due anni ( ma non è applicata). Ma è anche vero che Maroni ha dichiarato: “Stiamo facendo una valutazione anche sulla questione caccia: stiamo cercando di capire se sia da accogliere la richiesta che alcune associazioni ambientaliste e anche qualche sindaco hanno fatto di vietare la caccia non solo nell’area coinvolta, ma anche nelle zone attorno.” La nostra era una semplice richiesta di buonsenso e, ovviamente, non è stata accolta

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Ticket sanitari: sbaglia Maroni a revocare la riduzione

imageRiportare i ticket a come sono stati fino a un mese fa è solo una cinica mossa politica di Maroni. Il Governo ha infatti impugnato un articolo del collegato al bilancio scritto male, senza copertura, introdotto con un emendamento dell’ultimo minuto. Ma la delibera che abbassa il tetto dei superticket da 30 a 15 euro non è stata toccata e se Maroni non l’avesse revocata sarebbe rimasta in vigore, esattamente come le precedenti che sono intervenute per estendere le esenzioni. Siamo di fronte a un’abile mossa di campagna elettorale sulla pelle dei lombardi, che per la Regione significa anche un risparmio di 25 milioni di  euro. E’ profondamente sbagliato procedere  alla revoca, a partire da oggi, 1 marzo, dello sconto sui superticket sanitari su visite ed esami introdotto a partire dal 1 febbraio. La decisione segue l’impugnativa da parte del Governo dell’articolo 19 del collegato al bilancio 2017 – 19 che fissa l’obiettivo generico di ridurre il superticket del 50% nei prossimi tre anni a fronte di una non ben definita futura riduzione di spesa. Trovare una soluzione sarebbe molto facile, se solo lo si volesse fare, perché la Lombardia ha già un ticket aggiuntivo sui farmaci da cui incassa 260 milioni di euro.

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Renzi e Maroni firmano il Patto per la Lombardia da 11 miliardi

imageVale quasi undici miliardi di euro il patto che il premier Matteo Renzi ha siglato venerdì 25 novembre a Milano con il presidente della Lombardia Roberto Maroni. Di questi il governo stanzia direttamente circa 720 milioni di euro che, con effetto leva, dovrebbero permettere nei prossimi anni la realizzazione di opere e interventi per la cifra indicata sopra. La restante parte è fatta dallo sblocco di procedure, accordi con enti e impegni delle società del Tesoro. La parte del leone la fa Pedemontana, che vale sul piano per 2,7 miliardi. Non di soldi pubblici, ma tanto può generare la garanzia che la Regione si è impegnata a mettere a disposizione in cambio dell’allungamento del possesso delle quote di Asam oltre il 2018. Ma ci sono anche opere che interessano il mantovano come  il raddoppio del ponte tra Revere e Ostiglia, la progettazione del raddoppio della linea ferroviaria da Mantova a Codogno, la realizzazione della ciclabile Vento lungo il Po, la terza corsia sull’Autobrennero.
Ci saranno anche una serie di fondi indistinti che permetteranno ai comuni di concordare con la Regione opere necessarie per il territorio. Tra questi, 379 milioni per la rete viaria regionale, 110 milioni per le politiche abitative, 80 per studi di fattibilità di altre opere che saranno condivise con i sindaci, 47,6 per la messa in sicurezza dei percorsi escursionistici.

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C’è qualcosa che non torna nel bilancio di Regione Lombardia

imageLa giunta regionale ha approvato  la legge di bilancio per il triennio 2017 – 2019.  Maroni ha lamentato tagli per 400 milioni da parte del Governo, salvo poi annunciare un piano straordinario di 500 milioni per la sanità. In esso dovrebbero starci sia gli investimenti per l’acquisto di nuove apparecchiature, sia la costruzione di almeno due nuovi ospedali (uno per Busto Arsizio e Gallarate e uno a Milano al posto degli attuali San Carlo e San Paolo). Oltre a ciò la giunta ha promesso un impegno sulle liste d’attesa, per l’assunzione di personale in più e per una nuova, non precisata, manovra sui ticket. Questo annuncio arriva dopo la notizia che il Governo ha aumentato di due miliardi il fondo sanitario nazionale, ha aggiunto risorse per i nuovi Livelli essenziali di assistenza e ha rifinanziato la legge sull’edilizia sanitaria.
Solo accennate, invece le altre cifre, tra cui spiccano la voce per le infrastrutture (450 milioni) e il trasporto pubblico regionale e locale (410 milioni). Vengono stanziati 54 milioni per il fondo sociale regionale che difficilmente diverranno 70 nel corso dell’anno, com’era stato negli anni scorsi. Secondo Maroni, se il Governo non avesse tagliato risorse alle Regioni, la Lombardia avrebbe potuto togliere i ticket e abolire il bollo auto. Basti dire che la tassa di circolazione vale per Palazzo Lombardia ben 900 milioni di euro l’anno e che, peraltro, le Regioni non hanno la facoltà di cancellarla.
Maroni lamenta tagli insostenibili e poi annuncia piani straordinari per centinaia di milioni: c’è qualcosa che non torna. La realtà è che il Governo ha stanziato due miliardi in più per la sanità e la Lombardia utilizzerà la sua quota. Ormai è chiaro che il presidente accusa il governo per giustificare il fatto che non abolirà i ticket sanitari e non cancellerà il bollo auto.

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Expo: i progetti dei territori, Mantova compresa, ancora senza soldi

Atteso lo sblocco dei fondi, ma ai progetti curati da Sgarbi sono già arrivati C’è ancora incertezza intorno ai finanziamenti per i progetti territoriali per Expo, nonostante le rassicurazioni di una settimana fa dello stesso presidente Maroni. All’appello mancano ancora quasi sette milioni di euro, ma non per tutti la giunta regionale ha tenuto chiusi i cordoni della borsa. Non lo ha fatto, in particolare per il programma “Belle Arti” promosso dal critico d’arte, già nominato da Maroni ambasciatore della cultura lombarda, Vittorio Sgarbi. 1,9 milioni di euro per diversi progetti, tutti concentrati a Milano e provincia.
E il resto della regione? I comuni e le camere di commercio sono molto preoccupati per l’incertezza dei finanziamenti soprattutto perché la programmazione è già in fase avanzata. L’assessore al Bilancio Garavaglia ha annunciato che verrà integrato il fondo ma non ha dato certezze sulla copertura totale dei progetti già avviati sui territori. Abbiamo chiesto ulteriormente che Maroni mantenga gli impegni anche perché è stato lui stesso a sollecitare i territori a farsi avanti nella promozione di Expo.

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Le nuove province ora hanno le deleghe ma non le risorse

Le nuove Province non potranno funzionare se insieme alle competenze non verranno assegnate loro anche le risorse connesse, e questo Maroni lo sa bene. Continuare il braccio di ferro con il Governo sulle risorse, scaricandone il peso sugli enti sottoposti, come sta facendo la Regione, è sbagliato e pericoloso. Occorre prendere atto della situazione del Paese, affrontare una vera razionalizzazione interna e del sistema delle partecipate che ancora non c’è stata. Invece Maroni assume decisioni simboliche, come l’attribuzione di maggiore autonomia alla provincia di Sondrio perché provincia montana, omettendo di ricordare che l’unico stanziamento di risorse aggiuntive per la montagna è stato determinato da un emendamento al bilancio scritto dal Pd e contrastato, invano dall’assessorato al bilancio

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Lombardia, terra mia…un inno di cui non sentivamo la mancanza

Più che di bilancio, su cui in effetti c’era poco da raccontare, i media nei giorni scorsi hanno parlato dell’inno della Lombardia, firmato Mogol-Lavezzi. La canzone, commissionata dallo stesso Maroni, è stata presentata ufficialmente durante il Consiglio con tanto di service audio esterno noleggiato per l’occasione . Che dire? Come tutte le canzoni può piacere o non piacere. A me non piace, ma soprattutto mi chiedo a cosa serva un inno della Lombardia.

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Riforma sanità: siamo pronti al confronto

sanità lombardiaFinalmente dopo anni la maggioranza di centrodestra alla guida della Regione ammette gli errori del sistema sociosanitario lombardo e propone di superare il modello formigoniano, come il Pd chiede da tempo. Il Pd, che ha depositato da luglio un progetto organico di riforma del sistema, analizza luci e ombre della proposta di riforma di Maroni, appresa per il momento solo attraverso gli organi di stampa. Non si perda ulteriormente tempo. La maggioranza decida quale testo di riforma depositare ufficialmente (se quello di Maroni o altri annunciati), da abbinare al nostro, e iniziamo una discussione seria in Commissione. Ammettere che bisogna tornare a investire sui servizi territoriali, rivedere il rapporto tra pubblico e privato, costituire un assessorato unico, rendere i ticket correlati al reddito, sono proposte interessanti che in realtà il Pd ha messo sul tavolo da anni.

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Maroni cede a Berlusconi: nuovo rimpasto in Regione

In tempi brevi,  al massimo entro dicembre. Questo l’esito della cena di Arcore con Berlusconi. I nomi che circolano sono quelli ormai consolidati nelle ultime settimane. Ciocca per la Lega, cui Salvini deve un posto da europarlamentare, Sorte, Sala, Gallera o Altitonante per Forza Italia. Il problema è chi far uscire e gli indiziati sono Cavalli e Bulbarelli per Forza Italia e Bordonali per la Lega. A proposito di nomi, pare che Maroni non voglia chiamarlo rimpasto, ma adeguamento. Fatto sta che per accontentare appetiti e placare malumori nella maggioranza sarà costretto a farlo. E non credo sarà risolutivo.

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La legge sul consumo di suolo è come l’isola che non c’è

consumo suolo 2Maroni a primavera: “l’8 luglio in consiglio la legge sul consumo di suolo”.
Poi, un piccolo slittamento: “il 15 luglio in consiglio la legge sul consumo di suolo”.
Passa ancora una settimana e…: “il 30 luglio in consiglio la legge sul consumo di suolo”.
Maroni, oggi: “l’11 novembre in consiglio la legge sul consumo di suolo”

Sul progetto di legge di contrasto al consumo di suolo sembra di vivere un deja vu. Le dichiarazioni di Maroni, che annuncia con sorprendente sicurezza che il testo approderà in Aula il prossimo 11 novembre, sono identiche a quelle rilasciate nel giugno scorso quando assicurava che il testo sarebbe arrivato in Aula il 24 luglio per l’approvazione definitiva. Ma ormai siamo abituati a vedere un testo iscritto per ben quattro volte all’ordine del giorno dell’ Aula (prima l’8 luglio, poi il 15 luglio, il 30 luglio e adesso l’11 novembre) e mai approdato in Commissione.
Maroni sa meglio di noi come stanno le cose: una discussione vera e propria non c’è mai stata perché ad oggi manca ancora un testo sul quale confrontarsi a causa della maggioranza spaccata al suo interno e che lui stesso non riesce a metter d’accordo. Di una cosa però siamo certi: il progetto di legge non è stato ancora calendarizzato nel programma dei lavori della commissione Territorio nonostante manchi un mese all’approvazione in Aula.

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