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A che punto è la riforma del Terzo Settore

associazionismoLa legge delega di riforma del Terzo settore (n. 106 del 6 giugno 2016) prevedeva l’emanazione di sette decreti entro il 2017. Il primo di essi – un decreto legislativo per la modifica della parte del Codice civile riguardante le organizzazioni senza scopo di lucro – non uscirà mai a seguito di apposita decisione del governo. Un altro decreto, ministeriale, su “vigilanza, monitoraggio e controllo” degli Enti di Terzo settore era previsto entro ottobre, ma ad oggi non è ancora uscito. Sono invece già usciti cinque decreti pubblicati tra marzo e settembre 2017 (i primi quattro legislativi, il quinto del presidente della Repubblica). Si tratta, in ordine di tempo, dei decreti su: Servizio civile universale, Cinque per mille, Impresa sociale, Codice del Terzo settore e statuto della Fondazione Italia sociale. Ma per rendere la riforma del Terzo settore davvero funzionante in ogni sua parte ci sarà bisogno di alcune decine di atti normativi che richiederanno, sulla carta, tutto il 2018. Mi auguro che si proceda speditamente a completare una riforma che tutto il mondo del terzo settore attende.

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Poca trasparenza sugli appalti in Regione: anche Lombardia Verde citata

L'intervento di Marco Carra

I rilievi di Anac ai contratti della Regione Lombardia confermano quello che nel corso di questi anni abbiamo più volte denunciato, ovvero che casi di mancata trasparenza e forse di illegalità sono continuati nonostante la quantità di organismi di controllo creati negli ultimi anni. C’è da chiedersi a cosa sia servito investire tempo e risorse lombarde in questa direzione, e penso in particolare ad Arac, se poi deve essere l’autorità centrale, per l’ennesima volta, a scoprire le incongruenze. Citato anche il caso di Lombardia Verde, la rivista sull’agricoltura, della quale avevo denunciato più volte i costi esorbitanti.
I lombardi hanno ora l’occasione di cambiare il corso delle cose e di fare della Regione Lombardia un’amministrazione esemplare per quanto riguarda trasparenza e legalità.

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Lombardia in ritardo nella distribuzione dei fondi agli agricoltori, sono più avanti Sicilia e Calabria

quote-latte1La Lombardia è la prima regione agricola del Paese, ma le risorse del Programma di sviluppo rurale vengono sempre date con il contagocce e non si capisce il perché di questa esasperante lentezza, che penalizza gli agricoltori e le aziende lombarde. Si può e si deve fare molto meglio, come peraltro accadeva nel passato, recuperando l’efficienza della macchina regionale, che si è inspiegabilmente (o forse no) persa nel tempo. Abbiamo insistito molto sul tema della mancata erogazione delle risorse comunitarie, in questi anni.Il Programma di sviluppo rurale 2014-2020, strumento operativo che permette a ogni Stato membro dell’Unione europea di utilizzare tutte le risorse economiche che l’Unione stessa mette a disposizione nell’ambito del sistema agroalimentare, ha assegnato risorse importanti alla nostra regione: 1.157 milioni di euro di cui 499 milioni provenienti dall’Ue, 461 milioni dallo Stato e 197 milioni dal bilancio regionale, con un incremento della spesa pubblica totale rispetto al programma 2007-2013 pari a 131 milioni di euro”. Eppure, il report trimestrale sullo stato di avanzamento dei Psr regionali, pubblicato sul sito della Rete rurale nazionale e realizzato dal Ministero delle Politiche agricole, fotografa una situazione che registra per la Lombardia un avanzamento nella spesa pubblica programmata ed effettivamente sostenuta al III Trimestre 2017 (i dati sono aggiornati al 15 ottobre 2017, ndr) pari al 10,86%, corrispondente a poco più di 124 milioni di euro.n Il dato percentuale pone la Lombardia al di sotto della media delle regioni più sviluppate che è pari al 13,58% e in coda a Veneto (spesa sostenuta 26,27% pari a 307.049.702 euro), Umbria (spesa sostenuta 16,75% pari a 155.566.843 euro), Toscana (spesa sostenuta 14,89% pari a 141.369.681 euro), Emilia Romagna (spesa sostenuta 12,76% pari 149.851.391 euro). Ma anche regioni che secondo la Lega, che ha finora governato la ‘progredita’ Lombardia, sarebbero più arretrate, come la Sardegna (spesa sostenuta 17,85% pari a 230.481.864 euro), la Calabria (spesa sostenuta 16,09% pari a 175.294.783 euro) e la Sicilia (spesa sostenuta 15,39% pari a 336.075.113 euro). Se ci aggiungiamo, poi, le Province autonome di Bolzano (30,39%) e Trento (19,03%), vuol dire che la Lombardia si posiziona al decimo posto”.

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Il 2018 anno del cibo italiano

2018 anno del ciboI Ministeri delle politiche agricole e dei beni culturali e del turismo hanno proclamato il 2018 Anno nazionale del cibo italiano. Da gennaio prenderanno il via manifestazioni, iniziative, eventi legati alla cultura e alla tradizione enogastronomica dell’Italia. Si punterà sulla valorizzazione dei riconoscimenti Unesco legati al cibo come la Dieta Mediterranea, la vite ad alberello di Pantelleria, i paesaggi della Langhe Roero e Monferrato, Parma città creativa della gastronomia e all’Arte del pizzaiuolo napoletano iscritta di recente. Sarà l’occasione per il sostegno alla candidatura già avviata per il Prosecco e la nuova legata all’Amatriciana. Allo stesso tempo saranno attivate iniziative per far conoscere e promuovere, anche in termini turistici, i paesaggi rurali storici, per il coinvolgimento e la promozione delle filiere e ci sarà un focus specifico per la lotta agli sprechi alimentari. Lo stretto legame tra cibo, arte e paesaggio sarà inoltre il cuore della strategia di promozione turistica che verrà portata avanti durante tutto il 2018 attraverso la rete delle ambasciate italiane nel mondo e permetterà di evidenziare come il patrimonio enogastronomico faccia parte del patrimonio culturale e dell’identità italiana. I ministri Martina e Franceschini affermano che non si tratta di sottolineare solo i successi economici di questo settore che nel 2017 tocca il record di export a 40 miliardi di euro, ma di ribadire il legame profondo tra cibo, paesaggio, identità, cultura. Lo faremo dando avvio al nuovo progetto dei distretti del cibo. Lo faremo coinvolgendo i protagonisti a partire da agricoltori, allevatori, pescatori, cuochi.

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Servizio civile: 1830 giovani nell’agricoltura sociale

fattorie1Una notizia positiva per chi, come me, crede nell’agricoltura sociale, tanto da avere fatto approvare una legge in Lombardia. Il settore avrà una forte crescita e darà lavoro, coniugando sviluppo e solidarietà.
I bandi fanno riferimento a progetti che si rivolgono all’agricoltura sociale riguardano sia il settore dell’educazione e promozione culturale – dai temi alimentari a quelli ambientali e della biodiversità – sia il settore dell’assistenza, per favorire l’inserimento lavorativo dei giovani nell’agricoltura e nati dal protocollo d’intesa siglato tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali e il ministero del Lavoro e delle politiche sociali.
Grazie al lavoro tra le diverse istituzioni, si è riusciti a dedicare ulteriori risorse per la crescita dei nostri giovani e attraverso i due bandi pubblicati sono quasi raddoppiati i posti inizialmente disponibili per progetti di servizio civile in tema di agricoltura sociale
Il primo bando ha l’obiettivo di selezionare 489 volontari di servizio civile che saranno impegnati in 47 progetti finanziati con fondi del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali.
Il secondo bando è aperto alla selezione di 1.341 volontari da impiegare in 150 progetti di servizio civile per l’attuazione del Programma Operativo Nazionale “Iniziativa occupazione giovani”, finanziato attraverso fondi europei. In particolare, questo secondo bando è dedicato ai giovani Neet, cioè giovani non occupati e non inseriti in percorsi di istruzione e formazione e si inserisce nelle strategie di contrasto alla disoccupazione giovanile tracciate a livello europeo, a cui l’Italia partecipa attivamente.

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Bilancio regionale come sempre avaro per la provincia mantovana

parcheggio pomaIl Consiglio regionale ha deciso di bocciare, con i voti contrari di Lega, Forza Italia e del resto del centrodestra, gli emendamenti al bilancio regionale che avevo presentato per gli ospedali e le infrastrutture mantovane. Chiedevo un milione di euro per la riqualificazione del parcheggio dell’ospedale Carlo Poma, due milioni per la dotazione di due apparecchiature per la risonanza magnetica sia per il Poma che per l’ospedale di Pieve di Coriano, tre milioni per il completamento dei lavori dell’ospedale di Asola. Nessuna richiesta accolta.
Il bilancio regionale è il tempo delle scelte  e il centrodestra ha deliberatamente scelto di non investire sulla sanità mantovana né sulle nostre strade. È incomprensibile che tutte queste richieste di buonsenso siano state bocciate. Chiunque frequenti il Carlo Poma sa che parcheggiare è un incubo e le multe non si contano più. È un problema soprattutto per le persone anziane e ammalate per le quali dover parcheggiare lontano è un problema ancora maggiore. Stesso discorso per le apparecchiature per la risonanza magnetica che in provincia di Mantova sono appannaggio solo del privato. L’ospedale di Asola, invece, rimane un cantiere infinito nonostante le quasi ventimila firme raccolte dai cittadini, ancora una volta cornuti e mazziati.
Nel capitolo infrastrutture  chiedevo invece tre milioni per la riqualificazione della strada da Suzzara a Pegognaga (raccordo tra Cispadana casello autostradale di Pegognaga della A22), cinque milioni per il completamento della strada Po-Pe (da Quistello a Poggio Rusco) e tre milioni per la compartecipazione alla soppressione dei passaggi a livello nell’abitato di Bozzolo (come già fatto a Cremona). Anche qui la maggioranza non ha sentito ragioni.
Sono interventi attesi da molto tempo, ma che nemmeno questa volta hanno trovato un loro spazio nel bilancio regionale, come sempre avaro con la provincia mantovana, mentre trova risorse infinite per la Pedemontana che doveva essere realizzata con i soldi dei privati.

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E’ legge in Lombardia la mia proposta sull’agricoltura sociale

agricoltura_sociale-300x201In questi ultimi anni l’agricoltura sociale ha visto un notevole sviluppo. Solo nel 2012 l’Unione europea consigliava ai suoi Stati membri di dotarsi di norme ad hoc. La Lombardia, grazie al mio impegno nel Gruppo regionale del Pd, ora ha una legge regionale in materia, approvata questo pomeriggio in Consiglio regionale, con l’astensione di Lega e Lista Maroni, come già in VIII Commissione Agricoltura. Il concetto di agricoltura sociale è innovativo, ma in realtà è anche antico, perché a ben vedere da sempre la cultura contadina si è adoperata per l’accoglienza e l’ospitalità. L’agricoltura sociale, dunque, coniuga il lavoro con la solidarietà, ho detto  nel mio intervento. L’agricoltura non è più solo un’attività legata esclusivamente alla produzione di alimenti, ma sta ormai lasciando il posto a un’idea più complessa che vede al centro la multifunzionalità del sistema agricolo. In questo contesto l’agricoltura si configura come attività che affianca alla tradizionale funzione di produzione di beni alimentari la capacità di generare servizi connessi, sia orientati al mercato, sia in grado di dare luogo a valori di utilità pubblica di assoluto rilievo. È questo lo scenario in cui si inserisce l’agricoltura sociale: una forma di agricoltura che fornisce in modo continuativo, oltre all’attività agricola, servizi rivolti all’integrazione sociale e al reinserimento lavorativo di soggetti svantaggiati come ex-detenuti, ex-alcolisti, ex-tossicodipendenti, malati psichici, persone diversamente abili. Svolgere questo tipo di attività non solo permette alle persone svantaggiate di reinserirsi nella sfera produttiva e di ritrovare il contatto con la natura, ma ha anche effetti positivi sul loro benessere e sulla loro condizione di salute, promuove il loro reinserimento sociale, ne migliora la capacità di apprendimento e l’autostima, e rafforza quindi la loro partecipazione alla vita sociale. Oggi in Italia le aziende che fanno agricoltura sociale sono oltre 3mila con più di 30mila lavoratori. In Lombardia, le aziende accreditate come attività di agricoltura sociale sono solo 20 su 120 censite, ma in rapidissima crescita. La novità contenuta nella legge regionale, per conformarsi a quella nazionale, è il fatto che anche le cooperative sociali agricole vengono considerate aziende agricole a tutti gli effetti.

 La legge  definisce le finalità e gli obiettivi dell’agricoltura sociale, riconoscendo nelle caratteristiche multifunzionali delle attività agricole il contesto favorevole allo sviluppo di interventi e di servizi sociali, socio-sanitari ed educativi. Inoltre, offre una definizione normativa delle fattorie sociali nell’ottica dell’attività di impresa agricola, integrata con attività di carattere socio-sanitario, educativo e di inclusione lavorativa, a vantaggio di persone svantaggiate o a rischio di emarginazione. La nuova norma prevede inoltre l’istituzione di un Osservatorio regionale sull’agricoltura sociale al quale sarà affidato il compito di verifica, monitoraggio e valutazione della qualità dei servizi offerti, di un registro e della rete delle aziende accreditate. Quanto alle misure di sostegno promosse dalla Regione e agli interventi pubblici, si prevedono specifiche azioni: dalla promozione della fornitura di prodotti di agricoltura sociale per la ristorazione collettiva all’assegnazione prioritaria di terreni demaniali o di beni confiscati.

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Emergenza aviaria: cosa fa Regione Lombardia?

Come sempre questo Governo è al fianco di chi lavora e fa impresa anche in agricoltura: apprendiamo con favore la decisione del Ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina e della Ministro della Salute Beatrice Lorenzin di istituire un fondo da 20 milioni di euro a sostegno degli allevatori colpiti dall’aviaria. Grazie a un emendamento alla legge di bilancio, si potrà venire incontro agli allevatori colpiti per quanto riguarda i danni indiretti e per gli interventi di prevenzione. E questo perché i danni diretti vengono riconosciuti dalla Ue. Di fatto, perciò, il Governo è intervenuto con un ulteriore sostegno per gli imprenditori che avranno delle perdite, a differenza di quanto lamenta l’assessore regionale all’Agricoltura che ritiene le risorse stanziate non sufficienti. Ma allora noi chiediamo: Regione Lombardia non intende in nessun modo intervenire e integrare come ha fatto il Governo? E lui da assessore non dovrebbe promuovere attività utili all’agricoltura lombarda anziché limitarsi a criticare ogni iniziativa del Governo?.

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Via libera in Commissione Agricoltura alla legge sull’agricoltura sociale

agricoltura_sociale-300x201È stata approvata, in VIII Commissione Agricoltura del Consiglio regionale, la proposta di legge ‘Disposizioni in materia di agricoltura sociale’, presentata dal Gruppo regionale del Pd, della quale sono primo firmatario e relatore. La nostra legge è passata a maggioranza con a sola astensione della Lega e della Lista Maroni. La nostra proposta vuole essere migliorativa e più incisiva rispetto al settore del sociale nell’agricoltura . Tant’è che ci sembrava necessario avere una legge apposita che definisse finalità, obiettivi e modalità operative rispetto al testo unico sull’agricoltura. Ora contiamo di dare più lavoro a chi vuole avvicinare il sociale al mondo delle imprese agricole, allargando la solidarietà a chi ne ha più bisogno.

Attualmente, le aziende accreditate come attività di agricoltura sociale sono solo 20 su 120 mappate in Lombardia, ma sono sicuramente di più. Con questa legge contiamo che la platea, che potrà anche accedere così ai bandi del Psr, si allarghi e diventi decisamente più ampia. Con la definizione di agricoltura sociale si intende una forma di agricoltura che fornisce in modo continuativo, oltre all’attività agricola, servizi rivolti all’integrazione sociale e al reinserimento lavorativo di soggetti svantaggiati come ex detenuti, ex alcolisti, ex tossicodipendenti, malati psichici, persone diversamente abili. In questo, la fattoria diventa centro di servizi sociali dove la coltivazione dell’orto, la cura degli animali, il ciclo biologico e naturale, offrono stimoli nuovi per interventi di socializzazione, di formazione, di supporto all’educazione. Il progetto di legge del Pd, appena approvato, definisce le finalità e gli obiettivi dell’agricoltura sociale, riconoscendo nelle caratteristiche multifunzionali delle attività agricole il contesto favorevole allo sviluppo di interventi e di servizi sociali, socio-sanitari ed educativi. Inoltre, offre una definizione normativa delle fattorie sociali nell’ottica dell’attività di impresa agricola, integrata con attività di carattere socio-sanitario, educativo e di inclusione lavorativa, a vantaggio di persone svantaggiate o a rischio di emarginazione. La proposta di legge prevede inoltre l’istituzione di un Osservatorio regionale sull’agricoltura sociale al quale sarà affidato il compito di verifica, monitoraggio e valutazione della qualità dei servizi offerti, di un registro e della rete delle aziende accreditate.

Quanto alle misure di sostegno promosse dalla Regione e agli interventi pubblici, si prevedono specifiche azioni: dalla promozione della fornitura di prodotti di agricoltura sociale per la ristorazione collettiva all’assegnazione prioritaria di terreni demaniali o di beni confiscati.

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Non vogliamo il Frecciarossa, ma treni più veloci e più comodi sì

stazioneQuesta mattina ho presidiato la  stazione di Mantova per parlare dei problemi ancora irrisolti dei treni per Milano, ho incontrato pendolari, viaggiatori e personale. Treni freddi d’inverno e caldi d’estate, sovraffollamento e poca sicurezza, ancora troppi ritardi e soppressioni di corse. E poi il problema del raddoppio della linea e la soppressione dei  passaggi a livello. La linea Mantova-Milano ha oltre 10.000 passeggeri al giorno, nonostante tanti la evitino perchè non si sa quando si parte nè quando si arriva. Ma se funzionasse bene, si riducessero i tempi di percorrenza e magari si mettesse una corsa anche tra le 7 e le 8 di mattina, la userebbe ancora più gente. E’ chiaro che 4 ore al giorno di treno tra andata e ritorno, che aumentano per arrivare alla stazione da casa e dal lavoro, scoraggiano tanti. Invece, per esempio, le nostre ragazze e ragazzi potrebbero trovare lavoro a Milano senza dover emigrare da Mantova per trovare lavori qualificati, facendo tranquillamente i pendolari, se il viaggio fosse contenuto in tempi accettabili. D’altronde la distanza è di soli 151 Km e non c’è bisogno del Frecciarossa per trovare il modo di ridurre il tempo di percorrenza a 1 ora e 10 minuti, magari con passaggi intermedi, cominciando da raddoppi selettivi e eliminazione di passaggi a livello. Infatti le velocità percorribili attualmente sulla tratta variano dai 135 km/h da Mantova a Codogno ai  a 160 km/h da Codogno a Milano. L’armamento con il quale è costruita la tratta Mantova-Codogno permette però già una velocità massima di 160 km/h, ma la presenza dei numerosi passaggi a livello lungo la tratta abbassa la velocità a garanzia di una maggiore sicurezza degli attraversamenti stradali. Dopo 5 anni da pendolare e tanti interventi in Consiglio Regionale, devo constatare che pochissimo è cambiato. Ma resto convinto che lo sviluppo dei trasporti ferroviari, in particolare verso Milano e Verona rimanga una priorità per il nostro territorio.

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