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Inutili polemiche sulla Pac dell’assessore Fava

imagePer far inutile polemica politica, prendendo spunto da un metodo di lavoro che Regione Lombardia ha sempre avuto, anche in passato, l’assessore regionale all’Agricoltura si dimentica dei veri problemi del mondo agricolo lombardo.  Fava se ne esce oggi magnificando il fatto che la Regione ha anticipato la Pac: cosa che è sempre avvenuta non solo con l’attuale amministrazione, ma anche con le passate. E non è l’unica: lo fanno anche le altre Regioni dotate di organismo pagatore proprio, in primis Veneto e Toscana, come riconosce lo stesso assessore. Quindi, non c’è nessuna novità.

Ma questa è una scusa per polemizzare inutilmente a tre giorni dal voto sul referendum: nessuno, infatti, teorizza di riportare le competenze dell’agricoltura a Roma, come sostiene Fava, visto che nella riforma non si parla di niente del genere. Ma all’assessore leghista questa distorsione dei fatti fa comodo per chiudere la campagna elettorale referendaria. Oltre tutto, va ricordato che se Regione Lombardia è ed è stata sempre efficiente per i pagamenti agli agricoltori, non è certo per merito degli assessori, ma dell’efficienza della struttura che non è nemmeno alle dipendenze dell’assessorato. Invece alla figura istituzionale dell’assessore spettano altri compiti. Ad esempio, non mettersi continuamente di traverso rispetto alle decisioni da prendere insieme allo Stato centrale o già approvate dalle altre Regioni in sede di Conferenza Stato-Regioni. Il caso delle ex Apa è emblematico: l’Associazione allevatori Milano-Lodi ha lamentato il mancato trasferimento di risorse da parte della Regione, costringendo a tagliare i controlli funzionali per la tenuta del libro genealogico e per la selezione genetica, proprio perché le risorse regionali non sono arrivate. E in questo modo il servizio di assistenza tecnica agli allevatori è stato chiuso. Che si occupi di questo.

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Piano Sviluppo Rurale:Regione Lombardia molto indietro sui bandi

Fava continua a fare dichiarazioni sull’inefficienza di Bruxelles e del Governo, ma a questo punto ci viene da pensare che non sappia cosa succede in casa sua. Un conto sono le dichiarazioni e un conto i dati ufficiali, che narrano una storia ben diversa dalla favola che l’assessore ci propina un giorno sì e l’altro pure. Ecco, dunque, qualche dato sul Psr lombardo 2014-2020: In Lombardia gli operatori del sistema agricolo avrebbero a disposizione risorse complessive pari a 1.157 milioni di euro, di cui 499 milioni provenienti dall’Unione europea, 461 milioni dallo Stato, 197 milioni dal bilancio regionale.La Regione, a oggi, a copertura di oltre 2 anni e mezzo di programma, ha chiuso solo 6 bandi, per una dotazione finanziaria complessiva pari a 148.800.000 di euro. Tra l’altro le risorse non sono ancora state tutte assegnate, in quanto alcuni bandi sono ancora in fase istruttoria. Il ritardo nell’assegnazione alle aziende lombarde delle risorse è più che evidente. Peccato, perché la Lombardia era una regione molto efficiente in agricoltura, ma ormai ha perso tutto lo smalto che aveva grazie a questa gestione. Invece dobbiamo dire che il Governo, come riconosciuto unanimemente dalle associazioni agricole, sta facendo un lavoro di grande spessore e con serietà, senza polemizzare e strumentalizzare.

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Nutrie: subito reperire risorse e rimuovere ostacoli

Condividiamo da tempo le preoccupazioni dell’assessore regionale all’Agricoltura Fava sulle nutrie: il problema non va più rinviato. In Lombardia abbiamo una visione comune e concreta e chiediamo solo di poter agire. Al più presto Governo e Regione devono reperire le risorse e rimuovere gli ostacoli normativi per dare piena efficacia ai piani di abbattimento che, però, così come sono configurati ora, sembrano essere ancora troppo blandi. Bisogna partire subito con l’obiettivo di procedere all’eradicazione di questa specie nociva che crea danni importanti al territorio, all’agricoltura e potenzialmente anche alla salute. E per quanto riguarda il tema delle risorse è fondamentale reperirle e anche molto in fretta, come diciamo da tempo: senza un intervento straordinario, già da ora rischiamo di trovarci di fronte a una vera emergenza che, se trascurata, richiederà ben altri sforzi economici.

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Latte: boccata d’ossigeno per la zootecnia lombarda con l’accordo sottoscritto al Ministero

Finalmente, grazie al lavoro del Ministro Martina per trovare l’accordo sul prezzo, arriva una boccata d’ossigeno per gli allevatori italiani e lombardi. Ma non fermiamoci qui, anche se è importante che un primo passo sia stato fatto. Per questo ringraziamo il Ministro, le associazioni di categoria, le organizzazioni sindacali che si sono seduti al tavolo per cercare di trovare una soluzione per il comparto, ormai in forte sofferenza. Ora bisogna continuare su questa strada e raggiungere un tetto di retribuzione davvero significativo e che porti fuori dalla crisi in cui sono finite le aziende agricole lombarde. L’atteggiamento giusto è quello che ha portato all’accordo, non certo il metodo usato dall’assessore regionale Fava che per mesi ha gettato benzina sul fuoco e cercato in ogni modo di remare contro, intestandosi una battaglia che era evidentemente da condurre a livello nazionale. Ma ancora una volta, l’assessore leghista ha preferito disertare il tavolo di concertazione, vantandosene pubblicamente, per altro, piuttosto che dialogare con le parti. Poi però è facile chiacchierare, quando sono gli altri a lavorare per risolvere i problemi.

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Bilancio agricoltura: tagli pesanti ma raddoppio delle spese per la rivista dell’assessore

Esaminando il bilancio di previsione in Commissione, una  delle voci che ci ha più colpito è quella relativa al bimestrale della Direzione generale dell’agricoltura, ‘Lombardia Verde’: già ci sembrava che costasse moltissimo, ma addirittura lieviterà in pochi anni da 90mila a 200mila euro. Poi, abbiamo scoperto che questi sono solo una parte dei soldi spesi per le 50 pagine della rivista, cofinanziata all’80% da risorse comunitarie: si tratta dell’Iva al 22% e degli eventuali numeri speciali, che costano 48mila euro. E la spedizione è a carico sempre del bilancio regionale. In sostanza, per raccontare l’attività dell’assessorato si spendono centinaia di migliaia di euro. In aumento, per altro: forse l’assessore Fava, in vista del 2018, si sente già in campagna elettorale. Per contro, i tagli sono pesanti. Le risorse per i parchi passeranno dagli 8 milioni del 2015 ai 6 del 2016, alle poche centinaia di migliaia di euro degli anni successivi. Un taglio lineare secco e non si vede ancora la riforma della legge dell’83, promessa dall’assessore all’Ambiente. Per non parlare della montagna. Gli investimenti previsionali vengono letteralmente falcidiati e passano dai 25 milioni del 2015 agli 8 del 2016, ovvero 17 milioni di euro in meno. Altre voci, non meno importanti, del bilancio della Regione in tema di agricoltura, soffrono. Gli orti di Lombardia, appena partiti, quasi spariscono dai bilanci futuri. E per le nutrie che stanno devastando la parte più importante dei territori agricoli lombardi, si torna a soli 150mila euro, largamente insufficienti, sebbene nella variazione di bilancio dei mesi scorsi fossimo riusciti a riportare la voce sui 300mila euro.

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Latte: la Lega confonde l’Istituzione Regione con la sede di partito

Confondere l’istituzione con gli interessi di partito è un fatto gravissimo che la Lega continua a ignorare: ancora una volta Regione Lombardia è stata sede di un incontro politico quando la sua funzione è ben altra. Il tema del prezzo del latte è stato nuovamente trascinato dai leghisti al centro delle polemiche: su una questione di cui si sta occupando in prima persona il Ministro Maurizio Martina, e nonostante gli inviti a farsi da parte, continuano a inserirsi non solo l’assessorato guidato dal leghista Gianni Fava, ma ora anche il segretario del Carroccio Matteo Salvini. I fatti. Nella sede della Regione, c’è stato, appunto, un incontro tra Fava, Salvini e le rappresentante degli allevatori, anche se nemmeno tutte le associazioni degli agricoltori erano presenti (Coldiretti era clamorosamente assente) e questa la dice lunga sulla credibilità che l’assessore sta dimostrando a un mondo che è in difficoltà e che di tutto avrebbe bisogno, tranne che di prese di posizione per mere rendite politiche e partitiche. Tra l’altro non ci risulta che Salvini si intenda di agricoltura. Anzi, l’unica volta che la Lega si è occupata di latte, agli agricoltori lombardi è costata salatissima. Se proprio vuole intervenire, lo faccia nelle sedi a lui preposte, ovvero, appunto, il Parlamento europeo, invece che presentarsi a un incontro per mera propaganda.

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L’anticipo della PAC è possibile

L’assessore regionale all’Agricoltura cambia versione nel giro di 24 ore, ma sempre con un obiettivo: scaricare la colpa del ritardo nell’anticipazione della Pac sul Governo. Non è così. Mercoledì lo abbiamo incontrato in Commissione e ci ha spiegato che quest’anno non sarà possibile procedere con l’erogazione a luglio come in passato. Oggi se ne esce, rispondendo a Confagricoltura e dicendo perentoriamente che non è proprio possibile procedere all’anticipazione. Ma quello che sostiene non corrisponde ai fatti, perché a oggi l’anticipazione della Pac non può essere erogata non per colpa del Governo, ma per condizioni oggettive di slittamento delle date di presentazione delle domande a livello europeo. E comunque, ragionevolmente, per la fine di agosto i titoli saranno fissati e la Lombardia sarà nelle condizioni di poter erogare gli anticipi. Quindi non è una questione di efficienza dello Stato, ma di tempi tecnici. Vedremo se quando i titoli saranno pronti, anche Regione Lombardia sarà altrettanto preparata a erogare. Anzi, adesso i dubbi sull’efficienza regionale li abbiamo noi, visto che già sul Programma di sviluppo rurale era stato detto che la Lombardia era pronta prima degli altri. In realtà i suoi piani non sono ancora stati approvati, mentre quelli di altre regioni sì, ma su questo l’assessore non ha risposto.

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Agricoltura: la Regione non svela i costi (salati) del nuovo sistema informatico

Non è stato possibile sapere quanto è costato il passaggio dal Sistema informativo agricolo di Regione Lombardia (Siarl) al Sistema informativo di gestione delle conoscenze (Sisco), il programma informatico che permette agli agricoltori lombardi di gestire le proprie pratiche.  Anche oggi, la risposta dell’assessore è stata la stessa dei funzionari nell’altra seduta: vi faremo sapere. Siccome le cifre che si fanno nell’ambiente sono piuttosto consistenti e la categoria lamenta grosse difficoltà nell’uso del nuovo sistema, decisamente più complicato del precedente, è importante far sapere cosa è costato e continua a costare alle tasche di tutti i contribuenti. È un sistema che ha avuto grosse problematiche, lamentate dalle organizzazioni di categoria almeno due volte con noi consiglieri. I tecnici di Lombardia Informatica ci hanno, invece, detto che dal 15 marzo era tutto pronto e funzionante, mentre le criticità, soprattutto rispetto al vecchio sistema, sono state rilevate dalle imprese agricole. L’assessore, dal canto suo, ha voluto precisare che si trattava di malfunzionamento o di inefficienza e che in questo senso bisognava senz’altro intervenire. Ha anche affermato che non c’è stato un aggravio di costi rispetto al Siarl precedente. Ma non è stato in grado di dirci di che cifre si parla. E per la seconda volta in poche settimane ci è stato risposto che avremo i dati solo prossimamente.

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Agricoltura: quanto è costato il nuovo sistema informatico, che non funziona come deve?

Ho ricevuto con una certa sorpresa la convocazione della riunione prevista per il 22 aprile inerente le problematiche del Sistema Sisco… Mi sfugge il senso di quello che mi pare essere una sorta di faccia a faccia… Mi sconcerta la circostanza che, senza mai averci consultati, la Commissione tiri delle conclusioni…”. Il tono della lettera di risposta dell’assessore regionale all’Agricoltura Fava alla richiesta dell’VIII Commissione Agricoltura di trattare il tema delle problematiche Sisco, il sistema informativo agricolo regionale, di Lombardia Informatica, non lascia adito a dubbi. Fava si dice sorpreso, ma noi, piuttosto, siamo rimasti sorpresi dal tono e dai contenuti della sua lettera. Ai primi di aprile abbiamo ascoltato le organizzazioni di categoria, in audizione in Commissione, che ci spiegavano quali e quanti erano i problemi con il nuovo sistema, rinnovato da Lombardia Informatica dopo qualche anno, ma evidentemente meno funzionale della prima versione. Ricordo che attraverso il Sisco gli agricoltori dovrebbe svolgere tutti i loro adempimenti burocratici, quindi è un programma informatico molto importante. Che pare non funzionare a dovere, dunque. Da qui la richiesta della Commissione di ascoltare in proposito l’assessore, il quale, ha risposto piccato che le stesse organizzazioni professionali a lui hanno detto che tutto va bene. Riteniamo inaccettabile la risposta di Fava, sia per il contenuto – possibile che a noi sia stata detta una cosa e all’assessore l’esatto contrario? – che per il tono, assolutamente irritato. Intanto, ci chiediamo quanto ha speso Lombardia Informatica per questo nuovo programma che doveva risolvere ed essere migliorativo rispetto al primo, non peggiore, e quanto costa ai contribuenti lombardi la sua costruzione, implementazione e gestione. E d’altra parte le audizione erano state fatte proprio per capire quali erano i problemi emersi. Il Consiglio e le Commissioni hanno compiti di vigilanza che vogliamo esercitare fino in fondo. Dopo di che, se la Giunta Maroni vuole toglierci anche queste prerogative, che lo dica chiaramente. Sono comunque sicuro che questo incidente di percorso rientrerà prontamente e che l’assessore Fava verrà in Commissione a dirci cosa non va di questo programma di Lombardia Informatica.

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Di chi è la colpa dell’inquinamento delle acque sotterranee?

È proprio tutta colpa degli allevatori l’inquinamento delle acque sotterranee? Quanto c’entrano i nitrati e quanto incidono gli scarichi civili e industriali? L’ho chiesto oggi, in Consiglio regionale, con un’interrogazione a risposta immediata. Nel documento ricordavamo che lo studio completato dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) scagiona gli allevamenti e accerta la responsabilità nell’inquinamento delle acque sotterranee di settori diversi e concorrenti, dai fanghi di depurazione agli scarichi civili. Per questo, nel dispositivo chiedevamo anche quali azioni si stanno mettendo in campo affinché l’assessorato all’Ambiente di Regione Lombardia fornisca tutte le proprie competenze per sostenere e corroborare i dati di Ispra e per addivenire nel minor tempo possibile al risultato di una revisione delle aree vulnerabili sul territorio. L’interrogazione rileva anche che la Commissione Agricoltura della Camera ha approvato una risoluzione che impegna il Governo a promuovere il processo di revisione della direttiva nitrati sulla base dei dati scientifici oggi disponibili e chiede di tener conto delle altre fonti di inquinamento che porti a una tempestiva revisione delle cosiddette aree vulnerabili. Ma invece dell’assessore all’Ambiente Terzi, ha dovuto rispondere in via sostitutiva il collega dell’Agricoltura Fava, facendo il punto sulla questione della direttiva nitrati, ma non dando una vera risposta circa le fonti di inquinamento concorrenti. Noi, invece, volevamo capire esattamente dalla Direzione Ambiente quanto incidano la produzione civile e industriale, perché la presenza di azoto inquinante nelle aree sotterranee non è solo una questione agricola, ma complessiva.

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