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L’inutile e costoso carrozzone che vuole Maroni

Maroni vuole a tutti i costi creare un nuovo carrozzone e non gli importa se tutte le funzioni dell’agenzia regionale sono già di competenza dell’Anac di Cantone. Oltre tutto costerà un mucchio di denaro pubblico per mantenerlo. Gli organismi di controllo ci sono già e hanno anche funzionato, ma le loro indicazioni non sono state ascoltate. L’Arac finirà per essere una solo un paravento, pagato a peso d’oro, per coprire l’incapacità politica di Maroni di cambiare il corso dei rapporti tra la sanità lombarda e interessi torbidi.

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Sfiducia a Maroni respinta, ma gli scandali non sono finiti

Il centrodestra in Regione è condannato ad andare avanti nonostante le sei inchieste e il sostanziale fallimento nell’impegno a fare pulizia. È condannato perché sa che i lombardi hanno capito che le ramazze erano solo ornamentali e che i rapporti scorretti tra la sanità, la politica ed operatori economici sono rimasti intatti. La nostra mozione di sfiducia a Maroni è stata bocciata, ma i problemi che abbiamo indicato, a partire dai controlli fatti e poi ignorati e dalla conferma dei manager già coinvolti nelle inchieste, sono ancora tutti sul tavolo e in questo modo nuovi scandali non tarderanno a venire. Maroni si vuole ricandidare nel 2018? È pura arroganza, comunque saranno i cittadini a decidere.

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Lombardia in ritardo sulle ricette elettroniche, pur spendendo 200 milioni per l’informatica sanitaria

La Lombardia è solo sestultima tra le Regioni italiane per la ricetta elettronica, ben sotto la media italiana. A dirlo sono i dati di Federfarma relativi al dato di novembre 2015, che vedono la nostra Regione, con il suo 56,5% di ricette dematerializzate, ancora molto distante dal pieno compimento del progetto e ben lontana da Veneto e Sicilia che sfiorano il 90%.

La ricetta elettronica è il sistema di prescrizione delle prestazioni sanitarie, progetto dell’Agenda Digitale del Governo. Grazie all’adozione della Ricetta dematerializzata si dovrebbero avere diversi vantaggi tra cui la riduzione degli errori prescrittivi, un controllo capillare sui costi e un notevole risparmio sulla produzione delle ricette stesse. Il funzionamento della ricetta elettronica è in vigore su tutto il territorio nazionale dal 1 gennaio 2015. La relazione annuale sulla semplificazione che ci è stata presentata ieri, non ci ha portato, purtroppo, risultati migliori da quelli di Federfarma. La Lombardia non fa una bella figura. Stare sotto la media nazionale, nonostante i duecento milioni di euro che ogni anno spendiamo per l’informatica sanitaria, significa che qualcosa non sta funzionando. Dov’è la sempre sbandierata efficienza lombarda? La dematerializzazione è un progetto importante che va portato avanti con maggiore convinzione.

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La Regione blocca da 3 anni 7 nuove farmacie nel mantovano

Avrebbe potuto essere un modo per rilanciare l’economia dei territori così come aveva previsto, ormai 3 anni fa, il Cresci Italia. Eppure Regione Lombardia è rimasta inadempiente e non ha ancora assegnato alla provincia di Mantova le farmacie che diversi paesi attendono da più di 1000 giorni. In particolare sono 7 le nuove farmacie autorizzate in provincia di Mantova dal decreto: 2 a Porto Mantovano, 1 ad Asola, Castel Goffredo, Castiglione delle Stiviere, Gazzuolo e Suzzara. La Regione è dunque inefficiente. E, in questo modo, mentre tanti giovani attendono di aprire la propria farmacia, avviando così una nuova attività imprenditoriale, chi ha già una farmacia continua a tutelarsi dalla concorrenza. La pratica pare si sia impantanata nella burocrazia. E così, a più di 3 anni dalla chiusura del bando, oltre 300 sedi in tutta la Lombardia restano da assegnare.  Tante attività imprenditoriali che potevano partire sono al palo, è davvero ingiustificabile. E, tra l’altro, difficilmente si intravede una soluzione prima di giugno.

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Bocciate le ronde

Al centrodestra non riesce il tentativo di far regolarizzare e legittimare dalla Regione le ronde dei cittadini per la sicurezza delle città. È stata infatti bocciata con 27 voti a favore contro 29 tra contrari e astensioni la mozione presentata dalla lista Maroni che chiedeva alla Regione di riconoscere il ruolo delle associazioni che decidono di farsi carico del controllo del territorio. Non è bastato l’intervento dell’assessore Bordonali, delegata alla sicurezza, che ha chiesto di modificare il testo aggiungendo tra gli impegni la consulenza e il supporto da parte della giunta regionale a queste associazioni. Come scritto nella mozione poi bocciata dall’aula, “l’impegno della popolazione per la garanzia della sicurezza e del benessere sociale debba essere incoraggiato, coordinato, guidato e non certo colpevolizzato come purtroppo è accaduto in passato.  Quella mozione era sbagliata perché era l’ennesima strumentalizzazione dei temi della sicurezza, e sosteneva modalità che vanno oltre la gestione propria delle forze dell’ordine. Delegare a spesso presunti gruppi di volontariato il controllo del territorio è un modo per deresponsabilizzare i cittadini che andrebbero invece coinvolti in iniziative che aumentino le relazioni sociali e favoriscano un controllo sociale   all’insegna del buon vicinato piuttosto che della presenza delle ronde. Così facendo il centrodestra aumenta la sensazione di insicurezza nei cittadini e oltretutto non rende ragione al vero volontariato, che si occupa di tanti settori e per questo è già opportunamente regolamentato.

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Maroni taglia i fondi alle famiglie

Non basta accendere le luci del Pirellone e portare il Gonfalone al Family day: le politiche per le famiglie in Lombardia hanno subito da Maroni tagli molto pesanti e ora chiediamo di revocarli. Anzi, di fare molto di più. Noi crediamo davvero nella famiglia e vogliamo sostenerla perché troppo spesso è citata ad esempio, ma poi lasciata sola. Ecco i tagli che il Pd ha messo in fila: il Fondo regionale a favore della famiglia e dei suoi componenti fragili, istituito con nel 2013, prevedeva una dotazione annua ottimale di 330 milioni di euro, ridotta per il 2016 a soli 50 milioni di euro; i fondi a sostegno della maternità sono passati dai 9 milioni del 2012 a 860mila euro del 2016; il Fondo Sociale regionale, destinato ai servizi per minori, anziani e disabili gestiti dai Comuni è passato da 70 milioni del 2015 a 54 milioni del 2016; il fondo per il sostegno alle famiglie che assumono una badante, finanziato con 700mila euro del 2015 nel 2016 è stato azzerato. Inoltre, le risorse destinate a sostenere il diritto allo studio hanno visto una progressiva diminuzione negli anni; infine, il cosiddetto “reddito di autonomia lombardo” si è ridotto a un provvedimento una tantum destinato a una ridottissima platea di destinatari di interventi sociali spot. Tutto questo nonostante il Governo nazionale abbia aumentato per il 2016 la quota parte della Lombardia del Fondo Nazionale Politiche Sociali, ripristinato il Fondo per la Non Autosufficienza e aumentato la quota parte della Lombardia del Fondo Sanitario Nazionale. Le politiche per la famiglia della giunta Maroni sono contenute in pochi numeri, tutti in forte diminuzione, ma forse questo al Family day non è stato detto – attacca Carra -. La Regione può recuperare nel suo bilancio centinaia di milioni di euro tagliando gli stanziamenti del 2016 previsti per la comunicazione istituzionale, per la tessera sanitaria regionale lombarda in via di sostituzione con la tessera nazionale e per l’inutile e costoso referendum consultivo regionale per l’autonomia. Con queste risorse può e deve ripristinare per il 2016 le misure di sostegno alle famiglie lombarde almeno a quanto stanziato nel 2015. Ma non basta, occorre rivedere le misure per la maternità ed estenderle oltre i primi mesi di vita, anche aiutando le donne che lavorano a conciliare i tempi di cura dei figli con il lavoro. Pensiamo alla riduzione dell’addizionale regionale Irpef per chi ha figli minori, introdurre dei voucher di 100 ore per le baby-sitter e un fondo per prolungare il periodo di astensione lavorativo. Poi occorre ridurre davvero le rette delle case di riposo. Tutte queste misure devono essere estese alle famiglie monogenitoriali, che sono ormai il 13% del totale e in crescita costante, e, una volta disciplinate per legge, alle unioni civili.

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Riforme costituzionali: ok ai tavoli territoriali in Lombardia

Un percorso di confronto con gli enti locali e le loro rappresentanze, col Consiglio delle Autonomie locali, col mondo del lavoro e delle imprese per dare vita a una proposta condivisa di definizione degli assetti istituzionali in Lombardia. E’ questo il principale contenuto dell’ordine del giorno approvato in Aula consiliare a larga maggioranza, contrario solo il Movimento 5 Stelle, alla fine del lungo confronto sulle riforme costituzionali. Il documento impegna la Giunta insieme all’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale ad avviare in tempi brevi un confronto sul territorio, per far emergere una proposta di assetto istituzionale efficiente e rispondente ai bisogni dei cittadini lombardi. Tante le priorità evidenziate dal parlamento lombardo, a partire dal principio del rispetto delle peculiarità geografiche e sociali di ogni territorio.  Noi siamo pronti a fare la nostra parte: abbiamo già riunito i sindaci dei comuni capoluogo e i presidenti di provincia per costruire la nostra proposta di legge di riforma degli assetti delle autonomie locali che elimini gli enti inutili, che semplifichi la vita dei cittadini e che permetta di risparmiare risorse e migliorare i servizi.

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Linea Mantova-Milano: gli interventi previsti sono una goccia nel mare

trenord 1I 9 milioni di euro per la Milano – Mantova previsti dall’accordo di programma sottoscritto tra Rfi e Regione Lombardia sono una goccia del mare.Per di più l’intervento dovrebbe completarsi nel 2022. Cosa significa? Che per altri sette anni dovremo convivere con il disastro quotidiano a cui siamo abituati da anni? La situazione in cui versa il trasporto ferroviario mantovano è indecente e la la Regione deve metterci mano più prima che poi. I problemi sono sempre gli stessi e sono riconducibili alla scarsa manutenzione delle carrozze (molto spesso chiuse, senza riscaldamento o con problemi di funzionamento dell’ impianto di illuminazione), delle linee con passaggi a livello mal funzionanti e soprattutto del binario unico che va subito raddoppiato, almeno in alcuni tratti. E mai possibile che dobbiamo aspettare, se tutto va bene, ancora sette anni, per  non avere poi un servizio ferroviario degno di questo nomevisto che si interviene solo sul nodo di Castellucchio? Basta prese in giro, è ora di fatti concreti e non di fumo negli occhi.

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Trenord batte cassa in Regione

E i problemi della linea, delle rotaie, del l’eliminazione dei passaggi a livello? Senza un adeguato piano industriale i cento milioni all’anno che Trenord chiede a Regione Lombardia per rinnovare il parco rotabile ( nuovi treni) saranno soldi del contribuente spesi confusamente e invano, buoni solo per qualche manifestazione di giubilo (!!!) quando si inaugura un nuovo convoglio. Come pensano Regione Lombardia e Trenord di migliorare il servizio di trasporto ferroviario e di fare i necessari investimenti se si continua a proporre un progetto a corto respiro? Cinque anni di contratto sono insufficienti per pensare di dare una svolta ad un vettore che presenta evidenti limiti di affidabilità e di puntualità. Dopo anni desolatamente buttati è ora di dare la svolta che auspichiamo da anni, ovvero quella di mettere a bando di gara europea il sistema ferroviario regionale così come fatto in Emilia Romagna che, scegliendo questa strada, ha avuto la possibilità di rinnovare i due terzi del parco rotabile ammortizzando gli investimenti nei prossimi 22 anni e mezzo. In Lombardia servono 200 treni nuovi per un investimento di circa 1,5 miliardi di euro. Cosa aspettiamo a seguire l’esempio emiliano?

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Smog: fare subito gli interventi

Ieri il  Consiglio, all’unanimità,ha approvato la mozione del PD sull’inquinamento, proprio nella giornata in cui l’Assessore illustrava ai Comuni le deludenti decisioni prese da Regione Lombardia per combattere lo smog, già commentate dall’assessore Murari con affermazioni che condivido integralmente. Ancora una volta invece il Pd propone misure concrete per migliorare la qualità dell’aria e abbattere lo smog e l’approvazione della mozione ha dimostrato che la maggioranza ha recepito la denuncia che facciamo da tempo di una situazione che è veramente al limite, anzi oltre, e che richiede misure concrete ma soprattutto la capacità di intervenire in modo strutturale. Misure che, durante questi mesi, con continuità, abbiamo cercato sempre di sollecitare. In particolare con la mozione approvata “si impegna la Giunta a proseguire in modo incisivo l’azione per assumere un ruolo di regia per quanto riguarda le azioni di contenimento dell’inquinamento a breve, medio e lungo termine; a definire politiche organiche sul territorio per evitare il superamento dei limiti; a intensificare i rapporti con le altre Regioni della Pianura Padana e con i Ministeri interessati al fine di estendere i provvedimenti antismog in emergenza aria su tutto il territorio padano per ragioni di efficacia ed efficienza; a relazionare entro il mese di febbraio 2016, al Consiglio regionale, sullo stato di avanzamento dei lavori per la predisposizione del Piano clima e del Piano per l’adattamento ai cambiamenti climatici regionale”. Insomma la Regione deve impegnarsi molto di più di quanto sinora fatto, sopratutto quando lo stato di urgenza è superato, per pianificare una vera lotta contro l’inquinamento comune a tutto il territorio padano e non a macchia di leopardo.

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