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La Corte Costituzionale stabilisce che il diritto all’istruzione dei disabili prevale sul bilancio: Regione Lombardia si attenga al principio

imageCon la Sentenza 275 del 16 dicembre 2016 la Corte Costituzionale ha fatto chiarezza in ordine all’ articolo 81 della Costituzione, quello del pareggio di bilancio.Questo avviene mentre, contemporaneamente, in Lombardia, la questione dei diritti degli studenti disabili, viene messa in discussione a causa di una gestione politica che non dà priorità a questi temi. La Corte ha affermato, infatti, che l’esigenza di pareggio di bilancio e il rispetto della discrezionalità del legislatore nel destinare le risorse non può consentire che le risorse disponibili siano destinate in modo promiscuo a spese facoltative piuttosto che a garantire l’attuazione di diritti incomprimibili. E quindi  non può essere condiviso l’argomento secondo cui, ove la disposizione impugnata non contenesse il limite delle somme iscritte in bilancio, la norma violerebbe l’art. 81 Cost. per carenza di copertura finanziaria. A parte il fatto che, una volta normativamente identificato, il nucleo invalicabile di garanzie minime per rendere effettivo il diritto allo studio degli alunni disabili non può essere finanziariamente condizionato in termini assoluti e generali, è di tutta evidenza che la pretesa violazione dell’art. 81 Cost. è frutto di una visione non corretta del concetto di equilibrio del bilancio, sia con riguardo alla Regione che alla Provincia cofinanziatrice. È la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione (nella fattispecie, la Regione Abruzzo aveva negato in parte il finanziamento del 50% per il servizio trasporto degli studenti disabili alla Provincia di Pescara, in quanto l’articolo 6 comma 2-bis della legge regionale n.78 del 1978, aggiunto all’art.88 comma 4 del 2004, preveda l’erogazione “nei limiti della disponibilità finanziaria determinata dalle annuali leggi di bilancio e iscritta sul pertinente capitolo di spesa). La Corte rileva che il diritto all’istruzione del disabile è consacrato nell’art. 38 Cost., e spetta al legislatore predisporre gli strumenti idonei alla realizzazione ed attuazione di esso, affinché la sua affermazione non si traduca in una mera previsione programmatica, ma venga riempita di contenuto concreto e reale. La natura fondamentale del diritto, che è tutelato anche a livello internazionale dall’art. 24 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006, ratificata e resa esecutiva con legge 3 marzo 2009, n. 18, impone alla discrezionalità del legislatore un limite invalicabile nel «rispetto di un nucleo indefettibile di garanzie per gli interessati» (sentenza n. 80 del 2010), tra le quali rientra il servizio di trasporto scolastico e di assistenza poiché, per lo studente disabile, esso costituisce una componente essenziale ad assicurare l’effettività del medesimo diritto. Tutto questo però non è stato sufficiente a spingere la Regione Lombardia ad impegnarsi su questo tema: oltre 5 mila adolescenti disabili, che hanno bisogno di supporto nel trasporto casa-scuola, rischiano di non poter far fronte a queste spese. La Regione Lombardia infatti ha deciso di impegnarsi in prima persona solo a partire dall’a.s. 2017/2018, lasciando il compito di gestire la delega per i prossimi sei mesi alle province, tutt’ora sprovviste di risorse in quanto queste ultime non sono state messe a bilancio dalla Regione.

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Per la Cassazione legittimo licenziare per aumentare i profitti

imageLa sentenza  della Corte di Cassazione 25201 del 7 dicembre 2016, allarga il campo del licenziamento per giustificato motivo oggettivo, statuendo che non occorre che vi siano difficoltà economiche o uno stato di crisi aziendale, un calo di fatturato o bilanci in rosso per licenziare, ma è sufficiente la volontà di aumentare la redditività, ossia il profitto.  In altri termini, il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, per essere legittimo, d’ora in avanti non dovrà più essere considerato la extrema ratio, ma uno dei possibili sbocchi dell’autonomia organizzativa, potendo essere giustificato anche per migliorare l’efficienza di impresa o per la soppressione di una posizione o anche per adeguarsi alle nuove tecnologie. In poche parole, se l’attività dei privati è libera, deve esserlo anche la possibilità di organizzarla al meglio. Resta, e ci mancherebbe altro, la potestà del giudice del lavoro, il quale dovrà comunque  verificare in concreto l’esistenza della ragione dedotta dell’azienda e il nesso di causalità tra la ragione medesima e il licenziamento di quel particolare dipendente. La Corte evidenzia, quindi, che le ragioni inerenti all’attività produttiva o all’organizzazione del lavoro possono essere le più disparate, senza che le si possa ridurre a quelle che presuppongono la necessità di fronteggiare situazioni sfavorevoli.  E’ bene rammentare però, che già da qualche anno la Suprema Corte alterna sentenze che sposano due diversi filoni: il primo, tuttora  maggioritario, che configura il licenziamento come extrema ratio; il secondo, per il quale non è necessaria una crisi conclamata perché il datore di lavoro possa licenziare. La sentenza del 7 dicembre scorso si inserisce  proprio su questa strada: non è la prima che segue questo indirizzo, ma questa volta le motivazioni giuridiche sono molto articolate e spaziano dalla legge ordinaria, alla Costituzione, fino ad abbracciare il diritto comunitario. Tuttavia ritengo che, in materia di licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, possiamo ancora aspettarci futuri pronunciamenti in contrasto con quest’ultima sentenza, più aderenti alla giurisprudenza maggioritaria della Corte, anche se le motivazioni dovranno essere tali da superare i principi richiamati dalla sentenza in esame. Credo che si renderà pertanto necessaria una pronuncia a Sezioni Unite, per dirimere definitivamente il contrasto, in modo tale che vi sia certezza nell’applicazione del diritto.

Il principio stabilito dalla Cassazione è il seguente:

“Ai fini della legittimità del licenziamento individuale intimato per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell’art. 3 della I. n. 604 del 1966, l’andamento economico negativo dell’azienda non costituisce un presupposto fattuale che il datore di lavoro debba necessariamente provare ed il giudice accertare, essendo sufficiente che le ragioni inerenti all’attività produttiva ed all’organizzazione del lavoro, tra le quali non e’ possibile escludere quelle dirette ad una migliore efficienza gestionale ovvero ad un incremento della redditività dell’impresa, determinino un effettivo mutamento dell’assetto organizzativo attraverso la soppressione di una individuata posizione lavorativa; ove però il licenziamento sia stato motivato richiamando l’esigenza di fare fronte a situazioni economiche sfavorevoli ovvero a spese notevoli di carattere straordinario ed in giudizio si accerti che la ragione indicata non sussiste, il recesso  può risultare ingiustificato per una valutazione in concreto sulla mancanza di veridicità e sulla pretestuosità della causale addotta dall’imprenditore”.

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Finanziamenti per soggetti che operano in campo culturale:dal 6 giugno al 30settembre

Finalità: agevolazione finanziaria finalizzata a promuovere: – la valorizzazione dei beni culturali immobili; – la sostenibilità gestionale dei beni culturali immobili attraverso lo sviluppo di specifici programmi operativi e business-plan; – l’incremento della loro fruizione pubblica con tipologie diversificate di utilizzo culturale; – la conoscenza diffusa del patrimonio storico e artistico della Lombardia. Possono essere presentati progetti per interventi di valorizzazione ed incremento della fruizione pubblica di beni culturali immobili da realizzare tramite manutenzione straordinaria o restauro e risanamento conservativo.

Beneficiari: enti pubblici, enti privati, enti ed istituzioni ecclesiastiche civilmente riconosciute; che non operino in regime di impresa; siano proprietari o abbiano la comprovata, duratura e documentata disponibilità di beni culturali rientranti nelle categorie e nelle finalità ammesse.
Scadenza: a partire dalle ore 10.00 del 6 giugno 2016 sino alle 12.00 del 30 settembre 2016

link: http://www.regione.lombardia.it/shared/ccurl/740/947/dec%203830.pdf

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La Regione penalizza ingiustamente le associazioni e la solidarieta

associazionismoFare un banchetto di beneficenza o di autofinanziamento in Lombardia non sarà più tanto facile. La Regione ha infatti approvato le nuove linee guida per la “cessione a fini solidaristici” dando seguito alla modifica della legge sul commercio approvata a settembre. Ad essere regolate saranno le vendite, o meglio, la cessione in cambio di un offerta, delle arance per la lotta contro il cancro e dei fiori per la ricerca sulle malattie genetiche, ma anche delle caldarroste per gli alpini o delle torte per finanziare l’associazione locale o magari la scuola. D’ora in poi i prodotti alimentari potranno essere offerti solo se confezionati e tutti i comuni saranno tenuti ad approvare un proprio piano comunale delle cessioni a fini solidaristici nel quale, in accordo con i rappresentanti dei commercianti, dovranno definire le aree nelle quali i banchetti sono consentiti. L’obiettivo dichiarato è di non intralciare l’attività dei negozi: infatti la vendita dello stesso articolo, per esempio i fiori, non potrà essere effettuata nello stesso luogo per più di due volte. Potranno fare i banchetti solo gli enti non commerciali regolarmente costituiti (almeno con scrittura privata registrata), da un tempo congruo. Questi dovranno presentare domanda in comune per il banchetto almeno trenta giorni prima la data prevista per l’iniziativa e dovranno fornire le generalità del soggetto responsabile dell’attività, la precisa collocazione del banchetto, che deve essere a debita distanza da attività commerciali fisse o meno (mercati o ambulanti) che vendono la stessa categoria merceologica, la dimensione e tipologia dello spazio occupato (banchetto, gazebo, veicolo, ecc.), data, orario e finalità dell’iniziativa, tipo di merce offerta in cessione, dichiarazione dell’ente che attesti che i beni oggetto della cessione siano provenienti da una effettiva e regolare filiera produttiva e, infine, la dichiarazione dell’ente che attesti che l’iniziativa sia destinata esclusivamente alla raccolta fondi per fini di beneficenza, caritatevoli, solidaristici o di ricerca. I banchetti, inoltre, non potranno avere insegne luminose o pubblicità dei prodotti, ma solo insegne dell’ente che li organizza, ma dovranno tenere esposte le generalità dell’associazione, le finalità dell’iniziativa, la dizione “offerta libera” (è consentito indicare l’offerta minima). Sono escluse da queste norme le raccolte fondi in aree private non aperte al pubblico e destinate a precise categorie di persone (cene di autofinanziamento degli appartenenti ad un’associazione, per esempio), e quelle esercitate in aree private aperte al pubblico appartenenti alle confessioni per le quali vige il regime concordatario con lo Stato. Quando sei mesi fa fu approvata la legge avevamo purtroppo visto giusto: la Regione mostra i muscoli sempre contro i più deboli. Sono tantissime le associazioni che raccolgono fondi con i banchetti, tante le persone che vi si dedicano gratuitamente per sostenere la ricerca contro le malattie o per finanziare attività per i ragazzi, per i disabili e per le persone in difficoltà. La Regione dovrebbe aiutarli, non complicargli la vita come sta facendo con questo regolamento. E c’è un fattore non secondario, che sono gli ulteriori adempimenti a carico dei comuni. Questi, inevitabilmente, si riverseranno sui cittadini che non capiranno per quale ragione per iniziative benefiche siano necessari tanta burocrazia e tanti paletti.

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Lombardia molto in ritardo sulla semplificazione in sanità

Sono 178milioni le prestazioni sanitarie ambulatoriali, tra visite ed esami, erogate in un anno dal sistema sanitario regionale lombardo, di cui il 41,5% nelle strutture private accreditate. Solo 3.576.280 sono prenotate tramite il call-center della Regione, 56.601 tramite internet (compresa l’app Salutile, ad oggi attiva solo per gli ospedali milanesi) e 146.015 effettuate direttamente in farmacia. È quanto si evince dalla relazione annuale sulla semplificazione della Regione Lombardia, in discussione in questi giorni nelle commissioni del Pirellone. La gestione delle prenotazioni, così come il fascicolo sanitario e la ricetta farmaceutica elettronica sono portati a esempio di semplificazione a vantaggio del cittadino. Questi dati non sono affatto lusinghieri. La Lombardia è molto in ritardo su questo fronte, come abbiamo già avuto modo di denunciare. Il primo dato eclatante è che tutte le prestazioni effettuate nel privato convenzionato sono escluse dai metodi di prenotazione più comodi per l’utente, ma anche sul fronte interamente pubblico la realtà è deludente. Tutto ciò significa che il cittadino è costretto a tutt’oggi a telefonare di struttura in struttura per prenotare una visita o un esame, con grande perdita di tempo. E se questo, secondo la giunta regionale, è l’esempio di semplificazione a vantaggio del cittadino, figuriamoci il resto.

Anche sul fascicolo elettronico la Regione Lombardia ha molto terreno da recuperare: su 28.476.869 referti caricati nei 5.834.089 fascicoli elettronici compilati, solo 10.046.653 sono stati consultati dal medico curante o dal paziente stesso (un terzo del totale) nel corso del 2015. Ciò significa che la gran parte dei referti viene ancora portata a mano da medici di famiglia e specialisti.

Sulla ricetta farmaceutica dematerializzata la Lombardia ha recuperato il gap iniziale (erano solo il 2% a gennaio 2015) ed ha raggiunto il 70% delle ricette emesse a dicembre. Tuttavia i dati Promofarma, la società che monitora l’andamento della ricetta elettronica in tutta Italia, vedono la Lombardia ancora al 12esimo posto in Italia dopo Veneto (88,5%) Campania (87,7%), Sicilia (87, 3%) Piemonte (81,2%) etc. Ancora al palo è, invece, la ricetta dematerializzata per le prestazioni ambulatoriali, ferma al 4%.

Intanto, dall’introduzione del sistema informatico socio sanitario avvenuta quattordici anni fa, la spesa per l’informatica sanitaria è arrivata a valere 2,1 miliardi di euro. Verificare un corretto rapporto tra risorse impegnate e benefici reali per i cittadini sarebbe doveroso per Regione Lombardia.

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Poste: no alla consegna a giorni alterni

Il piano di riorganizzazione di Poste Italiane prevede che a partire da questo mese si introduca progressivamente la consegna della posta a giorni alterni in tutti i territori esterni alle aree metropolitane. Ciò significa, soprattutto per i piccoli centri, indebolire un servizio che già negli ultimi anni ha creato non pochi disagi alla popolazione. Numerosi sono infatti i comuni in cui ancora oggi il servizio viene effettuato a singhiozzo, con periodi di chiusura. Della vicenda delle poste il consiglio regionale si era occupato già lo scorso anno, quando l’azienda aveva deciso la razionalizzazione degli sportelli. È tornato sulla questione in questa occasione, con una mozione approvata in Aula.
Non bisogna penalizzare i piccoli centri. Soprattutto dispiace che dopo pochi mesi da quando abbiamo affrontato il problema delle chiusure degli uffici postali siamo ancora qui a parlare di razionalizzazione del servizio, che in pratica significa sguarnire molti centri minori con una consegna che rischia di essere peggiorativa rispetto a una situazione già critica. Bene che si apra il tavolo, ma Poste Italiane non può ragionare in termini meramente economici perché eroga un servizio molto importante soprattutto per le realtà minori.

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No discariche rifiuti nelle colline moreniche

La discarica che la società Ambientalgeo intenderebbe realizzare in Cava Pirossina, di cui è proprietaria, in comune di Castiglione delle Stiviere, è stata al centro di un’interrogazione a risposta immediata discussa  in Consiglio regionale, e presentata da me. Ho ripercorso tutta la vicenda sin dalla prima autorizzazione della Regione alla discarica di rifiuti nel 1997, poi bloccata dal Tar e dal Consiglio di Stato, ricordando che la Provincia di Mantova  ha predisposto e inviato alla Regione, l’11 novembre 2015, la ‘Relazione di dettaglio sullo stato di attuazione del Prgr – Aree idonee e non alla localizzazione degli impianti, in cui aveva chiesto di applicare il criterio escludente anziché penalizzante per la zona di ricarica degli acquiferi profondi relativamente alla costruzione di nuove discariche di rifiuti pericolosi e non, o varianti sostanziali a quelli esistenti che implichino consumo di suolo. Ma proprio su questo l’assessore all’Ambiente Terzi, che ha risposto alla question time, pur condividendo le preoccupazioni del territorio, ha detto che “se le Province individuano le aree idonee, è necessario che ci sia un’attivazione forte e precisa che si fondi su criteri oggettivi, anche per resistere eventualmente nelle opportune sedi giudiziarie. Insomma, per l’assessore non si può indicare tutta la provincia come escludente, ma servono indicazioni più circostanziate. Invece per me queste zone dovrebbero essere generalmente escludenti e non penalizzanti, proprio in quanto zona di ricarica degli acquiferi profondi. A questo punto, spero che la vicenda si chiuda bene, vista anche la volontà politica dell’assessore. Perché è giusto che Regione Lombardia sappia che la costruzione di questa nuova discarica non sta bene a tutti i cittadini e alle imprese del territorio, che operano soprattutto in campo agroalimentare e sarebbero fortemente a rischio per la presenza di una discarica di rifiuti speciali. Ma aldilà delle mie convinzioni, colgo positivamente la volontà di accoglimento delle integrazioni della Provincia che evidenzino le specificità e criticità della zona, che è molto vasta, essendo interessati a queste falde 100mila mantovani. Questo aspetto può essere davvero la pietra tombale sulle discariche di rifiuti alla Pirossina.

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Bando finanziamento commercio equo e solidale: dal 18 aprile al 19 maggio

Finalità: sostenere economicamente lo sviluppo di progetti presentati dalle Organizzazioni di commercio equo e solidale della Lombardia. Interventi ammessi: attività di formazione per gli operatori delle Organizzazioni di commercio equo e solidale; Iniziative culturali, azioni di sensibilizzazione e di educazione al consumo anche a livello scolastico; attività per la valorizzazione sul mercato dei prodotti del commercio equo e solidale e per il rafforzamento dei canali di vendita; organizzazione e partecipazione a fiere del commercio equo e solidale.

Beneficiari: Organizzazioni di commercio equo e solidale, con sede legale o operativa in Lombardia, aggregate in un partenariato formato da almeno tre Organizzazioni. Ciascuna Organizzazione può partecipare al massimo a due progetti. Ogni progetto deve riguardare in modo diffuso almeno tre territori provinciali.

Scadenza: dalle ore 9.00 del 18 aprile 2016 fino alle ore 12.00 del 19 maggio 2016

Link: Decreto 1771 del 11.03.2016 (98 KB) P7M; Bando commercio equo e solidale (500 KB) PDF; DGR 4536 del 10.12.2015 (342 KB) PDF

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Nuovo sollecito per gli operai forestali

Quattrocento lavoratori a rischio, 110mila ettari di bosco da gestire, 7 milioni di euro spostati su altri capitoli. La situazione dei consorzi forestali lombardi è grave: i dipendenti rischiano di trovarsi a casa da un giorno all’altro e l’assessore non li ha nemmeno ricevuti per ascoltare le loro ragioni. In ballo ci sono non solo i posti di lavoro, ma anche e soprattutto la prevenzione del dissesto idrogeologico di una regione fortemente a rischio.
Abbiamo chiesto in Commissione di approvare una risoluzione a sostegno di questi consorzi e dei loro lavoratori e ci è stato risposto positivamente, tanto che abbiamo istituito un gruppo di lavoro, ma ancora non si è visto nulla, nonostante la prima lettera con cui i consorzi sollecitavano un intervento risalga all’11 dicembre, l’audizione si sia tenuta il 10 febbraio e il 22 marzo scorso i lavoratori si siano addirittura presentati per protestare davanti al Pirellone.
Il Pd ha per questo inviato una lettera di sollecito in cui si chiede di “programmare il prima possibile il gruppo di lavoro appositamente istituito al fine di non perdere altro tempo invano e procedere con la dovuta celerità”.

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Connessione con banda larga: 450 milioni per la Lombardia

Un investimento di 450 milioni di euro per l’introduzione della Banda larga sull’intero territorio regionale. Questo è il contenuto di un accordo sottoscritto tra Regione Lombardia e il Governo in linea con gli obiettivi della banda digitale europea e con il Piano Operativo Regionale. Secondo l’accordo entro il 2020 tutti i cittadini dovranno avere a disposizione una connessione a 30 mbps e almeno l’85% a 100 mbps.
È molto positivo che in Lombardia parta questo  progetto, che è  frutto, a differenza di quanto fa intendere la giunta Maroni, di un piano nazionale e di un accordo con la Regione che prevede stanziamenti da parte del governo di 381 milioni e dei restanti 69 da parte di Palazzo Lombardia. Già, proprio quel governo che secondo Maroni e i suoi assessori non farebbe altro che tagliare fondi alla Lombardia.

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