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Latte:anche la Regione metta risorse per aiutare il settore

Per aiutare il comparto lattiero caseario a uscire dalla crisi che l’attanaglia da fin troppo tempo, il livello regionale deve collaborare con quello nazionale e in un’ottica comunitaria. Altrimenti non se ne esce, come ho sostenuto, questa mattina, in Aula e deciso, perciò, di votare a favore di una mozione sul grave stato di crisi del comparto, presentata dalla maggioranza e approvata all’unanimità. Siamo favorevoli a questa mozione perché ha un elemento significativo negli impegni, da appoggiare integralmente. Più volte come Pd abbiamo chiesto che anche Regione Lombardia mettesse risorse per questo settore e vedo che ora anche la maggioranza chiede la stessa cosa. Ci pare un passo avanti assolutamente importante. Se la mozione già di per sé era condivisibile, ho proposto un ulteriore impegno, accolto dal primo firmatario di maggioranza: chiediamo di impegnare la Giunta a collaborare con il Ministero delle Politiche agricole per sostenere in Europa l’importanza dell’etichettatura per l’indicazione dell’origine del latte stesso.

La Regione dovrebbe collaborare con il Governo, non sempre porsi di traverso. Non mi pare che si possa dire, come fa la Lega, che il Governo fa chiudere le stalle: il mercato è quello, si stanno mettendo in atto tutti i possibili interventi, si cerca di intervenire in sede Ue, perché l’agricoltura è una politica comunitaria. Per tanto non approveremo prese di posizione radicali e oppositive. O c’è una reale collaborazione o la Regione salvi le stalle da sola, se lo sa fare. Anche perché parla tanto di eccellenza lombarda, in tema di agricoltura, ma poi siamo molto in ritardo rispetto a tutta Italia con i bandi dei piani di sviluppo rurale e non è ancora stato pagato a tutti l’anticipo della Pac. Invece solo se si interviene con una collaborazione a livello regionale, nazionale e  comunitario riusciremo a imprimere una svolta. Facciamolo seriamente.

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Gli aironi rossi entrano nella valle del Mincio

È stata approvata in commissione Agricoltura la modifica della delimitazione e del regime di tutela della Riserva naturale regionale Valli del Mincio. Le novità sono legate al fatto che mentre l’isola dell’Airone Rosso entrerà ufficialmente a far parte dell’area tutelata, la pista di collaudo dei mezzi militari della Marconi spa ne uscirà, mantendo però delle prescrizioni concordate con il Parco per l’uso.
Come relatore del provvedimento ho voluto ascoltare tutte le parti in causa e poi la Commissione ha votato a favore della proposta presentata dal Parco del Mincio, già approvata dalla Giunta. L’atto passerà il vaglio del Consiglio regionale di martedì prossimo, dopo il quale l’oasi naturale perderà i 7mila metri quadri su cui si estende la pista di collaudo dell’azienda, ma guadagnerà i 914mila metri quadri dell’isola dove nidificano gli aironi rossi.
Questo è solo il primo passo: adesso è importante che il progetto di ampliamento prosegua, con l’inserimento di ulteriori 400 ettari Facendo un serio studio cartografico per evitare di inserire attività produttive. Tutti gli enti coinvolti sono favorevoli, ma è fondamentale che il progetto si concretizzi al più presto. Regione Lombardia deve essere celere nel concludere l’iter di questa lunga pratica.

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Dote scuola: oltre il danno, la beffa

Con dote scuola in Lombardia siamo alle solite: vengono favoriti coloro che hanno redditi più alti e si penalizza chi ha più bisogno. Regione Lombardia ha infatti ripartito le risorse per il diritto allo studio nella scuola dell’obbligo, con l’aggiunta, in chiave lombarda, del sostegno alla libertà di scelta delle famiglie che mandano i figli alle scuole paritarie. La novità è che ci sono meno fondi rispetto al 2015, ma viene allargato, seppure in via sperimentale, il contributo anche a famiglie con Isee più alto.  Nel dettaglio, la cifra complessiva stanziata per il sistema Dote scuola è di 41 milioni di euro (l’anno scorso erano 56). Sono confermate le componenti, ovvero il Buono scuola per gli studenti delle paritarie – 25 milioni che l’anno scorso erano 29,5 milioni – con la novità di una fascia in più: nel 2015 la fascia Isee massima era tra 28.001 e 38.000 euro, per il 2016 è stata introdotta, appunto in via sperimentale, una quinta fascia da 38.001 a 42.000.

In sintesi, con meno risorse si dà la possibilità di ottenere i quattrini anche alle famiglie con più risorse a disposizione. Non sarebbe più logico il contrario, ovvero dare più a chi ha meno?

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L’inutile e costoso carrozzone che vuole Maroni

Maroni vuole a tutti i costi creare un nuovo carrozzone e non gli importa se tutte le funzioni dell’agenzia regionale sono già di competenza dell’Anac di Cantone. Oltre tutto costerà un mucchio di denaro pubblico per mantenerlo. Gli organismi di controllo ci sono già e hanno anche funzionato, ma le loro indicazioni non sono state ascoltate. L’Arac finirà per essere una solo un paravento, pagato a peso d’oro, per coprire l’incapacità politica di Maroni di cambiare il corso dei rapporti tra la sanità lombarda e interessi torbidi.

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Maroni vuole salvare solo se stesso

Il progetto di legge regionale che istituisce l’ARAC è essenzialmente un paravento per Maroni in evidente difficoltà. L’ufficio legislativo del Consiglio ha di fatto confermato la nostra convinzione: l’agenzia regionale è nel complesso un doppione dell’Authority nazionale anti corruzione e per di più il testo predisposto dalla Giunta presenta evidenti profili di incostituzionalità.  La Regione ha già diversi organismi di controllo, come il Comitato di controllo sulla legalità degli appalti e l’Agenzia dei controlli in sanità, c’è perfino un sottosegretario alla trasparenza, serve davvero creare una nuova struttura che prevede un ulteriori costi per la Regione?”. Maroni per salvare se stesso mette in difficoltà tutte le strutture regionali sia della Giunta che del Consiglio. Detta di fatto i tempi compatibili solo con la sua voglia di difendersi senza mettere in condizione chi di dovere di affrontare seriamente il provvedimento. E’ l’ennesima forzatura fatta da questo presidente in tre anni di legislatura.

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Sfiducia a Maroni respinta, ma gli scandali non sono finiti

Il centrodestra in Regione è condannato ad andare avanti nonostante le sei inchieste e il sostanziale fallimento nell’impegno a fare pulizia. È condannato perché sa che i lombardi hanno capito che le ramazze erano solo ornamentali e che i rapporti scorretti tra la sanità, la politica ed operatori economici sono rimasti intatti. La nostra mozione di sfiducia a Maroni è stata bocciata, ma i problemi che abbiamo indicato, a partire dai controlli fatti e poi ignorati e dalla conferma dei manager già coinvolti nelle inchieste, sono ancora tutti sul tavolo e in questo modo nuovi scandali non tarderanno a venire. Maroni si vuole ricandidare nel 2018? È pura arroganza, comunque saranno i cittadini a decidere.

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Lombardia in ritardo sulle ricette elettroniche, pur spendendo 200 milioni per l’informatica sanitaria

La Lombardia è solo sestultima tra le Regioni italiane per la ricetta elettronica, ben sotto la media italiana. A dirlo sono i dati di Federfarma relativi al dato di novembre 2015, che vedono la nostra Regione, con il suo 56,5% di ricette dematerializzate, ancora molto distante dal pieno compimento del progetto e ben lontana da Veneto e Sicilia che sfiorano il 90%.

La ricetta elettronica è il sistema di prescrizione delle prestazioni sanitarie, progetto dell’Agenda Digitale del Governo. Grazie all’adozione della Ricetta dematerializzata si dovrebbero avere diversi vantaggi tra cui la riduzione degli errori prescrittivi, un controllo capillare sui costi e un notevole risparmio sulla produzione delle ricette stesse. Il funzionamento della ricetta elettronica è in vigore su tutto il territorio nazionale dal 1 gennaio 2015. La relazione annuale sulla semplificazione che ci è stata presentata ieri, non ci ha portato, purtroppo, risultati migliori da quelli di Federfarma. La Lombardia non fa una bella figura. Stare sotto la media nazionale, nonostante i duecento milioni di euro che ogni anno spendiamo per l’informatica sanitaria, significa che qualcosa non sta funzionando. Dov’è la sempre sbandierata efficienza lombarda? La dematerializzazione è un progetto importante che va portato avanti con maggiore convinzione.

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La Regione blocca da 3 anni 7 nuove farmacie nel mantovano

Avrebbe potuto essere un modo per rilanciare l’economia dei territori così come aveva previsto, ormai 3 anni fa, il Cresci Italia. Eppure Regione Lombardia è rimasta inadempiente e non ha ancora assegnato alla provincia di Mantova le farmacie che diversi paesi attendono da più di 1000 giorni. In particolare sono 7 le nuove farmacie autorizzate in provincia di Mantova dal decreto: 2 a Porto Mantovano, 1 ad Asola, Castel Goffredo, Castiglione delle Stiviere, Gazzuolo e Suzzara. La Regione è dunque inefficiente. E, in questo modo, mentre tanti giovani attendono di aprire la propria farmacia, avviando così una nuova attività imprenditoriale, chi ha già una farmacia continua a tutelarsi dalla concorrenza. La pratica pare si sia impantanata nella burocrazia. E così, a più di 3 anni dalla chiusura del bando, oltre 300 sedi in tutta la Lombardia restano da assegnare.  Tante attività imprenditoriali che potevano partire sono al palo, è davvero ingiustificabile. E, tra l’altro, difficilmente si intravede una soluzione prima di giugno.

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Bocciate le ronde

Al centrodestra non riesce il tentativo di far regolarizzare e legittimare dalla Regione le ronde dei cittadini per la sicurezza delle città. È stata infatti bocciata con 27 voti a favore contro 29 tra contrari e astensioni la mozione presentata dalla lista Maroni che chiedeva alla Regione di riconoscere il ruolo delle associazioni che decidono di farsi carico del controllo del territorio. Non è bastato l’intervento dell’assessore Bordonali, delegata alla sicurezza, che ha chiesto di modificare il testo aggiungendo tra gli impegni la consulenza e il supporto da parte della giunta regionale a queste associazioni. Come scritto nella mozione poi bocciata dall’aula, “l’impegno della popolazione per la garanzia della sicurezza e del benessere sociale debba essere incoraggiato, coordinato, guidato e non certo colpevolizzato come purtroppo è accaduto in passato.  Quella mozione era sbagliata perché era l’ennesima strumentalizzazione dei temi della sicurezza, e sosteneva modalità che vanno oltre la gestione propria delle forze dell’ordine. Delegare a spesso presunti gruppi di volontariato il controllo del territorio è un modo per deresponsabilizzare i cittadini che andrebbero invece coinvolti in iniziative che aumentino le relazioni sociali e favoriscano un controllo sociale   all’insegna del buon vicinato piuttosto che della presenza delle ronde. Così facendo il centrodestra aumenta la sensazione di insicurezza nei cittadini e oltretutto non rende ragione al vero volontariato, che si occupa di tanti settori e per questo è già opportunamente regolamentato.

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Maroni taglia i fondi alle famiglie

Non basta accendere le luci del Pirellone e portare il Gonfalone al Family day: le politiche per le famiglie in Lombardia hanno subito da Maroni tagli molto pesanti e ora chiediamo di revocarli. Anzi, di fare molto di più. Noi crediamo davvero nella famiglia e vogliamo sostenerla perché troppo spesso è citata ad esempio, ma poi lasciata sola. Ecco i tagli che il Pd ha messo in fila: il Fondo regionale a favore della famiglia e dei suoi componenti fragili, istituito con nel 2013, prevedeva una dotazione annua ottimale di 330 milioni di euro, ridotta per il 2016 a soli 50 milioni di euro; i fondi a sostegno della maternità sono passati dai 9 milioni del 2012 a 860mila euro del 2016; il Fondo Sociale regionale, destinato ai servizi per minori, anziani e disabili gestiti dai Comuni è passato da 70 milioni del 2015 a 54 milioni del 2016; il fondo per il sostegno alle famiglie che assumono una badante, finanziato con 700mila euro del 2015 nel 2016 è stato azzerato. Inoltre, le risorse destinate a sostenere il diritto allo studio hanno visto una progressiva diminuzione negli anni; infine, il cosiddetto “reddito di autonomia lombardo” si è ridotto a un provvedimento una tantum destinato a una ridottissima platea di destinatari di interventi sociali spot. Tutto questo nonostante il Governo nazionale abbia aumentato per il 2016 la quota parte della Lombardia del Fondo Nazionale Politiche Sociali, ripristinato il Fondo per la Non Autosufficienza e aumentato la quota parte della Lombardia del Fondo Sanitario Nazionale. Le politiche per la famiglia della giunta Maroni sono contenute in pochi numeri, tutti in forte diminuzione, ma forse questo al Family day non è stato detto – attacca Carra -. La Regione può recuperare nel suo bilancio centinaia di milioni di euro tagliando gli stanziamenti del 2016 previsti per la comunicazione istituzionale, per la tessera sanitaria regionale lombarda in via di sostituzione con la tessera nazionale e per l’inutile e costoso referendum consultivo regionale per l’autonomia. Con queste risorse può e deve ripristinare per il 2016 le misure di sostegno alle famiglie lombarde almeno a quanto stanziato nel 2015. Ma non basta, occorre rivedere le misure per la maternità ed estenderle oltre i primi mesi di vita, anche aiutando le donne che lavorano a conciliare i tempi di cura dei figli con il lavoro. Pensiamo alla riduzione dell’addizionale regionale Irpef per chi ha figli minori, introdurre dei voucher di 100 ore per le baby-sitter e un fondo per prolungare il periodo di astensione lavorativo. Poi occorre ridurre davvero le rette delle case di riposo. Tutte queste misure devono essere estese alle famiglie monogenitoriali, che sono ormai il 13% del totale e in crescita costante, e, una volta disciplinate per legge, alle unioni civili.

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