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Sul Piano di Sviluppo Rurale l’Assessore tace

Bandi per l’attuazione del Piano di sviluppo rurale, il Psr, sempre più in ritardo e l’assessore regionale all’Agricoltura non va in Commissione a dare spiegazioni ai consiglieri. Ai primi di giugno abbiamo presentato un’interrogazione cui avrebbe dovuto rispondere in tempi abbastanza brevi. Invece, ancora oggi, scopriamo che è indisponibile, compatibilmente con gli impegni dell’Aula, in sostanza fino a settembre.
Per questo trasformeremo la nostra interrogazione in un question time cui sarà costretto a rispondere nella prima seduta di consiglio dedicata agli atti di indirizzo, che a questo punto cade il 6 settembre.
La preoccupazione di aziende agricole lombarde e consiglieri regionali del Pd nasce dal fatto che l’assessore Fava ha comunicato il calendario dei prossimi bandi del Psr 2014-2020 e l’apertura di 10 nuovi, 5 entro i mesi di aprile/maggio, 4 entro giugno e un bando entro il periodo di giugno/luglio 2016. Ebbene, alla data dell’interrogazione nessuno di questi bandi era stato ancora pubblicato e l’assessore non si sogna di venire in Commissione a spiegare il perché o a rispondere alle nostre domande.
A Fava il Pd aveva chiesto “quali azioni metterà in atto per recuperare i gravi ritardi accumulati nella fase di attuazione del Psr 2014-2020 e con quali tempi le aziende lombarde riceveranno le risorse relative ai primi sei bandi chiusi; quali siano i reali tempi di pubblicazione dei bandi già annunciati e non ancora aperti e quali i motivi degli ulteriori relativi ritardi; quale sia il calendario effettivo di pubblicazione delle prossime misure, almeno per la parte che riguarda il secondo semestre 2016″.

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La monarchia in Lombardia

Facciamo un unico emendamento: chiediamo che Regione Lombardia diventi una monarchia. Era ironico fino a un certo punto il mio  commento  quando questo pomeriggio ha dichiarato la non partecipazione al voto – assieme al resto dell’opposizione – ai documenti finanziari di luglio. La Commissione doveva votare il rendiconto generale per l’esercizio 2014 e l’assestamento al bilancio di previsione 2015-2017. Provvedimenti arrivati solo poche ore fa e che dovevamo ancora analizzare e approfondire. Ma non solo noi di minoranza: vediamo una contrapposizione tra Consiglio e Giunta che coinvolge tutti i commissari. Perché anche i colleghi di maggioranza vivono sicuramente le nostre stesse difficoltà. Soprattutto in una Commissione in cui normalmente si lavora con spirito di collaborazione. Avevo, a questo scopo, depositato una lettera al presidente di Commissione chiedendo più tempo per analizzare i documenti contabili. Noi faremo la nostra parte in Aula. Quindi, prepareremo emendamenti e ordini del giorno per la discussione in Consiglio, ma non è la stessa cosa che ragionarci assieme qui, in Commissione, dove riusciamo quasi sempre a trovare una sintesi. Così, invece, nessuno di noi, maggioranza o minoranza, ha il tempo di poter capire come mai certe voci sono state riviste completamente, certe poste importanti sono state indirizzate altrove. E così non si può di sicuro incidere su un provvedimento tanto corposo.

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La Commissione europea ha approvato altri 24 Programmi di sviluppo rurale: la Lombardia ancora esclusa

La Commissione europea ha approvato 24 Programmi di sviluppo rurale (Psr), cioè quei piani volti a migliorare la competitività del settore agricolo dell’Ue, la cura per la campagna, il clima e il rafforzamento del tessuto economico e sociale delle comunità rurali nel periodo fino al 2020. Tra i programmi approvati per l’Italia ci sono la provincia autonoma di Bolzano, Emilia Romagna, Toscana e Veneto. Ma apprendiamo con rammarico che non c’è la Lombardia! Dopo che l’assessore regionale all’Agricoltura Fava aveva assicurato in tutti i modi che era stata la prima regione italiana a presentare la documentazione e sarebbe stata la prima a essere finanziata. In effetti, nei precedenti programmi era stata se non la prima dell’elenco, almeno nel gruppo delle prime ad avere l’ok europeo al Psr. Ci chiediamo perché quest’anno non lo sia, cosa sia successo, dove stia il problema. Siamo molto preoccupati per questo fatto e per quel che comporterà per gli agricoltori lombardi, visto che in ballo ci sono 1.157 milioni di euro per la programmazione settennale 2014/2020. E auspichiamo che al più presto venga approvato il Psr di Regione Lombardia, perché le aziende agricole attendono, senza ulteriori ritardi, le linee relative agli investimenti.

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Piano Sviluppo Rurale: essenziale far partire i bandi

Il gruppo regionale del Pd ha votato a favore della risoluzione che invita la Giunta regionale ad approvare e applicare il Piano di Sviluppo Rurale 2014/2020, essenziale per poter attivare i bandi per l’agricoltura lombarda utilizzando i fondi europei. La Lombardia  si trova nella strana situazione di essere la prima e l’unica Regione ad aver utilizzato tutti i fondi europei, ma ha il demerito di aver notificato a Bruxelles con dieci giorni di ritardo rispetto alla scadenza il PSR rivisto alla luce delle osservazioni della Commissione europea. Ora, grazie all’impegno del Governo, la Commissione dovrebbe approvarlo in via ufficiosa nel mese di marzo e ciò permetterebbe alla Regione di indire i bandi senza attendere l’autunno. Quindi il nostro è un sostegno all’assessore Fava perché faccia in fretta e perché appena avuto l’ok dall’UE emetta i bandi per le misure di superficie ma anche quelli per gli investimenti, che erano stati inizialmente messi in dubbio.

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Al più presto i bandi per le aziende del Piano di Sviluppo Rurale

Approvata all’unanimità la Risoluzione che chiede alla Giunta di proseguire nel percorso affinché l’approvazione del PSR avvenga nella maniera più celere possibile, trattandosi di uno strumento di programmazione fondamentale per l’agricoltura regionale e affinché si rispettino gli impegni già assunti, a gennaio, nell’incontro con il Ministero delle Politiche Agricole, nel quale è stato chiesto ai rappresentanti della Commissione Europea di attestare la conclusione positiva dell’istruttoria, così che possano essere emesse i bandi per le nuove misure anche prima della formale approvazione dei PSR. Siamo soddisfatti di questa risoluzione perché gli agricoltori lombardi attendono con ansia i nuovi bandi. Questo è un modo per far ripartire l’economia agricola della nostra regione e dare certezza a tutte le aziende.

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Riforma province: abbiamo richiesto le audizioni per le deleghe relative all’agricoltura

L’VIII Commissione Agricoltura del Consiglio regionale ha accolto la richiesta del Gruppo regionale del Pd di dare avvio a una serie di audizioni in merito alla riforma del sistema delle autonomie della Regione, per quanto attiene i temi dell’agricoltura. Nel progetto di legge di riordino delle Province, in esame anche in Commissione Agricoltura, anche se come consultiva, è previsto che le uniche deleghe che torneranno in capo alla Regione saranno quelle relative ad agricoltura, foreste, caccia e pesca, cioè tutte di nostra competenza. Vista l’importanza che queste deleghe rivestono, soprattutto in determinati territori della nostra regione, chiediamo di ascoltare le rappresentanze politiche delle Province, la parte tecnica degli assessorati provinciali e regionali coinvolti da questa riforma e le associazioni più rappresentative degli agricoltori. L’obiettivo è capire con maggiore compiutezza quali siano le ricadute anche organizzative per i territori della nostra regione e così individuare anche eventuali osservazioni, suffragate da elementi oggettivi, da inviare alle commissioni referenti. Ho ritenuto utile invitare a un confronto anche l’assessorato  regionale all’agricoltura per fare il punto sulle modalità relative all’eventuale passaggio di deleghe e a questa richiesta il presidente di Commissione ha immediatamente risposto annunciando un prossimo incontro con l’assessore Fava.

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Macello di Bagnolo: intervenga Finlombarda per mantenere la produzione

macello fotoUna risoluzione da votare a sostegno degli impianti di macellazione dei suini lombardi, in particolare di quello del Consorzio Virgilio di Bagnolo San Vito, con l’intervento di Finlombarda. E’ quanto ho proposto oggi, mercoledì 23 aprile 2014, durante l’audizione, con il presidente del Consorzio e dei rappresentanti di Flai Cgil e Fai Cisl sulla situazione occupazionale dei lavoratori del macello.
Durante l’incontro, sia dai sindacati che dal presidente del Consorzio è stata tracciata la situazione che ormai tutti conosciamo: da un lato un piano industriale che prevede l’uscita del Consorzio dal settore carni e il trasferimento e la chiusura di Euroformaggi da Valeggio a Bagnolo, con la trasformazione in polo logistico. Dall’altro, la proposta dei sindacati di voler esplorare la possibilità di cedere il macello a una cooperativa di allevatori di suini, ipotesi che non ha trovato contrario il presidente della cooperativa.
Da parte sua, la Regione – era presente l’assessore all’Agricoltura Fava –,ha confermato che la chiusura dell’impianto sarebbe una sciagura, perché significherebbe peggiorare la crisi che già investe il settore suinicolo. La Giunta sarà, dunque, d’accordo con me sul fatto di stendere e sottoscrivere un documento a sostegno prima di tutto dell’impianto di Bagnolo, ma poi, in generale, di tutto il comparto. L’obiettivo è tutelare una specificità e delle professionalità che si sono formate con gli anni e l’esperienza e che molti ci invidiano. Il presidente del Consorzio si è detto favorevole a una soluzione alternativa: non vedo perché Regione Lombardia non debba percorrerla.
Scriverò subito la nostra proposta: prepareremo il testo da votare già per la prossima settimana. Dobbiamo precorrere i tempi.

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Valorizzare l’agricoltura sociale

agricoltura_sociale-300x201Reinserire nel mondo del lavoro soggetti svantaggiati, come ex-detenuti, ex-alcolisti, ex-tossicodipendenti, malati psichici, persone diversamente abili, e occuparsi di iniziative di carattere sociale. Mandando avanti molto bene un’azienda agricola, una cooperativa o un agriturismo di successo. E ottenendo finanziamenti, attraverso il Piano di sviluppo rurale, quindi direttamente dai fondi europei, ma anche le terre confiscate alla mafia. Potrebbe essere presto possibile per le aziende che in Lombardia fanno agricoltura sociale, ma soprattutto può aprire un ventaglio di opportunità anche per altri che finora non sapevano come muoversi, proprio perché manca un quadro normativo.

Il Gruppo regionale del Pd ha appena depositato un progetto di legge che mette nero su bianco la possibilità di fare agricoltura sociale e regola ciò che già esiste. Stamattina ho illustrato la proposta  nella sede del Pirellone,  assieme a Marco Boschetti, direttore del Consorzio agrituristico mantovano “Verdi terre d’acqua”, Franco Viganò, della Coafra Cooperativa Agricola Fraternità di Cernusco sul Naviglio (Mi), Giacomo Pedretti, dell’agriturismo e azienda agricola Cascina Sguazzarina di Castel Goffredo (Mn), Bruno Pelliccioli, della Aretè Cooperativa di Torre Boldone (Bg), Paola Riboni Vailati, dell’Agriturismo Le Cascine di Terranova dei Passerini (Lo), che hanno parlato della loro esperienza.

Il neo capogruppo del Pd Enrico Brambilla ha spiegato lo spirito che anima questa proposta: “Potrebbe sembrare un tema di nicchia, ma afferma la volontà del Pd di stare legati alle questioni concrete. E in questo caso proviamo a colmare un vuoto. Quindi, anche se non siamo noi a costruire l’agenda degli impegni di questa regione, facciamo proposte concrete alla Giunta Maroni”.

E io ho ribadito che questo è  l’atteggiamento vincente. Naturalmente, poi bisognerà trovare le convergenze con eventuali altre proposte ma noi diamo l’avvio a questo percorso che entra a pieno titolo nella filosofia di come intendiamo noi l’agricoltura. Ovvero, sostenibile, incentrata sulla filiera corta, e dunque anche sociale. Quindi, una nuova forma di agricoltura però con un’attenzione agli ultimi e al disagio sociale. Ricordo che molte aziende, in Lombardia, già fanno agricoltura sociale, ma senza alcun quadro normativo di riferimento, anche se la stessa Unione Europea ha affermato che il fenomeno, in forte crecita, va regolamentato dagli Stati membri e dalle Regioni.

E per quanto riguarda la proposta di legge, prossima a essere calendarizzata in Commissione, al di là delle linee di principio, vi abbiamo dato una visione sociale che la porta ad allargare il campo. Lo scopo del progetto di legge è un pieno riconoscimento dell’agricoltura sociale e prevede come attività di quest’ultima l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, l’assistenza e la riabilitazione delle persone con disabilità, l’accoglienza di persone fragili, l’integrazione di minori e adulti. Prevediamo, inoltre, che ci sia un accreditamento per le aziende, un albo, che abbiano delle premialità, ossia titoli preferenziali per partecipare a bandi e misure del Piano di sviluppo rurale, in costruzione in questo momento, e quindi possano accedere a finanziamenti che già sono previsti, quelli della Pac. Ma le premialità devono riguardare anche la fornitura, se offrono prodotti per le mense, e la distribuzione delle terre confiscate alla mafia.

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