Archivi del mese: febbraio 2017

La ATS ( Agenzia Tutela Salute) deve coinvolgere di più i Sindaci

sanità lombardiaHo ritenuto utile evidenziare, depositandole ieri in Commissione, alcune raccomandazioni in merito al Piano di organizzazione aziendale strategico dell’ATS Valpadana il cui parere verrà espresso mercoledì. Bene infatti che le ATS si confrontino in modo serrato con i territori e che valorizzino le esperienze dei sindaci per trovare soluzioni adeguate alle varie problematiche applicative: è infatti fondamentale, nell’ottica di una migliore risposta all’utenza, condividere i percorsi. In particolare  chiedo l’istituzione dell’Ufficio dei sindaci a supporto dell’attività della Conferenza dei sindaci, del Consiglio di Rappresentanza e delle Assemblee distrettuali dei sindaci. Mi sono fatto portavoce delle richieste che arrivano dai nostri territori e le ho portate all’attenzione prima del direttore generale dell’ATS Valpadana, poi dei commissari che dovranno esprimere un parere sul Piano e ho chiesto a questo proposito l’istituzione di un Ufficio dei sindaci preposto, come già esistente in altre realtà regionali. In riferimento ai Piani di zona poi, che prima della riforma venivano erogati a livello distrettuale e oggi devono essere riuniti in un unico, si chiede una maggiore gradualità, portando avanti la programmazione triennale 2018-2020 per redigere un unico Piano solo al termine della stessa.

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Pot di Bozzolo: speriamo sia la volta buona, finora solo promesse tradite

marco 11Ho letto le dichiarazioni dell’ Assessore al Welfare Gallera in merito al finanziamento del Pot di Bozzolo. Speriamo sia la volta buona e per questo conto sulla serietà dell’Assessore, che ho già potuto constatare di persona, dato che, proprio a seguito dell’incontro tenuto a Milano con me, la sindaca di Bozzolo e il Sindaco di Asola, ha dato il via libera in tempi rapidissimi all’acquisto del robot esoscheletrico.
Stupisce però l’esultanza del centrodestra , che sulla vicenda del Pot ha brillato solo per le bocciature e le promesse tradite rispetto alle mie iniziative per far partire una struttura assolutamente necessaria alla sanità mantovana. Il presidio ospedaliero mantovano fa, infatti, parte di quei 19 presidi ospedalieri territoriali per i quali già dal 2014 erano stati previsti fondi ad hoc al fine di essere adeguati alle nuove esigenze e ai bisogni emergenti, secondo la strategia di programmazione di Regione Lombardia sulla riqualificazione delle strutture esistenti per dare avvio ad un’evoluzione della rete ospedaliera regionale attraverso un modello di presidio territoriale.
Quindi già nel dicembre 2014, in occasione del bilancio, respingevano in votazione la mia richiesta di inserire i fondi per il Pot di Bozzolo. E pensare che avevano appena finanziato undici presidi, sui diciannove che avevano fatto richiesta, e nemmeno uno era in provincia di Mantova. Nell’aprile 2015, a seguito di una mia interrogazione, l’ Assessore Mantovani ci assicurava che entro il 2015 anche il POT di Bozzolo sarebbe stato finanziato, rientrando nelle strutture che, secondo la strategia di programmazione regionale, avrebbero dovuto essere riqualificate a partire dalla terza fase del piano. Nel luglio 2015, in occasione del bilancio, presentavo quindi una nuova richiesta di finanziamento, ma l’ Assessore al Bilancio Garavaglia, durante la discussione in Aula, mi chiedeva di ritirare il mio emendamento, al bilancio, per inserire l’impegno di spesa dentro al maxiemendamento al bilancio veniva poi approvato. All’interno del fondo di 200 milioni di euro destinato all’edilizia sanitaria doveva rientrare, dunque, anche la voce di spesa del presidio di Bozzolo.Ma trascorrevano i mesi e non si vedeva nè un euro nè un mattone in favore di Bozzolo. E allora nel luglio 2016, sempre in occasione del bilancio, presentavo l’ennesima richiesta di finanziamento, ancora una volta bocciata dal centrodestra. La maggioranza ancora una volta aveva votato contro il finanziamento delle risorse necessarie all’adeguamento di Bozzolo.
Ora finalmente pare che ci siamo. Meglio tardi che mai.

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Sanità: non ci stiamo allo spezzatino

marco 5Via libera in Aula, col nostro voto contrario alla terza parte della legge di riorganizzazione del sistema socio sanitario regionale, relativa a malattia diabetica, organizzazione delle donazioni di sangue, organi e tessuti, assistenza farmaceutica e prevenzione. Troppe le questioni irrisolte, troppe le criticità inevase, assoluta irrilevanza della dotazione finanziaria per cambiare il sistema. Il nostro voto al provvedimento nel suo complesso è stato contrario perché, come dimostra sia lo stato di confusione che ha contraddistinto oggi la discussione da parte di Giunta e maggioranza in Aula che quello nel quale si trovano ancora oggi le strutture socio sanitarie regionali, il metodo “a spezzatino” con cui si è proceduto si è dimostrato inefficace, come del resto avevamo detto da subito. E la discrasia temporale e il ritardo organizzativo sulla ripartizione delle funzioni tra ATS e ASST hanno portato problemi pratici e conseguenti disservizi sull’utenza, tra l’altro nell’ambito dell’erogazione di servizi di prevenzione importanti come le vaccinazioni.  Nessun vero correttivo è stato introdotto nell’impianto se non l’accoglimento di qualche nostra utile proposta, come la richiesta che Regione Lombardia destini almeno il 5% del fondo sanitario regionale in prevenzione e che gli stessi proventi delle sanzioni derivanti dai controlli sui luoghi di lavoro siano reinvestiti proprio sulla prevenzione, oltre alla valorizzazione dei servizi dedicati alle malattie sessualmente trasmissibili e l’approvazione di altri ordini del giorno: non abbastanza comunque per un voto positivo. Per lo meno sul tema del diabete sono stati accolti i nostri ordini del giorno, così come chiedevano le associazioni dei malati e dagli specialisti, come la costituzione di una rete clinico assistenziale entro 180 giorni dall’approvazione della legge e l’istituzione di centri specialistici, essenziale per dare ai malati la certezza della cura, che nella legge mancavano. Infine sull’ampliamento delle prestazioni offerte dalle farmacie abbiamo ottenuto l’impegno a trovare nuove risorse così da garantire alle farmacie la possibilità di erogare nuovi servizi direttamente sul territorio, permettendo così agli utenti di fare meno code senza dover pagare di tasca propria. E, non ultimo, abbiamo ottenuto l’impegno della Regione a fare entro 3 mesi il nuovo piano sangue scaduto da ben 8 anni, in accordo con il mondo associativo e scientifico.

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Piano di organizzazione ATS Valpadana: qualche segnale favorevole

sanità lombardiaMi sono fatto portavoce delle richieste che arrivano dai nostri territori e le ho portate oggi all’attenzione del direttore generale dell’ATS Valpadana, l’agenzia che ha il compito della programmazione dell’offerta sociosanitaria nel mantovano e nel cremonese. In Commissione sono stati infatti presentati i primi piani di organizzazione aziendale strategica delle ATS lombarde, dato che, in base alla riorganizzazione operata dalla riforma sociosanitaria, le scelte aziendali delle ATS sono ormai strettamente correlate alle politiche sociosanitarie regionali. Quello su cui abbiamo focalizzato l’attenzione per la nostra ATS di riferimento è il rapporto con il territorio che storicamente l’ex Asl di Mantova non ha mai coltivato. Per questo ho chiesto l’istituzione di un ufficio dei sindaci preposto, come già esistente in altre realtà regionali. In particolare, poi, riguardo agli ambiti distrettuali che hanno assorbito i precedenti distretti (quello dell’Alto mantovano che ricomprende Asola e Guidizzolo e quello del Basso Mantovano che ricomprende Suzzara e Ostiglia), vi è il problema dei piani di zona che prima venivano erogati a livello distrettuale e oggi devono essere riuniti in un unico: su questo abbiamo chiesto una maggiore gradualità andando avanti con la programmazione triennale per fare un unico piano di zona solo al termine della programmazione. Su questo punto le richieste sono state accolte, dato che anche il dg ha riconosciuto la necessità di una maggiore gradualità: serve un dialogo costante tra sindaci e ATS perché, pur essendo più faticoso, è anche più coerente con i bisogni del territorio.

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Sermide e Felonica: via libera alla volontà popolare

imageIn Consiglio regionale l’Aula ha votato all’unanimità l’incorporazione del comune di Felonica nel comune di Sermide. Abbiamo votato convintamente Sì. Abbiamo dato seguito alla volontà dei cittadini che, in maniera partecipata, hanno votato tramite il referendum l’aggregazione delle due municipalità. Un percorso burocratico senza sbavature che poteva che essere solo sostenuto e promosso. Sono sempre favorevole, in questo momento storico, alle fusioni dei comuni: altri tre comuni del destra Secchia stanno pensando concretamente alla fusione in un unico comune per i benefici che questo può portare, sia dal punto di vista della razionalizzazione delle spese sia dal punto di vista degli investimenti per le risorse che arrivano da Stato e Regione nonché per poter usare le risorse al momento congelate per il patto di stabilità. Mi auguro pertanto che anche Mantova, con i comuni di Porto mantovano, San Giorgio, Borgovirgilio e Curtatone, possa arrivare ad un percorso di fusione in un unico comune.

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No a discariche nella zona delle Colline Moreniche

imageDopo più di un anno dalla presentazione della mia prima mozione,  anche la maggioranza ha portato in Consiglio regionale un analogo atto in cui chiede la tutela delle zone di ricarica degli acquiferi profondi e delle zone ad alta vulnerabilità degli acquiferi nella provincia di Mantova. Ci siamo detti subito favorevoli, anche perché impegna la Giunta a sostenere l’applicazione del criterio escludente per le zone di ricarica degli acquiferi profondi situate a monte idrogeologico del campo pozzi di prossima realizzazione, in relazione alla costruzione di nuovo discariche o varianti sostanziali a quelle esistenti. E l’obiettivo è di garantire la tutela qualitativa delle acque utilizzate a scopo idropotabile. Il voto è arrivato dopo che già a partire dalla fine del 2015 ci siamo occupati di questa questione, presentando prima una mozione e poi un’interrogazione, entrambe a mia firma, che trattavano il tema dentro la questione della Cava Pirossina, a Castiglione delle Stiviere. Finalmente anche quelli della Lega sono arrivati sulla mia posizione. Peraltro, gli incontri tra Regione e Provincia sono stati numerosi e si spera di raggiungere entro breve tempo il traguardo. A novembre 2015 la Provincia di Mantova aveva chiesto alla Regione di applicare il criterio escludente anziché penalizzante per la zona di ricarica degli acquiferi profondi relativamente alla costruzione di nuove discariche di rifiuti pericolosi e non. Un criterio che era, comunque, già contenuto nel Piano territoriale di coordinamento provinciale all’epoca vigente e approvato nel 2010. Poi la competenza del piano per i rifiuti era passata alla Regione cui spetta, appunto, definire i criteri per l’individuazione delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti, e, di fatto, nelle linee guida regionali si legge che le aree che hanno caratteristiche simili a quelle della Pirossina non sono più escludenti, ma penalizzanti. Abbiamo chiesto anche oggi che Regione Lombardia utilizzi il criterio escludente per tutta l’area richiesta dalla Provincia, ma facendo in modo, in particolare, che soprattutto la nuova ipotetica discarica non possa essere realizzata, perché rappresenterebbe davvero un danno enorme.

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La Regione guarda con interesse al progetto di Riserva Unesco per il Po

marco 5Si è svolto, a Milano, l’incontro, che ho promosso su richiesta del Consorzio Oltrepò Mantovano, presenti il presidente Fabrizio Nosari e il direttore Carmelita Trentini, con l’assessore regionale alle Culture, identità e autonomie Cappellini. Oggetto del confronto la presentazione della proposta di candidatura a Riserva Mab Unesco del territorio del Medio Po, lungo il tratto di asta del fiume compreso tra Piacenza e Felonica. La proposta, che vede tra gli enti coinvolti 68 Comuni, le province di Cremona e Mantova, Parma, Reggio e Piacenza, la Regione Emilia Romagna, l’Università degli Studi di Parma, l’Autorità di bacino per il fiume Po e Legambiente, ha raccolto anche l’apprezzamento dell’assessore che si è dichiarata interessata a sostenerlo e ad approfondirne i contenuti. Nelle prossime fasi saranno coinvolti anche l’assessore all’Agricoltura Fava e all’Ambiente Terzi perché l’iter va fatto di concerto tra i vari assessorati. Obiettivo è la presentazione del dossier completo di candidatura a Riserva Mab Unesco entro settembre 2017. La finalità fondamentale da raggiungere con l’istituzione di una Riserva di questo tipo è quella di trovare un equilibrio che duri nel tempo tra conservazione della biodiversità, promozione di uno sviluppo sostenibile e salvaguardia dei valori culturali connessi. Quindi, si tratterebbe di una candidatura a forte valenza ambientale per l’area del Medio Po, che valorizzerebbe le eccellenze del territorio.

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Ancora bloccati 66 milioni per i Piani di Sviluppo Locale

imageCon la pendenza al Tar dei ricorsi fatti dai soggetti rimasti esclusi dalla Misura 19 del Piano di sviluppo rurale 2014-2020 ‘Sostegno allo sviluppo locale Leader – Gal’ si sta delineando una situazione paradossale. Poiché chiaramente è tutto bloccato, se non si risolverà la questione in tempi rapidi, dando il via ai finanziamenti, si corre il rischio di perderli. E la Misura 19, per quanto riguarda la Lombardia, di fatto potrebbe non essere applicata. Per il momento di sicuro nessuno vedrà un euro: “Intanto bisogna aspettare la decisione del Tar, prevista per il 19 aprile, ma non è detto che sia finita, perché qualunque sia il risultato, la parte che verrà scontentata potrebbe impugnarlo e l’iter giuridico proseguirebbe. D’altra parte, la questione è diventata veramente imponente: alla fine sono 7 i soggetti che risultano aver fatto ricorso ai quali vanno aggiunti tutti i cosiddetti ricorsi incidentali presentati. È evidente che così i tempi si allungano di molto.  Se pensiamo che sono coinvolti in questa faccenda diversi territori della Lombardia e tutta una serie di energie che erano state messe in moto per dar vita ai vari progetti, facenti capo ai Gal, capiamo la portata della vicenda. Noi è da mesi che sollecitiamo Regione Lombardia a finanziare tutti i progetti ammessi, ma siamo rimasti inascoltati e la questione si è sempre più aggravata. Alla data del 15 ottobre scorso, a non aver distribuito nemmeno un euro eravamo noi, il Piemonte, la Puglia e la Sicilia. Ma non sappiamo se nel frattempo queste ultime tre regioni hanno cominciato a erogare i fondi, visto che per loro nulla osta. Mentre nel nostro caso è, appunto, impossibile per ora e chissà per quanto altro tempo. E comunque il resto d’Italia è già avanti nell’avanzamento della spesa.

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Porti: con il nostro intervento diventano un tema prioritario in Regione

marco 11In Consigliò è stata discussa una interpellanza presentata da me e Agostino Alloni sul tema del sistema idroviario padano veneto sul fiume Po. Diversi i punti su cui abbiamo chiestouna presa di posizione della Giunta visto e considerato che la Lombardia è la Regione italiana con più vie navigabili: conta 1000 km di coste navigabili, più di 200 porti turistici e 5 porti industriali, e tra questi Cremona e Mantova! che è quello che ha le maggiori potenzialità.La risposta dell’assessore Sorte è stata però insoddisfacente.

Portiamo a casa il fatto che abbiamo costretto la Regione a mettere in agenda il tema della navigazione fluviale, che ci dicono essere un tema prioritario, anche se nessuno se ne è accorto, ma ancora molto c’è da lavorare per far sì che in Lombardia si sfruttino appieno le potenzialità che la posizione geografica le ha regalato. E’ necessario mettere a valore il sistema di navigazione interna lungo il fiume Po e i canali navigabili connessi ottenendo così non solo benefici ambientali ma anche economici.  Secondo i due modelli di calcolo, uno di Confindustria e l’altro degli armatori, si stima che, ad esempio, per il Sistema Portuale Mantovano, ci sarebbe stato un risparmio per i territori attraversati di 16 milioni di euro negli scorsi 5 anni. Un passo fondamentale sarebbe parificare la navigazione marittima con quella fluviale così da ridurre i costi per un sistema trasportistico che comunque produce più economia a basso consumo sfruttando l’acqua. C’è la necessità di superare le strozzature esistenti e i punti critici di transito sulla rete e allo stesso tempo sfruttare  le vie d’acqua per il trasporto di materiale eccezionale o pericoloso così da alleggerire il trasporto su gomma ed evitare il ripetersi di incidenti come quello recente del ponte crollato del cavalcavia della Milano/Lecco che ha messo a nudo la vetustà di molte infrastrutture viarie Lombarde. Inoltre il sistema portuale efficace è sicuramente sinonimo di crescita e sviluppo per i territori, come dimostra l’interesse per le aree di Valdaro come fondamentali punti logistici.

Nel giro di trenta anni la Regione Lombardia dovrà adeguarsi agli obiettivi indicati dall’Unione Europea. Oggi l’assessore Sorte ha dichiarato che la Regione si sta attivando su questo fronte sia con il vicino Veneto sia alla Conferenza Stato-Regioni. Ne prendiamo atto, ma allo stesso tempo riteniamo che, su certe questioni tipo la progettazione e la riduzione dell’abbattimento dei costi, la Regione abbia totale autonomia. Potrebbe farlo sin da subito ed accelerare lo sviluppo dei porti interni secondo le linee europee.

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Costi standard sanità, la Lombardia non è tra le Regioni di riferimento

marco 5Sentiamo sempre parlare in Lombardia di quanto sia eccellente e virtuoso il sistema sanitario, però saranno Marche, Umbria e Veneto le tre Regioni punto di riferimento per determinare i costi standard in sanità utili per arrivare a stabilire le quote di riparto del Fondo sanitario nazionale (le cosiddette “Regioni benchmark”).
È quanto ha deciso la Conferenza delle Regioni.Le Regioni scelte guidano la classifica della qualità dei servizi dei sistemi sanitari regionali e quindi sono state scelte come riferimento per la definizione dei criteri di qualità dei servizi erogati, appropriatezza ed efficienza ai fini della determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario.La valutazione avviene attraverso una serie di indicatori relativi sia alla qualità assistenziale che alla qualità della spesa. Tra i 19 indicatori presi in considerazione sono stati considerati il punteggio della griglia dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), i risultati di esercizio valutati dal tavolo degli adempimenti relativi al 2013, la degenza media pre-operatoria, la spesa farmaceutica pro capite e il costo medio dei ricoveri.

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