Archivi del mese: gennaio 2017

Termovalvole sui termosifoni obbligatorie entro giugno

marco 11Ci sarà tempo fino a giugno, anche in Lombardia, per adeguarsi all’istallazione delle termovalvole ai termosifoni di ogni abitazione. Lo ha stabilito il Consiglio regionale, approvando a larga maggioranza, nonostante il parere contrario della giunta regionale, una mozione urgente presentata dal PD, primo firmatario il capogruppo Enrico Brambilla, che chiedeva alla Regione di allinearsi alla scadenza indicata dalla legislazione regionale all’interno del decreto “Milleproroghe” di fine dicembre. La mozione si è resa necessaria poiché la Regione Lombardia non ha finora dato segno di voler recepire la legge nazionale, anzi, sul proprio sito ribadisce che in territorio lombardo vale la normativa regionale che fissava la scadenza dei termini al 31 dicembre 2016.
Le termovalvole sono un dispositivo utile per contenere la produzione di inquinanti atmosferici ma i cittadini lombardi sono italiani come tutti gli altri e devono sottostare alle stesse norme. Se un cittadino lombardo che non ha installato questi apparecchi venisse sanzionato avrebbe tutte le ragioni per fare ricorso e si produrrebbe una situazione caotica senza un reale motivo. La cosa più ragionevole è l’allineamento alla normativa nazionale, che peraltro comporta lo spostamento dei termini di soli 180 giorni.

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I Gal e i Piani di Sviluppo Locale fermi al palo

imageIl Tar di Brescia ha accolto stamani la richiesta di sospensiva del Bim Valle Camonica sulla procedura relativa all’esito della graduatoria sulla Misura 19 del Piano di sviluppo rurale 2014-2020 ‘Sostegno allo sviluppo locale Leader – Gal’. Si è creata così una situazione di stallo sulla procedura e sui fondi perché di fatto i ricorsi presentati, che dovrebbero essere complessivamente 7, hanno bloccato tutta la pratica. E la colpa è della mancanza di dialogo e di ascolto sulla Misura 19 anche quando noi chiedevamo a gran voce all’assessore regionale all’Agricoltura  di non lasciare fuori nessuno, come era buona prassi negli anni precedenti, dal nuovo bando. Gli effetti della sospensiva, che potrebbe essere riconosciuta dal Tar anche agli altri ricorrenti, comportano il blocco della procedura e della conseguente assegnazione dei relativi fondi. La Misura 19 prevede una dotazione finanziaria complessiva pari a 66 milioni di euro. L’assegnazione delle risorse è attesa dai territori per poter procedere all’attuazione dei piani in cui sono coinvolte non solo risorse pubbliche, ma anche investimenti privati. Avevamo chiesto, in Commissione e in Consiglio, di recuperare risorse per finanziare tutti i piani ritenuti ammissibili, per favorire lo sviluppo locale di tutti i territori che avevano lavorato alla costruzione di un progetto creando le opportune sinergie. Invece, a luglio, Regione Lombardia ha proceduto all’approvazione della graduatoria dei Piani di sviluppo locale ammissibili, 15 in totale, ammettendo a finanziamento solo i primi 10, per un importo complessivo pari a 64.436.617,38. Non siamo stati ascoltati. Non è stato fatto nulla. E ora i soggetti che attendono i fondi, tra cui i Gal Oglio Po, Oltrepo e Colline moreniche del Garda, saranno costretti tutti ad aspettare le risultanze delle azioni legali giustamente intraprese da chi è stato lasciato fuori senza alcun motivo.

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Servizio civile:giovani e soddisfazione in aumento

contratti solidarietàRiprendo un argomento del quale mi sono occupato più volte, le opportunità del servizio civile per le nostre ragazze e ragazzi. Il numero dei  volontari è in aumento e la soddisfazione è generale, sia per i volontari stessi, sia per gli enti che offrono questa possibilità. Per il  Servizio civile , il 2015 è stato l’anno della ripartenza, dopo i problemi, sopratutto  economici, che ne avevano minato la stessa esistenza. A sancirlo la Relazione annuale al Parlamento, presentato nei giorni scorsi. I giovani che hanno fatto  servizio civile  hanno superato quota 35mila. Inoltre, grazie alla Riforma del Terzo settore, si potrà ora concretizzare l’idea di un servizio civile che spalanca le porte a qualsiasi giovane abbia la voglia, la curiosità, l’impegno di volere conoscere questo mondo Il Servizio civile è infatti un’opportunità messa a disposizione dei giovani , maschi e femmine dai 18 ai 28 anni, di dedicare un anno della propria vita a favore di un impegno solidaristico finalizzato a rafforzare la coesione sociale, oltre ad acquisire competenze che possano essere investite, poi, nel percorso professionale. Il compenso mensile è pari a 433 euro. Nella Relazione si evince che durante il 2015 sono stati avviati al servizio 35.531 volontari, di cui 34.924 in Italia e 607 all’estero.

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Ticket: riduzione senza equità

imageUna riduzione del ticket nella regione dove la sanità è la più costosa d’Italia è sempre una buona notizia, ma la ricetta di Maroni è sbagliata e oltretutto non è quella che ha più volte promesso ai lombardi, cioè l’azzeramento dei ticket. Con la nuova delibera per la maggior parte dei casi i cittadini non vedranno differenze, perché l’abbattimento di 15 euro vale solo per le prestazioni più care, e chi pagava fino a 51 euro di ticket continuerà a pagare come prima.Questo annuncio è una presa in giro dei cittadini, che si aspettano di pagare la metà rispetto al passato e invece si ritroveranno ad avere una spesa inferiore solo per alcune prestazioni. D’altronde la matematica non è un’opinione, ma una scienza esatta e se il ticket per la Lombardia vale 130 milioni di euro, la decurtazione di 25 milioni di euro complessivi  non è la metà ma il 19,23% in meno ( come da semplice calcolo della mia calcolatrice portatile, ma sicuramente in Regione avranno software di calcolo ben più tecnologici visto quanto spendono per Lombardia Informatica). Una considerazione poi è da fare sull’equità di questa misura che è uguale per tutti, indipendentemente dal reddito. Sono infatti moltissimi e sempre in aumento, i cittadini che rinunciano a esami e servizi sanitari perché non possono pagare. La maggior parte sono anziani, oppure immigrati, ma anche tante giovani famiglie si trovano nell’angoscia di non potersi curare. Il problema per tutti è il ticket, aumentato ormai fino a superare anche il costo della stessa prestazione in una struttura privata. Una spesa eccessiva che chi ha problemi di portafoglio non può e vuole più affrontare. La strada giusta, lo diciamo da tempo, è l’esenzione totale per i redditi fino a 30mila euro e la rimodulazione per reddito di quelli superiori.

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Contributi per progetti finalizzati a promozione e valorizzazione pratica sportiva

imageFinalità: sostenere la realizzazione di progetti volti a promuovere e valorizzare la pratica sportiva in particolare presso i giovani di età superiore ai 18 anni, ad adulti, ad anziani o a fasce di popolazione svantaggiate e a forte rischio di marginalizzazione. I progetti devono essere finalizzati all’inclusione, integrazione e responsabilità sociale; al superamento del disagio, e al recupero di comportamenti devianti; alla promozione del benessere psico-fisico e al miglioramento della qualità della vita. Beneficiari: possono presentare domanda esclusivamente in partenariato: a) I Comitati/Delegazioni regionali/provinciali di: – Federazioni Sportiva Nazionale (FSN) o di una Federazione Sportiva Paralimpiche; – Discipline Sportive Associate (DSA); – Enti di Promozione Sportiva (EPS) ; b) Le Associazioni/Società sportive dilettantistiche senza scopo di lucro iscritte al Registro del CONI Lombardia e/o alla sezione parallela del CIP e/o affiliate a Federazioni Sportive Nazionali, Federazioni sportive Paralimpiche, Discipline sportive associate, Enti di promozione sportiva; c) gli enti pubblici; d) Le organizzazioni private non profit che abbiano finalità formative e/o socio educative.  Il partenariato deve essere costituito da un minimo di due soggetti di cui almeno uno appartenente obbligatoriamente al mondo sportivo (lettere a e b).

Scadenza: da martedì 31 gennaio 2017  fino a giovedì 2 marzo 2017  Link:  http://www.regione.lombardia.it/shared/ccurl/30/208/decreto_13604_20_12_2016_bando_EPS.pdf; http://www.regione.lombardia.it/shared/ccurl/839/178/Allegato%20A,33.pd

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Il costoso sistema informatico agricolo regionale continua a funzionare male

agricoltura_sociale-300x201Si è parlato ancora del sistema Sisco, stamattina, durante la seduta del Consiglio regionale. Ho chiesto di sapere “se in questi primi anni di attuazione del Psr 2014-2020, considerate le criticità e i ritardi registrati nell’esecuzione delle misure e dei relativi bandi, è stata attivata una fase di verifica sul Sistema informativo di gestione delle conoscenze, il cui sviluppo è stato avviato con i primi finanziamenti di Regione Lombardia sin dal 2011, che tenga conto dei risultati ottenuti in termini di efficienza/efficacia in rapporto all’economicità del sistema stesso”. Ho ricordato che il passaggio dal Sistema informativo agricolo Regione Lombardia Siarl al Sistema delle conoscenze Sisco ha preso avvio nel 2012 ed è stato messo in linea e reso fruibile dalle aziende agricole a partire dal 2014. Sisco comprende l’anagrafe regionale delle aziende agricole, i fascicoli aziendali informatizzati, le procedure informatizzate per l’erogazione degli aiuti previsti dalla normativa statale ed europea vigente e per ogni altro aiuto economico erogato dall’organismo pagatore e dalla Regione o da altro soggetto da essa delegato a sostegno del comparto. Costituisce quindi anche la piattaforma attraverso la quale le aziende agricole presentano la domanda unica e le domande relative ai bandi emessi in relazione alle misure previste dal Programma di sviluppo rurale. Ma Sisco ha dato subito problemi alle 47.000 aziende agricole lombarde, in particolare per le risorse della Pac e del Psr 2014-2020. Criticità ancora non superate a novembre scorso, come emerso da alcune audizioni. Eppure, il costo complessivo per lo sviluppo, l’implementazione, la gestione e la manutenzione del sistema solo per il periodo 2011/2015 è stato pari a quasi 11 milioni di euro. La risposta è stata evasiva. E ci mancherebbe altro che la situazione non fosse migliorata con tutti i soldi che sono stati dati a Lombardia Informatica. Ma ho anche fatto presente che solo un mese fa le organizzazioni agricole avevano detto che il sistema  ancora non funzionava. Mi sembra che serva fare una valutazione un po’ più seria. Nel 2015 i nostri agricoltori temevano addirittura  di non poter presentare le domande per le risorse della Pac. Spero, semmai, che Sisco migliori ancora, anche perché le operazioni finanziarie non sono mancate e non mancano. Siamo tutti d’accordo che, soprattutto in chiave europea, digitalizzare è necessario, ma il sistema deve funzionare bene e a costi accessibili.

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La riforma del terzo settore sarà completata entro la primavera

imageLo afferma Luigi Bobba confermato sottosegretario, che si occupa di molti provvedimenti sociali, tra cui, in particolare, il completamento della riforma del terzo settore (sei i decreti legislativi previsti dalla legge delega, che devono essere predisposti), molto attesa da tutto il mondo del no profit. Il decreto più vicino al traguardo è quello sul servizio civile, per il quale è sufficiente accogliere le integrazioni, per poi portarlo in Consiglio dei Ministri per il via libera definitivo. Fatto questo sarà possibile avviare il passaggio al nuovo servizio civile: il 2017 è l’anno del passaggio da quello nazionale a quello universale e già sono state stanziate risorse sufficienti per consentire a 46mila ragazze e ragazzi di aderire. Inoltre sono pronti i decreti su impresa sociale, reti associative e csv e fondazione Italia Sociale e dopo le ultime verifiche posono essere portati in Consiglio dei ministri e poi avviati all’iter parlamentare. Il decreto sul codice unico del terzo settore è già a buon punto mentre è ancora da scrivere quello sul 5 per mille. Quindi il sottosegretario prevede che la riforma sarà completata entro la primavera.

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La Corte Costituzionale stabilisce che il diritto all’istruzione dei disabili prevale sul bilancio: Regione Lombardia si attenga al principio

imageCon la Sentenza 275 del 16 dicembre 2016 la Corte Costituzionale ha fatto chiarezza in ordine all’ articolo 81 della Costituzione, quello del pareggio di bilancio.Questo avviene mentre, contemporaneamente, in Lombardia, la questione dei diritti degli studenti disabili, viene messa in discussione a causa di una gestione politica che non dà priorità a questi temi. La Corte ha affermato, infatti, che l’esigenza di pareggio di bilancio e il rispetto della discrezionalità del legislatore nel destinare le risorse non può consentire che le risorse disponibili siano destinate in modo promiscuo a spese facoltative piuttosto che a garantire l’attuazione di diritti incomprimibili. E quindi  non può essere condiviso l’argomento secondo cui, ove la disposizione impugnata non contenesse il limite delle somme iscritte in bilancio, la norma violerebbe l’art. 81 Cost. per carenza di copertura finanziaria. A parte il fatto che, una volta normativamente identificato, il nucleo invalicabile di garanzie minime per rendere effettivo il diritto allo studio degli alunni disabili non può essere finanziariamente condizionato in termini assoluti e generali, è di tutta evidenza che la pretesa violazione dell’art. 81 Cost. è frutto di una visione non corretta del concetto di equilibrio del bilancio, sia con riguardo alla Regione che alla Provincia cofinanziatrice. È la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione (nella fattispecie, la Regione Abruzzo aveva negato in parte il finanziamento del 50% per il servizio trasporto degli studenti disabili alla Provincia di Pescara, in quanto l’articolo 6 comma 2-bis della legge regionale n.78 del 1978, aggiunto all’art.88 comma 4 del 2004, preveda l’erogazione “nei limiti della disponibilità finanziaria determinata dalle annuali leggi di bilancio e iscritta sul pertinente capitolo di spesa). La Corte rileva che il diritto all’istruzione del disabile è consacrato nell’art. 38 Cost., e spetta al legislatore predisporre gli strumenti idonei alla realizzazione ed attuazione di esso, affinché la sua affermazione non si traduca in una mera previsione programmatica, ma venga riempita di contenuto concreto e reale. La natura fondamentale del diritto, che è tutelato anche a livello internazionale dall’art. 24 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006, ratificata e resa esecutiva con legge 3 marzo 2009, n. 18, impone alla discrezionalità del legislatore un limite invalicabile nel «rispetto di un nucleo indefettibile di garanzie per gli interessati» (sentenza n. 80 del 2010), tra le quali rientra il servizio di trasporto scolastico e di assistenza poiché, per lo studente disabile, esso costituisce una componente essenziale ad assicurare l’effettività del medesimo diritto. Tutto questo però non è stato sufficiente a spingere la Regione Lombardia ad impegnarsi su questo tema: oltre 5 mila adolescenti disabili, che hanno bisogno di supporto nel trasporto casa-scuola, rischiano di non poter far fronte a queste spese. La Regione Lombardia infatti ha deciso di impegnarsi in prima persona solo a partire dall’a.s. 2017/2018, lasciando il compito di gestire la delega per i prossimi sei mesi alle province, tutt’ora sprovviste di risorse in quanto queste ultime non sono state messe a bilancio dalla Regione.

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Condivido l’appello dell’Alleanza contro la povertà per il reddito di inclusione sociale

associazionismoCondivido pienamente e faccio mio l’appello dell’Alleanza contro la povertà (composta da 35 soggetti tra cui, ad esempio, Caritas Italiana, Cgil, Cisl, Uil, Acli, Forum terzo Settore, Anci e Conferenza delle Regioni)  ad approvare la legge delega di introduzione del Reddito di inclusione sociale. Da gennaio l’Italia è l’unico paese europeo nel quale lo Stato non fornisce un aiuto alle persone in povertà assoluta.  La Grecia infatti, che condivideva questo primato negativo con il nostro Paese, ha deciso di introdurre nel 2017 un sostegno pubblico a chiunque si trovi in tale condizione. Dall’inizio della crisi, le persone in povertà assoluta in Italia sono aumentate del 155%: nel 2007 erano 1milione ed 800mila mentre oggi sono 4milioni e 600mila. Povertà assoluta è il termine tecnico che indica la miseria. Nei mesi scorsi Governo e maggioranza e opposizione hanno cominciato il percorso parlamentare della legge delega per l’introduzione del Reddito d’Inclusione: ma il percorso rischia ora di interrompersi. “L’Alleanza contro la povertà – si legge nella conclusione dell’appello – auspica che non siano scaricate sulla parte più debole della società italiana le conseguenze negative dell’instabilità politica. Chiede, dunque, al Presidente della Repubblica, del Consiglio dei Ministri ed ai Presidenti di Camera e Senato che l’azione del Governo e del Parlamento pongano tra le priorità la lotta alla povertà e a tutte le forze politiche di collaborare affinché si giunga in tempi rapidi a:

• approvare la legge delega di introduzione del Reddito d’Inclusione (REI)

• predisporre il Piano nazionale contro la povertà con un investimento tale da rendere i servizi territoriali realmente inclusivi”

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Per la Cassazione legittimo licenziare per aumentare i profitti

imageLa sentenza  della Corte di Cassazione 25201 del 7 dicembre 2016, allarga il campo del licenziamento per giustificato motivo oggettivo, statuendo che non occorre che vi siano difficoltà economiche o uno stato di crisi aziendale, un calo di fatturato o bilanci in rosso per licenziare, ma è sufficiente la volontà di aumentare la redditività, ossia il profitto.  In altri termini, il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, per essere legittimo, d’ora in avanti non dovrà più essere considerato la extrema ratio, ma uno dei possibili sbocchi dell’autonomia organizzativa, potendo essere giustificato anche per migliorare l’efficienza di impresa o per la soppressione di una posizione o anche per adeguarsi alle nuove tecnologie. In poche parole, se l’attività dei privati è libera, deve esserlo anche la possibilità di organizzarla al meglio. Resta, e ci mancherebbe altro, la potestà del giudice del lavoro, il quale dovrà comunque  verificare in concreto l’esistenza della ragione dedotta dell’azienda e il nesso di causalità tra la ragione medesima e il licenziamento di quel particolare dipendente. La Corte evidenzia, quindi, che le ragioni inerenti all’attività produttiva o all’organizzazione del lavoro possono essere le più disparate, senza che le si possa ridurre a quelle che presuppongono la necessità di fronteggiare situazioni sfavorevoli.  E’ bene rammentare però, che già da qualche anno la Suprema Corte alterna sentenze che sposano due diversi filoni: il primo, tuttora  maggioritario, che configura il licenziamento come extrema ratio; il secondo, per il quale non è necessaria una crisi conclamata perché il datore di lavoro possa licenziare. La sentenza del 7 dicembre scorso si inserisce  proprio su questa strada: non è la prima che segue questo indirizzo, ma questa volta le motivazioni giuridiche sono molto articolate e spaziano dalla legge ordinaria, alla Costituzione, fino ad abbracciare il diritto comunitario. Tuttavia ritengo che, in materia di licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, possiamo ancora aspettarci futuri pronunciamenti in contrasto con quest’ultima sentenza, più aderenti alla giurisprudenza maggioritaria della Corte, anche se le motivazioni dovranno essere tali da superare i principi richiamati dalla sentenza in esame. Credo che si renderà pertanto necessaria una pronuncia a Sezioni Unite, per dirimere definitivamente il contrasto, in modo tale che vi sia certezza nell’applicazione del diritto.

Il principio stabilito dalla Cassazione è il seguente:

“Ai fini della legittimità del licenziamento individuale intimato per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell’art. 3 della I. n. 604 del 1966, l’andamento economico negativo dell’azienda non costituisce un presupposto fattuale che il datore di lavoro debba necessariamente provare ed il giudice accertare, essendo sufficiente che le ragioni inerenti all’attività produttiva ed all’organizzazione del lavoro, tra le quali non e’ possibile escludere quelle dirette ad una migliore efficienza gestionale ovvero ad un incremento della redditività dell’impresa, determinino un effettivo mutamento dell’assetto organizzativo attraverso la soppressione di una individuata posizione lavorativa; ove però il licenziamento sia stato motivato richiamando l’esigenza di fare fronte a situazioni economiche sfavorevoli ovvero a spese notevoli di carattere straordinario ed in giudizio si accerti che la ragione indicata non sussiste, il recesso  può risultare ingiustificato per una valutazione in concreto sulla mancanza di veridicità e sulla pretestuosità della causale addotta dall’imprenditore”.

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