Archivi del mese: dicembre 2016

Ottenuta pari dignità per i bimbi adottati

Con un ordine del giorno al Bilancio 2017 e un emendamento (poi ritirato), siamo tornati su un tema molto caro, per correggere una discriminazione che la Regione Lombardia aveva introdotto da tempo: la grave iniquità tra le famiglie con figli naturali e quelle con figli adottivi che hanno diritto solo a un bonus famiglia dimezzato (900 euro anziché 1800 euro). Abbiamo accettato di ritirare l’emendamento che stanziava soldi per il bonus per figli adottivi perché ci hanno assicurato l’impegno, derivante dal nostro ordine del giorno, a equiparare il bonus per i bambini adottati con quello per i figli naturali.Gli assessori hanno garantito che le risorse a disposizione per il bonus famiglia sono già sufficienti, e che modificheranno conseguentemente la delibera sul bonus famiglia. La cosa più importante è che abbiamo ottenuto il riconoscimento del principio. Auspichiamo ora che il principio sancito in questa occasione sia valevole per tutte le misure che saranno prese dalla Regione in futuro a sostegno della genitorialità in tutti i suoi aspetti.

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Oglio Po: il Ministro smentisce la Regione..le bugie hanno le gambe corte

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin smentisce la Regione sulla chiusura dei punti nascita con meno di 500 parti l’anno, tra cui l’ospedale dell’Oglio Po. Lo fa con una dichiarazione alle agenzie di stampa con la quale ribadisce che il ministero “non può imporre alcuna chiusura dei punti nascita” e che “il Comitato nazionale percorso nascite ha espresso un parere tecnico sulla scorta della documentazione fornita dalla Regione Lombardia, e con un confronto con i tecnici della Regione in base a quei documenti”.

È quanto abbiamo sostenuto anche noi consiglieri del PD Marco Carra e Agostino Alloni. Le bugie hanno le gambe corte ed è finalmente chiaro che l’Oglio Po può essere difeso e anche valorizzato con degli investimenti mirati da parte della Regione. Lo chiede il territorio, anziché fare polemiche e inventarsi imposizioni romane la giunta Maroni cominci a fare quel che il territorio dell’Oglio Po richiede da anni.

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Un errore la chiusura del punto nascite dell’ospedale Oglio Po

Maroni non faccia il furbo e si assuma le sue responsabilità. L’organizzazione della sanità è di competenza regionale, non faccia scaricabarile su Roma. Come Maroni sa benissimo, quella di chiudere i punti nascite al di sotto dei 500 parti annui, è una decisione presa dal Governo Berlusconi, di cui lui era ministro, poi confermata dall’intesa tra Stato e Regioni. Per la Lombardia l’ok venne dato dall’allora assessore alla Salute il leghista Luciano Bresciani. Nel 2015, su insistenza del Pd, il Governo Renzi ha introdotto la possibilità di prevedere deroghe per casi particolari. Se Maroni avesse voluto, avrebbe avuto tutto il tempo di risolvere la questione dell’Oglio Po, anche perché è in possesso di tutti gli standard di sicurezza, compresa la terapia intensiva attiva ventiquattro ore al giorno e ci sono buoni motivi per ritenere che con adeguati investimenti sul personale ostetrico e il corretto presidio dei consultori territoriali il numero dei parti aumenterebbe considerevolmente, recuperando le tante persone che oggi si recano a partorire fuori regione.

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Bando per garantire la permanenza a casa alle persone anziane: scadenza 3 gennaio

Finalità: Garantire alle persone anziane con limitazione dell’autonomia e in condizione di vulnerabilità socio economica, la possibilità di permanere al domicilio consolidando o sviluppando i livelli di relazioni sociali e di capacità di cura di sé e dell’ambiente domestico mediante l’attivazione di voucher che garantiscano l’integrazione/implementazione dell’attuale rete dei servizi. Destinatari finali: persone di età uguale o > 65 anni, che vivono al proprio domicilio, hanno reddito ISEE (ordinario o ristretto) di riferimento pari o inferiore a 20.000 Euro annui e compromissione funzionale lieve/moderata ovvero condizioni che possono comportare una minore cura di sé e dell’ambiente domestico nonché povertà relazionale intesa come rarefazione delle relazioni familiari, progressiva scomparsa dei rapporti di amicizia e di vicinato, ecc. con conseguenti importanti effetti dal punto di vista del decadimento psico-fisico;

Beneficiari: Ente capofila (Comune, Comunità Montana, Consorzio, Azienda speciale) dell’accordo di programma di Ambito/Ambiti.
Scadenza: 3 gennaio 2017

Link: http://www.regione.lombardia.it/shared/ccurl/347/433/Ddg%20n%2012405_16%20anziani.pdfhttp://www.regione.lombardia.it/cs/Satellite?c=Attivita&childpagename=HomeSPRL%2FWrapperBandiLayout&cid=1213843780472&p=1213843780472&packedargs=locale%3D1194453881584%26menu-to-render%3D1213301212544&pagename=HMSPRLWrapper&tipologia=Agevolazioni

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Inutili polemiche sulla Pac dell’assessore Fava

imagePer far inutile polemica politica, prendendo spunto da un metodo di lavoro che Regione Lombardia ha sempre avuto, anche in passato, l’assessore regionale all’Agricoltura si dimentica dei veri problemi del mondo agricolo lombardo.  Fava se ne esce oggi magnificando il fatto che la Regione ha anticipato la Pac: cosa che è sempre avvenuta non solo con l’attuale amministrazione, ma anche con le passate. E non è l’unica: lo fanno anche le altre Regioni dotate di organismo pagatore proprio, in primis Veneto e Toscana, come riconosce lo stesso assessore. Quindi, non c’è nessuna novità.

Ma questa è una scusa per polemizzare inutilmente a tre giorni dal voto sul referendum: nessuno, infatti, teorizza di riportare le competenze dell’agricoltura a Roma, come sostiene Fava, visto che nella riforma non si parla di niente del genere. Ma all’assessore leghista questa distorsione dei fatti fa comodo per chiudere la campagna elettorale referendaria. Oltre tutto, va ricordato che se Regione Lombardia è ed è stata sempre efficiente per i pagamenti agli agricoltori, non è certo per merito degli assessori, ma dell’efficienza della struttura che non è nemmeno alle dipendenze dell’assessorato. Invece alla figura istituzionale dell’assessore spettano altri compiti. Ad esempio, non mettersi continuamente di traverso rispetto alle decisioni da prendere insieme allo Stato centrale o già approvate dalle altre Regioni in sede di Conferenza Stato-Regioni. Il caso delle ex Apa è emblematico: l’Associazione allevatori Milano-Lodi ha lamentato il mancato trasferimento di risorse da parte della Regione, costringendo a tagliare i controlli funzionali per la tenuta del libro genealogico e per la selezione genetica, proprio perché le risorse regionali non sono arrivate. E in questo modo il servizio di assistenza tecnica agli allevatori è stato chiuso. Che si occupi di questo.

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