Archivi del mese: giugno 2016

La presa in giro della nuova legge sulla casa

È stata approvata nel tardo pomeriggio a maggioranza (41 sì, 28 no, 0 astenuti) la nuova legge regionale lombarda sulle politiche abitative. Voto contrario del Pd, del quale sono stati bocciati quasi tutti i 38 emendamenti depositati, mentre è stato recepito l’unico ordine del giorno che chiede l’approvazione di un programma decennale per l’edilizia residenziale pubblica, nell’ambito delle politiche di risparmio energetico, di riduzione dell’impronta ecologica e di riorganizzazione del tessuto urbano.

Questa legge non risponde alle quattro urgenze delle politiche abitative pubbliche, che sono la carenza di risorse, l’assenza di un piano concreto per aumentare l’offerta di alloggi, il costo eccessivo dell’abitare, causa dell’ingente morosità incolpevole tra gli inquilini delle case Aler, e la scarsa qualità dei servizi. Il nostro giudizio non può che essere negativo.

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Sanità: la riforma a puntate non funziona

Una riforma spezzatino, senza un’idea generale, che replica, anche in questa seconda parte “spacchettata” (228 bis), lo schema dello scorso agosto, secondo il Pd, contrario da sempre ad un’evoluzione non adeguata ai territori e ai bisogni dei lombardi. I servizi ne stanno già pagando le conseguenze, perché c’è agitazione e preoccupazione in questa riorganizzazione, come abbiamo visto incontrando i rappresentanti di alcune Asst; ma il problema vero di questa riforma resta la norma finanziaria che non permette risorse aggiuntive a carico del bilancio: non si possono avviare dei cambiamenti così sostanziali a costo zero. Abbiamo fatto una legge senza ascoltare effettivamente i portatori d’interesse. Questo metodo è profondamente sbagliato e lo abbiamo sempre ribadito. Non si tratta dell’evoluzione del sistema sociosanitario ma della sua involuzione. I servizi territoriali restano la Cenerentola rispetto alla rete ospedaliera, anche in questa seconda parte di una riforma che  proprio sul territorio avrebbe dovuto puntare, lì dove i bisogni sono più forti, soprattutto sul disagio psichico e le nuove fragilità. Abbiamo votato contro quindi perché anche questo pezzo di riordino non migliorerà le risposte ai bisogni più urgenti dei cittadini: riorganizzazione dei servizi, presa in carico e monitoraggio delle risorse restano senza garanzie.

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Investiamo sull’Ospedale di Pieve di Coriano

sanità lombardiaDiamo corso all’ordine del giorno  che ho proposto e fatto approvare ad agosto 2015. Gli ordini del giorno sono atti di indirizzo dei quali la Giunta deve tener conto, soprattutto quando il Consiglio regionale li approva all’unanimità. Le difficoltà che hanno accompagnato l’evoluzione, in tutti i territori, del sistema sociosanitario lombardo e che noi come Pd abbiamo puntualmente denunciato, oltre alla mancanza, sino ad oggi, di un assessore alla Sanità, hanno condizionato anche l’avvio di un percorso di potenziamento dell’ospedale mantovano. Questo è il momento per partire con un piano di lavoro fattivo, andando a incidere sulle mancanze e sulle debolezze elencate oggi dai sindaci e dai rappresentanti della ASST e investendo sul ruolo sovraregionale che, per posizione naturale e storia, il presidio di Pieve di Coriano si può candidare a ricoprire.

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Il raddoppio della Milano-Mantova nel Piano Regionale Mobilità

Ieri la Commissione ha accolto nostri emendamenti che puntano al miglioramento viabilistico in provincia di Mantova. Innanzitutto il raddoppio selettivo del tratto ferroviario trenord 1da Codogno a Cremona e da Cremona a Mantova, che era stato dimenticato dalla maggioranza. E’ un’ opera fondamentale per la viabilità mantovana attesa da anni. Finalmente è stata inserita ufficialmente nel piano dopo che lo stesso Maroni più volte aveva accolto la nostra richiesta. Ora, che è nero su bianco, non può più fare marcia indietro. Via quindi agli accordi con Rete ferroviaria italiana, non dimenticando di eliminare l’elevato numero di passaggi a livello causa di rallentamenti e ritardi dei treni. In questo modo si darà un importante servizio ai cittadini e si comincerà ad uscire dall’solamento. Importante poi che nel piano della mobilità vi sia il possibile prolungamento fino a Verona o fino a Ferrara, con treni interregionali.  Un collegamento veloce con Verona, ci dà la possibilità di collegarci rapidamente ad uno snodo ferroviario fondamentale Ora non ci resta che provare a inserire, nella seduta di Consiglio, anche il collegamento con Reggio Emilia.

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A fianco dei lavoratori della chimica

E’ stata approvata all’unanimità in Consiglio regionale la risoluzioneche ho  presentato  in merito alla situazione aziendale ed occupazionale dell’Eni/Versalis. Il testo approvato impegna la Giunta ad intervenire nei confronti del Ministero competente e del Governo, affinché verifichi con Eni le condizioni di permanenza della stessa in Versalis e, a fronte dell’eventuale cessione da parte di Eni di proprie quote in Versalis, si assicuri che l’acquirente sia un partner in grado di rilanciare la petrolchimica italiana nella competizione con i grandi produttori globali e di assicurare forti investimenti in ricerca e sviluppo, anche sul fronte della tutela brevettuale dell’innovazione biotecnologica, contribuendo così all’innovazione e all’occupazione dell’intero sistema Paese; ad istituire un Tavolo istituzionale regionale per la chimica e l’energia; a chiedere al Governo di valutare il coinvolgimento del Fondo Strategico Nazionale quale eventuale strumento economico d’aiuto; ad attivarsi con le altre Regioni interessate al fine d’istituire un tavolo di coordinamento interregionale del così detto “quadrilatero padano”; a definire un’azione coordinata, con le aziende del territorio e condivisa con la pubblica amministrazione, dedicata alle scuole della regione per la promozione dell’industria chimica quale attività ecosostenibile e orientata all’innovazione tecnologica, anche attraverso la conoscenza delle tecniche per la promozione della blue economy.

Nonostante la grave emorragia che la chimica in Italia sta subendo da anni, l’intero settore occupa ancora oggi un numero di dipendenti pari a 109.000, per complessive 2.800 imprese circa che rappresentano il 10 % della produzione europea. Solo portando avanti un’operazione coordinata, a partire dall’approvazione di un documento condiviso, e attivandosi, anche insieme alle altre Regioni coinvolte per istituire un tavolo interregionale, come chiede la risoluzione  si potranno ottenere risultati efficaci: è questa l’azione politica più importante che possiamo fare a sostegno dell’industria chimica e dei suoi lavoratori

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Tutela animali:non rinunceremo a migliorare la legge

Hanno lanciato l’allarme le 74 associazioni animaliste operanti in Lombardia, sulla semplificazioni introdotte dalla revisione della normativa regionale sul randagismo che verrà votata domani in Aula ed è stata concepita senza il coinvolgimento delle stesse. “Le associazioni hanno lamentato la mancanza di partecipazione, infatti il metodo con il quale si è proceduto alla cancellazione tout court di alcune parti significative della legge sul randagismo vigente è profondamente diverso da quello che diede origine alla precedente legge: il coinvolgimento da subito delle associazioni è stato, allora, un dato di fatto. Inoltre non ci sarà alcuna risorsa aggiuntiva rispetto ai fondi nazionali. Una legge che non ha gambe e che necessita di correzioni, per questo domani in Aula presenteremo i nostri emendamenti e ordini del giorno per ribadire che servono più risorse, più attenzione sulle colonie feline e valorizzazione della Consulta che deve avere l’ultima parola. La legge infatti cancella inoltre il riconoscimento delle colonie feline, toglie l’obbligo ai canili di rimanere aperti al pubblico almeno quattro giorni a settimana e non prevede, come avviene ora, una precisa rendicontazione delle misure adottate per combattere il randagismo e per promuovere l’attività di informazione e sensibilizzazione in tema di tutela degli animali e salute dei cittadini. Regione Lombardia, in questa legislatura, preferisce tenersi le mani libere su tutto, anche in questo caso: anziché affidare a una legge quadro certa e chiara dei principi cardine, sceglie di lasciare spazio a degli atti di Giunta molto discrezionali: questa modalità di lavoro che mortifica il ruolo dei consiglieri, non ci trova affatto d’accordo.

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Il Lambrusco deve rimanere tutelato

Grazie in particolare all’intervento dell’europarlamentare del Pd Paolo De Castro,sembra scongiurato il pericolo di una sorta di liberalizzazione nell’uso dei nomi dei vitigni, fuori dai luoghi di produzione, tra questi anche il nostro Lambrusco. Questo pomeriggio, durante la seduta settimanale, la Commissione ha approvato una risoluzione in cui, in un primo momento veniva chiesto alla Giunta di attivarsi per impedire che venisse stravolto l’attuale quadro normativo di tutela dei nostri vitigni, mentre ora, con un nostro emendamento, abbiamo impegnato la Giunta a vigilare affinché il ritiro dell’atto avvenga effettivamente, come dichiarato dal direttore generale dell’Agricoltura a Bruxelles, e non si realizzi una indiscriminata liberalizzazione dell’utilizzo della menzione. L’allarme era stato lanciato dalle associazioni agricole e dalle aziende vitivinicole preoccupate di vedersi scippare una denominazione che significa non solo un prodotto redditizio, ma anche qualità e riconoscibilità, in una parola territorio. E nel caso della Lombardia parliamo della fascia mantovana a ridosso dell’Emilia Romagna e di un vitigno che se era documentato addirittura da Virgilio non può certo apparire su bottiglie prodotte in chissà quale parte del mondo.

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I parchi non ostacolano lo sviluppo dell’agricoltura

La rete delle aree protette in Lombardia interessa e tutela oltre 500.000 ettari di territorio, con l’adesione e il contributo di più di 500 Comuni, e rappresenta un patrimonio di ricchezze naturali, storiche e culturali da fruire, promuovere e comunicare, in quanto bene di ogni cittadino.  Il ruolo dei parchi nella nostra Regione è stato ed è tutt’ora fondamentale e non deve essere messo in alcun modo in discussione, come invece fa l’assessore Fava; quel che serve, piuttosto, è una legge che “transiti” gli attuali enti gestori dalla funzione di esclusiva “salvaguardia” ad una funzione di “tutela e fruizione” in sinergia con uno sviluppo sostenibile dei territori limitrofi. Le aree protette non hanno perso il loro ruolo, ma alla luce degli impegni assunti per la lotta ai cambiamenti climatici diventano ancora più strategiche, perché costituiscono una parte essenziale della risposta globale ai cambiamenti climatici, proteggendo gli ecosistemi naturali e riducendo le emissioni di gas a effetto serra attraverso lo stoccaggio e il sequestro del carbonio.

Lo sviluppo dell’agricoltura in Lombardia non è frenato dai parchi, ma da una gestione regionale lenta e farraginosa, fatta soprattutto di annunci e di poche azioni concrete, anche quando i fondi non sono regionali ma comunitari.

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Le promesse non mantenute di Regione Lombardia sulla sanità di Bozzolo e Oglio Po

La mozione del Consiglio Provinciale sulle tematiche del POT di Bozzolo e sull’Ospedale Oglio Po, approvata all’unanimità. richiama la Regione alle proprie responsabilità e allo scandalo delle promesse non mantenute, anche se fatte con atti ufficiali, che dimostra il menefreghismo della maggioranza verso quei territori. Sul POT di Bozzolo rammento che già il 23 dicembre 2014 il consiglio regionale ha bocciato a maggioranza un mio emendamento al bilancio 2015-17 che lo inseriva nella programmazione finanziaria. Il 27 aprile 2015, rispondendo a una mia interrogazione in Commissione, l’allora assessore Mantovani ci ha assicurato che entro il 2015 anche il POT di Bozzolo sarebbe stato finanziato, rientrando nelle strutture che, secondo la strategia di programmazione regionale, avrebbero dovuto essere riqualificate a partire dalla terza fase del piano. Infine il 29 luglio 2015 doveva esserci finalmente l’ufficialità del finanziamento. Infatti l’assessore al Bilancio Massimo Garavaglia mi chiedeva in Aula, durante la sessione di assestamento del bilancio, di ritirare il mio emendamento per inserire l’impegno di spesa del POT di Bozzolo all’interno del fondo di 200 milioni di euro destinato all’edilizia sanitaria. Tutto è restato lettera morta. Dire che occorre razionalizzare la rete degli ospedali e poi non finanziare gli adeguamenti delle piccole e medie strutture per trasformarle in presidi territoriali è un controsenso. Con il PoT unito alla Riabilitazione, l’Ospedale di Bozzolo trova una propria vocazione e diventa presidio sanitario di fondamentale importanza per un’ampia parte del territorio tra il mantovano e il cremonese, collegandosi più direttamente anche all’Ospedale Oglio Po. E anche sull’Ospedale, numerose sono state le promesse non mantenute. Regione è stata invitata più volte a prendere coscienza sia delle criticità della situazione socio-sanitaria territoriale che dell’importanza strategica dell’Ospedale Oglio Po, inteso come ospedale per acuti, la cui funzione viene costantemente minacciata dalla politica dei mancati investimenti strutturali e dalla drastica riduzione, ormai ai limiti dell’operatività, degli organici medici ed infermieristici. A fronte di questi appelli  siamo stati rassicurati più volte su un potenziamento della struttura mentre nel contempo vediamo, al contrario, un depauperamento costante nel disinteresse di chi governa la Regione. Non dimentichiamo infine i tagli operati dall’Asl negli scorsi anni che hanno depotenziato i servizi, in particolare a Campitello, costringendo i cittadini a notevoli disagi

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Piano Sviluppo Rurale:Regione Lombardia molto indietro sui bandi

Fava continua a fare dichiarazioni sull’inefficienza di Bruxelles e del Governo, ma a questo punto ci viene da pensare che non sappia cosa succede in casa sua. Un conto sono le dichiarazioni e un conto i dati ufficiali, che narrano una storia ben diversa dalla favola che l’assessore ci propina un giorno sì e l’altro pure. Ecco, dunque, qualche dato sul Psr lombardo 2014-2020: In Lombardia gli operatori del sistema agricolo avrebbero a disposizione risorse complessive pari a 1.157 milioni di euro, di cui 499 milioni provenienti dall’Unione europea, 461 milioni dallo Stato, 197 milioni dal bilancio regionale.La Regione, a oggi, a copertura di oltre 2 anni e mezzo di programma, ha chiuso solo 6 bandi, per una dotazione finanziaria complessiva pari a 148.800.000 di euro. Tra l’altro le risorse non sono ancora state tutte assegnate, in quanto alcuni bandi sono ancora in fase istruttoria. Il ritardo nell’assegnazione alle aziende lombarde delle risorse è più che evidente. Peccato, perché la Lombardia era una regione molto efficiente in agricoltura, ma ormai ha perso tutto lo smalto che aveva grazie a questa gestione. Invece dobbiamo dire che il Governo, come riconosciuto unanimemente dalle associazioni agricole, sta facendo un lavoro di grande spessore e con serietà, senza polemizzare e strumentalizzare.

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