Legge anti moschee: i rilievi della Corte Costituzionale

Primo punto: la Regione non può discriminare un culto rispetto ad un altro perché ciò è in contrasto con la Costituzione. Il diritto di culto non può essere sottoposto a giudizi preventivi da parte della Regione, che ha competenze unicamente urbanistiche (“Non è consentito al legislatore regionale, all’interno della legge sul governo del territorio, introdurre disposizioni che ostacolino o compromettano la libertà di religione…”) , e quindi nemmeno di ordine pubblico, che sono esclusive dello Stato. Quindi, è cancellato il comma che distingue tra religioni riconosciute e non riconosciute ed è cancellata la Consulta. È cancellato il parere preventivo delle forze dell’ordine e con esso anche quello di organizzazioni e comitati di cittadini, e non sarà imposto il sistema di videosorveglianza collegato con le forze dell’ordine. Il referendum consultivo comunale è cancellato dalla norma, ma la Consulta spiega che era pleonastico: i referendum si possono fare a prescindere dalla legge urbanistica, purché il loro esito non vada a interferire con le leggi in vigore. Vietare l’espressione della libertà di culto, ragionevolmente, lo sarebbe. Quanto alla congruità urbanistica con il paesaggio lombardo (campanili sì, minareti no, è il principio sotteso), la Consulta spiega che la norma rimanda a quanto prevederà il Piano territoriale regionale, e che quindi non si può dire a priori che la Regione non possa prevedere regole in materia, ma che se queste violeranno la legge, a partire dai principi costituzionali, ovviamente saranno valutabili nelle sedi giudiziarie adeguate. Rimangono invece in vigore la necessità per i comuni di adottare il Piano delle attrezzature religiose e le altre prescrizioni connesse, dai parcheggi alla viabilità, ai servizi pubblici. Senza di esso tutto rimane bloccato. Quanto al paesaggio, occorrerà vedere come e quando verrà approvato il Ptr.

 

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