Archivi del mese: aprile 2016

La Regione penalizza ingiustamente le associazioni e la solidarieta

associazionismoFare un banchetto di beneficenza o di autofinanziamento in Lombardia non sarà più tanto facile. La Regione ha infatti approvato le nuove linee guida per la “cessione a fini solidaristici” dando seguito alla modifica della legge sul commercio approvata a settembre. Ad essere regolate saranno le vendite, o meglio, la cessione in cambio di un offerta, delle arance per la lotta contro il cancro e dei fiori per la ricerca sulle malattie genetiche, ma anche delle caldarroste per gli alpini o delle torte per finanziare l’associazione locale o magari la scuola. D’ora in poi i prodotti alimentari potranno essere offerti solo se confezionati e tutti i comuni saranno tenuti ad approvare un proprio piano comunale delle cessioni a fini solidaristici nel quale, in accordo con i rappresentanti dei commercianti, dovranno definire le aree nelle quali i banchetti sono consentiti. L’obiettivo dichiarato è di non intralciare l’attività dei negozi: infatti la vendita dello stesso articolo, per esempio i fiori, non potrà essere effettuata nello stesso luogo per più di due volte. Potranno fare i banchetti solo gli enti non commerciali regolarmente costituiti (almeno con scrittura privata registrata), da un tempo congruo. Questi dovranno presentare domanda in comune per il banchetto almeno trenta giorni prima la data prevista per l’iniziativa e dovranno fornire le generalità del soggetto responsabile dell’attività, la precisa collocazione del banchetto, che deve essere a debita distanza da attività commerciali fisse o meno (mercati o ambulanti) che vendono la stessa categoria merceologica, la dimensione e tipologia dello spazio occupato (banchetto, gazebo, veicolo, ecc.), data, orario e finalità dell’iniziativa, tipo di merce offerta in cessione, dichiarazione dell’ente che attesti che i beni oggetto della cessione siano provenienti da una effettiva e regolare filiera produttiva e, infine, la dichiarazione dell’ente che attesti che l’iniziativa sia destinata esclusivamente alla raccolta fondi per fini di beneficenza, caritatevoli, solidaristici o di ricerca. I banchetti, inoltre, non potranno avere insegne luminose o pubblicità dei prodotti, ma solo insegne dell’ente che li organizza, ma dovranno tenere esposte le generalità dell’associazione, le finalità dell’iniziativa, la dizione “offerta libera” (è consentito indicare l’offerta minima). Sono escluse da queste norme le raccolte fondi in aree private non aperte al pubblico e destinate a precise categorie di persone (cene di autofinanziamento degli appartenenti ad un’associazione, per esempio), e quelle esercitate in aree private aperte al pubblico appartenenti alle confessioni per le quali vige il regime concordatario con lo Stato. Quando sei mesi fa fu approvata la legge avevamo purtroppo visto giusto: la Regione mostra i muscoli sempre contro i più deboli. Sono tantissime le associazioni che raccolgono fondi con i banchetti, tante le persone che vi si dedicano gratuitamente per sostenere la ricerca contro le malattie o per finanziare attività per i ragazzi, per i disabili e per le persone in difficoltà. La Regione dovrebbe aiutarli, non complicargli la vita come sta facendo con questo regolamento. E c’è un fattore non secondario, che sono gli ulteriori adempimenti a carico dei comuni. Questi, inevitabilmente, si riverseranno sui cittadini che non capiranno per quale ragione per iniziative benefiche siano necessari tanta burocrazia e tanti paletti.

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Lombardia molto in ritardo sulla semplificazione in sanità

Sono 178milioni le prestazioni sanitarie ambulatoriali, tra visite ed esami, erogate in un anno dal sistema sanitario regionale lombardo, di cui il 41,5% nelle strutture private accreditate. Solo 3.576.280 sono prenotate tramite il call-center della Regione, 56.601 tramite internet (compresa l’app Salutile, ad oggi attiva solo per gli ospedali milanesi) e 146.015 effettuate direttamente in farmacia. È quanto si evince dalla relazione annuale sulla semplificazione della Regione Lombardia, in discussione in questi giorni nelle commissioni del Pirellone. La gestione delle prenotazioni, così come il fascicolo sanitario e la ricetta farmaceutica elettronica sono portati a esempio di semplificazione a vantaggio del cittadino. Questi dati non sono affatto lusinghieri. La Lombardia è molto in ritardo su questo fronte, come abbiamo già avuto modo di denunciare. Il primo dato eclatante è che tutte le prestazioni effettuate nel privato convenzionato sono escluse dai metodi di prenotazione più comodi per l’utente, ma anche sul fronte interamente pubblico la realtà è deludente. Tutto ciò significa che il cittadino è costretto a tutt’oggi a telefonare di struttura in struttura per prenotare una visita o un esame, con grande perdita di tempo. E se questo, secondo la giunta regionale, è l’esempio di semplificazione a vantaggio del cittadino, figuriamoci il resto.

Anche sul fascicolo elettronico la Regione Lombardia ha molto terreno da recuperare: su 28.476.869 referti caricati nei 5.834.089 fascicoli elettronici compilati, solo 10.046.653 sono stati consultati dal medico curante o dal paziente stesso (un terzo del totale) nel corso del 2015. Ciò significa che la gran parte dei referti viene ancora portata a mano da medici di famiglia e specialisti.

Sulla ricetta farmaceutica dematerializzata la Lombardia ha recuperato il gap iniziale (erano solo il 2% a gennaio 2015) ed ha raggiunto il 70% delle ricette emesse a dicembre. Tuttavia i dati Promofarma, la società che monitora l’andamento della ricetta elettronica in tutta Italia, vedono la Lombardia ancora al 12esimo posto in Italia dopo Veneto (88,5%) Campania (87,7%), Sicilia (87, 3%) Piemonte (81,2%) etc. Ancora al palo è, invece, la ricetta dematerializzata per le prestazioni ambulatoriali, ferma al 4%.

Intanto, dall’introduzione del sistema informatico socio sanitario avvenuta quattordici anni fa, la spesa per l’informatica sanitaria è arrivata a valere 2,1 miliardi di euro. Verificare un corretto rapporto tra risorse impegnate e benefici reali per i cittadini sarebbe doveroso per Regione Lombardia.

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A breve al voto la mia risoluzione a sostegno di Versalis e della chimica

Oggi in Commissione Attività produttive sono stati convocati i rappresentanti degli enti locali e dei sindacati per presentare loro la risoluzione che il Pd ha predisposto per impegnare la Regione a intervenire in merito alla situazione occupazionale di Eni Versalis. Ho presentato il documento, sul quale gli intervenuti hanno detto all’unanimità di convergere e ho spiegato che vi si chiede alla Giunta lombarda di intervenire nei confronti del Ministero e del Governo affinché si verifichino con Eni le condizioni di permanenza in Versalis e l’eventuale cessione di quote a un partner industriale e non finanziario, in grado di rilanciare la petrolchimica; chiedere al Governo di valutare il coinvolgimento del Fondo strategico nazionale quale strumento d’aiuto ed attivarsi con le altre regioni per istituite quel tavolo di coordinamento interregionale sulla chimica e sull’energia che sarebbe utilissimo a definire un’azione coordinata e quindi più efficace. E’ stato fatto un patto tra organizzazioni sindacali e istituzioni e il Consiglio regionale lombardo farà la sua parte attraverso la mia proposta di risoluzione, che è entrata in Commissione come risoluzione Pd ma è già diventato un documento condiviso, pronto per essere approvato a breve in Aula con l’unanimità. Questa è l’azione politica più importante che possiamo fare a sostegno dell’industria chimica e dei suoi lavoratori. Il documento arriverà in Aula per l’approvazione definitiva al primo Consiglio utile per votare gli atti di indirizzo, ossia il 7 giugno.

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Azioni concrete per promuovere il diritto al cibo

Approvata all’unanimità, questo pomeriggio, in Consiglio regionale, la risoluzione sul diritto al cibo e lo sviluppo dei sistemi agroalimentari sostenibili. Siamo stati da subito convintamente e abbiamo dato un sostanziale contributo al testo approvato. Il diritto al cibo, strettamente connesso al tema dello sviluppo dei sistemi agroalimentari sostenibili, è stato inserito come fondamentale nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1948. Ed è stato poi riaffermato dall’Onu nel 1966, nel Patto sui diritti economico-sociali e culturali e nella Dichiarazione del millennio, nel 2000. In quest’ultimo atto, si sanciva che fosse un obiettivo da raggiungere nel 2015. Siamo ancora lontani, perché molte popolazioni soffrono ancora della mancanza di un’alimentazione quotidiana, sana, corretta. È una questione di sovranità alimentare e produttiva, perché il diritto al cibo è strettamente legato a scelte e pratiche politiche. Ho poi, nel mio intervento,fatto presente quali impegni il Gruppo Pd abbia caldeggiato: “La filiera corta come elemento fondante e fondamentale dei nostri sistemi che potrebbe trasformarsi in una legge di Regione Lombardia. Il tema dei consumi idrici ed energetici. La premialità per il contenimento del consumo di suolo agricolo, inteso, appunto come salvaguardia. La difesa della redditività delle aziende che tengono alta la lotta alla contraffazione”. Inoltre, ha sottolineato come “la qualità del cibo prodotto si traduce in sicurezza alimentare”. In dichiarazione di voto, il collega Fabio Pizzul ha manifestato “la soddisfazione per questo esito, soprattutto ricordando che quando si trattò di discutere il progetto di legge contro lo spreco di cibo, ci furono delle perplessità per il timore che fosse limitato nei suoi effetti e c’era la sensazione che non si volesse affrontare in maniera più globale la questione. Invece, oggi confermiamo il fatto che si è intrapreso allora un percorso positivo che con la votazione odierna non arriva a conclusione ma a un nuovo punto di partenza”.

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Poste: no alla consegna a giorni alterni

Il piano di riorganizzazione di Poste Italiane prevede che a partire da questo mese si introduca progressivamente la consegna della posta a giorni alterni in tutti i territori esterni alle aree metropolitane. Ciò significa, soprattutto per i piccoli centri, indebolire un servizio che già negli ultimi anni ha creato non pochi disagi alla popolazione. Numerosi sono infatti i comuni in cui ancora oggi il servizio viene effettuato a singhiozzo, con periodi di chiusura. Della vicenda delle poste il consiglio regionale si era occupato già lo scorso anno, quando l’azienda aveva deciso la razionalizzazione degli sportelli. È tornato sulla questione in questa occasione, con una mozione approvata in Aula.
Non bisogna penalizzare i piccoli centri. Soprattutto dispiace che dopo pochi mesi da quando abbiamo affrontato il problema delle chiusure degli uffici postali siamo ancora qui a parlare di razionalizzazione del servizio, che in pratica significa sguarnire molti centri minori con una consegna che rischia di essere peggiorativa rispetto a una situazione già critica. Bene che si apra il tavolo, ma Poste Italiane non può ragionare in termini meramente economici perché eroga un servizio molto importante soprattutto per le realtà minori.

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No discariche rifiuti nelle colline moreniche

La discarica che la società Ambientalgeo intenderebbe realizzare in Cava Pirossina, di cui è proprietaria, in comune di Castiglione delle Stiviere, è stata al centro di un’interrogazione a risposta immediata discussa  in Consiglio regionale, e presentata da me. Ho ripercorso tutta la vicenda sin dalla prima autorizzazione della Regione alla discarica di rifiuti nel 1997, poi bloccata dal Tar e dal Consiglio di Stato, ricordando che la Provincia di Mantova  ha predisposto e inviato alla Regione, l’11 novembre 2015, la ‘Relazione di dettaglio sullo stato di attuazione del Prgr – Aree idonee e non alla localizzazione degli impianti, in cui aveva chiesto di applicare il criterio escludente anziché penalizzante per la zona di ricarica degli acquiferi profondi relativamente alla costruzione di nuove discariche di rifiuti pericolosi e non, o varianti sostanziali a quelli esistenti che implichino consumo di suolo. Ma proprio su questo l’assessore all’Ambiente Terzi, che ha risposto alla question time, pur condividendo le preoccupazioni del territorio, ha detto che “se le Province individuano le aree idonee, è necessario che ci sia un’attivazione forte e precisa che si fondi su criteri oggettivi, anche per resistere eventualmente nelle opportune sedi giudiziarie. Insomma, per l’assessore non si può indicare tutta la provincia come escludente, ma servono indicazioni più circostanziate. Invece per me queste zone dovrebbero essere generalmente escludenti e non penalizzanti, proprio in quanto zona di ricarica degli acquiferi profondi. A questo punto, spero che la vicenda si chiuda bene, vista anche la volontà politica dell’assessore. Perché è giusto che Regione Lombardia sappia che la costruzione di questa nuova discarica non sta bene a tutti i cittadini e alle imprese del territorio, che operano soprattutto in campo agroalimentare e sarebbero fortemente a rischio per la presenza di una discarica di rifiuti speciali. Ma aldilà delle mie convinzioni, colgo positivamente la volontà di accoglimento delle integrazioni della Provincia che evidenzino le specificità e criticità della zona, che è molto vasta, essendo interessati a queste falde 100mila mantovani. Questo aspetto può essere davvero la pietra tombale sulle discariche di rifiuti alla Pirossina.

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Bando finanziamento commercio equo e solidale: dal 18 aprile al 19 maggio

Finalità: sostenere economicamente lo sviluppo di progetti presentati dalle Organizzazioni di commercio equo e solidale della Lombardia. Interventi ammessi: attività di formazione per gli operatori delle Organizzazioni di commercio equo e solidale; Iniziative culturali, azioni di sensibilizzazione e di educazione al consumo anche a livello scolastico; attività per la valorizzazione sul mercato dei prodotti del commercio equo e solidale e per il rafforzamento dei canali di vendita; organizzazione e partecipazione a fiere del commercio equo e solidale.

Beneficiari: Organizzazioni di commercio equo e solidale, con sede legale o operativa in Lombardia, aggregate in un partenariato formato da almeno tre Organizzazioni. Ciascuna Organizzazione può partecipare al massimo a due progetti. Ogni progetto deve riguardare in modo diffuso almeno tre territori provinciali.

Scadenza: dalle ore 9.00 del 18 aprile 2016 fino alle ore 12.00 del 19 maggio 2016

Link: Decreto 1771 del 11.03.2016 (98 KB) P7M; Bando commercio equo e solidale (500 KB) PDF; DGR 4536 del 10.12.2015 (342 KB) PDF

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Nuovo sollecito per gli operai forestali

Quattrocento lavoratori a rischio, 110mila ettari di bosco da gestire, 7 milioni di euro spostati su altri capitoli. La situazione dei consorzi forestali lombardi è grave: i dipendenti rischiano di trovarsi a casa da un giorno all’altro e l’assessore non li ha nemmeno ricevuti per ascoltare le loro ragioni. In ballo ci sono non solo i posti di lavoro, ma anche e soprattutto la prevenzione del dissesto idrogeologico di una regione fortemente a rischio.
Abbiamo chiesto in Commissione di approvare una risoluzione a sostegno di questi consorzi e dei loro lavoratori e ci è stato risposto positivamente, tanto che abbiamo istituito un gruppo di lavoro, ma ancora non si è visto nulla, nonostante la prima lettera con cui i consorzi sollecitavano un intervento risalga all’11 dicembre, l’audizione si sia tenuta il 10 febbraio e il 22 marzo scorso i lavoratori si siano addirittura presentati per protestare davanti al Pirellone.
Il Pd ha per questo inviato una lettera di sollecito in cui si chiede di “programmare il prima possibile il gruppo di lavoro appositamente istituito al fine di non perdere altro tempo invano e procedere con la dovuta celerità”.

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Connessione con banda larga: 450 milioni per la Lombardia

Un investimento di 450 milioni di euro per l’introduzione della Banda larga sull’intero territorio regionale. Questo è il contenuto di un accordo sottoscritto tra Regione Lombardia e il Governo in linea con gli obiettivi della banda digitale europea e con il Piano Operativo Regionale. Secondo l’accordo entro il 2020 tutti i cittadini dovranno avere a disposizione una connessione a 30 mbps e almeno l’85% a 100 mbps.
È molto positivo che in Lombardia parta questo  progetto, che è  frutto, a differenza di quanto fa intendere la giunta Maroni, di un piano nazionale e di un accordo con la Regione che prevede stanziamenti da parte del governo di 381 milioni e dei restanti 69 da parte di Palazzo Lombardia. Già, proprio quel governo che secondo Maroni e i suoi assessori non farebbe altro che tagliare fondi alla Lombardia.

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Legge anti moschee: i rilievi della Corte Costituzionale

Primo punto: la Regione non può discriminare un culto rispetto ad un altro perché ciò è in contrasto con la Costituzione. Il diritto di culto non può essere sottoposto a giudizi preventivi da parte della Regione, che ha competenze unicamente urbanistiche (“Non è consentito al legislatore regionale, all’interno della legge sul governo del territorio, introdurre disposizioni che ostacolino o compromettano la libertà di religione…”) , e quindi nemmeno di ordine pubblico, che sono esclusive dello Stato. Quindi, è cancellato il comma che distingue tra religioni riconosciute e non riconosciute ed è cancellata la Consulta. È cancellato il parere preventivo delle forze dell’ordine e con esso anche quello di organizzazioni e comitati di cittadini, e non sarà imposto il sistema di videosorveglianza collegato con le forze dell’ordine. Il referendum consultivo comunale è cancellato dalla norma, ma la Consulta spiega che era pleonastico: i referendum si possono fare a prescindere dalla legge urbanistica, purché il loro esito non vada a interferire con le leggi in vigore. Vietare l’espressione della libertà di culto, ragionevolmente, lo sarebbe. Quanto alla congruità urbanistica con il paesaggio lombardo (campanili sì, minareti no, è il principio sotteso), la Consulta spiega che la norma rimanda a quanto prevederà il Piano territoriale regionale, e che quindi non si può dire a priori che la Regione non possa prevedere regole in materia, ma che se queste violeranno la legge, a partire dai principi costituzionali, ovviamente saranno valutabili nelle sedi giudiziarie adeguate. Rimangono invece in vigore la necessità per i comuni di adottare il Piano delle attrezzature religiose e le altre prescrizioni connesse, dai parcheggi alla viabilità, ai servizi pubblici. Senza di esso tutto rimane bloccato. Quanto al paesaggio, occorrerà vedere come e quando verrà approvato il Ptr.

 

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