Archivi del mese: marzo 2016

La Regione abbandona 400 operai forestali

In Regione la Lega si preoccupa dell’olio tunisino, ma si disinteressa  di 400 cittadini lombardi che rischiano nel giro di poco tempo di rimanere senza alcun lavoro. Per il secondo anno consecutivo, infatti, Regione Lombardia non ha finanziato i Consorzi forestali, che ha istituito e c ha sempre sostenuto.
Stiamo parlando di 7 milioni di euro che l’assessore ha deciso di spostare su altri capitoli perché, evidentemente, non gli interessa nulla della montagna, dei boschi, dei fiumi. Denaro che serve per la manutenzione del territorio forestale lombardo e per scongiurare il dissesto idrogeologico. Inoltre quest’anno i Consorzi non potranno nemmeno accedere ai fondi comunitari, poiché i bandi per le misure forestali previste dal Psr 2014-2020 a tutt’oggi non sono ancora stati aperti, a differenza di altrfe Regioni.
Come ci è stato riferito dalle rappresentanze sindacali, con questa politica la Giunta Maroni mette a repentaglio il futuro di 400 lavoratori dei Consorzi. Più volte abbiamo sentito dire l’assessore che ‘non siamo mica la Sicilia o la Calabria’, facendo demagogia su scelte che non spetta a noi giudicare e confondendo attività che funzionano con sprechi noti, ma anche offendendo i nostri lavoratori che gestiscono 110mila ettari di bosco e dunque non sono sicuramente in sopranumero. Anzi, semmai sono veramente capaci di mantenere in ordine le nostre montagne e i territori boschivi di pianura, come di ripulire gli alvei dei fiumi.
Lavoreremo perchèil denaro che Regione Lombardia non vuol mettere possa essere inserito nella variazione di bilancio di luglioma da qui ad allora bisogna assolutamente fare qualcosa. Il primo passo è far approvare la nostra risoluzione in Commissione Agricoltura, ma contemporaneamente è necessaria un’azione di convincimento almeno verso l’assessore al Bilancio che si impegni fin da subito per prevedere risorse in assestamento. Ma poi c’è bisogno di un ragionamento di prospettiva, serve dare continuità e programmazione al sostegno ai nostri Consorzi forestali. In ballo ci sono non solo tutti questi posti di lavoro, ma anche e soprattutto la prevenzione del dissesto idrogeologico di una regione fortemente a rischio.

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Dote scuola: richieste dal 29 marzo

Componente “Acquisto libri di testo, dotazioni  tecnologiche e strumenti per la didattica”.

Beneficiari: studenti residenti in Lombardia, iscritti e frequentanti corsi a gestione ordinaria di Istruzione presso le scuole secondarie di I grado (classi I,II e III), scuole secondarie di II grado (classi I e II), paritarie e statali con sede in Regione Lombardia o Regioni confinanti, ed a studenti frequentanti istituzioni formative (IeFP classi I e II) purché lo studente, terminate e lezioni, rientri quotidianamente alla propria residenza e non risulti beneficiario per la stessa finalità ed annualità scolastica di altri contributi pubblici. Il nucleo familiare richiedente deve avere una certificazione ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), inferiore o uguale a € 15.494,00.

Componente “Buonoscuola”.

Beneficiari: studenti residenti in Lombardia, iscritti e frequentanti corsi a gestione ordinaria presso scuole elementari, medie e superiori, paritarie e statali che applicano una retta d’iscrizione e frequenza, aventi sede in Lombardia o in Regioni confinanti, purché lo studente, terminate le lezioni, rientri quotidianamente alla propria residenza e non risulti beneficiario per la stessa finalità ed annualità scolastica di altri contributi pubblici.

Il nucleo familiare richiedente deve avere una certificazione ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), inferiore o uguale a € 42.000,00.

Scadenza: dalle ore 12,00 del 29 marzo 2016 alle ore 17,00 del 30 maggio 2016.

Link: Decreto n. 2063 del 22 marzo 2016 – Dote Scuola 2016/2017 – Componente “Buono Scuola” – Componente “Contributo acquisto” (105 KB) PDF

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Dote scuola: oltre il danno, la beffa

Con dote scuola in Lombardia siamo alle solite: vengono favoriti coloro che hanno redditi più alti e si penalizza chi ha più bisogno. Regione Lombardia ha infatti ripartito le risorse per il diritto allo studio nella scuola dell’obbligo, con l’aggiunta, in chiave lombarda, del sostegno alla libertà di scelta delle famiglie che mandano i figli alle scuole paritarie. La novità è che ci sono meno fondi rispetto al 2015, ma viene allargato, seppure in via sperimentale, il contributo anche a famiglie con Isee più alto.  Nel dettaglio, la cifra complessiva stanziata per il sistema Dote scuola è di 41 milioni di euro (l’anno scorso erano 56). Sono confermate le componenti, ovvero il Buono scuola per gli studenti delle paritarie – 25 milioni che l’anno scorso erano 29,5 milioni – con la novità di una fascia in più: nel 2015 la fascia Isee massima era tra 28.001 e 38.000 euro, per il 2016 è stata introdotta, appunto in via sperimentale, una quinta fascia da 38.001 a 42.000.

In sintesi, con meno risorse si dà la possibilità di ottenere i quattrini anche alle famiglie con più risorse a disposizione. Non sarebbe più logico il contrario, ovvero dare più a chi ha meno?

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L’inutile e costoso carrozzone che vuole Maroni

Maroni vuole a tutti i costi creare un nuovo carrozzone e non gli importa se tutte le funzioni dell’agenzia regionale sono già di competenza dell’Anac di Cantone. Oltre tutto costerà un mucchio di denaro pubblico per mantenerlo. Gli organismi di controllo ci sono già e hanno anche funzionato, ma le loro indicazioni non sono state ascoltate. L’Arac finirà per essere una solo un paravento, pagato a peso d’oro, per coprire l’incapacità politica di Maroni di cambiare il corso dei rapporti tra la sanità lombarda e interessi torbidi.

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Allarme ndrangheta nella sanità lombarda

L’allarme lanciato dal PM Paolo Storari a seguito degli arresti legati alla criminalità di stampo mafioso avvenuti questa settimana è un segnale che va preso con molta serietà.
“Il mondo della sanità – ha detto il PM alla stampa – è di grosso interesse per l’ndrangheta: innanzitutto è un posto dove si possono distribuire favori in ambiti essenziali per la vita delle persone (ricoveri e così via), garantisce rispettabilità sociale, e si è rivelato essere un bel trampolino di lancio per fare il salto nel mondo politico”
L’operazione condotta dalla Direzione distrettuale Antimafia punta ad investigare i settori imprenditoriali nei quali possono essere stati reinvestiti i capitali provenienti da attività illecite. E stando a quanto dichiarato, al nord quello delle farmacie sarebbe uno dei settori privilegiati.
Ora vi é la necessità di istituire sistemi di verifica e controllo, essendo evidente il pericolo che ci troviamo di fronte. Non possiamo permetterci, ancora una volta, di sottovalutare quanto emerge, considerandolo la manifestazione di singoli episodi invece che un vero e proprio attacco al sistema. La politica e le istituzioni devono dare una risposta all’altezza della sfida, non nascondersi dietro posizioni di facciata, ma avere il coraggio di smascherare e chiarire ogni zona d’ombra o possibile sospetto. Alla magistratura è necessario garantire un concreto contributo nell’azione di ‘pulizia’ più che mai necessaria in Lombardia.

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Maroni vuole salvare solo se stesso

Il progetto di legge regionale che istituisce l’ARAC è essenzialmente un paravento per Maroni in evidente difficoltà. L’ufficio legislativo del Consiglio ha di fatto confermato la nostra convinzione: l’agenzia regionale è nel complesso un doppione dell’Authority nazionale anti corruzione e per di più il testo predisposto dalla Giunta presenta evidenti profili di incostituzionalità.  La Regione ha già diversi organismi di controllo, come il Comitato di controllo sulla legalità degli appalti e l’Agenzia dei controlli in sanità, c’è perfino un sottosegretario alla trasparenza, serve davvero creare una nuova struttura che prevede un ulteriori costi per la Regione?”. Maroni per salvare se stesso mette in difficoltà tutte le strutture regionali sia della Giunta che del Consiglio. Detta di fatto i tempi compatibili solo con la sua voglia di difendersi senza mettere in condizione chi di dovere di affrontare seriamente il provvedimento. E’ l’ennesima forzatura fatta da questo presidente in tre anni di legislatura.

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Sfiducia a Maroni respinta, ma gli scandali non sono finiti

Il centrodestra in Regione è condannato ad andare avanti nonostante le sei inchieste e il sostanziale fallimento nell’impegno a fare pulizia. È condannato perché sa che i lombardi hanno capito che le ramazze erano solo ornamentali e che i rapporti scorretti tra la sanità, la politica ed operatori economici sono rimasti intatti. La nostra mozione di sfiducia a Maroni è stata bocciata, ma i problemi che abbiamo indicato, a partire dai controlli fatti e poi ignorati e dalla conferma dei manager già coinvolti nelle inchieste, sono ancora tutti sul tavolo e in questo modo nuovi scandali non tarderanno a venire. Maroni si vuole ricandidare nel 2018? È pura arroganza, comunque saranno i cittadini a decidere.

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