Archivi del mese: luglio 2015

Passata la nostra richiesta di finanziamenti per il Mincio

Sei milioni di euro per i Contratti di fiume e per il reticolo idrico minore. È una vittoria che portiamo a casa con soddisfazione al termine della discussione e del voto sull’assestamento di bilancio di Regione Lombardia.
Grazie alla concessione da parte del Governo Renzi della possibilità di accendere un maxi mutuo di quasi 500 milioni di euro, di cui 50 destinati al dissesto idrogeologico, i due emendamenti presentati dal Pd sono stati accettati.

Sono soldi che andranno direttamente ai Comuni perché per quanto riguarda 1 milione di euro, sono risorse destinate agli enti locali per interventi di difesa del suolo e in particolare per la manutenzione del reticolo idrico minore, ovvero piccoli corsi d’acqua naturali e canali. I restanti 5 milioni sono invece destinati agli interventi di manutenzione dei corpi idrici regionali per il miglioramento della qualità delle acque attraverso i Contratti di fiume, che attualmente, in Lombardia, riguardano il Mincio il Lambro, il Seveso, l’Olona, il Mella e parte dell’Oglio.

I Contratti di fiume più di tutti sono strumenti efficaci e partecipati per la soluzione delle problematiche di un bacino fluviale e, oltre alla mitigazione del rischio idraulico e alla riqualificazione paesaggistica dei luoghi, prevedono azioni per la riduzione dell’inquinamento delle acque.
Le risorse, per il Pd, avranno un obiettivo importante: raggiungere per tempo gli obiettivi fissati dall’Europa, che significa intervenire sullo stato dei nostri fiumi e sulla tutela ambientale di tutto il territorio. Per questo, ogni volta che c’è una manovra di bilancio, noi insistiamo per vedere inserite nelle poste delle risorse destinate a questi obiettivi. Finalmente, lo abbiamo ottenuto.

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Riforma sanità: ecco i punti che abbiamo illustrato a Maroni nel tavolo di confronto

 Ho partecipato questa mattina in Consiglio regionale nella delegazione del PD alla prima riunione del tavolo di confronto sulla riforma della sanità, primo risultato positivo di una contrapposizione che ha visto la minoranza depositare 24mila ordini del giorno, e quindi di bloccare i lavori d’Aula, proprio per aprire una discussione sulla modifica del testo unico sulla sanità lombarda, giunto in Consiglio regionale a suon di blitz in commissione.

Proposte condivise dalla minoranza: PD – Patto Civico Ambrosoli – M5S

a)    TICKET: introdurre il principio della progressività del superticket e l’esenzione totale per redditi annui al di sotto dei 32 mila euro.

 b) AGENZIA di CONTROLLO: rafforzarne l’indipendenza; prevederne l’attività diretta sugli erogatori con diffusione pubblica dei risultati; prevederne anche attività di valutazione della soddisfazione degli utenti.

 c) STABILIZZAZIONE E VALORIZZAZIONE DEL PERSONALE PRECARIO

 d) NOMINE MANAGER: prevedere la creazione di una short-list dei migliori candidati, individuata dalla Commissione di valutazione; prevedere la valutazione dei manager anche secondo criteri attinenti i risultati di salute e i miglioramenti organizzativi.

 e) RUOLO ENTI LOCALI: individuare e organizzare i Distretti sociosanitari come articolazione delle ASST prevedendo la partecipazione degli Enti Locali anche a questo livello, anche attraverso la previsione del Piano Sociosanitario Territoriale.

 f) PREVENZIONE: rafforzare gli interventi di prevenzione favorendone una gestione integrata tra i sistemi delle politiche ambientali, formative e culturali, attraverso un’integrazione tra i dipartimenti delle ATS e i servizi territoriali delle ASST.

 g) SPOSTAMENTO PRESA IN CARICO E CURE PRIMARIE DA ATS NELLE ASST: prevedere gestione, organizzazione, amministrazione dei Medici di Medicina Generale nelle ASST.

 h) REVISIONE DEL SISTEMA DI FINANZIAMENTO: abolizione della ex l. 34/2007 (Legge Daccò); funzioni non tariffabili: drastica riduzione degli indicatori delle FnT, lasciando a forfait solo quelle impossibili da tariffare; individuare un sistema di DRG premiante l’appropriatezza.

 i) SEMPLIFICAZIONE DELL’ACCESSO AI SERVIZI E TRASPARENZA: Prevedere il pagamento del ticket e il ritiro dei referti degli esami anche on line e in tutte le farmacie; trasparenza e obbligo pubblicazione delle performance degli ospedali.

 l) RIDUZIONE DELLE ATS, semplificazione dell’organismo di programmazione.

 Il presidente Maroni ha dichiarato di non avere contrarietà pregiudiziale a nessuno di questi punti e ha chiesto di riconvocare il tavolo mercoledì mattina, sempre in Consiglio regionale, per dare il tempo ai tecnici e alla maggioranza di valutare le proposte. Le opposizioni hanno accolto la disponibilità e attendono di conoscere le considerazioni e le proposte della maggioranza. Agli esiti del tavolo è condizionata la decisione di rinunciare o mantenere l’ostruzionismo.

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Treni: servizio insufficiente. Puntualità scesa in tre mesi dall’82 al 77%.

Sono trascorsi poco più di sei mesi dalla nomina dell’ assessore ai trasporti di Regione Lombardia Alessandro Sorte (dicembre 2014) e dell’ amministratore delegato di Trenord Cinzia Farisè (novembre 2014). E’ giunto il tempo di fare un bilancio del primo semestre della nuova gestione del trasporto ferroviario regionale. La luna di miele di Sorte e Farisè è
finita. Il servizio ferroviario regionale nonostante i proclami di questi mesi è ancora largamente insufficiente. Rispetto al 90% auspicato da Trenord ad inizio anno, oggi l’indice di puntualità nei giorni festivi, nelle ore di punta, è sceso in tre mesi, da marzo a giugno, dall’82 al 77% segnando un ribasso di ben cinque punti percentuali. Per non parlare del numero delle soppressioni, che tanto fanno infuriare i pendolari, che hanno subito sempre nello stesso periodo, un incremento di quasi 150 treni cancellati. Abbiamo
lasciato sei mesi di tempo all’asessore e all’amministratore delegato di Trenord di insediarsi e di operare per il bene dei pendolari lombardi. Tirando le prime somme possiamo dire con certezza che il piano puntualità decantato a gennaio è fallito. Una disfatta che diventa ancor più evidente se si paragonano i dati della Lombardia con il resto del nord Italia: la nostra regione è fanalino di coda, segna uno scarto negativo che varia dai cinque ai dieci punti percentuali. Ad oggi, inoltre, ancora non è dato sapere come verrà riorganizzato il sistema ferroviario una volta concluso Expo. L’unica certezza è il piano di razionalizzazione annunciato per l’intero mese di agosto che svantaggia, e non poco, il sud Lombardia.

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La monarchia in Lombardia

Facciamo un unico emendamento: chiediamo che Regione Lombardia diventi una monarchia. Era ironico fino a un certo punto il mio  commento  quando questo pomeriggio ha dichiarato la non partecipazione al voto – assieme al resto dell’opposizione – ai documenti finanziari di luglio. La Commissione doveva votare il rendiconto generale per l’esercizio 2014 e l’assestamento al bilancio di previsione 2015-2017. Provvedimenti arrivati solo poche ore fa e che dovevamo ancora analizzare e approfondire. Ma non solo noi di minoranza: vediamo una contrapposizione tra Consiglio e Giunta che coinvolge tutti i commissari. Perché anche i colleghi di maggioranza vivono sicuramente le nostre stesse difficoltà. Soprattutto in una Commissione in cui normalmente si lavora con spirito di collaborazione. Avevo, a questo scopo, depositato una lettera al presidente di Commissione chiedendo più tempo per analizzare i documenti contabili. Noi faremo la nostra parte in Aula. Quindi, prepareremo emendamenti e ordini del giorno per la discussione in Consiglio, ma non è la stessa cosa che ragionarci assieme qui, in Commissione, dove riusciamo quasi sempre a trovare una sintesi. Così, invece, nessuno di noi, maggioranza o minoranza, ha il tempo di poter capire come mai certe voci sono state riviste completamente, certe poste importanti sono state indirizzate altrove. E così non si può di sicuro incidere su un provvedimento tanto corposo.

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10 proposte per una vera riforma della sanità

Abbiamo selezionato dieci punti che, se attuati, potrebbero riuscire a imprimere un vero cambiamento. Li porteremo nel dibattito in Aula:

1. Occorre semplificare, non complicare. Le 8 Agenzie di Tutela della Salute (Ats) e le 22 Aziende Socio-Sanitarie Territoriali (Asst) previste ad oggi, moltiplicano i livelli di governo, comportano una riorganizzazione complicata, lunga, costosa e sgradita ai territori. Sono sufficienti le Asst, una per ogni area vasta, e un’organizzazione specifica per la montagna e la città metropolitana;

2. La partecipazione dei Comuni fa bene ai servizi. L’attuale proposta cancella i Distretti Sociosanitari: è una follìa. Sono la dimensione consolidata ormai da anni dell’organizzazione dei servizi territoriali e dei Piani Sociali di Zona dei Comuni: i Distretti Sociosanitari vanno mantenuti e riorganizzati in coerenza con la riorganizzazione delle aree vaste e della città metropolitana;

3. Più merito, meno ingerenza. E’ rimasto invariato il sistema delle nomine dei Direttori Generali: è il merito che va premiato, il ruolo della politica deve essere ridimensionato. Va creata una short list dei migliori candidati all’interno della quale la Giunta può fare le proprie scelte. I manager in carica vanno valutati attraverso indicatori di risultato che devono riguardare l’efficienza, la qualità dei servizi, la riduzione delle liste d’attesa e gli esiti sulla salute dei cittadini e non esclusivamente il rispetto dei budget;

4. Una programmazione a misura di territorio. Per un disegno dei servizi che garantisca l’integrazione, va istituito il Piano Socio-Sanitario Territoriale di ogni Asst, che va costruito in modo da assicurare una programmazione coordinata e condivisa con i Piani Sociali di zona dei Comuni;

5. L’ospedale che cura meglio va premiato. Per combattere l’inappropriatezza e gli abusi, che bruciano oltre un miliardo di euro all’anno destinati alla sanità, vanno elaborati dei DRG particolari o più dettagliati secondo indicatori che misurino le performance, i tempi di attesa e la qualità, premiando le migliori prassi e penalizzando le peggiori;

6. Controlli frequenti ed indipendenti. Per evitare gli scandali del passato, l’Agenzia di Controllo deve essere un organismo indipendente (non controllato dalla Giunta, come previsto ora!), che faccia le verifiche amministrative e di appropriatezza clinica direttamente sugli erogatori dei servizi;

7. Meno discrezionalità, meno corruzione. Per stabilire un finanziamento più corretto e non discrezionale alle strutture, vanno eliminate le funzioni non tariffate (sono i rimborsi a forfait, un miliardo di euro l’anno) che sono state alla base di molti scandali. Vanno sostituite modulando le attuali tariffe in base alla complessità delle funzioni;

8. Meno code, più servizi online e in farmacia. Per facilitare il paziente-cittadino va prevista la possibilità di prenotare visite ed esami, pagare il relativo ticket e ottenere i referti on-line, oppure direttamente in farmacia;

9. Accorpamenti sì, ma con criterio. La rete ospedaliera va ridisegnata non in base agli interessi di campanile ma ad indicatori di mobilità sanitaria dei cittadini, che già oggi scelgono le strutture in base alla qualità, e non solo in base alla vicinanza. Sia precisato il ruolo e l’identità dei singoli presidi;

10. La Salute non sia un privilegio. La compartecipazione dei cittadini lombardi oggi è troppo alta e iniqua. Bisogna rimodulare tutti i ticket in base al reddito esentando tutti coloro che hanno un reddito sotto i 30 mila euro annui, e vanno introdotti elementi di equità per le rette di servizi come le Case di Riposo e i centri per la disabilità.

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Sicurezza sui treni: la montagna della Lega partorisce il topolino

Dei pistoleri minacciati da Maroni e delle guardie giurate proposte dalla Lega ciò che rimane è un progetto di legge che finanzierà semplicemente corsi di formazione per i controllori a bordo treno. E’ proprio il caso di dirlo: la montagna ha partorito il topolino. Il testo della legge, in discussione in Commissione Trasporti, proposto dalla maggioranza volto a conferire alle guardie giurate specifiche potestà di controllo dei documenti e dei titoli di viaggio viene totalmente depotenziato. Dei vigilantes non c’è più traccia ma si parla solo di corsi di formazione per il personale già regolarmente formato e assunto dalle aziende e cosa peraltro prevista nella legge regionale del trasporto. Un provvedimento inutile e ridondante che dimostra quanto la Lega sia maestra a sparare alto, per cavalcare l’emotività e guadagnare qualche titolo di giornale, e poi, al momento opportuno, fare marcia indietro.

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L’anticipo della PAC è possibile

L’assessore regionale all’Agricoltura cambia versione nel giro di 24 ore, ma sempre con un obiettivo: scaricare la colpa del ritardo nell’anticipazione della Pac sul Governo. Non è così. Mercoledì lo abbiamo incontrato in Commissione e ci ha spiegato che quest’anno non sarà possibile procedere con l’erogazione a luglio come in passato. Oggi se ne esce, rispondendo a Confagricoltura e dicendo perentoriamente che non è proprio possibile procedere all’anticipazione. Ma quello che sostiene non corrisponde ai fatti, perché a oggi l’anticipazione della Pac non può essere erogata non per colpa del Governo, ma per condizioni oggettive di slittamento delle date di presentazione delle domande a livello europeo. E comunque, ragionevolmente, per la fine di agosto i titoli saranno fissati e la Lombardia sarà nelle condizioni di poter erogare gli anticipi. Quindi non è una questione di efficienza dello Stato, ma di tempi tecnici. Vedremo se quando i titoli saranno pronti, anche Regione Lombardia sarà altrettanto preparata a erogare. Anzi, adesso i dubbi sull’efficienza regionale li abbiamo noi, visto che già sul Programma di sviluppo rurale era stato detto che la Lombardia era pronta prima degli altri. In realtà i suoi piani non sono ancora stati approvati, mentre quelli di altre regioni sì, ma su questo l’assessore non ha risposto.

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Sindaci mantovani mobilitati contro la riforma sanitaria che penalizza il mantovano

La mobilitazione dei sindaci è il segnale fortissimo che il nostro territorio è contrario allo smembramento della provincia di Mantova approvato lunedì in commissione sanità al Pirellone. I consiglieri regionali mantovani devono  sostenere e farsi portavoce di questa reazione del territorio. C’è ancora tempo per far cambiare idea alla Lega e agli altri partiti del centrodestra che hanno pensato e approvato questo nuovo schema organizzativo, ma occorre una risposta corale anche con una manifestazione sotto gli uffici di Maroni o una raccolta di firme tra i cittadini. La firma della quasi unanimità dei sindaci alle richieste di
cambiare gli accorpamenti va ascoltata dalla maggioranza. Non solo non fanno una vera riforma della sanità, ma sono anche incapaci di ascoltare i territori a ulteriore dimostrazione dell’autoreferenzialitá di questa maggioranza avulsa e staccata dalla gente.

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