Archivi del mese: giugno 2015

Autonomie locali: riforma che toglie risorse, unica soddisfazione il passaggio del personale delle province addetto ad agricoltura, caccia, pesca e vigilanza ittico-venatoria

È stato approvato questo pomeriggio dal Consiglio regionale il provvedimento relativo alla Riforma del sistema delle autonomie di Regione Lombardia in attuazione della legge Delrio. Il Partito democratico ha espresso voto di astensione in polemica con l’atteggiamento tenuto dalla Giunta regionale sia per i finanziamenti sia per quel che concerne il tema dell’ autonomia montana. Maroni lascia più di duecento tra funzioni e competenze alle province ma non dà i soldi a sufficienza per svolgerle. L’anno scorso per le funzioni delegate quali formazione, lavoro, turismo, ambiente e agricoltura, la Regione metteva a disposizione complessivamente 214 milioni di euro a cui si aggiungevano 50 milioni finanziati dalle province. Adesso la Giunta assicura solo 195 milioni di euro ai quali bisogna togliere circa 12 milioni destinati all’ agricoltura, alla caccia e alla pesca che rimangono in capo alla Regione. Su questi presupposti si aprono grossi interrogativi sul modo in cui gli amministratori locali potranno assicurare questi servizi essenziali ai cittadini – continua – in particolare la Regione non è stata in grado di chiarire ancora in che modo si riuscirà ad assicurare le risorse per l’assistenza e per il trasporto degli alunni disabili. Esprimo invece soddisfazione per l’accoglimento dell’emendamento, da me presentato in commissione Agricoltura, relativo al passaggio alla Regione della vigilanza ittico – venatoria, con il relativo personale addetto all’espletazione di queste funzioni, unitamente alle materie agricoltura, caccia e pesca, specificando anche qui il passaggio del personale.

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Sanità: la Commissione vota lo smembramento del territorio mantovano

La maggioranza ha votato la riforma della “governance” della sanità, ovvero ciò che rimane dell’iniziale progetto di riforma della sanità lombarda. Ma alla nuova geografia degli ospedali lombardi, con le otto Aziende Territoriali della Salute e le nuove Aziende Socio Sanitarie Territoriali, sono mancati i voti di Forza Italia (che è il partito dell’assessore alla Sanità) e Fratelli d’Italia, che si sono astenuti, e dei Pensionati e di Fuxia People, che erano assenti. Il centrodestra ha comunque avuto i numeri per approvarla. Ho fatto la dichiarazione di voto contro gli accorpamenti degli ospedali in provincia di Mantova: la nuova ATS della Val Padana sostituisce le attuali Asl di Mantova e Cremona, ma nella distribuzione delle due ASST, il distretto di Viadana, secondo il disegno approvato oggi, finisce con l’ASST di Cremona, anziché con quella di Mantova. Il centrodestra non sta riformando alcunché, sta solo giocando a Risiko con gli ospedali, e Mantova fa sempre la fine della periferia dell’impero. Non si spiega come mai solo qui si debba tracciare una linea con un pennarello sulla mappa e decidere che l’ASST di Cremona arriva a soli otto chilometri da Mantova. Qual è la ragione? Hanno ridotto la riforma al ridisegno degli assetti, peraltro senza nemmeno ridurre quelle poltrone a cui non hanno alcuna intenzione di rinunciare. Per noi questo testo non è accettabile, faremo tutto il possibile per far cambiare idea alla maggioranza fino all’Aula, rivendicando anche che la futura ATS della Val Padana non potrà che avere sede a Mantova, che è la provincia di gran lunga più popolosa e strutturata come servizi.

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Ruspa legislativa contro nomadi ed Europa

Via le leggi sgradite. La chiamano “semplificazione. Il Consiglio regionale si appresta a cancellare, nella seduta del prossimo martedì, le leggi regionali 77/1989 (“Azione regionale per la tutela delle popolazioni appartenenti alle etnie tradizionalmente nomadi e seminomadi”) e 6/2000 (“Interventi regionali per la promozione dell’integrazione europea”). Lo farà con il progetto di legge di semplificazione n. 249. La legge regionale 77/1989 disciplina i rapporti tra la Regione e le comunità nomadi e stabilisce le forme di tutela soprattutto dei minori. Istituisce la consulta delle popolazioni nomadi presso l’assessorato al welfare e un comitato tecnico che ha lo scopo di promuovere indagini e di progettare misure che diano sostanza ai principi espressi dalla legge stessa. La legge 6/2000 promuove “una più attiva partecipazione dei cittadini al processo di integrazione socio-culturale europeo”, facilita “il collegamento costante tra le proprie autonomie locali e quelle degli altri Paesi”. A questo scopo istituisce un fondo regionale che nell’ultimo bando finanziato, nel 2010, aveva permesso la realizzazione di numerosi progetti. Questa è la Regione guidata dalla Lega  che non perde occasione per fare propaganda sui soliti temi, ovvero contro i nomadi e contro l’Europa. Hanno messo in moto la ruspa legislativa. Non importa se così facendo anziché risolverli i problemi li si aumenta, cancellando gli strumenti che possono aiutare a superare le situazioni di emergenza nelle quali spessi ci si trova.

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Poste: la riorganizzazione così non va

Confermo il totale disappunto per il territorio mantovano, della scelta di salvare solo 3 ufficin dalla chiusura. Tra quelli che rimarranno aperti,per esempio,  inspiegabilmente, non è compreso lo sportello di Formigosa . Infatti la riorganizzazione, che prevedeva inizialmente la chiusura di 61 sportelli (in comuni sotto i 5000 abitanti o in frazioni di comuni più grandi) e la riorganizzazione di altri 121, a seguito della risoluzione unanime del Consiglio regionale e delle forti pressioni arrivate dai territori, si è poi concretizzata nella rinuncia, da parte dell’azienda, a chiudere 15 sedi su 61. Non è un buon risultato ma  un risultato parziale. Aspettiamo, perciò, a breve una relazione puntuale del sottosegretario Nava nella sede della  Commissione Attività Produttive.

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Prsca di frodo nel Po e sui laghi di Mantova: sanzioni più alte e maggiore sorveglianza

La Commissione Agricoltura del Consiglio regionale ha votato all’unanimità la risoluzione che ho presentato contro la pesca di frodo nel fiume Po e nei laghi di Mantova. Ora il presidente della Commissione trasmetterà il documento approvato urgentemente al Presidente del Consiglio. Sono molto soddisfatto della celerità con cui tutti i colleghi hanno deciso di intervenire sul tema, dando spunti interessanti, e soprattutto votare la risoluzione. E in effetti non c’è più tempo da perdere: il fenomeno è diventato troppo massiccio e preoccupante per rinviare ancora un impegno a intervenire anche da parte di Regione Lombardia. E la risoluzione impegna, dunque, la Giunta a prevedere “un inasprimento delle sanzioni amministrative ed accessorie che fungano da efficace deterrente nei confronti dei pescatori di frodo, valutando l’opportunità di procedere anche al sequestro amministrativo e all’eventuale confisca degli autoveicoli e dei natanti utilizzati, in aggiunta a quello, già previsto, degli strumenti e delle reti; a valutare la possibilità di ridurre i canoni di concessione applicati dalla Regione Lombardia anche attraverso la stipula con gli operatori fruitori del fiume, di apposite convenzioni, dove in cambio di un canone ridotto, si possa concordare l’installazione, sulle strutture galleggianti di loro appartenenza, di sistemi di video-sorveglianza con la registrazione dei dati nel tempo visualizzabili a distanza; a promuovere il coinvolgimento degli interessati in modo da coordinare interventi efficaci di controllo sulle rive dei fiumi/laghi interessati dal fenomeno quali ad esempio l’obbligo della registrazione delle persone che si apprestano a mettere in acqua la propria imbarcazione in prossimità delle strutture di alaggio e la chiusura delle rampe di accesso al corso d’acqua nelle ore notturne, visto che spesso la refurtiva viene allontanata via terra con furgoni che arrivano al fiume proprio attraverso le strade golenali”.

 

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Riforma sanità: non si parla di salute ma solo di geografia

Il brutto di questa riforma della sanità è che per i cittadini lombardi non cambierà quasi nulla. È una riforma zoppa e gattopardesca, che non riduce le liste d’attesa, non rende i ticket meno onerosi e più equi, lascia intatto il sistema della lottizzazione politica delle nomine, non dice nulla sulla prevenzione, non aiuta chi ha patologie rare, chi ha il diabete, chi è portatore di fragilità psichiche. Maroni ha deciso di limitarsi a riorganizzare un po’ le strutture sul territorio e di rivedere, finora senza successo, la distribuzione delle poltrone. I problemi della sanità lombarda però rimangono inalterati e gli scandali che hanno affossato il sistema formigoniano non sono affatto scongiurati. Siamo ridotti a discutere solo di geografia, dove sarà la sede delle future aziende e quali territori interessino, con il solito tentativo di impoverire il mantovano, al quale mi opporrò fino alla fine.

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Sì all’unanimità alla mia legge sugli orti sociali e didattici

La Lombardia ha, per legge, i suoi orti ‘pubblici’. Il Consiglio regionale ha approvato oggi, martedì 23 giugno 2015, all’unanimità, le disposizioni in materia di orti didattici, sociali periurbani, urbani e collettivi, rivolte a Comuni, istituti scolastici ed enti gestori di aree protette. Con questo provvedimento si dà un primo contributo fattivo alla costruzione dei contenuti e dei lasciti di Expo, con il coinvolgimento delle comunità locali, che parteciperanno alla realizzazione delle esperienze sui territori, e con un investimento culturale ed educativo. Gli scopi principali della proposta di legge sono quelli di valorizzare, condividere e diffondere le conoscenze in campo alimentare e agricolo, con particolare attenzione all’utilizzo di tecniche di produzione sostenibili, prevedendo il coinvolgimento e la partecipazione di esperti, e di offrire nel contempo alle famiglie una forma nuova e integrativa di approvvigionamento alimentare, all’interno di un contesto ricreativo. Ma gli obiettivi dell’iniziativa sono molteplici: aumentare la sensibilità di enti, produttori e cittadini, soprattutto dei più giovani, sul tema della sostenibilità alimentare e ambientale; favorire e diffondere la cultura del verde e dell’agricoltura, sia nelle città che nelle aree periurbane; limitare il consumo di suolo; valorizzare le produzioni tipiche e locali spesso in via di estinzione, oltre che favorire occasioni di socializzazione ed inclusione sociale per le fasce di cittadini più deboli; favorire le produzioni alimentari per valorizzare una politica dei consumi di prossimità recuperando i valori della terra, la centralità dei processi di produzione, il rispetto per chi produce e una maggiore consapevolezza dei consumatori. Ringraziando i componenti dell’VIII Commissione Agricoltura e i collaboratori ho  ricordato che per i Comuni il progetto rappresenta un’opportunità per mappare le aree pubbliche inutilizzate e riqualificare parte del territorio e le aree abbandonate, contribuendo, con un investimento finanziario iniziale minimo, al miglioramento della qualità di vita dei propri cittadini. E ho auspicato che il finanziamento di 150mila euro per il 2016 – il primo bando per partecipare sarà pubblicato a novembre 2015 – se rifinanziato anche nei prossimi anni, consentirà nell’arco di un decennio di realizzare fino a 10.000 orti.

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Sanità: diciamo no allo smembramento del territorio mantovano

E’ iniziata in Commissione Sanità la discussione sull’ennesima bozza di legge per portare a termine, entro luglio, la riforma della sanità lombarda.  Per quanto riguarda la specificità mantovana, il territorio rischia di essere penalizzato dall’ultima, ennesima riorganizzazione. Insieme a Como, che però ha la specificità della montagna, Mantova è infatti l’unico territorio per il quale il bacino della futra Azienda socio sanitaria non coinciderebbe con quello provinciale. Chiediamo che la Conferenza dei sindaci del distretto di Viadana, che risulta nell’ultima bozza incomprensibilmente accorpato con l’Asst di Cremona, si esprima per capire se c’è accordo, o se è una decisione calata dall’alto dalla Regione. Ci sono infatti comuni che, in questo schema riorganizzativo, si troverebbe governati da un ente avulso dal territorio mantovano. Inoltre ci auguriamo che la direzione della futura Agenzia di tutela della salute, che sostituirà le ASL limitandosi però alle funzioni di programmazione, acquisto e controllo e che accorperà Mantova e Cremona, sia a Mantova, per una questione di numero di cittadini e quindi di utenti e di prestazioni erogate.

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Lombardia solo dodicesima in Italia per la cura della frattura del femore. Il Poma in fondo alla classifica.

Rompersi una gamba in Lombardia? Si rischia di essere curati meglio in Sicilia. La nostra Regione è infatti solo dodicesima in Italia nella classifica dell’appropriatezza delle cure per la frattura del femore, una patologia che colpisce soprattutto gli anziani e che, se operata entro le 48 ore, vede ridurre drasticamente le conseguenze successive. Secondo il Regolamento del Ministero della Salute n. 70, approvato il 2 aprile 2015, l’intervento chirurgico deve avvenire entro due giorni in almeno il 60% dei casi per considerare la struttura sanitaria in linea con i criteri di appropriatezza. La rottura del femore riguarda nel 90% dei casi persone over 65, e i dati ufficiali del “Registro nazionale delle fratture del femore”, finanziato dal Ministero della Salute, hanno evidenziato una riduzione significativa del rischio di morte (-28%) e di disabilità (-34%) a 6 mesi dalla frattura per i soggetti operati entro le 48 ore (a parità di età, sesso, malattie concomitanti e disabilità pre-frattura). I dati lombardi, forniti dall’assessorato regionale alla salute in risposta a un’interrogazione del Pd, dicono che gli interventi entro le 48 ore si attestano intorno al 45%, con una variabilità molto elevata tra le diverse strutture. Significativi sono i dati relativi ai quattro ospedali della provincia di Mantova che curano questo tipo di patologia: qui gli interventi al collo del femore vengono fatti, in media, 3,4 giorni dopo l’incidente e meno della metà, il 46,8% avviene entro le 48 ore. Ma la media non dice tutto, perché a fronte del 93% dell’ospedale di Suzzara (90 interventi), tra i migliori in Lombardia, ci sono il 10% del Poma (93 interventi), che è il dato più basso della regione, e il 25,5% dell’ospedale di Pieve di Coriano (111). Se la cava l’ospedale di Castiglione delle Stiviere, che supera la soglia con il 64,6% nei suoi 111 interventi. Curare in tempo e nel modo migliore la frattura del femore è determinante per evitare complicazioni che spesso, nei pazienti anziani, possono portare alla disabilità e anche alla morte. Sorprende e amareggia che ci siano dati così diversi tra gli ospedali privati e quelli pubblici, a riprova del fatto che la sanità regionale rimane molto squilibrata verso i primi. Questa situazione, infatti, non è certo responsabilità dei medici e degli operatori, ma della Regione e delle direzioni delle aziende ospedaliere. La prima deve garantire le risorse per il personale, le seconde devono favorire una migliore organizzazione, che risolva il problema dell’indisponibilità delle sale operatorie per questo tipo di intervento e garantisca una turnistica efficace del personale necessario.

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Approvata oggi legge sul contrasto alle mafie

La legge incoraggia le attività di sensibilizzazione della società civile e delle istituzioni pubbliche sul tema dell’educazione alla legalità (anche in tema di bullismo e devianze giovanili), in collaborazione con associazioni di categoria, scuole e università, comunità di recupero e organizzazioni di volontariato. Viene istituita la “Giornata regionale dell’impegno contro le mafie e in ricordo delle vittime”, celebrata in Lombardia il 21 marzo, per coinvolgere gli studenti delle scuole lombarde. Vengono creati due nuovi organismi: il Comitato tecnico-scientifico a supporto degli organismi consiliari per la conoscenza della materia, che avrà sede presso il Consiglio regionale, e il Comitato regionale per la legalità e la trasparenza dei contratti pubblici, presso la Giunta regionale. In entrambi i casi il Consiglio regionale sarà significativamente rappresentato. Altra novità è il codice di autoregolamentazione per i consiglieri, con riferimento alle migliori pratiche in materia di legalità, trasparenza, prevenzione e contrasto alla corruzione. Le nuove norme prevedono l’erogazione di contributi agli enti locali per sostenere progetti di contrasto alla criminalità organizzata e ai reati di stampo mafioso elaborati anche in collaborazione con uffici giudiziari, forze dell’ordine e organizzazioni che si occupano di assistenza legale e supporto psicologico per le vittime residenti in Lombardia che hanno subito soprusi sul territorio regionale. Per quanto riguarda i beni confiscati alle mafie, Regione Lombardi istituirà un Fondo a favore degli enti locali per il recupero e l’utilizzo a fini sociali o istituzionali degli stessi. Viene istituito anche il Fondo regionale di prevenzione dell’usura e dell’estorsione e di solidarietà alle vittime del reato di usura o di estorsione.

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