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Regione e Governo tutelino la Navigazione Laghi. Inaccettabile punire l’alto Lario

“La situazione del trasporto lacuale in Lombardia è talmente critica da indurci nuovamente a presentare una question time all’assessore regionale ai Trasporti Cattaneo per chiedere quali iniziative la Regione ha intrapreso con il Governo per ripristinare le risorse per la navigazione sui nostri laghi”, lo dicono Luca Gaffuri e Carlo Spreafico, capogruppo e consigliere regionale del Pd, dopo la discussione di oggi, martedì 17 gennaio 2012, in Aula, dell’interrogazione da loro presentata.

“Tagliare questa navigazione significa mettere in difficoltà zone che negli ultimi anni hanno avuto una forte crescita turistica, penalizzare gli utenti pendolari, creare problemi occupazionali”, hanno detto Gaffuri e Spreafico all’assessore. E hanno aggiunto: “E’ un problema noto da anni che abbiamo sempre risolto con una pezza, ma non si è mai intrapreso il percorso decisivo della regionalizzazione”.

Cattaneo, anziché rispondere, ha preferito scaricare la responsabilità sul Governo affermando che le soluzioni non sono di competenza regionale: “Mancano 7 milioni di euro e per recuperarli la gestione governativa ha ipotizzato un aumento delle tariffe fino al 30%; di attingere risorse dal trasporto pubblico locale; di applicare l’esenzione sull’accisa sui carburanti già operativa per le merci. Ma tutto ciò è di competenza governativa, mentre la regionalizzazione del servizio interessa solo a condizione che il Governo si impegni a cedere una situazione risanata. Comunque se ne parlerà il 27 gennaio, quando si discuterà dei disagi che si stanno verificando. La situazione più critica è quella dell’Alto Lago di Como dove gli utenti però sono in numero ridotto”, ha chiosato l’assessore.

“Seguiremo le conclusioni dell’incontro annunciato, ma è inaccettabile l’idea che il problema sia relativo, perché riguarda pochi utenti che in realtà sono cittadini come gli altri che usano i battelli per andare a scuola e al lavoro. Inoltre, riteniamo indispensabile integrare le vie d’acqua con il resto della rete trasporti”. Guarda il video: http://youtu.be/21WG-QVeMV4

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Navigazione Laghi: in Consiglio la Giunta ci dica quanto e come si sta impegnando!

Sapere quali iniziative la Regione Lombardia ha intrapreso, o intende intraprendere, da un lato per sollecitare il Governo a ripristinare le risorse per la Navigazione laghi e per avviare il processo di regionalizzazione del servizio, e dall’altro, nei confronti della Direzione della Gestione Governativa, per verificare se è possibile ridurre i tagli programmati al servizio. Sono queste le due richieste al centro del Question Time predisposto, tra gli altri, dal consigliere regionale comasco, Luca Gaffuri, capogruppo del PD al Pirellone, e che sarà presentato martedì 17 gennaio nel corso del prossimo Consiglio Regionale. «Il Programma Regionale di Sviluppo dell’attuale legislatura aveva indicato come sarebbe stato necessario puntare su un incentivo del trasporto via lago sia per favorire i collegamenti per pendolari e studenti, sia a fini turistici – sottolinea Gaffuri -. La Legge di stabilità 2012, in continuità con la legge finanziaria 2009 e la legge di stabilità per il 2011 promosse dall’ex Ministro Tremonti e con il voto favorevole della Lega Nord, ha determinato il dimezzamento delle risorse che ha portato la NaviLaghi a ridurre il numero di corse passeggeri, nonché il servizio traghettamento dei veicoli, ed aumentare le tariffe. Si tratta di decisioni che penalizzano in modo particolare studenti e lavoratori, che generano ulteriori conseguenze negative sull’occupazione e influiscono in modo sfavorevole sull’attrattività turistica dei laghi lombardi». «La mancata regionalizzazione della Gestione operativa per la navigazione sui laghi rende sempre più insicura la programmazione dello sviluppo del trasporto lacuale secondo le esigenze sociali, economiche, di mobilità e territoriali nel nostro caso del Lario  – conclude Gaffuri -. Per questo con questa Question Time intendiamo sapere quale è la strada che la Giunta Formigoni ha intrapreso, o mi auguro sta repentinamente per imboccare, al fine di tutelare questo servizio che non è solo un mezzo di trasporto ma è un valore “aggiunto” del nostro territorio».

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Le manovre stanno soffocando gli Enti Locali: a dimagrire deve essere lo Stato

tagli agli enti locali“Tagli da piangere” è il titolo dell’evento in diretta web che si è tenuto oggi, mercoledì 21 settembre 2011, nell’ambito delle iniziative del Gruppo regionale del Pd di comunicazione e contatto con i cittadini. Sul sito www.blogdem.it (collegandovisi si può rivedere l’incontro) si sono confrontati i consiglieri regionali del Pd, coordinati dal collega Fabio Pizzul, assieme a un ospite esterno, il sindaco di Vimercate Paolo Brambilla, e hanno interagito con gli utenti che mandavano in diretta le loro domande.

“Le due manovre del Governo sono state del tutto inaspettate – ha esordito il consigliere Enrico Brambilla – perché l’esecutivo romano e il suo Ministro all’Economia per mesi hanno negato la necessità di una correzione dei conti pubblici. In realtà, queste due finanziarie si riveleranno insufficienti a risolvere tutti i problemi e soprattutto prevederanno maggiori entrate attraverso nuove tasse. Gli enti locali verranno ulteriormente toccati dai tagli e dalla stretta sul patto di stabilità interna. Persino il nostro presidente Formigoni ha detto che il federalismo fiscale è morto”.

Questo perché, gli ha fatto eco il collega Alessandro Alfieri, la “spesa pubblica centrale è aumentata del 10%, ma per spostare risorse sul territorio si dovrebbe far dimagrire lo Stato, magari a livello di Ministeri, che, invece, costringe le autonomie locali a mettere le mani nelle tasche degli italiani. E per paradosso mentre la spesa sanitaria è aumentata, si tagliano le politiche sociali, al punto che, in Lombardia, per il 2012 verrà cancellato addirittura il fondo per la non autosufficienza”.

Emblematico il caso, praticamente in diretta, del capogruppo Luca Gaffuri, arrivato in treno in forte ritardo: “Ormai queste situazioni sono patologiche – ha esordito – e mentre i biglietti costano praticamente il doppio, i servizi vengono tagliati”. Non solo a livello di trasporti pubblici locali, ha ricordato Gaffuri, ma anche di territorio. E il sindaco di Vimercate ha portato in questo la sua testimonianza: “Noi stiamo facendo la nostra parte da tempo, ma queste manovre vanno a incidere sui servizi fondamentali. Oggi ai nostri anziani e ai nostri ragazzi dobbiamo pensare diversamente”.
Il Gruppo regionale del Pd ha chiuso l’incontro presentando il suo decalogo per superare la crisi e abbattere i costi della politica lombarda.

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Tagli ai treni regionali: il 27 in Consiglio regionale tutte le forze politiche dicano no a questa manovra

Una campagna per dire no ai tagli al trasporto pubblico locale contenuti nella manovra correttiva appena approvata in Parlamento. È un’iniziativa del Pd lombardo che questo pomeriggio ha tenuto un presidio in Stazione Centrale per illustrare le ragioni della propria “fortissima preoccupazione” per “il taglio drammatico delle risorse”. Presenti il capogruppo in Regione Luca Gaffuri e i consiglieri regionali Stefano Tosi, Fabio Pizzul, Carlo Spreafico, Mario Barboni, Gian Antonio Girelli, Giuseppe Villani.
“La Lombardia ha bisogno di nuove corse e non di tagli – denuncia Gaffuri – Gli oltre 600mila cittadini che viaggiano in treno per lavoro e per ragioni di studio non possono essere nuovamente colpiti da una politica che non investe e, anzi, deprime il trasporto ferroviario. Il 27, grazie a un’iniziativa dell’opposizione, saremo in Consiglio regionale a discutere gli esiti della manovra sul bilancio regionale. In quella occasione auspico che tutte le forze politiche facciano sentire in modo unitario la propria voce su temi rilevanti come questo.”
“Un anno fa – ricorda il capogruppo democratico – siamo stati in tutte le stazioni lombarde per documentare lo stato di degrado delle strutture che accolgono i viaggiatori. Oggi siamo pronti a tornare per difendere il trasporto pubblico da tagli insostenibili e ingiustificati. In quella sede invitiamo i parlamentari di PDL e Lega, che hanno votato questa manovra, a venire con noi per spiegare le ragioni della loro scelta, che rischia di portare a un drammatico taglio delle corse o a una nuova impennata del costo di biglietti e abbonamenti.”

Due pendolari seduti sul nulla: è questa l’immagine che campeggia sul manifesto e sui volantini che il PD distribuirà a partire da oggi nelle stazioni ferroviarie lombarde. Di fianco la scritta: “Treni: corse -50%. Chi subisce?” E poi l’attacco a PDL e Lega, responsabili di una politica che porta a “meno corse, meno servizi, biglietti più cari”.
Su retro le frasi del viceministro Roberto Castelli, che qualche giorno fa ha detto chiaramente che occorre spostare l’approvvigionamento di risorse del trasporto pubblico dallo Stato al privato, ovvero principalmente all’utente. E poi dell’amministratore delegato di Trenord Giuseppe Biesuz, che ha lanciato l’allarme sulla possibile cancellazione della metà delle corse regionali per fare fronte ai tagli della manovra.
Il PD richiama anche agli impegni assunti a più riprese dalla Regione per il miglioramento del servizio, che sarebbe stata condizione dell’ultimo aumento di biglietti e abbonamenti, in vigore dal primo di agosto, che sommato a quello di febbraio ha portato ad un +23% in soli sei mesi. I miglioramenti, accusa il PD, non ci saranno, né sul fronte della puntualità, né del comfort, né dell’offerta in generale di nuove corse. “Viaggiare non è un lusso ma una necessità!”, sostiene il PD, e per questo occorre fermare gli aumenti, favorire la concorrenza tra operatori sulle tratte ferroviarie e garantire più investimenti per portare finalmente il trasporto ferroviario lombardo ai livelli di qualità garantiti negli altri Paesi europei.

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“La Regione tagli se stessa: chiudiamo i Pirellini”

Dal quotidiano “La Provincia” del 18 agosto 2011: “Federalismo fiscale già finito prima di nascere e tagli alle regioni: il governatore lombardo, Roberto Formigoni, ha protestato per la manovra di Ferragosto, rappresenta una punizione per la Lombardia, locomotiva d’Italia e per nulla sprecona.
«Ma davvero in Lombardia non c’è niente da razionalizzare per risparmiare sulla spesa?», chiede Luca Gaffuri, Pd, consigliere regionale comasco e capogruppo in consiglio. Forse vuol suggerire, come ha già fatto qualcuno, di chiudere gli uffici della Regione a Roma o a Bruxelles. Non lo esclude, ma la sua proposta plana direttamente sulla nostra città, tra Via Benzi, via Einaudi e Viale Varese, sul palazzo turchese, quattro piani, accanto alla basilica del Crocifisso. È il “Pirellino”, sede territoriale della Regione, già da qualche anno al centro di critiche perché sottoutilizzato.
«Suggerisco di chiudere il Pirellino»: è la proposta di Gaffuri. Inaugurato nel 2001, aveva consentito di accorpare in una proprietà regionale di 1.800 metri quadrati, acquistata per otto milioni di euro da un privato, tutti gli uffici lombardi allora sparsi per la città: dieci anni fa, erano 80 i dipendenti. Adesso, sono 45; costi complessivi per gestione, manutenzione, stipendi, circa 2,3 milioni di euro l’anno.
I posti di lavoro sono intoccabili: «Certo, i dipendenti non vanno trasferiti di forza a Milano, ma potrebbero svolgere le stesse funzioni nei Comuni o in amministrazione provinciale, in convenzione con la Regione», sottolinea il consigliere Pd.

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Manovra: sulla morte del federalismo fiscale ha ragione Formigoni

Formigoni dice bene: con i tagli della manovra correttiva il federalismo fiscale è davvero morto. Ma non occorreva attendere le misure allo studio per assecondare le richieste della BCE per capire che questo governo è nemico delle Regioni e dei Comuni. Ma attenzione, qualsiasi sia l’entità dei tagli alle Regioni, la giunta lombarda non pensi di gravare ulteriormente sui cittadini senza prima aver fatto le necessarie economie. A cosa servono, per esempio, le varie sedi territoriali, i cosiddetti Pirellini, che la Regione ha nei capoluoghi di provincia? E certe spese inutili come la duplicazione del call center della sanità lombarda, prima spostato a Paternò, in Sicilia, e ora pronto a riaprire anche in Lombardia? E se Formigoni ha ragione nel sostenere che i sacrifici li devono fare prima di tutto i ministeri, non si deve dimenticare la riduzione dei costi della politica, con i parlamentari e i consiglieri regionali che devono dare l’esempio. Su questo fronte siamo stati i primi a depositare un progetto di legge regionale aprendo il dibattito, poi sono sopraggiunti anche la Lega e infine il PDL. Se c’è la volontà della maggioranza bastano poche settimane per arrivare a una riforma condivisa ed efficace.

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ASL, un progetto di riorganizzazione prevederebbe la soppressione o l’accorpamento dei distretti periferici

Un taglio netto agli uffici decentrati dell’Asl potrebbe presto portare a una forte riduzione dei servizi nella zona del medio e alto Lario con grande disagio per i cittadini. Queste sono le voci che circolano in merito al piano di riorganizzazione che l’Asl di Como è in procinto di definire e che dovrebbe diventare operativo con il prossimo anno.
Il progetto prevederebbe al momento la soppressione e l’aggregazione dei servizi nei quattro distretti dell’Asl a svantaggio delle zone periferiche, per concentrarli nella sede di Como. Contro questa ipotesi si schiera il capogruppo del PD in Consiglio regionale Luca Gaffuri, che presenterà un’interrogazione in Regione.
“Togliere dal territorio servizi importanti – dichiara Gaffuri – lasciando scoperta la provincia è un danno prima di tutto per gli utenti, e stiamo parlando di persone invalide, anziane o comunque fragili. Un problema ancor maggiore se ciò avviene nel medio e alto Lario, da dove diventa molto più disagevole raggiungere gli uffici nel capoluogo. C’è anche un problema per il personale, che dovrebbe essere ricollocato o spostato, con sicura perdita di competenze oltre che di presidi preziosi. Del resto le prime avvisaglie le abbiamo già avute con la centralizzazione, a partire dal prossimo 27 giugno, della gestione delle invalidità civili nel capoluogo, con la conseguente soppressione delle attività di front-office negli uffici distrettuali periferici. Il modello a cui noi guardiamo con favore è la diffusione dei servizi sul territorio, non la depredazione di risorse dalla periferia a vantaggio delle sedi principali. Chi paga, alla fine, sono i cittadini, costretti a perdere tempo prezioso e a spendere soldi per raggiungere gli uffici centrali quando fino ad ora potevano usufruire di servizi nel proprio comune o a una distanza ragionevole. Se le notizie saranno confermate ne chiederemo conto in Consiglio regionale, così come mi auguro che i sindaci dei distretti facciano sentire la propria voce.”

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Federalismo “fiscale”, ovvero nel 2011 per il comasco meno risorse

Con la prima applicazione del federalismo municipale anche i comuni delle provincia di Como vedono diminuire le risorse. Si tratta di tagli, ancorché di ridotta entità, che si aggiungono a quelli decisamente più consistenti che si sono registrati negli ultimi anni e che hanno trovato l’apice in occasione della pesante manovra finanziaria dell’anno scorso. Una riduzione di contributi che sta mettendo in grave difficoltà gli enti locali che si trovano ad aver a disposizione risorse più contenute per assicurare i diversi servizi ai cittadini.
Dai dati diffusi la settimana scorsa dal Ministero dell’Interno, e relativi all’attribuzione delle risorse finanziarie per il 2011, è emerso che per i 25 comuni della provincia lariana con oltre 5.000 abitanti le minori contribuzioni complessivamente sfiorano i 150mila euro. Le diminuzioni più consistenti dei fondi riguardano i Comuni con maggiore popolazione quali Como, Cantù, Erba, Mariano Comense, Lurate Caccivio ed Olgiate Comasco. Complessivamente i tagli riguardano anche Albavilla, Alzate Brianza, Appiano Gentile, Bregnano, Cadorago, Canzo, Capiago Intimiano, Cermenate, Cernobbio, Figino Serenza, Fino Mornasco, Guanzate, Inverigo, Lipomo, Lurago d’Erba, Rovellasca, Rovello Porro, Tavernerio e Villaguardia. Per i Comuni sotto i 5 mila abitanti nel 2011 saranno attribuite le stesse risorse assegnate nel 2010, al netto però dei tagli della manovra dell’anno scorso. Nella provincia lariana le risorse incrementano solo in pochi centri: Cabiate, Turate, Carugo, Mozzate e Lomazzo.
«Al posto dei trasferimenti, quest’anno si applica per la prima volta il federalismo fiscale che sarà in vigore nel 2014 – sottolinea Luca Gaffuri, capogruppo del PD in Consiglio Regionale -. Le risorse così attribuite giungono da una quota di compartecipazione all’Iva, da una sulla fiscalità immobiliare e da una parte del fondo di riequilibrio. Ma il risultato purtroppo non cambia: il segno è sempre meno. Anche se, a parte Como ed Cantù, non si tratta di cifre elevate viene così smentito chi diceva che con questo federalismo sarebbero state destinate più risorse alle Amministrazioni comunali. Così com’è stato impostato questo è un federalismo solo di facciata perché, in concreto, a farne le spese sono le casse dei Comuni e tutto ricade sui cittadini che si vedono ridotti i servizi. Siccome, probabilmente, nei prossimi giorni verrà approvata la legge che proroga di sei mesi l’adozione dei decreti attuativi della riforma, chiediamo che si approfitti di questo periodo di tempo per correggere la riforma stessa. Il Partito Democratico, infatti, non ha votato la proposta del Governo sul federalismo fiscale municipale perché era chiaro che con un Decreto scritto in quel modo, di fatto, si sarebbero solo ridotte le risorse effettive dei Comuni».

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Comunità montane a secco

Comunità montane a secco e a rischio della loro stessa sopravvivenza. Se ne parlerà oggi, martedì 12 aprile 2011, durante il Consiglio regionale, in risposta a un question time di cui è firmatario Luca Gaffuri, capogruppo regionale del Pd.

Nel documento si ricorda che ai sensi della legge regionale n. 25/2007 “la Regione riconosce nei territori montani una risorsa prioritaria di interesse regionale, si impegna a tutelarne gli aspetti paesaggistici ed i valori identitari, morfologici, culturali ed etici nonché a promuovere lo sviluppo socio-economico delle comunità locali, nel rispetto della complessità degli equilibri ambientali e territoriali”.

A partire dall’annualità 2010, “a fronte del taglio deciso dal Governo ai trasferimenti erariali alle Comunità montane, Regione Lombardia si era impegnata a coprire parte di queste risorse per garantire la loro sopravvivenza – dice Gaffuri nell’interrogazione –. Tuttavia, lo scorso 29 marzo, in occasione dell’incontro tra i presidenti delle Comunità montane, è stato comunicato che il contributo straordinario regionale (ex trasferimenti erariali) non verrà più corrisposto a partire dall’anno in corso alle Comunità montane della Lombardia”.

Eppure, ricorda il capogruppo Pd, quel “contributo, oltre a essere vitale per il mantenimento di servizi, attività, interventi e progetti sul territorio, è essenziale per il raggiungimento del pareggio di bilancio per gran parte delle Comunità montane”.

Nel question time si chiede dunque “se corrisponde al vero quanto sopra ricordato e sulle modalità operative e finanziarie che intende mettere in atto per garantire l’attività delle Comunità montane, nel rispetto della vigente legislazione regionale e del loro ruolo istituzionale sancito dallo stesso Statuto d’autonomia della Lombardia, compresa la costituzione del Comitato per la montagna previsto dall’art. 7 della l.r. 25/2007”.

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Perché a Como i biglietti del bus è aumentato e a Milano quello della metropolitana no?

Sui rincari dei mezzi pubblici a Como, e sulla diminuzione delle corse di ASF, è intervenuto anche il capogruppo del PD in Consiglio Regonale, Luca Gaffuri che ha sottolineato come «a Milano la Moratti è voluta intervenire perché va al voto, Como invece paga direttamente il taglio deciso dal ministro Tremonti e ad essere più penalizzati sono i territori più disagiati. Senza contare che, oltre all’aumento del 10% del prezzo dei biglietti degli autobus, anche il prezzo dei treni aveva subito un rincaro superiore al 12% che verrà raddoppiato a maggio. Semmai resta da capire perché la metropolitana a Milano costa ancora un 1 euro mentre a Como il biglietto del bus è salito a 1,25 euro?».

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