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La Commissione speciale con la Svizzera è sparita nel nulla

Dal Canton Ticino i giornalisti chiedono informazioni sulla seduta che dovrebbe veder riunita la Commissione speciale rapporti tra Lombardia e Confederazione elvetica con la sua ex presidente, ora assessore regionale. E io che sono segretario di quella Commissione non ne so assolutamente nulla.
Mi chiedo che senso abbia tenere in vita un organismo che non si riunisce da mesi, esattamente da fine marzo, quando abbiamo ricambiato, dopo anni, la visita al Gran consiglio a Bellinzona. Un’occasione per mettere sul piatto i molti temi ancora aperti, ma che nel nostro caso è rimasta totalmente in sospeso.
E gli argomenti, appunto, non solo non mancano, ma crescono di mese in mese: se le questioni legate ai frontalieri e alla posizione della politica ticinese nei loro confronti è sempre in cima all’agenda, ricordo che i progetti sul trasporto ferroviario rimangono aperti: dovremmo verificare il rispetto del cronoprogramma dell’Arcisate-Stabio, ma vorremmo saperne di più anche sulla Milano-Chiasso e sugli interventi nella stazione svizzera.
Quest’estate si è aggiunta la vicenda della frana del Pizzo Cengalo che, sebbene sia più legata al Canton Grigioni, ha necessità di essere affrontata in Commissione speciale, visto interessa le nostre popolazioni e il traffico frontaliero in quella zona. Sempre sul fronte delle novità, la Giunta regionale ha approvato un progetto di legge di legge di ratifica relativo alla cooperazione culturale tra Regione Lombardia, i Cantoni Ticino e Vallese e la Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia, che dovrebbe passare in consiglio regionale, ma non è stata per ora calendarizzata. E naturalmente, men che meno, è previsto se ne parli in Commissione.
Da segretario ho più volte sollecitato, via lettera, il presidente della Speciale a convocare almeno una seduta e reitererò l’invito. Non mi resta che incrociare le dita e attendere.

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Lombardia-Grigioni: abbiamo ratificato senza cabotaggio e integrazione tariffaria

In consiglio regionale abbiamo dato l’ok alla ratifica dell’intesa tra la Regione Lombardia, la Provincia di Sondrio e il Canton Grigioni per lo sviluppo del traffico pubblico regionale e transfrontaliero e della sua componente turistica.
È un accordo importante per quanto riguarda la mobilità, sia per chi si reca da una parte all’altra del confine per motivi di lavoro, sia per lo sviluppo turistico di questi territori. Ed è un’istanza che avevo portato a Poschiavo, nell’incontro di qualche tempo fa. Ritengo, infatti, fondamentale l’attività di dialogo che c’è stata in questi anni. Ed è altrettanto importante che il monitoraggio degli accordi presi sia portato avanti con continuità.
Tuttavia, mancano degli aspetti non secondari al rapporto di buon vicinato che si sta instaurando con i Grigioni: non sappiamo ancora nulla a proposito della questione del cabotaggio, che coinvolge Lombardia, Canton Ticino e Canton Grigioni. Inoltre, il tema dell’integrazione tariffaria diventa centrale se vogliamo agevolare il trasporto pubblico.
Parlando in Aula sul tema, ho espresso rammarico anche per il fatto che ancora una volta, all’incontro con i Grigioni, Regione Lombardia non è arrivata puntuale: avendo rinviato la seduta di consiglio, l’accordo che abbiamo approvato solo dopo non era ancora operativo. Ma sarebbe stato meglio portare alla riunione l’intesa già ratificata. Non solo: mi sono detto anche molto stupito che l’argomento non sia stato trattato nella Commissione speciale, nata a inizio legislatura proprio con il compito di affrontare le problematiche a cavallo del confine. Invece, l’ultima volta che ci siamo visti era il 29 marzo, quando abbiamo incontrato i nostri omologhi ticinesi a Bellinzona. Forse, a fine legislatura sarà necessario interrogarsi sull’opportunità di mantenere questa e altre commissioni speciali attivate.

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Frontalieri, mozione timida, ma finalmente Regione Lombardia si fa sentire con il Canton Ticino

Frontalieri“Votiamo a favore della mozione di maggioranza sui frontalieri, ma la consideriamo molto timida, per quanto riguarda i rapporti con i partiti del Canton Ticino”, lo ha detto Luca Gaffuri, consigliere regionale del Pd e segretario della Commissione speciale rapporti tra Lombardia e Confederazione elvetica, questo pomeriggio, in Consiglio regionale, a proposito del documento in discussione che riguarda la vicenda e la situazione dei lavoratori frontalieri. “La mozione riprende alcuni contenuti di quella analoga approvata dal Parlamento italiano che dà indicazione al Governo di affrontare con la necessaria attenzione la problematica – ha detto Gaffuri nel suo intervento –. E in effetti alcuni riscontri positivi li abbiamo già percepiti, ad esempio nella soluzione della vicenda del pagamento della sanità da parte dei frontalieri, ingiustamente pretesa da Regione Lombardia”. Continua a leggere

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I lavoratori pagano già le tasse in Canton Ticino e sul 100% dello stipendio

FrontalieriLuca Gaffuri, consigliere regionale del Pd e segretario della Commissione speciale rapporti tra Lombardia e Confederazione elvetica, confuta le tesi del consigliere nazionale Lorenzo Quadri della Lega dei Ticinesi: “La richiesta di far pagare una tassa ai frontalieri non ha senso: i frontalieri pagano già le tasse in Canton Ticino. In questo momento sul 100 per cento dello stipendio. A partire dal 2018 la Svizzera tratterrà il 70 per cento delle imposte. E sono soldi che vengono usati per i servizi del Cantone, manutenzione strade, parcheggi e smaltimento rifiuti compresi”. Continua a leggere

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Società svizzera costretta a star fuori dallo stomatologico perché in Lombardia lavorano i lombardi

palazzolombardiaAnche la Svizzera è indirettamente chiamata in causa nell’ennesimo arresto avvenuto in Regione Lombardia. Sull’ordinanza emessa dal Tribunale di Monza si legge di una società service svizzera che avrebbe avuto interessi a entrare nel mercato lombardo, ma che viene stoppata dalle persone coinvolte nella vicenda. “A leggere le intercettazioni si scopre che «le attenzioni del gruppo affaristico si erano anche rivolte all’Istituto stomatologico italiano che aveva deciso di affidare la propria gestione operativa ad una società esterna e che, per le dimensioni della struttura, avrebbe comportato dei guadagni estremamente significativi, in confronto ai quali quelli fino a quel momento ottenuti rappresentavano ben poca cosa», come si evince dall’ordinanza del Tribunale – riporta Luca Gaffuri, consigliere regionale del Pd, carte alla mano –. Secondo i magistrati «ancora una volta, alla trattativa con i vertici dell’ Istituto da parte dell’ imprenditrice Canegrati, era affiancato il pesante intervento della coppia Longo-Rizzi che, proprio facendo pesare il proprio ruolo istituzionale, di fatto coartavano la volontà dei dirigenti, propensi a valutare anche l’offerta di una concorrente svizzera, il fondo di Private Equity Xenon», che in una intercettazione viene definito dallo stesso Longo una società di service svizzera che ha assorbito il gruppo di Rottoli, già socio della Canegrati”. Continua a leggere

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Fondi del II pilastro “dormienti” in Svizzera? Ecco cosa fare…

bandiera-svizzeraNe hanno parlato i quotidiani quest’oggi ma l’argomento merita un ulteriore piccolo approfondimento perché interessa tante persone che hanno cambiato più lavori oppure hanno lavorato, magari anche essendo stati residenti, in Svizzera. Mi riferisco ai 3 miliardi di franchi distribuiti su 632mila conti di casse pensioni a tutt’oggi “dimenticati” dai titolari. Un vero e proprio fiume di denaro, che oltre confine non hanno mancato di ricordare come si tratti di una cifra record, dunque attribuibile al sistema pensionistico elvetico del II pilastro. Una forma assicurativa che riguarda anche, e probabilmente in questo caso soprattutto, i lavoratori frontalieri perché la gestione di questa forma pensionasti è obbligatoria in Svizzera per tutti i salariati in possesso di un regolare contratto di lavoro che garantisca loro uno stipendio superiore al minimo stabilito per legge. Mi preme qui sottolineare come l’indicazione del Governo federale svizzero, che ora vuole riconsegnare ai legittimi proprietari quanto versato negli anni, sia innanzitutto una decisione che sancisce un dato di fatto, ovvero la possibilità sempre fattibile per legge di richiedere quanto di spettanza e mai riscosso. L’amministrazione elvetica, infatti, prevede normalmente serie di canali per richiedere gli importi e, per gli interessati, la possibilità anche di effettuare una ricerca. La richiesta di rimborso può essere inoltrata anche da parte degli eredi del soggetto avente diritto defunto. Per maggiori delucidazioni e per mitigare i propri dubbi basta, quindi, visitare il sito internet dell’Ufficio Centrale del II pilastro dove sono presenti diverse pagine dedicate all’argomento. Una sezione è inoltre dedicata alla modulistica ed in altri spazi si affronta in modo dettagliato la problematica della “Ricerca di averi nella previdenza professionale” nonché le procedure da seguire per recuperarli . L’indirizzo web di riferimento è:  http://www.zentralstelle.ch/xml_2/internet/IT/application/f70.cfm . Chi è interessato può anche scaricare le due informative allegate in modo da potersi così attivare per la propria ricerca o richiesta di rimborso:

PROMEMORIA-Richiesta di verifica dell’esistenza di averi non riscossi della previdenza professionale: IT_MERKBLATT_2013

MODELLO-Richiesta di verifica all’Ufficio Centrale del Secondo Pilastro: IT_Fragenbogen_2010_11

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Valichi: occorre un confronto tra gli amministratori italiani e svizzeri

Valico Brogeda

Valico Brogeda

La Commissione speciale rapporti tra la Lombardia e la Confederazione svizzera si riunirà domani, giovedì 19 novembre 2015, alle 16, a Palazzo Pirelli, a Milano, per ascoltare in audizione i comuni interessati dalla chiusura dei sei valichi di confine nelle province di Como e Varese, ovvero Colverde, Bizzarone, Ronago, Dumenza, Cremenaga, Saltrio e Clivio. Ma Luca Gaffuri, consigliere regionale del Pd e componente della Commissione, fa notare ancora una volta come “non sia così utile un confronto con i nostri amministratori, perché sappiamo bene che cosa chiedono e di quali problemi soffrono. Era necessario che in Commissione ci fossero anche i rappresentanti delle amministrazioni ticinesi”, ribadisce. “Il problema della sicurezza riguarda entrambi i lati del confine, per questo dobbiamo cercare di lavorare assieme – dice Gaffuri –. Così come stanno mettendo le cose gli svizzeri, non si fa altro che esasperare una situazione che è già molto tesa. Chiudere i valichi unilateralmente, senza un accordo preventivo, comporterebbe ripercussioni economiche per i nostri paesi di frontiera. È assolutamente urgente sedersi tutti attorno a un tavolo e discuterne assieme”, conclude il consigliere Pd.

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Macroregione e Canton Ticino: approvazione inutile quando è in atto una “guerriglia” con i nostri principali confinanti

bandiera-svizzeraUna vera e propria campagna di intolleranza contro frontalieri e artigiani lombardi, richieste eccessive come il certificato penale a cittadini che lavorano duramente, da ultimo, la richiesta di chiusura di alcuni valichi secondari. Per Luca Gaffuri, consigliere regionale del Pd e componente della Commissione speciale rapporti tra Lombardia e Confederazione svizzera, “con il Canton Ticino siamo in una situazione di guerriglia continua, alimentata da forze politiche che si chiamano Lega e Udc. Che rapporti vogliamo avere con costoro?”. E l’occasione per ‘sfogare’ il dispiacere suo e di intere popolazioni che vivono a ridosso del confine, da sempre in un rapporto di scambio con la vicina Svizzera italiana, è venuta oggi, martedì 10 novembre 2015, durante la seduta del Consiglio regionale, nella discussione sulla risoluzione ‘Strategia dell’Unione europea per la Regione alpina – Eusalp’, votata, comunque, all’unanimità. Continua a leggere

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Inerti ticinesi, ok del Consiglio Regionale alla nostra proposta

InertiRiapertura del traffico merci del valico di frontiera Crociale dei Mulini, a Ronago, e compensazione delle maggiori spese di manutenzione delle infrastrutture stradali. È l’impegno ottenuto con un ordine del giorno, votato a maggioranza, dal Gruppo regionale del Pd nell’ambito dell’approvazione della ratifica dell’intesa di coordinamento transfrontaliero per la gestione dei materiali inerti fra la Regione Lombardia e il Canton Ticino e di una conseguente risoluzione. Provvedimenti verso i quali il Pd ha preferito, però, il voto di astensione: “L’accordo è sbilanciato perché la Lombardia esporta all’estero sabbia, quindi materiale pregiato, e dall’altra parte importa inerti, scarti di materiale edile. Ma è meglio che la deregulation cui eravamo abituati fino a ora”, spiega Luca Gaffuri, consigliere regionale del Pd, che ha illustrato la posizione in Aula. Continua a leggere

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Sugli inerti non si è tenuto conto di tutte le importanti richieste degli Enti Locali

InertiIl Gruppo regionale del Pd si è astenuto sulla ratifica dell’intesa di coordinamento transfrontaliero per la gestione dei materiali inerti tra Regione Lombardia e Canton Ticino e sulla proposta di risoluzione formulata di conseguenza dalla maggioranza. I due documenti erano all’ordine del giorno delle Commissioni congiunte Ambiente e Rapporti tra Lombardia e Confederazione elvetica, riunitesi stamattina. “Non potevamo votare a favore di un accordo che non tiene conto di alcune richieste formulate dagli enti locali – spiega Luca Gaffuri, consigliere regionale del Pd –. In particolare, quella che riguarda il valico di Val Mulini con l’apertura al transito dei mezzi che trasportano materiali inerti in modo da sgravare gli altri valichi, e quella riguardante la richiesta di un contributo da parte svizzera per l’usura delle strade italiane di confine. Anche perché quando accade il contrario e sono i mezzi italiani ad andare in Ticino pagano l’obolo di percorrere le strade cantonali. Non si vede perché non debba esserci reciprocità”. Continua a leggere

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