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Quattro barche ferme nel lago. È la polizia nautica

La Polizia nautica provinciale è quel corpo specialistico nato per il pattugliamento dei laghi e dei fiumi della nostra regione e per la sicurezza delle imbarcazioni e delle persone, che è stata smantellata insieme alle Province. Di fatto, i mezzi sono rimasti in capo a queste ultime, mentre la competenza è tutta regionale, ma si è creato un vuoto amministrativo e soprattutto in termini di sicurezza. Accade, perciò, che nel lago di Como siano ancorate quattro imbarcazioni della polizia nautica, ma nessuno più ne faccia uso.
Durante l’ultimo consiglio regionale come opposizioni abbiamo presentato una mozione sul tema che, in barba alla maggioranza, è stata approvata.
Ora dunque la Regione non può più far finta di niente: si tratta di un segnale forte che ci ricorda l’importanza della questione della sicurezza nelle acque dei nostri laghi, evidentemente molto sentita non solo dalle minoranze perché al momento la situazione non è affatto presidiata.

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Milano-Chiasso, sulla sicurezza solo una risposta formale

Avevo più volte interpellato l’assessore regionale ai Trasporti in merito agli incidenti mortali che si sono verificati lungo la linea ferroviaria Milano-Chiasso. Ho atteso tre mesi per avere una risposta e finalmente l’ho ottenuta, prima delle vacanze estive. Peccato che fosse assolutamente di rito, senza veri impegni. Non ci resta che auspicare che la Giunta si attivi per davvero affinché certi episodi non si ripetano più.
Nello specifico, l’interpellanza si riferiva al terribile incidente avvenuto tra le stazioni di Albate Camerlata e Cucciago lo scorso 11 aprile. Con riferimento ai ripetuti incidenti mortali, anche oltre la linea di confine, chiedevo esplicitamente all’assessore se fossero state verificate le condizioni di sicurezza del treno coinvolto e se la Regione intendesse aumentare le misure di sicurezza lungo questa linea, per prevenire altre sciagure. Ma la risposta, appunto, non è stata molto articolata.

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Basta con le farneticazioni dei politici ticinesi sui frontalieri e sulla Lombardia

Le parole del Consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi sul fatto che la crescita di reati sul suolo cantonale sia dovuta all’Italia, ai “frontalieri del crimine” come li ha definiti, le trovo di una gravità assoluta e gratuita – sottolinea Luca Gaffuri, capogruppo del PD in Consiglio Regionale -. Innanzitutto vorrei delle prove concrete su quanto affermato dal politico svizzero sulle pagine dei quotidiani comaschi. Si tratta di dichiarazioni del tutto in linea con la campagna diffamatoria contro i lavoratori frontalieri e gli italiani che sta interessando il territorio del Cantone italofono da ormai qualche anno. Credo sia ora di smetterla ed, anzi, visto che si parla di rispetto della legalità solo da parte svizzera mi sembra il caso di ricordare al Sig. Gobbi che il comasco, insieme agli altri territori di confine, attende ancora il versamento delle quote dei ristorni delle imposte pagate da propri lavoratori frontalieri. Questo sì un atto illegale adottato dal Consiglio di Stato ticinese verso l’Italia lo scorso 30 giugno e non una vaga e accusatoria farneticazione che vuole forse nascondere l’incapacità di alcune forze politiche ticinesi di adottare politiche efficaci sul fronte della sicurezza e dell’ordine interno al loro territorio.
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Grandate: un po’ di sorveglianza o anche quest’anno furti di ruote al parcheggio?

Dopo le disavventure del sig. Marco Corti, ben evidenziate dal quotidiano “La Provincia” riportato anche in calce, e analoghe vicende verificatesi negli ultimi anni con auto ritrovate posizionate su mattoni e senza le gomme da neve, auspichiamo che si incominci a garantire una qualche forma di sicurezza per le centinaia di pendolari che utilizzano il posteggio in gestione a CSU a Grandate/Breccia. “Gli hanno rotto il finestrino dell’automobile al posteggio delle Ferrovie Nord di Grandate e, dopo aver trovato le chiavi di casa e visto dove abitava a Cernobbio dal libretto di circolazione della vettura, gli hanno svaligiato l’abitazione. Marco Corti, 37 anni, praticante legale in uno studio a Milano, è comprensibilmente amareggiato per quanto accaduto. «Io ho di sicuro commesso una leggerezza nel lasciare le chiavi di casa nell’abitacolo – ammette – ma quel parcheggio, gestito da Como Servizi Urbani e per il quale pago un euro al giorno per lasciare la mia automobile, non ha nemmeno una telecamera che garantisca un minimo di sicurezza. Non dico la presenza fissa di un controllore in carne e ossa, ormai quelli non ci sono più da nessuna parte, ma almeno un occhio elettronico potrebbe servire come deterrente: gli stessi carabinieri, ai quali ho sporto denuncia, mi hanno detto che in quel parcheggio si verificano spesso e volentieri furti come quello accaduto alla mia Lancia Y». La vicenda si è verificata ieri: Marco Corti, dopo aver posteggiato l’auto, è salito sul treno delle Nord con direzione Milano per andare a lavorare. All’ora di pranzo la telefonata della moglie che, rientrata a casa, ha trovato l’abitazione di via Roggia Molinari a Cernobbio svaligiata: «È andata proprio così – racconta ancora Corti – Quando mia moglie mi ha riferito che i ladri non avevano forzato la porta e neppure una finestra, mi sono ricordato di aver lasciato le chiavi di casa nell’abitacolo della mia auto e mi è venuto il dubbio. A quel punto ho chiesto a mio padre di andare verificare nel posteggio delle Nord a Grandate e, quando è arrivato sul posto, mi ha confermato che il finestrino della vettura era stato mandato in frantumi: i ladri, dal libretto di circolazione, avevano visto dove abitassi e purtroppo sono andati a colpo sicuro». Nel bottino sono finiti anelli e gioielli di famiglia: «Non ho quantificato in euro il loro valore – conclude il suo racconto – c’erano alcuni oggetti che appartenevano a mia nonna oltre ai monili che avevo regalato a mia moglie ai tempi del fidanzamento. Rimane l’amarezza per quanto accaduto: dopo questo episodio, mi auguro che intervengano nel posteggio della Csu e si decidano a prendere qualche misura di sicurezza per le automobili che rimangono parcheggiate tutto il giorno, diventando a quanto pare obiettivi facili per i ladri».

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