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Meglio non chiudere le unità complesse

Ho presentato un’interrogazione all’assessore regionale alla Sanità a proposito della chiusura delle Unità complesse di Chirurgia dei presidi ospedalieri di San Fermo della Battaglia e di Menaggio, come previsto dalla direttiva sulle determinazioni delle linee guida regionali per l’adozione dei piani di organizzazione aziendale strategici.
Nell’atto chiedo all’assessore se non ritenga opportuno operare una deroga, favorendo, invece, interventi e investimenti che possano piuttosto promuovere la competitività e la capacità attrattiva verso le due strutture sanitarie pubbliche del territorio comasco. Dal mio punto di vista è, infatti, sbagliato ridurre le chirurgie, perché così si va a compromettere la competitività e la capacità attrattiva degli ospedali, impattando sulle liste d’attesa per gli interventi, creando disagi per l’utenza e incidendo negativamente sulla professionalità dei medici chirurghi.

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Antenna via alle Colme: la Regione chiarisca la liceità della procedura

“In data 18 maggio 2010 è stata rilasciata dal Comune di Como, con decreto del dirigente del settore ambiente, un’autorizzazione per la realizzazione di un traliccio in via alle Colme – spiega Gaffuri nel documento -. L’antenna, secondo i disegni depositati all’ufficio tecnico comunale, presenta un’altezza di 60 metri e ne è stato già costruito il basamento”.

A fronte di tanta solerzia, Gaffuri ricorda che “l’area di via alle Colme risulta essere di vincolo, con la definizione di ambito di elevata naturalità della montagna. Inoltre, la stessa zona, boschiva, è anche soggetta a vincolo paesaggistico e forestale-idrogeologico”.

Gaffuri ricorda tutta una serie di strumenti urbanistici di tutela approvati dalla Regione in questi anni, ma soprattutto il fatto che “in Regione Lombardia è in vigore la legge regionale n. 11 del 2001, ‘Norme sulla protezione ambientale dall’esposizione a campi elettromagnetici indotti da impianti fissi per le telecomunicazioni e per la radiotelevisione’, che in particolare all’articolo 7 disciplina la normativa in merito alle procedure autorizzative per impianti di telecomunicazione e radiotelevisione”.

Inoltre, a livello nazionale è in vigore la legge 295/2003, il “Codice delle comunicazioni elettroniche”, che ha semplificato le procedure, demandando ai Comuni, in particolare all’ufficio Ambiente, “il compito di concedere le autorizzazioni dopo aver comunque richiesto e ottenuto il parere della commissione paesaggio e di quello della commissione urbanistica, indispensabili soprattutto per aree soggette a vincolo”.

A Raimondi il capogruppo Pd chiede “se il vigente Piano regolatore urbanistico generale del Comune di Como, non prevedendo per la zona sopra gli 800 metri della montagna di Brunate, in territorio del comune di Como, il vincolo definito come ‘ambito di elevata naturalità della montagna’, sia da ritenere compatibile con la delibera di Giunta regionale n. 3859/4 ‘ambiti di particolare interesse ambientale’. Ma anche se gli ambiti di elevata naturalità previsti dall’articolo 17 del vigente piano paesistico regionale coincidono con quelli già definiti dalla stessa delibera, dove è presente un divieto di edificazione. E se, qualora questi ambiti coincidano con quelli definiti dalla delibera e dal Piano territoriale regionale, esista compatibilità con la normativa statale, di cui al Decreto legislativo 259/2003, in virtù della quale gli impianti di rete di comunicazione elettronica e le opere accessorie occorrenti per la loro funzionalità hanno carattere di pubblica utilità ai sensi e per gli effetti di cui alla legge n. 233 del 6/8/1990, sulla Disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato”.

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