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CUD, sospendere la decisione di non inviare i moduli per posta

tagli agli enti localiLa nuova procedura per il recapito dei CUD da parte dell’Inps sta creando troppi problemi ai tanti pensionati che, a differenza di quanto succedeva fino allo scorso anno, non riceveranno più il modulo per posta ma dovranno procurarselo via internet o recandosi agli uffici dell’Inps, delle Poste, dei Caf o dal proprio commercialista abilitato all’assistenza fiscale. Occorre trovare presto una soluzione, sostiene il consigliere regionale del Pd Luca Gaffuri che nelle prossime ore presenterà una mozione in Consiglio regionale.

“I disagi sono insostenibili – dichiara Gaffuri – la decisione del governo di bloccare l’invio per posta dei CUD da parte degli enti previdenziali è sbagliata, perché risponde ad una logica di risparmio ma non a quella della semplificazione. Non tutti gli anziani hanno accesso a un computer e sono in grado di scaricare il documento, anche perché la procedura stabilita dall’Inps per il rilascio del pin, il codice di sicurezza, non è né immediata né semplice, mentre le altre modalità prevedono un costo o comunque lunghe file allo sportello. Il risparmio per la pubblica amministrazione diventa quindi un costo, di soldi o di tempo, per il cittadino. Occorre sospendere la decisione, tornare alle modalità precedenti, anche perché non sono questi i veri costi dell’Inps su cui risparmiare. Appena saranno istituite le commissioni chiederò l’audizione dei vertici dell’Inps regionale in commissione bilancio.”

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Invalidi civili: finalmente il Ministro Fornero fa una cosa giusta

Marcia indietro dell’Inps e ritiro della contestata circolare sugli invalidi civili. Subito dopo l’avvio dell’istruttoria del Ministro Fornero, sollecitata dalle dure prese di posizioni delle associazioni e del Sindacato, l’INPS ha revocato la circolare nr. 149 del 28 dicembre scorso con la quale l’istituto di previdenza aveva deciso, in assenza di qualsiasi normativa o indirizzo di natura politica del Governo o del Parlamento, di togliere la pensione di invalidità di  275,87 euro al mese a chi ha un reddito familiare superiore ai 16.127,30 euro lordi annui, calcolando, diversamente dal passato, non più il solo reddito personale della persona invalida ma anche quello del coniuge. Per una volta il Ministro Fornero ha ascoltato i cittadini e ha usato il suo ruolo di deterrenza nei confronti dell’INPS – ha commentato il consigliere regionale, Luca Gaffuri -. Sono soddisfatto del risultato ottenuto contro un provvedimento che avrebbe discriminato gli invalidi civili e vessato quelli sposati. Di fatto sarebbe stato un provvedimento contro la famiglia che spesso nell’assistere il disabile subentra al  servizio pubblico ”.  

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Manovra economica e pensioni: siamo nelle mani di dilettanti allo sbaraglio

«Mi fa piacere che la norma sulle pensioni, che in più di 24 ore dal suo annuncio ha scatenato una ventata di proteste notevole anche a livello locale, sia stata stralciata ma sono e resto molto preoccupato: ancora una volta è tutto da rifare per cercare di dar vita alla manovra finanziaria ed ho seriamente paura di cosa possa inventarsi ora il Governo». E’ con un tono un po’ ansioso che Luca Gaffuri, capogruppo del PD in Consiglio regionale, commenta le notizie odierne che vedono, per l’ennesima volta, l’esecutivo decidere di rimettere mano manovra finanziaria per il pareggio di bilancio. «Decisione iniqua ed incostituzionale – rileva Gaffuri -: mi fa piacere che, finalmente, ci si sia resi conto dell’effettivo contenuto di questo provvedimento. In un solo giorno ho avuto modo di ricevere la giusta indignazione di coloro che hanno servito il Paese nelle armi e di chi ha compiuto grandi sacrifici per completare i propri studi universitari, soprattutto medici. Mi associo a quanti stanno definendo le vicende relative a questa manovra economica una farsa sulle spalle dei cittadini. Il Governo infatti sembra impegnato nel cercare soluzioni per far quadrare i conti che puntualmente devono essere poi annullate, dimostrazione dell’assoluta incapacità di chi ci governa di avere una qualche idea su come impostare un provvedimento serio».

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Crisi: sul servizio militare e sull’Università non più conteggiabili nel calcolo della pensione

«Un provvedimento che può essere definito anticostituzionale in quanto non riconosce diritti acquisiti addirittura adempiendo un “obbligo” per quanto concerne il servizio militare”. Così Luca Gaffuri, capogruppo del PD in Consiglio Regionale, si è espresso sul fatto che il Governo pare intenzionato a non considerare più gli anni dell’Università e della “naja” nel conteggio per calcolare l’età pensionabile. «Sono stato subissato di messaggi di cittadini che si lamentano di quest’ultima scelta da parte di un esecutivo che non sa proprio più cosa inventarsi per fronteggiare lo stato in cui versano le finanze del nostro Paese dopo aver negato per tanto tempo l’esistenza della crisi – rileva Gaffuri -. Credo che di fronte a notizie come questa i conti della manovra del governo tornino sempre di meno e le ingiustizie per i cittadini siano sempre più pesanti ». Se tale intenzione del Governo dovesse venire confermata, considerando che fino agli anni ’80 il servizio militare durava 18 mesi, gli ex coscritti dovranno andare in pensione un anno e mezzo più tardi rispetto al passato. Per quanto riguarda l’Università finora era riscattabile il periodo limitato alla durata del corso di studi previsto per la laurea conseguita (con ammissione del riscatto parziale per il periodo stesso) nonché per studi post-laurea (master). Irrilevanti erano considerati gli anni di iscrizione fuori corso.

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