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Meglio non chiudere le unità complesse

Ho presentato un’interrogazione all’assessore regionale alla Sanità a proposito della chiusura delle Unità complesse di Chirurgia dei presidi ospedalieri di San Fermo della Battaglia e di Menaggio, come previsto dalla direttiva sulle determinazioni delle linee guida regionali per l’adozione dei piani di organizzazione aziendale strategici.
Nell’atto chiedo all’assessore se non ritenga opportuno operare una deroga, favorendo, invece, interventi e investimenti che possano piuttosto promuovere la competitività e la capacità attrattiva verso le due strutture sanitarie pubbliche del territorio comasco. Dal mio punto di vista è, infatti, sbagliato ridurre le chirurgie, perché così si va a compromettere la competitività e la capacità attrattiva degli ospedali, impattando sulle liste d’attesa per gli interventi, creando disagi per l’utenza e incidendo negativamente sulla professionalità dei medici chirurghi.

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Aree dismesse vecchi ospedali: situazione attuale

“La condizione di stallo non riguarda solo Como. Nelle stesse condizioni si trovano infatti anche Vimercate, Legnano e in parte Bergamo. La responsabilità in primo luogo ricade sull’Asl che non ha ancora iniziato a riunire tutti gli uffici e gli ambulatori all’interno dell’area del vecchio ospedale, visto che oggi sono dispersi per la città nelle sedi di via Pessina, via Cadorna e nell’ex Opp di San Martino. In questo modo le aree di via Napoleona diverrebbero appetibili per altri servizi e altre funzioni, residenziale e commerciale, e i compratori sarebbero invogliati a farsi avanti. Questo comporterebbe anche un abbattimento dei costi energetici e, per i cittadini, la comodità di raggiungere un’area servita dai mezzi pubblici e con l’autosilo Val Mulini a disposizione”. Continua a leggere

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Con l’imminenza delle elezioni ecco i fondi per gli ospedali comaschi…un caso?

In arrivo 2 milioni e mezzo di euro per l’ammodernamento del patrimonio tecnologico complesso del nuovo ospedale, dei presidi di Olgiate-Poliambulatorio Osa-Menaggio e Cantù Olgiate (2 milioni e 350mila euro) e per l’adeguamento della copertura in amianto del poliambulatorio di Lomazzo, oltre alla messa in sicurezza di alcuni edifici del Comparto S. Martino  (200mila euro). I fondi appena deliberati fanno parte dei 60 milioni di euro del piano straordinario per l’ammodernamento dell’edilizia sanitaria regionale, dei quali diversi ospedali e strutture lombarde erano appunto in attesa. “Abbiamo più volte chiesto all’Assessore di conoscere quando sarebbero arrivati i finanziamenti necessari per l’ammodernamento delle nostre strutture ospedaliere – dice il capogruppo Pd Luca Gaffuri – . Da sempre il Pd è attento alle problematiche di qualità ed efficienza di chi eroga servizi così importanti per il territorio e per i cittadini della provincia di Como. Finalmente arrivano i finanziamenti tanto attesi. Sarà merito dell’avvicinarsi delle elezioni?”

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Facciamo rinascere la sanità a Como e in Lombardia

“Facciamo rinascere la Sanità in Lombardia e nella provincia di Como” è stato il tema che ha caratterizzato martedì 5 febbraio la campagna elettorale nel comasco. Alessandra Kustermann, Direttrice del Pronto Soccorso Ostetrico Ginecologico della Clinica Mangiagalli e già candidata alle primarie del Patto Civico (dove ha ottenuto 30.000 voti) insieme ad Annalisa Silvestro, Presidente nazionale infermieri, con altri relatori e i candidati PD per la Regione (tra cui Luca Gaffuri) e il Parlamento hanno tenuto due incontri, ad Olgiate Comasco ed a Como. Nel video gli interventi di Kustermann e Silvestro ad Olgiate.

LE PROPOSTE DEL PD CON AMBROSOLI PER LA SANITA’ LOMBARDA

La Sanità in Lombardia è di qualità, ma non è stata creata da Formigoni
Il tema della Sanità è fondamentale per la Regione Lombardia. Non solo assorbe quasi l’ottanta per cento delle risorse economiche regionali, ma è il “cuore” dei servizi ai cittadini. La sanità nella nostra regione è di qualità, ma questa non è stata creata dalle scelte di Formigoni e della sua giunta. Il merito va all’impegno, alla competenza e alla vera e propria passione di tanti operatori sanitari per il proprio lavoro.

Il nostro lavoro è stato risolvere problemi mirati
L’attività del Gruppo Consigliare del PD è stata quindi orientata non tanto a modificare radicalmente un quadro sostanzialmente positivo, ma mettere mano, con decisione e coraggio, ad alcune gravi storture che sono state introdotte in questi anni. Centrale è stata la volontà di sollecitare una vera e propria ottimizzazione del sistema, richiedendo di privilegiare il concetto di efficienza.

Dirigenze sanitarie: più spazio al merito e alla professionalità
In un panorama di rinnovamento intelligente del sistema sanitario lombardo, abbiamo più volte ribadito come l’ASL costituisce la realtà strategica dell’azione territoriale. In particolare abbiamo detto con forza come sia necessario favorire la nascita di centri meglio organizzati, che si avvalgono di team di lavoro (medici, infermieri, specialisti in psichiatria e neuropsichiatria infantile) per i servizi di consulenza ai cittadini e gestione delle cronicità.
Inoltre abbiamo sostenuto che va riformato anche il sistema delle nomine dei manager della sanità, che deve ispirarsi a criteri di merito e non di appartenenza politica.

Rapporto fra pubblico e privato: superare il concetto di “mercato”
La crisi di grandi gruppi privati della sanità lombarda, proprio alla fine di 17 anni di governo di centrodestra, ha evidenziato l’esagerato “sostegno” allo sviluppo del privato nel settore sociosanitario. Si sono generate situazioni diffuse di scambio fra politica e affari, che ha mortificato la vera imprenditorialtà nel settore. Come Gruppo Consigliare del PD abbiamo combattuto con tutte le nostre forze questo stato di cose, ancora prima che si palesasse in tutta la sua drammaticità. Abbiamo chiesto una revisione globale del sistema finalizzato ad un modello più efficiente e meno dispendioso.

 Ticket sanitari: maggiori esenzioni e più gradualità

La Lombardia pur essendo una regione «virtuosa», applica già dal 2003 il ticket su farmaci e diagnostica più pesante d’Italia oltre ad avere un livello di spesa sanitaria a completo carico del cittadino molto alto. Il sistema di compartecipazione alla spesa introdotto da Formigoni non è improntato sulla equità. Abbiamo chiesto l’innalzamento della fascia di esenzione per le famiglie con un reddito sotto i 30mila euro. Il tema è talmente importante da collocarsi ai primi posti anche dell’agenda di chi governerà in futuro la Regione. E’ infatti urgente passare ad un modello che consenta ai lombardi di contribuire alla spesa sanitaria proporzionalmente al proprio reddito in modo più preciso ed equilibrato.

VIDEO IN ELABORAZIONE

 Un esempio importante della nostra visione sui progetti mirati: le cure odontoiatriche

Le cure odontoiatriche sono una componente di rilievo in un sistema sanitario pubblico moderno, eppure attualmente circa il 90% della spesa odontoiatrica va a strutture private. I “denti” sono fra le voci di spesa più rilevanti per le famiglie. Questo crea anche una forte diseguaglianza nell’accesso alle cure: con la crisi, infatti, sono sempre di più i cittadini che vanno dal dentista solo in casi di emergenza. Abbiamo più volte affermato e sollecitato che il problema va affrontato in modo preventivo e che le cure dentali sono fra gli aspetti fondamentali del benessere della popolazione, anche a livello di prevenzione. Per questo abbiamo pensato ad uno specifico fondo integrativo regionale a gestione pubblico/privato che faciliti l’accesso regolare e di qualità alle cure odontoiatriche di tutta la popolazione lombarda.

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Meno finanziamenti agli ospedali religiosi Valduce di Como e Fatebenefratelli di Erba

“Un provvedimento che è stato adottato senza la dovuta attenzione: gli ospedali facenti capo ad ordini religiosi, in provincia di Como il Valduce nel capoluogo ed il Fatebenefratelli di Erba, benché privati, sono totalmente equiparati a quelli pubblici, soprattutto dal punto di vista dei servizi”. Luca Gaffuri, capogruppo del PD in Consiglio Regionale, interviene sul testo della delibera del 6 agosto scorso con la quale Regione Lombardia ha ridotto i finanziamenti destinati agli “ospedali classificati”, ovvero alle strutture che fanno capo ad ordini religiosi e hanno statuto di fondazioni no profit, ma sono equiparate ai presidi pubblici. I finanziamenti per questo capitolo (complessivamente nel territorio regionale si tratta di sei strutture per 1.500 posti letti, sono stati dimezzati rispetto al 2010 passando da 17 a 9 milioni di euro. In un primo tempo i fondi destinati agli ospedali religiosi per il 2012 ammontavano a 14 milioni di euro, come si legge nella delibera del 6 dicembre 2011. La spending review ha però imposto una diminuzione ulteriore dei finanziamenti, abbassando l’importo a 9 milioni complessivi. “Per questi nosocomi la delibera adottata dalla Giunta Regionale elenca anche i nuovi criteri che doranno rispettare per poter ottenere i finanziamenti. Si parla di ridurre i tempi di attesa, di integrare i reparti di ricovero e gli ambulatori, di adottare la cartella elettronica per i pazienti. Norme, queste – conclude Gaffuri-, che anticipano i provvedimenti che saranno adottati nel prossimo autunno per aumentare i controlli sui finanziamenti alle strutture private così da evitare nuovi scandali dopo i casi ben noti relativi al San Raffaele ed alla fondazione Maugeri”

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Sanità: Regione Lombardia è la più generosa d’Italia per le funzioni non tariffabili

“Nei recenti scandali della sanità lombarda esistono verità che vanno raccontate e sono quelle dei numeri che Formigoni non dice. Dopo il capitolo della cosiddetta legge Daccò, c’è quello, ben più cospicuo, delle “funzioni non tariffate”, diverse cioè da quelle rimborsate secondo il meccanismo dei drg: un fiume di denaro che Regione indirizza per quasi il 20% verso strutture sanitarie private. Agli Irccs privati e alle case di cura private tra il 2008 e il 2010 sono stati assegnati oltre 576 milioni di euro, di cui quasi 147 al San Raffaele e più di 72 alla Maugeri. Oggetto del finanziamento sono soprattutto il potenziamento della ricerca, della riabilitazione, la didattica e l’emergenza urgenza, definiti con un evidente margine di discrezionalità. Ad ammetterlo è lo stesso Daccò, che nell’interrogatorio, a quanto si apprende, parla della sua abilità a far ottenere ai suoi clienti molti soldi da questi capitoli”. Il fiume di denaro, ha spiegato oggi durante una conferenza stampa il vicesegretario regionale del Pd Alessandro Alfieri, è un miliardo di euro l’anno per ognuno degli ultimi tre. “Solo altre quattro Regioni – aggiunge – ovvero Puglia, Veneto, Liguria e Lazio, danno risorse anche agli Irccs privati, ma in misura molto minore”.
“Pur essendo consapevoli della necessità di finanziare l’eccellenza – ha aggiunto la vicepresidente del Consiglio regionale Sara Valmaggi – i dati dimostrano che il criterio della flessibilità nell’erogare fondi alla ricerca ha sconfinato troppo nella discrezionalità. Un sistema che non è più accettabile, occorre rivedere la normativa prevedendo dei tetti di spesa o comunque criteri più stretti”.

I numeri

Dal verbale dell’interrogatorio di Pierangelo Daccò del 17 aprile: “Quando lei fa una prestazione sanitaria, la prestazione ha un ritorno. Viene pagata questa prestazione da parte della Regione Lombardia. Nel pagamento sono inclusi i costi. I costi sono compresi in una tabella. Ci sono dei costi che non vengono compresi in questa tabella, che comunque l’ente sostiene. Allora vengono riconosciute con questo istituto delle funzioni non tariffabili”.
Un miliardo di euro l’anno su 17 miliardi di euro (dati 2011), più che in ogni altra Regione italiana: è la spesa per le “funzioni non tariffabili”, che la Regione Lombardia riconosce alle strutture sanitarie con evidenti margini di discrezionalità. È questa la voce più cospicua del bilancio sanitario regionale su cui si concentrava il lavoro di Pierangelo Daccò, come si evince dalla lettura dei verbali di interrogatorio. La Lombardia riserva alle funzioni non tariffabili circa il 6% del fondo sanitario regionale, seguita dal Lazio, Veneto, Liguria e Puglia. In Lombardia valgono il 15% dell’intera spesa ospedaliera. Tra gli scopi principali delle funzioni non tariffabili c’è la promozione della ricerca, e infatti una quota importante è riservata ai diciotto Irccs lombardi (Istituti di ricerca e cura a carattere scientifico) pubblici e privati. Tra questi il primo beneficiario è il San Raffaele, che tra il 2008 e il 2010 ottiene quasi 147 milioni di euro, e quarta è la Maugeri, seconda però tra i privati, con oltre 72 milioni nello stesso triennio, su un totale di oltre 716 milioni di euro.
Le funzioni più remunerative per gli Irccs sono la ricerca, la didattica universitaria, la riabilitazione (la Maugeri è di gran lunga la maggior beneficiaria), e l’emergenza urgenza specialistica.

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Sanità: inaccettabile relegare i fatti a problemi interni alle aziende

“Di fronte all’ennesimo scandalo che ha investito la sanità lombarda è inaccettabile che si tenti di relegare questi fatti solo ed esclusivamente a vicende interne alle strutture coinvolte. Rispondendo così si fa un torto all’intelligenza di tutti i lombardi.  La Fondazione Maugeri è una struttura acccreditata al sistema regionale lombardo e, come molte altre, oltre a ricevere il rimborso per le prestazioni sanitarie che eroga ai cittadini, è beneficiaria di oltre 30 milioni di euro l’anno di risorse proprie della Regione, pagate quindi con ticket e tasse dei lombardi, che dovrebbero finanziare ricerca ed eccellenza. I controlli sono quindi un dovere. Si rende urgente una riorganizzazione sostanziale delle normative che regolano questo settore cruciale. Chi non vuole vedere fino in fondo l’evidenza di questi fatti compie un grave errore”. Lo dichiarano Maurizio Martina, segretario regionale del Pd, e Luca Gaffuri, capogruppo del PD in Consiglio Regionale.

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Gli scandali nella sanità lombarda sono ormai troppi e troppo grav

“Un fatto gravissimo che alza il velo su un sistema di potere che ha avuto accesso libero alla sanità lombarda. Simone e Daccò sono persone molto vicine a Formigoni e sono accusate di aver distratto fondi da due grandi strutture sanitarie lombarde che ricevono molti soldi dalla Regione. Il presidente dovrebbe sentire il bisogno di spiegare perché tutto questo possa essere accaduto proprio sotto i suoi occhi”. Così Luca Gaffuri, capogruppo del Pd in Regione, e Gian Antonio Girelli, responsabile sanità per il Pd lombardo, commentano gli arresti odierni in merito allo scandalo relativo alla fondazione Maugeri.

“Dalle operazioni inutili alla clinica Santa Rita fino ai milioni di euro sottratti al San Raffaele e alla Maugeri, nella costosa sanità formigoniana gli scandali sono davvero troppi e troppo gravi. Anche per questo, torniamo a dirlo, è ora di ridare la parola ai lombardi”, concludono Gaffuri e Girelli.

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Niente finanziamenti: non partono i lavori per gli adeguamenti a Menaggio, Longone, Cantù e Mariano

Dovevano permettere tutta una serie di interventi finalizzati all’adeguamento normativo (messa in sicurezza, adeguamenti igienici e posa di impianti finalizzati al risparmio energetico) ed a ottenere a quattro presidi comaschi (Menaggio, Longone al Segrino, Cantù e Mariano Comense) i requisiti minimi per l’accreditamento, ma, come ormai è appurato, i finanziamenti per tali lavori non saranno erogati in tempi brevi. Nell’ordine si tratta della mancata posa di impianto fotovoltaico su tutti e quattro i nosocomi (3.072.000 euro) nonché della mancata sistemazione del blocco B del Felice Villa di Mariano Comense (adeguamento strutturale ed impiantistico finalizzato all’accreditamento e volto al raggiungimento delle certificazioni di prevenzione incendio e sisma, all’abbattimento delle barriere architettoniche, alla bonifica per la presenza di amianto, alla messa in sicurezza degli impianti elettrici, all’umanizzazione degli spazi dedicati alla degenza) per 6,7 milioni di euro e a quattro interventi per l’ospedale Sant’Antonio a Cantù: realizzazione di un nuovo comparto operatorio; di un nuovo blocco ascensore nonché opere di adeguamento normativo all’edificio “M” (installazione monta lettighe, allargamento rampa esterna, sostituzioni reti idrico-sanitarie, riscaldamento e scarico al piano seminterrato); opere di adeguamento alle normative antincendio del presidio e adeguamento degli impianti cucine e mensa edificio “A” per un totale di 5.690.000 euro.
«Questi sono i casi comaschi compresi negli 85 gli interventi negli ospedali lombardi previsti nel quarto accordo di programma del marzo 2010, che sono rimasti senza finanziamento da parte del Governo Berlusconi – sottolinea il capogruppo del PD in Consiglio Regionale, Luca Gaffuri-. Si tratta di adeguamenti relativi a ristrutturazioni attese da tempo, ma che non saranno a breve realizzate e che, dunque, rimangono sulla carta. Certo, le strutture sanitarie continueranno ad operare ma non adempiranno alle condizioni standard per poter essere accreditate». E l’allarme sul rischio concreto che si verificassero tali tagli era già stato ventilato dallo stesso Gaffuri nell’autunno dello scorso anno: «Allora avevo sottolineato che i fondi, già dati per certi nell’estate 2008, avrebbero potuto subire una decurtazione per il mancato impegno di spesa della Regione che non era ancora stato effettuato. La cosa purtroppo ha avuto ora conferma».
Da segnalare che la scorsa settimana il PD aveva presentato una mozione in Consiglio regionale perché fossero ridefinite le priorità e si utilizzassero le risorse per affrontare anche gli interventi più urgenti tra quelli non finanziati. La mozione è stata respinta dalla maggioranza a voto segreto (26 voti a favore e 31 contrari).
«Senza lo sblocco dei fondi da parte del Governo quegli interventi rimangono sulla carta – conclude Gaffuri -. Noi chiediamo quindi che la Regione riveda le priorità e utilizzi i propri fondi anche per le opere che sono ritenute inderogabili ed essenziali, tra l’altro, per garantire il rispetto dei criteri di accreditamento di interi reparti. Il “no” di Pdl e Lega a un ragionamento di buon senso ci sorprende e ci fa temere che aspetteremo a lungo prima di vedere realizzati quegli interventi che, ricordiamo, sono stati concordati con il governo precedente già nel marzo 2010».

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