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Formazione professionale e mercato del lavoro: pericolosi passi indietro di Formigoni

Il Gruppo regionale del Partito democratico si è espresso negativamente lunedì 30 gennaio 2012, in commissione congiunta IV Attività produttive e VII Istruzione e formazione professionale, sul “Piano di azione regionale 2011/2015 per la programmazione delle politiche integrate di istruzione formazione e lavoro e del sistema universitario lombardo”.

Il capogruppo Luca Gaffuri spiega il motivo del voto contrario: “Il lavoro congiunto che le due commissioni sono state costrette a fare per esprimere il parere sulla proposta della Giunta è la dimostrazione del grave errore commesso dal Governo Formigoni, a inizio legislatura, di separare la formazione professionale dal mercato del lavoro nelle competenze di due differenti commissioni – dice Gaffuri –. Fare formazione coerente con le esigenze del mercato del lavoro lombardo è indispensabile per ridurre lo scarto tra domanda e offerta di lavoro”.

Altro aspetto del piano che il Pd ha criticato è quello relativo agli accreditamenti: “Non è pensabile che si apra la formazione anche a enti non accreditati senza svilire chi ha rispettato le regole di accreditamento e aprire di nuovo il settore a pericolosi inquinamenti. Un passo indietro che faremo di tutto perché non venga approvato dall’Aula”.

Gaffuri aggiunge: “Il piano è al di sotto delle esigenze straordinarie del sistema lombardo che nel 2012 dovrà affrontare sfide eccezionali. Non fa passi in avanti nell’applicazione delle pur buone leggi regionali sul mercato del lavoro e sull’istruzione”.

E spiega anche un altro dei motivi per cui il sistema non funziona come dovrebbe: “Non c’è selezione delle priorità formative perché non è mai partito l’Osservatorio del mercato del lavoro, unico modo per dare a studenti e famiglie informazioni per decidere il proprio piano di istruzione finalizzato a trovare lavoro”.

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L’Italia ha bisogno di investire sulla scuola. Basta tagli indiscriminati e riforme miopi

L’attuale riforma Gelmini, definita dallo stesso ministro “una riforma epocale che non ha un’impronta ideologica”, non sembra rispondere ai reali bisogni della scuola, essendo stata pensata piuttosto per risolvere i problemi di bilancio di Tremonti.

Questo modo di agire, caratterizzato tra l’altro da una completa assenza di dibattito e confronto con le categorie interessate, vanifica gli sforzi fatti in questi anni da chi lavora nel settore scuola ed è uno schiaffo al tanto decantato principio dell’autonomia scolastica, dal momento che impedisce agli istituti di autogestirsi e di predisporre progetti specifici e adatti all’ambito in cui operano e al territorio in cui si situano.

Una simile situazione non può che generare una grande incertezza che coinvolge tutto il mondo della scuola. Chi si iscrive oggi al primo anno non può sapere che cosa succederà in futuro, non sa se i progetti ora attuati resteranno attivi per tutto il suo corso di studi. E non sa nemmeno se i docenti che ha al primo anno resteranno anche per gli anni successivi, visto che, già nel 2009, non sono stati confermati migliaia di precari.

Inoltre, purtroppo, è recente la notizia dell’impossibilità per alcune scuole comasche di pagare le supplenze per il resto dell’anno scolastico, poiché sono venute a mancare anche le dotazioni finanziarie per i singoli istituti.

Di fronte a tutto questo non possiamo non domandarci quale sia l’idea di scuola a cui aspira questo governo e se l’attuale incertezza sia dovuta realmente a una necessità di razionalizzazione o, piuttosto, a una riduzione della spesa pubblica per l’istruzione, per cui l’Italia, come ha detto Rusconi – capogruppo in Commissione Istruzione al Senato,  “va purtroppo in direzione opposta all’Europa che investe in intelligenza e professionalità”.

L’accordo dello scorso settembre tra Regione Lombardia e Ministero dell’Istruzione ha messo una pezza al problema dei precari della scuola: “Si tratta di un accordo parziale e tardivo che interviene, positivamente, in favore di una parte dei precari colpiti dai tagli del governo […] Tutto ciò mentre in Lombardia vengono messi a ruolo un numero di docenti inferiore alle reali necessità” (Valmaggi). Ci sono però due questioni di fondo, per quanto riguarda la Regione, che nella prossima legislatura andranno affrontate con la dovuta cura. In primo luogo la formazione professionale, che la Costituzione affida alla competenza della Regione e che dovrà essere favorita al fine di rendere un effettivo servizio ai giovani lombardi.

In secondo luogo, è certamente necessario un ripensamento del buono scuola e degli strumenti per la garanzia del diritto allo studio e alla libertà di scelta educativa. Come ha detto Penati, “bisogna mettere al centro le condizioni della famiglia [condizioni sociali, presenza di disabilità ecc.], non la scelta tutta ideologica tra pubblico e privato”.

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