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“Nidi gratis”, pagamenti in ritardo

In una delle ultime sedute di questa legislatura, ho presentato un’interrogazione sulla misura “Nidi gratis 2017-2018” per sapere quali siano le motivazioni per le quali i Comuni non hanno ancora potuto rendicontare la spesa a carico della misura, ritardando così a loro volta l’erogazione dei fondi alle proprie strutture convenzionate. Infatti, succede che troppe di queste, che lavorano con il sistema regionale, si trovano, per inadempienze di Regione Lombardia, a fare “da banca”, aspettando di essere rimborsate e spesso andando in sofferenza. L’incertezza e i ritardi della fase istruttoria stanno mettendo a rischio l’operatività delle strutture.
L’assessore regionale che mi ha risposto ha ricostruito le fasi di attuazione della delibera che ha introdotto la misura nel luglio del 2017, assicurando una sua sistematizzazione e un incremento di risorse in funzione del numero di aderenti crescenti. Abbiamo chiesto nello specifico quando avverranno i trasferimenti ai Comuni. La mia impressione è infatti che il sistema sia stato ingolfato in questi mesi e a farne le spese sono state purtroppo le strutture che ogni mese erogano il servizio avendo a proprio carico costi di personale, derrate e servizi vari.

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Con i 4 milioni di avanzo aiutati terremotati e famiglie colpite dalla crisi

Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato oggi, lunedì 9 luglio 2012, il Bilancio consuntivo 2011 decidendo di destinare quasi 4 milioni di euro di avanzo ai terremotati e alle famiglie in crisi.

Soddisfatto il Pd che con il capogruppo Luca Gaffuri e i componenti dell’Ufficio di presidenza Sara Valmaggi, vicepresidente, e Carlo Spreafico, consigliere segretario, che avevano proposto l’ordine del giorno sul tema in riunione dei capigruppo.

 

“Nell’ordine del giorno approvato si ricorda che il Bilancio consuntivo 2011 ha un avanzo di gestione di 4.182.896 euro di cui 300mila sono già stati impegnati per finalità umanitarie – ricordano Gaffuri, Valmaggi e Spreafico –. Abbiamo invitato la Giunta a destinare la parte rimanente all’aumento del fondo crisi, con particolare attenzione ai terremotati e alle famiglie colpite dalla crisi. Si tratta, perciò, di poco meno di 4 milioni di euro che possono aiutare prima di tutto i lombardi che hanno subito i danni dell’evento sismico, ma nel contempo anche tutti quei cittadini e le loro famiglie che in questo momento storico sono in gravi difficoltà economiche”.

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Fattore famiglia? Provvedimento che grava sulle spalle di chi ha bisogno dei servizi sociosanitari

La legge sulla compartecipazione degli utenti ai costi dei servizi sociosanitari è stata approvata la scorsa notte dal Consiglio regionale forzando il regolamento, ossia dopo la mezzanotte (orario sino al quale era convocata la seduta, ossia a 14 ore dall’inizio) e senza la presenza dell’opposizione, che aveva presentato una pregiudiziale, in Aula. “Una regione che dichiara di avere i conti della sanità in pareggio chiede per prima nel Paese una compartecipazione delle famiglie e dei cittadini alla spesa sanitaria e proprio in un momento di crisi come questo – ha spiegato il capogruppo del Pd Luca Gaffuri – . Di fatto nella legge approvata si sancisce il principio che i lombardi pagheranno anche le prestazioni sanitarie che dovrebbero essere garantite universalmente, all’interno delle case di riposo, dei centri per disabili, dei centri diurni per anziani. Un simile provvedimento regionale presenta diversi aspetti di illegittimità andando a interferire con competenze esclusive dello Stato”.

Il cosiddetto Fattore Famiglia peserà, secondo le opposizioni, sulle spalle delle famiglie lombarde e sugli enti locali, che hanno infatti espresso un parere fortemente negativo così come le parti sociali e il Terzo Settore. “L’obiettivo della maggior equità nella distribuzione dei costi sociosanitari non sarà ottenuto con questa legge che, oltretutto, dovrà essere rivista fra tre mesi quando il Governo avrà approvato, come previsto dal decreto “Salva Italia”, la riforma dell’Isee, cioè dell’indicatore nazionale che determina la compartecipazione”. La legge prevede una sperimentazione di un anno (del costo di 1,5 milioni di euro), che sarà attuata presso solo 15 comuni lombardi, mentre per tutti gli altri 1500 comuni si dovrà attendere un altro anno prima dell’applicazione di nuovi criteri: “E’ la prima volta che si approva una legge prima di conoscere gli esiti di una sperimentazione concepita per definirne i contenuti – ha detto Gaffuri – Restiamo convinti che sia necessario aiutare le famiglie lombarde, soprattutto in un momento di crisi come l’attuale, ma questo non può essere fatto a costo zero per la Regione e scaricando i costi sui cittadini e gli enti locali. Perciò torniamo a chiedere il finanziamento del Fondo regionale per la Non Autosufficienza”.

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Vaccinazioni: l’ASL ha circoscritto il servizio a 9 sole Unità operative su tutta la Provincia

Circoscrivere la possibilità di veder somministrate le vaccinazioni obbligatorie e raccomandate, o quelle per le malattie infettive, esclusivamente in alcune sedi dell’Asl di Como e non più nei diversi ambulatori che fino a qualche mese fa offrivano questo servizio ai bambini della provincia. E’ quanto sta interessando le famiglie dei piccoli che vengono chiamati a vaccinarsi per la prima volta oppure ad effettuare i diversi richiami a seconda dell’età. «Se corrisponde al vero, la decisione di circoscrivere questo servizio a poche sedi dell’Asl è stata presa senza tenere nella dovuta considerazione le necessità delle famiglie» sottolinea Luca Gaffuri, capogruppo del PD in Consiglio Regionale. Il sito internet www.asl.como.it, nella pagina dedicata alla vaccinazione contro le malattie infettive riporta esclusivamente un elenco di nove Unità Operative Prevenzione che effettuano il servizio su tutto il territorio provinciale oltre ad un numero verde per informazioni, e per posticipare la data della somministrazione che comunque dovrà essere effettuata presso una delle sedi espressamente indicate. «Secondo questo elenco, ad esempio, tutti coloro che abitano nei comuni della bassa comasca, da Locate Varesino a Carbonate, a Mozzate ora sembra debbano far riferimento non più all’ambulatorio di Mozzate bensì a Fino Mornasco, cosa del resto confermata dalle lettere inviate alle famiglie nel comunicare la data della vaccinazione dei propri bambini da parte della stessa ASL. Allo stesso ambulatorio devono far riferimento, ad esempio, anche i bambini che abitano nei paesi dell’appianese. A questo punto mi piacerebbe sapere dall’Asl di Como se le vaccinazioni saranno effettuate esclusivamente nei centri indicati dall’elenco pubblicato sul loro sito internet e, in caso di risposta affermativa, quali sono stati i motivi che hanno portato a questa rivoluzione per un servizio imprenscindibile per le famiglie e per la nostra infanzia, e che non fa altro che creare disagio agli utenti quando questi sono bambini molto piccoli».

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